Ricerca

costruttoridifuturo

Builders of the future

Categoria

Mappe

Lainate


A Lainate è possibile ammirare una delle due strutture “ardite”, in acciaio, che l’architetto Angelo Bianchetti realizzò per Pavesi. Questa si trova sull’Autostrada Milano Laghi, ed è del 1958; la seconda è visitabile al passo dei Giovi sull’Autostrada Milano Genova, ed è del 1959. In entrambe la sofisticata  struttura metallica è funzionale alla evidenziazione del marchio aziendale (oggi Autogrill) , totalmente staccata dalla struttura dell’edificio. In esse la componente luminosa gioca un ruolo molto importante, infatti la notte, diventa un “faro luminoso”, per l’automobilista. Si tratta di un’architettura dinamica, fortemente ispirata dal dinamismo automobilistico, dove le caratteristiche dell’immagine dell’edificio, predominano sull’architettura.

Un percorso di architettura a Lainate

Molto simile il caso dell’ampliamento della fabbrica Perfetti (Van Melle), sempre a Lainate, che, completato nel 2012, è frutto del progetto dello studio Associato  Archea. Anche quì l’occasione è quella di evidenziare l’immagine aziendale, mediante una facciata, una “pelle”, che consente di schermare edifici nuovi ed edifici vecchi, unificandoli. Molto interessante l’orditura metallica, impreziosita da una serie di “borchie” vitree. Spartana la sistemazione paesaggistica esterna (come già più volte visto in Herzog & De Meuron). Incantevole l’illuminazione notturna, altamente scenografica, che fa il verso all’edificio di Bianchetti, da cui probabilmente trova ispirazione.

Infine, sempre a Lainate, non potete mancare una visita alla “magnifica” Villa Borromeo Visconti Litta, un gioiello architettonico a cavallo tra Cinquecento e Settecento. Ed anche quì gli effetti speciali, per stupire, ci sono, ma sono imperniati sui giochi d’acqua dello splendido giardino.

http://metedascoprire.blogspot.it/2010/09/villa-litta-borromeo-lainate-mi.html

Direi, per operare una sintesi, tre opere di architettura molto diverse tra loro,  realizzate in epoche diverse, ma certamente tutte e tre “barocche”, con la necessità di stupire con effetti architettonici “speciali” tra complessità e contraddizioni Tutte e tre con uno stile personale sfarzoso e tendente all’esagerazione dell’eleganza.

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Idea Campus


“L’architetto deve occuparsi delle questioni tecniche, che hanno un ruolo di primaria importanza nella creazione. Padroneggiare questa mistica professione implica uno sforzo colossale. non intendo evidenziare l’aspetto meramente ingegneresco del costruire, ma quella legge misteriosa delle proporzioni, quel filo rosso presente in tutti gli edifici di tutti i tempi.” – Alvar Aalto . Pittori e muratori – 1921 (Ed. Zanichelli)

Campus di Otaniemi (Helsinky 1998)

Ad un amico, direi di andare ad Helsinky con il cuore aperto di chi si lascia cullare dalla mitica luce del nord. Direi di girovagare, facendo lunghe passeggiate in attesa della notte, che di fatto non viene mai. Ogni cosa o persona che si incontra appare magica, misteriosa. Quì tutto è Paesaggio sapiente e condiviso. Ad un architetto direi di evitare di scattare troppe foto, la luce, che cambia continuamente, chiede come di essere seguita in questo suo mutare, e l’architettura della composizione, e quella dei materiali ne risulta titillata fino allo stordimento. Meglio un taccuino su cui prendere ogni tanto appunti.

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Il Portello dalle “Grandi Orecchie”


Girare in maniera a-finalistica nell’area che fu dello stabilimento Alfa Romeo al Portello di Milano, consente di valutare i due interventi ex novo che si stanno attuando, alla destra ed alla sinistra della sopraelevata Renato Serra, in attuazione dell’Accordo di Programma “Progetto Portello” PII (Piano Integrato d’Intervento) in Variante al PRG vigente, in fase avanzata di ultimazione, prevista per il dicembre 2012.

