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Builders of the future

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Suggestioni di futuro

L’asteroide che cadde sulla Terra (Oporto)


Nel 2005 un’imponente massa di materia, dall’aspetto arcano ed inusuale, “precipitò” nella città di Oporto in Portogallo. Si tratta dell’edificio della “Casa da Musica”, che da allora contraddistingue lo skyline cittadino. Un edificio inusuale, rivoluzionario, opera dell’architetto olandese Rem Koolhaas, dedicato alla musica, alla sua esecuzione, ma anche alla ricerca, all’istruzione ed all’innovazione. Lo spazio esterno, ricrea un paesaggio monumentale, in cui il “geode” viene esaltato dalla spianata lapidea; mentre all’interno la spazialità labirintica, consente di generare ambienti sempre vari ed inaspettati, giocati con intelligenti apporti luminosi dall’esterno e da inusuali legami con la tradizione architettonica portoghese. L’auditorium centrale (quello da oltre 1.200 posti) funziona come una grande cassa armonica, in grado di adattarsi a qualunque tipo di musica.

http://www.casadamusica.com/

Quì sotto alcuni dati riguardanti l’intervento.


Tempistica :
Competizione: nel 1999
Completato: nel 2005

Cliente:
Porto 2001 / Casa da Música

Luogo:
Rotunda da Boavista

Imprese costruttrici : Consorzio Somague / Mesquita /Casa da Música, Porto, Portogallo

Programma:
22.000 mq di superficie totale, che includono un grande auditorium (polifunzionale) con 1.200 posti a sedere, un piccolo auditorium con 350 posti a sedere, sale prova, sale di registrazione, negozio di musica, computer ed installazioni istruttive, stanze per VIP, un grande ristorante sul tetto costruito a terrazze e interrati (27.000 mq, per ospitare depositi e 600 posti auto).

Costi : 100 milioni di euro

Partners :
Rem Koolhaas, Ellen van Loon 

Team:
Adrianne Fisher, Michelle Howard, Isabel Silva, Nuno Rosado, Robert Choeff, Barbara Wolff, Stephan Griek, Govert Gerritsen, Saskia Simon, Thomas Duda, Christian von der Muelde, Rita Amado, Philip Koenen, Peter Müller, Krystian Keck, Eduarda Lima, Christoff Scholl, Alex de Jong, Catarina Canas, Shadi Rahbaran, Chris van Duijn, Anna Little, Alois Baptista, André Cardoso, Paulo Costa, Ana Jacinto, Fabienne Louyot, Christina Beaumont, João Prates Ruivo

Architetto locale :
ANC Architects, Jorge Carvalho

Strutture: Arup / AFA Lda
Cecil Balmond, Rory McGowan, Asim Gaba, Toby Maclean, Andrew Minson, Rui Furtado, Rui Oliveira, Pedro Moas

Servizi: Arup / AFA Lda/RGA
Tim Thornton, Stefan Waldhauser, Dane Green, Rodrigues Gomes, Joaquim Viseu, Luís Graça, Paulo Silva, Marco Carvalho, Pedro Albuqüerque

Ingegneri per VVf : Arup Fire
George Faller

Code Consultancy:
OHM /Gerisco

Acustica: TNO Eindhoven / DHV
Renz van Luxembourg, Theo Raijmakers

Interni: Inside Outside
Petra Blaisse, Peter Niessen, Marieke van den Heuvel, Mathias Lehner

Scenografie: DUCKS scéno
Michel Cova, Stephan Abromeit, Aldo de Sousa

Facciate:
Robert Jan van Santen, Rob Nijsse (ABT), Arup Facades


Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

A vida é um sopro


—– Photo © Celso Pupo Rodrigues / iStockPhoto —–

Oscar Ribeiro de Almeida Niemeyer Soares Filho (Rio de Janeiro 1907) è certamente il più conosciuto e grande architetto brasiliano. Così grande, che forse non morirà mai, come “l’ultimo immortale”, perchè non ha mai smesso di immaginare il futuro, di costruirlo !

