Ricerca

costruttoridifuturo

Builders of the future

Autore

Dasir

Corpo, ambiente ed architettura


Che relazione crea il corpo con l’ambiente in cui insiste,  esso interagisce, continuamente, con lo spazio, con l’architettura d’interni, ma anche con il paesaggio, con la natura. Mi è venuto in mente questo “legame”, mentre leggevo un articolo su questa relazione tra corpo e spazio, in un blog americano.  Noi oggi non ci facciamo più caso, siamo attenti solamente alla temperatura, alla luce, “imballati” come siamo da vestiti, pareti, auto, edifici, città,  ma esiste una sottile rete di interrelazioni, molto più complesse tra corpo ed ambiente. Il nostro corpo è il prodotto “selezionato” delle condizioni “spaziali ed ambientali” di questo pianeta : gravità, radiazione di fondo, movimenti degli astri, ecc.. Ed è quì, sulla Terra, indissolubilmente confinato (il corpo), si può solo cercare di ricreare altrove condizioni ambientali simili affinchè il nostro corpo possa sopravvivere. Eppure agiamo come se la Terra, il Sistema Solare, l’Universo, lo spazio, fosse nostro, ma la verità è che noi siamo della Terra e della sua “condizione spaziale” e non viceversa. E’ un sistema di relazioni, delle liaison, difficili da descrivere, da spiegare con le parole; quasi indescrivibile. Mi sembra che l’unica disciplina che possa avvicinarsi a ciò, è la danza, ed in particolare la coreografia, che è molto espressiva proprio di questa “relazione intima”. Ad esempio, mi sembra assolutamente emblematica di questa liasion, l’interpretazione del gruppo del Ballet Preljocaj (http://www.preljocaj.org/ ) di “La Sagra della Primavera” di Igor Stravinskij, coreografia di Angelin Preljocaj del 2000 .

Nel filmato che trovate qui sotto, di questo innovativo balletto contemporaneo, il giovane “corpo”, che si appresta ad  essere sacrificato è spinto e cade su un piccolo pezzo di terreno (una scheggia di paesaggio) e viene contenuto, dalla folla Pagana che lo circonda. Mi sembra emblematica, soprattutto la parte terza (3/3), dove, il giovane corpo, viene come oppresso e violentato dal terreno. Il corpo nudo, ovviamente crea una forte tensione erotica, ma alla fine ciò diventa normale, ed è più importante il fatto  che esso viene mostrato in tutta la sua fragilità, proprio nelle relazioni che instaura con l’ambiente, con lo spazio in cui è confinato. I numerosi contatti con la terra (Natura) creano delle relazioni, influenzano l’azione ed i comportamenti del corpo. Poi il corpo si abitua e cerca di esercitare, lentamente, il proprio controllo sull’ambiente spaziale in cui è confinato. E’ un po’ la rappresentazione , non descrivibile a parole, della storia del nostro corpo e “dell’intimità” che avviene, quando esso si relaziona con lo spazio circostante.

Una buona architettura, uno spazio progettato correttamente, un paesaggio “saggio”, devono tenere conto di queste relazioni, di queste liasion, di questi che anche possono essere dei “contrasti”, a volte violenti.

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

MICO


Due grandi sale plenarie per convegni da 2 mila e 4 mila posti a sedere, 70 sale suddivisibili da 50 posti a 2 mila posti, un auditorium da 1.500 posti e 5 saloni espositivi (54.000 mq.), per una capacità complessiva di 18 mila posti congressuali che saranno dotati dei più moderni impianti tecnologici ed arredi sofisticati. L’investimento è stato di circa 40.000.000 di euro, a carico di Fondazione Fiera Milano. Sono queste, le caratteristiche principali, del progetto di ampliamento del Centro Congressi di FieraMilanoCity – http://www.fieramilanocongressi.it/Home_it.html -, che prevede l’accorpamento dei padiglioni 5 e 6 del Portello, opportunamente ristrutturati, con il MICO  (Milano Convention Centre), già oggi il più importante, per numero di eventi,  centro congressuale italiano.

Il progetto è di uno dei “soloni” del design italiano, Mario Bellini  – http://www.bellini.it/ – , che sembra aver “scimiottato” nelle forme, le fattezze degli edifici dell’archistar Frank O. Gehry, senza avere le capacità del “creatore di sogni” americano.