Gli edifici di Cino Zucchi (e soci), già ultimati, si succedono a generare uno spazio urbano accattivante e sofisticato, apprezzabile proprio la differenza degli oggetti architettonici, che riescono insieme a generare un “paesaggio urbano” che trova nel parco (montagnetta conoidale e nel lago circolare) la sua logica sublimazione. Anche il centro commerciale, seppur più rozzo, progettato dallo studio Valle di Roma, si inserisce ottimamente nel layout urbanistico e nei profili architettonici.

Se da un lato si può già apprezzare nella sua finitezza, l’intervento colto e raffinato progettato dell’architetto milanese, per altro già con parte del rivestimento in piastrelline che si stacca, dall’altro, il completamento parziale di quello che è stato progettato dal parmense  Guido Canali (e soci), rivela già degli aspetti  molto inquietanti.  Le grandi “orecchie fragili”, inutili e gratuite,  che spuntano dalle coperture, fanno da contraltare ad un costruito denso e sinceramente poco raffinato, perché monotono e ripetitivo. Che dire poi dei grandi “spicchi di grana” (ovviamente parmigiano) che incapsulano gli edifici di terziario, un vero e proprio obbrobrio, sancito da facciate anonime e tristi. Marco Zanuso, a cui è intestata una via quì al Portello, si rivolterà nella tomba.

Gli apparati dell’architettura di Canali, non riescono a nascondere lo scempio volumetrico che lì si sta attuando, generando un paesaggio urbano triste. Dall’altro lato del cavalcavia invece  è stato abile Zucchi a generare un “meccanismo” più sofisticato, dove il volume viene gestito, “manipolato” anche graficamente,  per costruire la città.

Ecco forse è meglio che Canali, ormai al tramonto della sua “luminosa” carriera, ritorni a fare quello che sa fare da sempre, e cioè a confrontarsi solamente con l’esistente ed  il restauro, in cui ha saputo restituirci dei capolavori “magici”.  Mentre Zucchi , qui al Portello, dà l’ennesima prova di maturità,  da ormai consolidata archistar, in grado di muoversi su più fronti.

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Alla fine dell’Europa


L’Europa finisce a Gibilterra (una delle Porte d’Ercole), dove il costrutto geologico del continente, si impenna a generare improvvisamente la rocca. Dopo, un mondo d’acque l’Oceano Atlantico, ed a pochi chilometri, oltre lo stretto (che è ancora mediterraneo), l’enclave di Ceuta e poi l’Africa. Il paesaggio è come se quì finisse. La Rocca assediata come è, da macachi semi – selvatici, sembra un luogo straniante, assurdo,  dominato da un paesaggio ameno, che nelle giornate serene, consente di apprezzare i contorni del continente africano. Salire in cima alla Rocca di Gibilterra, restituisce il senso di cosa sia il significato del termine : “Per paesaggio si intende il territorio espressivo di identità, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali, umani e dalle loro interrelazioni”. Ecco credo che a Gibilterra si possa veramente percepire il significato più intimo di un termine “Paesaggio” che le parole spesso non riescono minimamente a tradurre. E lo sguardo, ancestrale e sincero dei macachi, che con insistenza chiedono cibo, dia anche molte risposte su come sia doveroso per noi umani (all’apice di un sistema evolutivo biologico planetario) salvaguardare questo paesaggio, o perlomeno quel poco che ne rimane.

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate 

On golden lake


Lago di Ledro 

Bezzecca

Bezzecca – Museo Garibaldino

Chiesetta di Santa Lucia

Per definire un corretto equilibrio tra Natura ed Architettura, fatto che concorre a “strutturare” il significato del termine Paesaggio in ogni sua accezione, occorre innanzitutto avere dei parametri di riferimento. Ecco la Valle di Ledro (Trentino), per molti aspetti, racchiude ancora, nonostante l’esasperata antropizzazione di alcune zone, dovuta soprattutto al turismo ed al deleterio fenomeno (tipicamente italiano) delle “seconde case”, questo parametro, questa potenzialità, che spesso viene confusa con il termine bellezza. L’intero territorio ledrense è attualmente ripartito in sei Comuni : Tiarno di Sopra, Tiarno di Sotto, Bezzecca, Concei (Locca – Enguiso – Lenzumo), di Pieve (Pieve e Mezzolago), di Molina (Molina, Legos, Barcesino, Prè e Biacesa), in tutto, in valle si contano poco più di 5.000 abitanti. La Comunità di Valle, da pochi anni costituita, risulta molto attiva anche nella gestione del territorio e nella definizione futura degli assetti paesaggistici, soprattutto in funzione della prioritaria industria turistica .Dal giugno 2015 è stata dichiarata dall’UNESCO : “Riserva mondiale della biosfera”.