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La Nuvola (Gratis)


Oggi, avendo poco o nulla da fare, a causa di una crisi del settore edilizio, che sta “mordendo sempre di più” (i pagamenti delle fatture sono passati in tre mesi, da 60 giorni a 180 giorni!) , ci siamo messi, in studio, a valutare alcune offerte “free” in rete, in merito al cloud computing. Dato che sarebbe un bel vantaggio condividere in rete file ed in parte il lavoro di disegno e di controllo. Da alcune settimane Google Chrome, ci stimolava a visionare le App del suo Web Store. E così abbiamo fatto. A parte il fatto che in questo negozio virtuale, a farla da padroni sono i giochi in rete : Angry Birds, Plants Zombies, Cargo Bridge, ecc., però da alcune settimane anche le applicazioni per gestire meglio la posta elettronica ed i social network, nonchè quelle per il lavoro, stanno acquisendo sempre più credibilità. Tra queste, oggi abbiamo provato Autocad WS. Dal Web Store di Chrome, una volta creato un account, ti scarichi gratuitamente (free)  la tua App, che poi ti appare, insieme alle altre, nella videata del browser (Chrome), a fianco dei siti più visitati. Quindi puoi aprire il programma, che ovviamente è in remoto, per l’appunto in Cloud Computing (o Nuvola che dir si voglia).

La videata di Autocad WS

E’ un programma strepitoso, Autocad WS, che ti consente di lavorare in rete, in gruppo, condividendo lo stesso disegno, chattando per passarsi informazioni e suggerimenti. Insomma una nuova dimensione del nostro lavoro di architetti. Immaginate, tre persone, che si “incontrano” nella “Nuvola” e lavorano, disegnano e discutono di un progetto di architettura che stanno realizzando assieme; uno di questi “inusuali” progettisti, magari stà in un parco, dove wi-fi accede ad una rete pubblica ADSL, l’altro stà comodamente a casa, un altro ancora (più tradizionale) stà in ufficio.  Ovviamente all’inizio bisogna caricare un file, in quanto per ora (il programma è di Autodesk) non è possibile generare direttamente un file nuovo. Poi tutto funziona come in un Autocad normale, tutti i comandi sono semplificati, ed alla fine delle attività progettuali è possibile salvare il file in rete, nella “Nuvola”. E’ possibile anche farne, del file,  un PDF, caricare immagini, inserire un CTB di stampa. Per ora tutto solamente in 2D, ma è già tantissimo. Inoltre, sempre nel Web Store di Chrome puoi scaricarti un App gratuita per scrivere relazioni o testi sempre in condivisione e nella “Nuvola”. Il tutto (Autocad WS e Testi) ha anche apposite App per funzionare sia sui tablet che sugli smartphone. Se poi a tali strumenti si aggiunge la possibilità di un dialogo, “vis à vis”, via Skype, anche le riunioni di coordinamento appaiono come una cosa antelucana. Inoltre i file in PDF (di disegno e di scritto) che abbiamo generato, li possiamo inviare a mezzo di posta elettronica ad un service, che li stampa e li recapita dove si vuole.  La sensazione è che in un futuro molto prossimo, lo studio tradizionale, l’ufficio, statico e costoso, sia definitivamente “morto”, in favore di un telelavoro, dove ognuno sceglie quando erogare la propria prestazione (magari di notte o a frammenti), condividendo solo riunioni operative in rete, nella “Nuvola”. A predominare è il cronoprogramma, la consegna finale, magari con step intermedi. Meraviglioso e tutto gratuito !!!! ????

https://chrome.google.com/webstore/detail/dcjeclnkejmbepoibfnamioojinoopln

Avrò 52 anni, tra pochi mesi, se penso che ho iniziato a lavorare a 19 anni (nel 1979) come disegnatore, sulla carta da lucido, con la china, lasciando su quei fogli sudore, ma anche abilità e tempo, tanto tempo, a  tracciare linee coerenti ed esteticamente gradevoli. Se penso che anche solamente scegliere la grammatura della carta da lucido era un’arte sopraffina ed ognuno aveva il proprio “stile” e le proprie “manie”. Se penso che nello studio in cui ho iniziato a lavorare, che era “piccolo”, eravamo in quindici persone (c’era chi iniziava squadrando solamente fogli, chi faceva i sottomano a matita, chi disegnava dettagli, ecc.), oggi nel mio studio siamo in tre e “movimentiamo” gli stessi quantitativi di lavoro d’allora. Posso, quindi, tranquillamente dichiarare che il lavoro del “fare architettura” è profondamente cambiato in questi ultimi 30 anni, in meglio o in peggio, non so, certamente è definitivamente cambiato il modello sociale ed economico legato a questo tipo di lavoro, che da manuale si è definitivamente trasformato in virtuale. Rimpianti, assolutamente nessuno, è semplicemente la logica conseguenza dell’evoluzione sociale e tecnologica; anche se poi gli edifici, ancora oggi, è necessario che qualcuno li costruisca “realmente” in maniera fisica………. come allora.