La vicinanza con le aree di Expo 2015, il fatto di inserirsi in un contesto urbano, che diverrà uno degli affacci al grande Parco di CityLife, la vicinanza con gli accessi autostradali, la prossimità con una stazione della linea 5 della metropolitana, garantiscono che questa struttura diventerà uno dei poli di attrazione della Milano del futuro.

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Lana, legno, lentezza


Il Monte San Vigilio 1485 mt, domina la cittadina di Lana, nella valle del Fiume Adige, tra Merano e Bolzano; quì non ci sono automobili. Il Monte è raggiungibile in solo pochi minuti di funivia partendo dal centro abitato di Lana. Dal San Vigilio la natura si offre, garantendo uno sguardo immaginifico sullo scenario dolomitico.

Quì si trova un Hotel, un prestigioso Resort di montagna, realizzato nel 2003 con legno di larice, argilla naturale, vetro ad altissima prestazione, esso si adagia con la sua planimetria a forma di “Y” su un pendio orientato est-ovest. L’edificio, che ha solamente gli interrati in cemento armato, si “confonde”, si “incastra con antica sapienza” nel paesaggio boscoso, pur essendo una complessa e sofisticata “macchina per abitare” da 14000 mq (costo 20 milioni di euro); un oggetto di design moderno ed ardito, dove il lusso, entra in simbiosi intima con il paesaggio ameno dell’intorno. Un edificio ad altissima prestazione, certificato da Casaclima, rispettoso dell’intorno, dove edilizia, benessere e sostenibilità possono essere coniugate assieme.

Le camere sono tutte orientate ad est o ad ovest. Le terme, che sfruttano le proprietà terapeutiche della sorgente del Monte San Vigilio, sono su due piani ed orientate a sud. Molti gli spazi collettivi : la biblioteca, il soggiorno (unico ambiente con la televisione, assente in ogni camera), la sala del caminetto. Nelle 40 camere (da 36 mq cadauna) e 6 suite, spesse pareti di argilla naturale “battuta” dividono la zona notte dal bagno e fungono da accumulatori che restituiscono calore in inverno e fresco d’estate. Il grande tetto piano “verde”, evita il surriscaldamento estivo e migliora la coibenza invernale, mentre imponenti vetrate sfruttano l’energia solare. Lamelle lignee (di larice) in facciata, modulano il rapporto tra luce ed ombra. Il tutto è dominato da un’esecuzione “minimalista” dei dettagli, mentre la ventilazione è controllata da un sofisticato impianto elettronico che consente il recupero del calore, coadiuvato dall’uso di pannelli radianti. Il riscaldamento è a biomassa con scambiatore geotermico, viene così garantito un beneficio per tutta l’economia boschiva del Monte, che produce oltre al legname tradizionale, dei legni di bassa qualità da utilizzarsi quali fonti energetiche in forma di “cippato”.

Ecco, quì sul Monte San Vigilio, natura ed architettura sembrano avere trovato un giusto compromesso, un punto di equilibrio possibile, tra consumo di territorio e sua valorizzazione, tra uomo ed ambiente. L’assenza o quasi di mezzi elettronici (televisione e cellulari prendono malissimo), consente, mercè anche il rapporto con l’acqua e la natura incontaminata dei boschi di montagna (di larici ed abeti), di recuperare una dimensione temporale “biologica”, una “lentezza” più naturale e consona a noi umani. E’ questo il vero motivo del successo che ha il Resort, perennemente occupato (nonostante gli altissimi costi) da una moltitudine di persone provenienti da tutte le parti del mondo.

L’autore del progetto : http://www.matteothun.com/

Il link del Resort : http://www.vigilius.it/it/il-vigilius/12-0.html

Il sito del Monte San Vigilio : http://www.vigilio.com/it/San%20Vigilio/Vigilio.html




Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Gotham “Chicago” City


Chicago d’inverno viene definita “Windy City” o “City of Artic Express”, perchè, a volte, l’irruzione di aria fredda, proveniente direttamente dall’Artico, raggiunge le coste del Lago Michigan, determinando fenomeni improvvisi di gelo, aggravati dal vento insistente. Nel 1982 a metà gennaio (giorni 10 e 11) si raggiunsero i -32,2 gradi. Capita anche spesso che dagli oltre -20 gradi notturni, si passa in poche ore a + 10 gradi, a causa dell’irruzione di aria calda proveniente da sud, questo fatto determina delle nebbie improvvise, che scaturiscono direttamente dagli edifici e dal terreno e trasformano la città in una specie di set cinematografico, ricco di effetti speciali. Tale fenomeno consente anche di passare dalla pioggia al sole, dal nuvoloso al sereno, in pochissimi minuti, sempre grazie al vento. Luce, nebbia, penombra, pioggia, sole, gelo, ecc. “titillano” l’architettura, la fanno “esprimere”, la sollecitano anche dal punto di vista tecnologico. Non a caso a Chicago, le facciate degli edifici, le strutture, ma anche le tubazioni, devono avere una particolare attenzione per i “giunti di dilatazione”, onde consentire di assecondare le rapide dilatazioni possibili dei materiali. Per Chicago, che è la capitale dell’architettura americana, comunque la meteoreologia estremamente variabile, è anche una occasione aggiuntiva di “eleganza”, che valorizza ulteriormente il ricco patrimonio architettonico.

Una mappa (la trovate quì sotto) quindi, di un viaggio d’architettura d’inverno, eseguito tra il 28 dicembre 2008 ed il 5 gennaio 2009, nella città del vento.


Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Bici e dintorni


Mentre alcuni sostengono  un ciclismo veicolare in cui la bicicletta è inserita nel sistema del traffico al pari di auto e moto e quindi la pista ciclabile è solamente una striscia sulla pavimentazione stradale. Dall’altra abbiamo una “cultura” in costante crescita dell’uso del ciclo, che spinge verso una maggiore ciclabilità (intesa come qualità e sicurezza) per le piste ciclabili. Tale atteggiamento culturale ha portato a realizzare intere reti di corsie separate dalla viabilità ordinaria, con i propri sistemi autonomi di viabilità. Le infrastrutture ed il livello di ciclabilità  giocano un ruolo importante nello sviluppo  dell’utenza della bicicletta . L’utente della bicicletta vuole sentirsi innanzitutto sicuro.

Abbiamo quì sotto selezionato alcuni progetti innovativi, degni di nota, che riguardano il concetto di ciclabilità.

LIGHT LANE – PISTE CICLABILI ISTANTANEE A CORSIA DINAMICA

Light Lane: Dynamic Lane creation

Riconoscendo che le piste ciclabili protette sono un mezzo efficace per migliorare la sicurezza per tutti gli interessati, ed  al contempo riconoscendo che il costo di tali corsie, in media  40/50.000 euro per chilometro, è attualmente impensabile per un loro diffuso impiego,  i progettisti di corsia Luce , Tee Alex e Evan Gant (Altitude) hanno il seguente obiettivo:

“Invece di costringere i ciclisti di adattare il loro comportamento alle infrastrutture esistenti, la pista ciclabile deve adattarsi al ciclista” .

Il LightLane  è un accessorio da montare sulla bicicletta che proietta una ben definita corsia virtuale sulla superficie dell’asfalto. Viene cosi segnalato a tutti gli “attori” del traffico veicolare un territorio protetto, rendendo la bicicletta un mezzo ideale per un pendolarismo a breve e medio raggio.

COPENAGHEN CICLISMO RINGHIERE

Copenaghen Rails Bike – immagine da Zakka / Mikael su Flickr

In una città, Copenhagen, che è la Mecca dei ciclisti, i piccoli dettagli continuano a fare la differenza. Fisicamente questo pezzo di arredo urbano offre poco più di una piccola comodità – che permette ai ciclisti di evitare di smontare dalla bicicletta quando sono  in attesa che il semaforo diventi verde. Al di fuori di questo utilizzo, questa rete di ringhiere parla di una cultura ciclistica “matura” che ha superato la fase di soddisfare i requisiti minimi, e può permettersi  di guardare verso l’innovazione di seconda generazione.

WASHINGTON DC UNION STATION BICICLETTE TRANSIT CENTER

DC Union Station biciclette Transit Center – Design KGP

Come estensione periferica dei trasporti pubblici la Union Station, già funge da hub per i treni, metropolitana e autobus di Washington DC. Il progetto realizzato di Transit Center per biciclette (KGP Design Studio), cerca di collegare la rete ciclabile a questo  terminale multi-modale. Si tratta di fornire un parcheggio “strutturato” per le bici, che possono essere affittate, ma non solo, anche : spogliatoi, armadietti, servizi igienici, ecc..