http://www.dolomitiunesco.info/alpi-ledrensi-e-judicaria-riserva-mondiale-della-biosfera/

Un’altitudine del fondovalle tra i 650 ed i 700 metri, un clima ottimo, soprattutto nei mesi estivi, mitigato, anche in inverno, dall’azione del vicino lago di Garda, hanno consentito lo sviluppo di una fiorente attività turistica, incentrata su un’accoglienza che non ha pari, soprattutto nelle disponibilità paesaggistiche.

La valle, presenta una lunga storia di occupazione umana del territorio, infatti si contano tracce nel bellissimo museo di Molina di Ledro, databili oltre due millenni prima della nascita di Cristo : Liguri, Nordalpini (palafitticoli) e, più tardi (200 a.C), i Galli, gli Euganei, ed i Veneti. Furono poi i Romani (15 a.C. – 476 d.C.) a dare una prima organizzazione alle popolazioni ledrensi. Significativa anche la lunga dominazione Austriaca, che ha caratterizzato tutto il Trentino, spezzata dai Garibaldini con la “epica” Battaglia di Bezzecca del 1866. In tal senso, come spesso avviene, la storia della “costruzione” del Paesaggio, coincide con  diversi modelli di organizzazione sociale delle comunità presenti sul territorio, e dalla loro capacità di utilizzare “bene” gli elementi presenti nelle vicinanza. Infatti in Valle di Ledro, la presenza di un lago e di numerosi corsi d’acqua, consentì di avere, sin dall’alba dei tempi una notevole disponibilità di questo importante liquido per la vita umana. Infatti l’interazione tra abbondanza d’acqua e opera umana (d’ingegno) ha connotato il paesaggio di questa valle meravigliosa. Semplifica Fernand Braudel: “Un po’ d’acqua e tutto all’interno dei continenti si anima” (La struttura del quotidiano – Einaudi – 1979), ed infatti qui a Ledro, la regimentazione del lago, ottenuta mediante una galleria discendente verso il Lago di Garda, consente di produrre energia elettrica in maniera intelligente ed ecologica. Un Paesaggio, quello della valle di Ledro, diviso tra la pastorizia (capre, pecore e mucche), i lavori di campagna (coltivazione delle patate e del grano saraceno),  l’economia del bosco (legna da ardere e legname per le costruzioni), che ha però avuto nell’efficienza delle vie di comunicazione la sua sublimazione imprenditoriale e commerciale prettamente turistica, che qui in valle, ha significato creare relazioni stabili con Riva del Garda (sull’omonimo Lago) e con Storo (nelle Giudicarie). Vie che nel caso della strada del Ponale, hanno rappresentato delle vere e proprie sfide ingegneristiche e paesaggistiche. Infatti, percorrere ancora oggi, in una bella giornata,  questa importante arteria, ora destinata esclusivamente ai ciclisti ed ai pedoni, rappresenta forse una delle più belle esperienze paesaggistiche di tutta Italia. L’attività, sia della Provincia Autonoma di Trento, che della comunità montana, ha consentito, negli ultimi decenni di intraprendere delle attività di recupero del Paesaggio, colte intelligenti e sostenibili : valga per tutte la bonifica del Biotopo di Ampola, una volta discarica di rifiuti, e  la sistemazione dei percorsi paesaggistici ciclo pedonali attorno al Lago di Ledro.  Anche l’inserimento di nuove architetture contemporanee (Pensione Elda a Concei, Centro Culturale Giovanile a Bezzecca), non è avvenuto in maniera “becera”, rifacendosi banalmente al passato, ma anzi, sublimandolo con citazioni colte e minimaliste. Quì in valle l’architettura ed il territorio, hanno saputo adattarsi e modificarsi alle esigenze di ogni epoca,  avendo come perno una visione attenta e colta delle finalità paesaggistiche. Invece il Paesaggio italiano ha subito (e continua a subire) un degrado senza precedenti, tanto che la bellezza della sua scena è molto compromessa, ecco una visita in valle di Ledro, consente ancora di percepire la possibilità di porre un argine a questo scempio, che passa sotto gli occhi di tutti, e forse addirittura consente di ipotizzare un programma per un possibile restauro.