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Uno, due ………..


UNO – Oggi, 29 ottobre 2011, ho partecipato con alcuni amici, fino alle 14,00 al Forum Nazionale “Salviamo il Paesaggio, difendiamo i territori”, che si teneva a Cassinetta di Lugagnano, da mane a sera, con il tentativo di completare l’elaborazione di una proposta di Legge di iniziativa popolare concernente : “Principi e azioni per la tutela, il governo e la pianificazione pubblica del territorio per la salvaguardia dei suoli liberi e del paesaggio”

http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=647

Vista la quantità degli iscritti, la manifestazione si teneva nel parco “De Andre”, dove un comodo emiciclo, consentiva ai partecipanti di confrontarsi sul tema, ognuno portando la propria esperienza. Tra i partecipanti: Giulia Crespi (ex presidente del FAI), Stefano Boeri (assessore alla cultura ed expo 2015 del comune di Milano), Carlo Petrini (presidente Slow Food), Pietro Raitano (Altreconomia), Domenico Finiguerra (Sindaco di Cassinetta di Lugagnano), Luca Fioretti (presidente dell’Associazione Comuni Virtuosi), Vittoria Brancaccio (presidente Agriturist), Paolo Carsetti (Forum Movimenti Acqua), ecc..

Tanta partecipazione (oltre 500 persone), tante idee, tante testimonianze interessanti sul paesaggio e la sua tutela. Tantissimi architetti lì per riciclarsi? Chissà. Molta voglia di fare, di agire, di contrastare uno scempio che stà sotto gli occhi di tutti. Ma, invece, le cose che a me sono sembrate più evidenti sono state : 1) innanzitutto la dominanza del colore grigio dei capelli dei partecipanti, infatti l’età media probabilmente era molto, molto alta; viene quindi ovvio chiedersi se un movimento così vetusto può costruire il futuro; 2) come mai i giovani sono poco sensibili, refrattari ad un tale messaggio; 3) la bellezza del luogo, la sua amena eccezionalità, chissà come mai questo tipo di manifestazioni non si fanno là dove il paesaggio viene devastato, villipeso, alla Bovisa di Milano, piuttosto che al Corviale a Roma.

Ecco forse la risposta potrebbe essere questa, al Forum hanno partecipato pochi giovani, perché il nostro è soprattutto un paese di vecchi, i quali hanno costruito un evento a “loro uso e consumo”, nel posto giusto, bello, ricco di memoria, con il cibo giusto  del “Mercato della Terra”. Un evento “Slow”, di anziani delusi dal movimento ecologista, dalla sinistra, dai verdi, che ora si rifugiano nella grande “arca del paesaggio”. Renzi direbbe il cimitero dei “Dinosauri”. Infatti l’unico episodio di palese “frizione” è stato elaborato da un giovane di “terratrema” (http://www.laterratrema.org/) che ha contestato Petrini proprio sul fatto di essere ora contro Expo 2015, pur essendo uno degli ispiratori iniziali del progetto. Fatto opinabile, ma perfettamente contestualizzabile nella complessità della visione che hanno oggi i giovani, del termine “paesaggio”. Questione per nulla, nemmeno sondata dai “soloni” oggi lì presenti, che procedono indefessi, anche nel testo di “Proposta di Legge popolare”, con le solite categorie canoniche.