Liberamente tratto e tradotto da : Infranetblog.org – autore : Maya – apr 13, 2011

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

La Piazza Rossa (San Gallo)


Piazza Raiffeisen a Sankt Gallen 

La Piazza,  realizzata da Pipilotti Rist, artista e Carlos Martinez architetto, tra il 2003 ed il 2005, a San Gallo, costo 3,9 milioni di franchi svizzeri, è rossa. E’ di un rosso intenso dovuto alla pavimentazione ed agli arredi, rivestiti in un’unico materiale gommoso (da riciclo di gomma usata), di fatto si tratta di una grande “stanza urbana”, direbbe qualcuno di mia conoscenza, ma in realtà è una nuova dimensione spaziale, dove l’esterno, illuminato ed insonorizzato con la cura che solamente un’artista di fama internazionale, sà azzardare, diventa un’esperienza sensoriale, sensuale ed unica. L’acqua, della fontana, sgocciola su una superficie elastica, mentre voi vi sedete su panchine molli e gommose, che sono un tutt’uno con la pavimentazione ed anche con la fontana. I corpi illuminanti sono invece “sfere volanti”, in vetroresina,  sospese con cavi tra gli edifici. Anche la segnaletica “trasgredisce” alle normali e ferree regole svizzere, per diventare un effetto grafico che impreziosice, anzichè disturbare.

Pipilotti è magica, riesce sempre a trasformare lo spazio in un grande organismo vivente, mescolando cinema e televisione, allucinazioni e immagini ad alta definizione, musica. Ecco un esempio di come arte ed architettura, riescono a fondersi per produrre qualcosa di “confine” che fa del bene ad ambedue le discipline.

Riporto quì di seguito dal quotidiano “City” di oggi 9 novembre 2011 : ” Un lampadario fatto di mutande femminili. Un elettrodomestico che spara a raffica bolle di sapone. Apre oggi al pubblico milanese “Parasimpatico”, la prima importante mostra italiana dell’artista Pipilotti Rist, organizzata dalla Fondazione Nicola Trussardi e allestita al Cinema Manzoni (in via Manzoni 40). La sala, chiusa dal 2006, ha riaperto appositamente per ospitare la personale di questa eclettica performer svizzera: 49 anni, la Rist può vantare la partecipazione a ben cinque Biennali di Venezia (oltre che a quelle di Sidney, Istanbul, Mosca, Shanghai, Berlino, Lione e San Paolo) ed esposizioni al Moma di New York, al Centre Pompidou di Parigi, alla Fondazione Joan Mirò di Barcellona. A Milano la Rist – Pipilotti è la fusione del suo nome di battesimo, Charlotte, con quello di Pippi Calzelunghe, personaggio da lei amato durante l’infanzia – trasforma le sale del Manzoni in un continuum di opere e video-installazioni. Sullo schermo principale si vedrà l’artista mentre preme il viso contro una finestra, deformandolo. Fino al 18 dicembre, aperta tutti i giorni dalle 11 alle 21, ingresso libero.”

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

BLogging


Sto rileggendo, in questi giorni gli interessanti 5 articoli del “vate” dei blog di architettura, Geoff Manaught, pubblicati sulla rivista “Abitare”. Iniziativa intelligente, non a caso voluta dal Direttore Stefano Boeri, che è uno che “lavora” con regolarità e personalmente in rete. Si tratta di vere e proprie lezioni, dove Geoff Manaught analizza le ricadute dei successi avuti da alcuni blog di architettura e fissa gli obbiettivi per la loro sopravvivenza nel futuro. Il blog tradizionale che si occupa di architettura, ma in genere i blog, così come li vediamo oggi, sembrano sul punto di scomparire. Manaught intende qui con “blog tradizionale” : “un sito i cui contenuti sono pubblicati in ordine cronologico inverso, organizzati secondo una griglia tematica più o meno coerente e scritti da un numero limitato di autori, spesso uno solo.”

I motivi della scomparsa, sono diversi, soprattutto legati alla nascita di sistemi di micro-blogging quali : Twitter, Tumblr, Posterous, ecc., in cui si condividono facilmente link, con commenti limitati, spesso tesi a descrivere solamente cosa è contenuto nel link o comunque ad invogliare a leggerlo. L’esempio più diffuso è Twitter, dove in 140 caratteri bisogna includere tutto quanto; però i Twitt, sono difficili da archiviare e dopo alcune settimane vengono cancellati.  Sono quindi di certo “morti” i blog, con articoli minimi, che non fanno contenuti, ma descrivono solamente i link  inseriti nel post.