Lago di Ampola

Ampola – Percorso didattico Biotopo

Tiarno di Sotto – Campanile

Lago di Ledro

Chiesa di Pieve di Ledro

Lago di Ledro

Lago di Ledro – Belvedere

Lago di Ledro – Mezzolago

Lago di Ledro – Besta Beach

Molina di Ledro – Museo palafitticolo – 1972

Museo palafitticolo

Museo palafitticolo

Val di Concei

Pensione Elda – Concei – progetto : arch. Lara Zoccatelli Riva del Garda – TN

Lago di Ledro – Imbarcadero

Spiaggia di Besta a Molina di Ledro

Val di Concei – Fienili storici

Val di Concei

Lago di Ledro – Scorcio

Lago di Ledro – On golden lake

http://www.vallediledro.com/lang/IT/homepage

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Sears/Willis


 Il grattacielo più alto d’America, la Sears/Willis Tower di Chicago (antenna compresa) sarà dotata di un sistema di pannelli fotovoltaici applicati direttamente alle facciate esistenti . Si partirà dalla parete sud, meglio orientata rispetto all’asse eliotermico, dal cinquantaseiesimo piano. I vetri delle finestre saranno sostituiti da pannelli fotovoltaici  trasparenti  classificati come Photovoltaic Glass Unit . Prodotti dall’industria americana, specializzata in merito, Pythagoras Solar (http://www.pythagoras-solar.com/). Questi vetri  sono stati progettati apposta  per essere applicati su superfici verticali anziché orizzontali, inoltre si possono disporre sulle finestre degli edifici esistenti. Tali vetrazioni migliorano l’isolamento del l’ambiente interno dalla radiazione solare diretta,  pur rimanendo  perfettamente trasparenti. La lastra di vetro è realizzato in maniera prismatica, fatto  che consente di deviare la radiazione solare diretta verso il basso, concentrandola su una cellula fotovoltaica posta alla base della finestra, ciò consente che la vetrata rimanga del tutto trasparente per la luce diffusa ed alla vista.  Il sistema, progettato e  sviluppato dalla Pythagoras Solar contribuisce a migliorare anche all’isolamento termico/acustico  dell’edificio, riducendo l’interscambio di calore fra interno ed esterno, cosi come la rumorosità degli ambienti. Se la sperimentazione, come si spera,  andrà a buon fine, la tecnologia sarà estesa al resto della Sears/Willis Tower, infatti sfruttando tutte le pareti del grattacielo si otterrebbe l’equivalente di produzione di energia di una centrale solare “orizzontale” estesa per circa 40.000 metri quadrati.

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Il “buco” con la nuvola dentro


Si stanno completando, lentamente, molto lentamente,  i lavori per il nuovo centro congressi dell’Eur a Roma ideato da Massimiliano Fuksas e signora . All’inizio dell’anno prossimo (31 gennaio 2013) forse l’inaugurazione. Il concorso internazionale fu aggiudicato nel 2000, il bando era del 1998. Nel 2003 un consorzio  di Bari, si aggiudica il Project Financing (partnership tra pubblico e privato). Il consorzio però non si decide ad avviare i lavori. I costi intanto lievitano e si passa dai 130 milioni previsti nel concorso, ai 225 stimati nel 2006, momento in cui, al consorzio di imprese di Bari, viene interrotto il contratto. L’anno dopo la società Condotte Spa si aggiudica la nuova gara. Il progetto, in corso di ultimazione,  consiste in una suggestiva “nuvola’”di fibra di vetro e silicone (auditorium da 1.850 posti), collocata sospesa,  all’interno di una teca di acciaio e vetro, trasparente, larga 75 metri ed alta 39 metri . Più in basso, la sala congressi vera e propria in grado di ospitare oltre 8.000 posti a sedere. A completamento del complesso, spazi per la ristorazione, un hotel (440 camere) e parcheggi sotterranei  ed esterni. I costi complessivi stimati ad oggi sono di 277 milioni di euro (arredi compresi). Un vero “pozzo senza fondo”, oltre alla consegna dell’opera quindici anni dopo il lancio del bando di concorso! Inoltre a fianco le torri abitative, progetto di Renzo Piano, con già il permesso di costruire in tasca, rimangono ancora un’eventualità, vista la crisi del settore. Viene ovvio chiedersi, se un “oggetto” così costoso, anche nei costi di gestione, come è il progetto del nuovo Centro Congressi dell’Eur, abbia oggi ancora senso.