DUE – Oggi, 29 ottobre 2011, ho partecipato, alle 15,30 con due amici (di cui uno con un cane), all’inizio delle piantumazioni, nel “Parco della Balossa”, che è un PLIS (Parco Locale di Interesse Sovracomunale), voluto dai comuni di Cormano e di Novate Milanese. Un progetto coraggioso, un parco agricolo “fragile”, in una delle aree più inquinate e cementificate d’Europa, a salvaguardia di un ultimo frammento di paesaggio agricolo lombardo dell’area nord di Milano.

http://www.comune.cormano.mi.it/news/news_dettaglio.asp?id=1475&gruppo=Ecologia&id_gruppo=6

Buona partecipazione, tantissime giovani famiglie (quì, quasi nessun capello grigio), con i figli, a compiere un atto, piantare un albero o un arbusto, che “parla del paesaggio” più di qualunque altra cosa. Perché parla al cuore, più che alla testa. Ricordo, quando ragazzino, andai a piantare, proprio come hanno fatto oggi alla Balossa, giovani piante nell’allora nascente Parco Nord. Oggi, molti di quegli alberi, hanno più di 30 anni, ed hanno segnato la mia vita. Non a caso ho fatto l’architetto e non a caso, mi sono occupato di paesaggio, acquisendo in merito un master. Sono anche presidente della commissione per il Paesaggio del comune di Novate Milanese. E sempre non a caso, da oltre due anni sono Guardia Ecologica Volontaria (GEV – http://www.parconord.milano.it/servizio-volontario-di-vigilanza-ecologica) del Parco Nord. E domani sarò lì al Parco, insieme a tanti colleghi, a tutelare quelle piante che ho contribuito a piantare tanti anni fa, ed a divulgare una “cura” per il paesaggio che non può essere scritta con le leggi. Ecco forse, oggi, in merito a salvare il paesaggio e difendere i territori per il futuro, lo si è fatto più alla Balossa, che a Cassinetta di Lugagnano. E forse sarebbe il caso che Forum di questo tipo, seppur molto interessanti ed importanti, avvengano in contesti, meno ameni, direttamente sul “fronte” (ad incontrare coloro che saranno i veri fruitori di leggi di salvaguardia), magari proprio mentre si “costruisce” il paesaggio e lo si “fissa” in maniera indelebile nella memoria futura delle persone, più o meno giovani.


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Resilienza


http://www.biblioteca.wwf.it/enciclopedia/detta_enciclo.php?id=214

Cosa è la resilienza nell’architettura, nell’edilizia, nel paesaggio? Una risposta possibile, la devo agli “stimoli” dati dai link di un’amica di rete (che ovviamente non conosco di persona), e potrebbe essere questa.

Il “Sistema di Terra” è complesso, fragile e resistente contemporaneamente. Ci sono molti aspetti che noi non capiamo ancora, ma per millenni abbiamo “usato” questo “sistema  in maniera esasperata e speculativa.  Ciononostante, noi siamo la prima generazione con la consapevolezza dei rischi globali e nuovi che stà affrontando l’umanità.

Noi constatiamo quotidianamente l’evidenza che il nostro progresso, su questo pianeta, gestito quale  specie dominante, è avvenuto troppo rapidamente e ad un prezzo molto alto. Modelli insostenibili di produzione, di occupazione del suolo, di consumo, e di crescita della popolazione, stanno sfidando l’elasticità e la resilienza ecologica e biologica del pianeta per sostenere le attività umane.