Ad “ammazzare” i blog, sono anche i blog stessi, gestiti in maniera professionale o semi professionale, ed afferenti alle grandi compagnie editoriali o alle testate giornalistiche (Corriere della Sera, La Repubblica, ecc.), che tutte hanno un settore “architettura, design, paesaggio”. Sarà comunque sempre utile e “democratico”, fino a quando esisterà internet, fare “blogging” e cioè “rendere pubbliche annotazioni su argomenti, o disvelare situazioni o cose poco conosciute, che per noi e i nostri lettori hanno un certo interesse”.

Scrive Manaught : “Quello che i blog oggi devono evitare, se si vuole che abbiano un ruolo davvero interessante nel panorama dei media, è diventare una semplice ed equivoca estensione dei servizi di pubbliche relazioni aziendali. Allo stesso tempo il blogging non deve mai perdere il suo taglio impulsivo di ricerca, eternamente incompleto……..un’altra cosa di cui il blogging non ha bisogno è essere – più  cattivi- ….. come se l’aggressione e l’offensiva retorica fossero le sole a rendere il dialogo in rete interessante”.

Infine chiosa Geoff Manaught, con una lista di raccomandazioni su cosa dovrebbe essere, secondo lui, futuro del blogging d’architettura e design : “1) rendere la cultura popolare (ndr. dell’architettura) più interessante introducendo idee di confine nuove, più ampie platee, facendo così da ponte fra centro e periferia  2) sintetizzare idee da campi in apparenza lontani fra loro e così facendo 3) unire scrittori, designer (ndr. nella cultura anglosassone = progettisti), clienti, pubblico dei lettori e altri professionisti di diversa formazione e provenienza geografica intorno a comuni temi di discussione e interesse”

Il blogging dovrebbe anche nel suo futuro avere un obbiettivo “politico” teso a cambiare il tipo di conversazioni che hanno luogo nell’ambito dell’architettura e del paesaggio, aprire queste discussioni che ora avvengono esclusivamente in ambiti “disciplinari”, a nuovi partecipanti che le ibridino, che le contaminino. L’obbiettivo politico è quello di diffondere anche nella massa, alcune discussioni su cosa sono (contenuti, filosofia, tecnica, ecc.) il design, l’architettura, il paesaggio. In Italia in tal senso siamo all’anno zero, la massa aspira ancora solamente ad un’idea ormai “stratificata” e “favolistica” di costruzione (sia essa architettura) casette in mattoni o intonaco, con le persianucce, gli archetti, il tetto in coppi, le gronde in rame; (oppure paesaggio) viuzze sterrate, ponti di legno, muretti a secco.  Infine allargare ed ampliare il più possibile le modalità di divulgazione di questi scambi, anche utilizzando in parallelo, canali tradizionali di penetrazione : riviste, giornali, radio, scuole, ecc.. Sono questi obbiettivi ambiziosi, quasi irrealizzabili (utopistici afferma Manaught), ma sono indispensabili per costruire un futuro sia per il blogging che per l’avvenire del paesaggio e dell’architettura di questo vilipeso Paese Italia.

Ecco “Costruttori di Futuro”, si è dato questo, quale mandato prioritario, sin dalla sua nascita e questo tenterà di perseguire con forza nel suo futuro.

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Departement Store


Dall’ 8 di settembre 2011 è stato aperto, in Galleria del Corso a Milano, il nuovo Departement Store “Coin Excelsior”. Moda, cibo e design in oltre 4mila metri quadrati progettati dall’archistar francese Jean Nouvel.

Il nuovo Mega Store (del lusso extra) è stato ricavato, dove prima c’era uno dei più bei cinema di Milano. L’edificio ha diversi settori : abbigliamento uomo, abbigliamento donna, cibo, ecc., disposti su sette piani. Un progetto prestigioso firmato dall’architetto Jean Nouvel, che ha dichiarato di aver “disegnato” un luogo dal forte sapore simbolico, che richiama il cinema, icona di un tempo passato che non è più. Lo testimonia il grande sistema di video led che caratterizza la facciata interna dell’edificio. Quindi un luogo con una forte caratterizzazione artistica che attraverso l’intervento di un grande architetto, ha subito un recupero radicale ma innovativo, ciò è dovuto a Coin ed a Beni Stabili (proprietario del complesso immobiliare), con una spesa di circa 30 milioni di euro.