 

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Megamix


Un Megamix funzionale ed architettonico, si sta lentamente concretizzando a Milanofiori, nel comune di Assago (zona sud di Milano). Al centro direzionale, costruito negli anni “ottanta”, a firma del solito Renzo Piano (World Trade Center e Mediolanum Forum), si sta aggiungendo, da alcuni anni, una “addizione erculea” che raccoglie alcune delle firme emergenti dell’architettura italiana : EEA Erick van Egeraat associated architects (Rotterdam), ABDA, 5 + 1 Architetti Associati, Park Associati, CZA Cino Zucchi Associati, ecc.. Quì si stanno edificando da anni, centri commerciali, cinema, negozi, uffici, residenze, ecc..Il risultato è un insieme al contempo accattivante e contraddittorio, ricco di spunti che richiamano ad una spazialità europea, poco italiana. Ad esempio la netta separazione dei traffici automobilistici da quelli pedonali. Il risultato è che gli edifici di terziario, la maggior parte da affittare, risultano ormai da anni in gran parte sfitti, mentre le residenze, quasi completamente invendute. Ricordo che anche Milanofiori sud (conseguente ai progetti di Renzo Piano) ebbe difficoltà ad essere collocata, ma poi la città, in trasformazione da produttiva a terziaria, si “inghiotti'” il tutto, nonostante l’assenza di un trasporto pubblico efficiente come la metropolitana. Ma ora questa infrastruttura c’è, ed in pochi minuti si raggiunge il centro di Milano. Sta di fatto che all’osservatore attento, che si aggira nel “paesaggio urbano” di Milanofiori Nord, molti degli edifici appaiono quasi abbandonati, tristemente occupati solamente in alcuni punti. Eppure tutto è tenuto perfetto, curato; e poi, anche quì a Milanofiori, si continua a costruire, imperterriti, come se nulla fosse. Probabilmente la crisi mondiale, che stiamo attraversando, di certo non aiuta,  tutta l’area metropolitana milanese (come del resto tutto il Paese) si sta “caricando come una molla” di edifici sfitti e/o invenduti, uffici, residenze, capannoni. Mentre gli investimenti nel settore edile continuano a diminuire e le imprese che chiudono definitivamente ormai sono la norma. Presto il giocattolo è probabile che si rompa. Tra l’autunno e l’inizio dell’anno prossimo, mi sa che avremo l’ardua sentenza. Non c’è Megamix che tenga !

http://www.milanofiorinord.it/home.php?lingua=1

E’ questa la vita che sognavo da bambino,è questa la vita che sognavo da bambino
E’ questa la vita che sognavo da bambino,un po’ di apocalisse e un po’ di topolino
E’ questa la vita che sognavo da bambino,è questa la vita che sognavo da bambino
E’ questa la vita che sognavo da bambino,un po’ di Hello Kitty e un po’ di Tarantino

Hai le costole e in mezzo alle costole che cosa c’è
Hai le vene e dentro alle vene che cosa c’è
Hai le vertebre e dentro alle vertebre che cosa c’è
Hai i polmoni e dentro ai polmoni che cosa c’è
Megamegamix Megamix la x e la y la y e la x
Megamegamix Megamix la x e la y la y e la x

Datemi una notte inventerò una lampadina
Datemi una stella e io mi stendo sulla schiena
Dammi un foglio bianco e ne faccio un pezzo nuovo
Datemi un maestro e diventerò un allievo
Datemi un martello apparirà di certo un chiodo
Datemi un motivo e io troverò un modo
Datemi un pennello e prima o poi nascerà un quadro
Datemi una serratura apparirà un ladro
Togli l’equilibrio e cercherò di equilibrarmi
Cambiami lo spazio e troverò come adattarmi
Datemi la sete andrò a cercare una sorgente
Datemi una curva partirò per la tangente
Dammi gli elementi e ci ricavo una sequenza
Trasformiamo in un bel posto questa stanza
Trasformiamo in un bel posto questa stanza
Trasformiamo in un bel posto questa stanza