Ecco, in tal senso, attività umane, come l’architettura (l’edilizia nel suo complesso) e la gestione del paesaggio, (infrastrutture comprese), essendo tra le principali in cui si “diletta” la specie umana da millenni, possono essere proprio la base di partenza per “stimolare” e “rivitalizzare” quella resilienza che deve essere alla base di una ripartenza qualitativa. Ovviamente dobbiamo dimenticarci la “crescita infinita”, il dominio della quantità sulla qualità e procedere nel senso di una “decrescita consapevole”, che ovviamente non vuol dire “fermarsi”. Si tratta di procedere in un progressivo e consapevole, nonché condiviso, rallentamento di tutta la società mondiale, con una “focalizzazione” verso obbiettivi di sostenibilità diffusa, ad alta qualità di vita e di utilizzo del tempo.  Intendo anche con ciò, la necessità ormai impellente, soprattutto del “Mondo Occidentale”, dove la crisi del settore edile e della gestione del paesaggio, stà con ciclica frenesia “esplodendo”, di riorganizzare positivamente l’intero settore verso una maggiore sensibilità alle opportunità positive che le nuove tecnologie, l’ecosostenibilità, offrono. Si tratta di avere un rapporto nuovo con il territorio, con il paesaggio, passare da una logica di continua cementificazione sistematica, ad una logica di salvaguardia del terreno agricolo fertile. Prediligere la riqualificazione o la sostituzione del tessuto edilizio esistente, addirittura riducendolo, laddove possibile. Come scrive Jeremy Rifkin  nel suo bel saggio “La terza rivoluzione industriale” (ed. Mondadori, 2011) : “La via verso un futuro più equo e sostenibile, sarà una nuova rivoluzione, dove centinaia di milioni di persone in tutto il mondo produrranno energia verde a casa, negli uffici e nelle fabbriche, e la condivideranno con gli altri, proprio come adesso condividono informazioni tramite Internet. Questo nuovo regime energetico, non più centralizzato e gerarchico ma distribuito e collaborativo, segnerà il passaggio dalla globalizzazione alla continentalizzazione, al locale”. Quindi: decrescita consapevole, eco-sostenibilità diffusa, riduzione del consumo di territorio, per stimolare la resilienza, questi i segreti ed anche gli unici possibili campi di azione nell’architettura e nella gestione del paesaggio, per stimolare, la capacità dell’ecosistema “Pianeta Terra” di auto-ripararsi. Potrebbe anche essere il mezzo per dare nuovo slancio motivazionale alla esistenza e perfino a raggiungere nuove e fino ad ora non affrontate mete importanti.

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I Barbari (Saggio sulla mutazione)


Contaminazioni ed abbinamenti giudiziosi, quindi “mutazioni”. La Grande Muraglia Cinese, con cui si “inventavano” i barbari (Alessando Baricco); un grande affabulatore di “muri sapienti”, che ha fatto la storia dell’architettura (Louis Kahn).

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Senza architettura !


Il nostro secolo sarà caratterizzato dagli spostamenti, sempre più grandi, di masse di popolazione da una città ad un’altra, da un continente all’altro, da uno Stato all’altro. In tale condizione umana, dove le persone, continuamente cambieranno paesaggio e prospettiva di vita e di relazioni sociali, l’architettura e la progettazione del paesaggio, acquisisce un ruolo nuovo. Dal Museo di F.O. Gehry a Bilbo (Spagna), per la Fondazione Guggenheim, anche i non addetti ai lavori, la massa, hanno intuito le nuove prestanti potenzialità dell’architettura, che la fanno diventare  un acceleratore di immagini nella competizione globale tra “luoghi eccellenti”. Ciò è vero dovunque ma non in Italia. Nel nostro Paese la voglia di innovazione incontra sempre forti, inspiegabili ed insormontabili resistenze quando si tratta dei settori creativi più “tradizionali”: letteratura, cinema, e architettura “contemporanea”. l’Italia è paralizzata e incapace di accogliere ed elaborare in chiave locale le tendenze dominanti nel mondo. Mai come oggi l’architettura è stata seguita e coccolata dai media. Ma la diffusa attenzione agli eventi di architettura non sembra, nel nostro Paese, tradursi in un contestuale  affermarsi di una nuova generazione di architetture, spazi pubblici di qualità, paesaggio. Ecco ho descritto sommariamente alcuni contenuti (quelli più interessanti) del bel libro di Pippo Ciorra – Senza Architettura,  le ragioni di una crisi – Saggi Tascabili Laterza – 2011. Un libro in cui si interpreta e si analizza, il lento declino dell’architettura in Italia, e di conseguenza del paesaggio, un declino a cui fa seguito una grave incapacità di descrivere e realizzare lo spazio contemporaneo della nostra società, continuamente “piegata in due” su sé stessa, alla ricerca di una passato. Ecco che allora, come avvenne per la generazione di architetti quali : Aldo Rossi, Giorgio Grassi, Antonio Monestiroli, ecc. che l’architettura, più che essere costruita, veniva progettata e rimaneva sulla carta, anzi veniva apposta prodotta esclusivamente per la carta. Allora nacque, a seguito di ciò, dopo decenni di immagini solamente disegnate, un movimento, “La Scuola Italiana”. Un movimento che si fece strada nel mondo, anche costruendo edifici, propugnando l’immagine del nostro paese e soprattutto del suo passato architettonicamente glorioso. Oggi, con la trasposizione informatica del “progettare architettura”, chiunque, anche chi non è strettamente legato alla disciplina può fare, o meglio simulare, architettura. Proprio come nel video che vi propongo qui sotto, che mi ha segnalato l’amico Frank (non a caso originario del Canada) dove un artista grafico, Alex Roman, ha ridisegnato virtualmente progetti storici dell’architettura moderna, ascrivibili a Louis Kahn , Mies Van der Rohe, ecc. reinterpretandoli come se fossero veri e da lui ri-costruiti, ri-progettati, ri-generati (totalmente in un ambiente virtuale). Ci troviamo anche qui in un “mondo nuovo” che in Italia, quasi non esiste all’interno dell’ambito disciplinare, oppure nelle scuole di architettura, dove il ruolo dell’architetto deve per forza essere rivisto e ricollocato, affinchè non avvenga quanto prefigurato da Ciorra, un Paese senza architettura……senza quella reale, perchè incapace di proporre quella virtuale.