Hai le costole e in mezzo alle costole che cosa c’è
Hai le vene e dentro alle vene che cosa c’è
Hai le vertebre e dentro alle vertebre che cosa c’è
Hai i polmoni e dentro ai polmoni che c’è
Hai le nuvole sotto alle nuvole che cosa c’è
Hai le scatole e dentro alle scatole che cosa c’è
Hai le regole e oltre alle regole che cosa c’è
Hai dei limiti e oltre ai miei limiti che cosa c’è

Che quello che sta sopra è uguale a quello che è sotto
E’ diventato un cigno l’anatroccolo brutto
Megamegamix Megamix la X e la Y la Y e la X
Megamegamix Megamix la X e la Y la Y e la X

Mi hai fatto uscir di senno adesso sono sano
Vedo tutte le cose così come sono
Mi hai fatto uscir di senno adesso sono sano
Vedo tutte le cose così come sono
Alzati pinocchio ti han rubato tutto quanto
Ora si che l’avventura inizia ad esser grande
Alzati Mosè rimetti i sandali ai tuoi piedi
Scendi giù ed anticipa e poi fatti le domande
Venga capitano c’è qualcosa all’orizzonte
Potrebbe essere terra ma non c’è qui sulle carte
Forse ci sarà brava gente che sa stare al mondo
Senza qualche colpa da espiare

E’ questa la vita che sognavo da bambino, è questa la vita che sognavo da bambino
E’ questa la vita che sognavo da bambino,un po’ di apocalisse e un po’ di topolino
E’ questa la vita che sognavo da bambino, è questa la vita che sognavo da bambino
E’ questa la vita che sognavo da bambino, un po’ di Hello Kitty e un po’ di Tarantino.

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Birrificio termale


All’uscita dell’autostrada Zurich-sud 32, lungo la Sihlpromenade, il vecchio birrificio Hürlimann è stato trasformato in maniera sapiente e colta, in un mix funzionale (ristoranti, uffici, sedi di multinazionali, negozi, ecc.) accattivante ed intelligente, che coniuga il paesaggio urbano del passato, con quello del futuro. Epicentro è  il Thermalbad & SPA di Zurich (http://www.thermalbad-zuerich.ch/), progettato dallo studio d’architettura Althammer Hochuli (http://www.althammer-hochuli.ch/ ), che  rappresenta un “esempio perfetto” di riuso. Infatti, qui si è attuata una trasformazione di un edificio produttivo storico, in una “luogo” di  incredibile successo.  Quella che era la sede di una vecchia fabbrica di birra è diventata una suggestiva SPA con affiancato un Hotel elegante. Vengono qui profuse, tra le strutture antiche, le doti della fonte di “Acqui”, già conosciuta in epoca romana. Un luogo intelligente, dal cui tetto, immersi nelle acque calde e terapeutiche, si può apprezzare il panorama dall’alto della città di Zurigo. Completano il tutto materiali naturali, un’illuminazione molto attenta e l’utilizzo di colori caldi alternati a quelli freddi. Costo per una giornata alle terme 25/35 euro. Tutto il complesso ex Hürlimann è diventato un luogo suggestivo e molto apprezzato (assolutamente da visitare se andate a Zurigo), molto frequentato dagli zurighesi di qualunque età. A volte il genius loci di un posto, seppur profondamente trasformato, può continuare ad offrire quella “centralità produttiva” che molto spesso qui da noi in Italia non sappiamo realizzare, incardinati come siamo (sia come progettisti, che come immobiliaristi e soprattutto come amministrazione pubblica) alle categorie funzionali storiche : residenza, terziario, produttivo; ormai ampiamente superate.

Le immagini soprastanti sono tratte dal sito : http://www.thermalbad-zuerich.ch/
 

Sihlpromenade
 

Dall’alto
 

Arredo urbano
 

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Blog su WordPress.com.

Su ↑