http://vimeo.com/7809605

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La scheggia di vetro


The Shard, in corso di costruzione a Londra (32, London Bridge) è un grattacielo tra i più alti al Mondo. Probabilmente sarà completato a pochi mesi dall’inizio delle Olimpiadi di Londra 2012, e raggiungerà i 306 metri d’altezza (all’ultimo piano abitabile); i suoi 87 piani, di cui 72 abitabili, avranno un destinazione mista, con funzioni residenziali, terziarie, alberghiere ed un osservatorio a 360 gradi negli ultimi 12 piani. Avrà diversi record: ad esempio quello per l’edificio più alto del Regno Unito, quello per la struttura più alta di Londra  e soprattutto sarà il grattacielo più alto d’Europa (davanti al City Capitals di Mosca) e quarantacinquesimo nel Mondo. La struttura, progettata dallo studio dell’archistar Renzo Piano, sarà alta 310 metri al culmine dell’antenna, il costo complessivo dell’edificio sarà di 435 milioni di sterline. Staff di progettazione, oltre studio Piano, lo studio Broadway Malvan. L’ingegneria a cura di Turner & Townsend, Arup, WSP Cantor Seinuk, Robert Bird Group, Ischebeck Titan. Impresa di costruzione MACE.

http://www.londonbridgequarter.com/

L’edificio risulta avere una forte caratterizzazione ecologica e sostenibile, per cominciare sarà organizzato con criteri che obblighino la gente a prendere i mezzi pubblici di trasporto, creando, proprio sotto la sua struttura, una rete d’interscambio efficiente di collegamenti pubblici a più livelli (bus, ferrovia, metropolitana). The Shard ha solo 42 posti macchina in gran parte dedicati ai disabili ed a soste rapide ridotte. E’ infatti costruito a fianco di una stazione ferroviaria, due linee della metropolitana, venti di autobus. All’auto bisogna rinunciare, per programma progettuale, sostiene Renzo Piano.

Questo grattacielo sarà tutto rivestito in vetro, ed in pianta avrà una caratteristica forma triangolare irregolare. Saranno utilizzate per il rivestimento della torre  circa 11mila pannelli in vetro, costruiti in Germania e preassemblati in Olanda. Dal punto di vista impiantistico The Shard utilizzerà l’energia solare, con gli ultimi 15 piani (in punta) con funzione di radiatore che sfrutterà il vento per raffreddare tutti i locali, senza, aria condizionata. Si stima che così si risparmierà circa un 35% del consumo d’energia necessaria per un edificio simile costruito in maniera tradizionale. Senza considerare anche il recupero e riutilizzo di acqua piovana, ed afferma Piano, la precipitazioni nevose.

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Cul zuffel e l’aura dado


Succede in Svizzera, nei Grigioni a Disentis / Munster. Dove gli uomini danno ancora un senso a quello che fanno, e dove le parole ed i progetti cercano di interpretare il significato del nostro “transito terrestre”. Gli ultimi quarantacinque secondi del filmato, in tal senso, contengono delle parole illuminanti dette da un grande uomo !

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