Pavimenti industriali dovunque, finiti con resine ad effetto spatola. Inserti giudiziosi nei pavimenti con  canaline porta-impianti ai piani superiori. Resine anche ai muri, ma qui lucide, che moltiplicano l’effetto delle luci e dei filmati proiettati. Ascensori circolari trasparentissimi. Peluche giganteschi di cani, appesi nei volumi a doppia o tripla altezza, che attenuano la rigorosità “nouvelliana”. Ovunque controsoffitti metallici high-tech, con accorpati in un unico pannello tutti gli impianti : luci, audio, rilevazione incendi. Scale preziosissime con gradini vitrei. Sistema di scale mobili a nastro che portano ovunque.

Nel nuovo “Coin Excelsior”, trovano posto: moda, cibo e design e soprattutto tanti e prestigiosi marchi : Maison Martin Margiela, Christian Laboutin, Tiffany (qui con il primo negozio  italiano), Jimmy Choo, ecc..

Sezione dell’edificio “Coin Excelsior”

Si parte dagli interrati, dove il protagonista è il gusto con le isole e i ristoranti firmati Eat’s. Qui si può trovare una cantina di vini immaginifica, ma anche pesce e verdure (cosa rarissima nel centro di Milano). Tutto riservato al beauty, invece, il piano terra con un angolo gustoso occupato dai raffinatissimi dolci francesi Laudurée. Il primo piano è riservato ai designer americani, ancora poco distribuiti in Italia e destinati al pubblico femminile (Helmut Lang, ecc.); nel secondo piano il protagonista è l’uomo, in una miscellanea  tra stilisti tradizionali ed emergenti (Maison Martin Margiela, Marc Jacobs, ecc.). Il settore donna “esonda” al terzo piano con marchi storici (Valentino, Chloé, Marni e Joseph, ecc.).

Tanta pioggia, oggi 5 novembre 2011, mentre la Liguria e soprattutto Genova, rimane alluvionata con numerose vittime trascinate dallo “sfarinamento liquido” di un paesaggio italiano che presenta i conti di decenni di incuria cementificatoria; a Milano lo shopping sfrenato del sabato continua indifferente. La nostra visita al faraonico “Coin Excelsior” ha palesato le numerose contraddizioni di una Nazione che contemporaneamente lamenta una crisi economica strisciante (riservata ai più) che rasenta pericolosamente il default e le code (per pochi…..ma tanti), qui al Departement Store di Galleria del Corso, per acquistare prodotti di extra lusso : una T-shirt di cotone “firmata” 160 euro; un giubbotto “firmato” in Gore-Tex 1750 euro; un pacco di pasta di farro da 500 grammi 4,85 euro; un paio di scarpe da ginnastica “firmate” 295 euro; una torta di mandorle da 200 grammi 26,50 euro; un bikini “firmato” 140 euro il pezzo sotto e 220 euro quello sopra; una stecca di cioccolata di Modica da 50 grammi 8,95 euro. Che Silvio “Anton Custer” Berlusconi non abbia tutti i torti ? Che l’Italia sia un paese “diviso”, “dilaniato”, con il  50% degli abitanti che è al limite della sopravvivenza, ed il 50% che invece è molto benestante e della crisi se ne può “fottere”?

 Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

La città delle donne (Roma)


MAXXI

Roma è tornata al centro della “passerella” architettonica internazionale contemporanea  il 12 novembre 2009, con la presentazione alla stampa del MAXXI, il Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, appena completato, progettato da Zaha Hadid (Baghdad, IRAQ, 1950).

Sono passati quasi dieci anni dall’assegnazione del concorso internazionale di idee per la realizzazione del nuovo centro museale romano. Nel lontano 2000, tra le oltre 270 candidature giunte, 15 gruppi progettuali ammessi alla seconda fase, il progetto vincitore risulta quello della archistar anglo/irachena. Sbaragliando illustri e più noti concorrenti come : Jean Nouvel e Rem Koolhaas,  viene così interrotta la supremazia del sesso maschile dello star system architettonico proponendo una soluzione progettuale innovativa e creativa. Nel 2004 Zaha Hadid vince il Premio Pritzker per l’architettura contemporanea.

L’architettura del MAXXI, che sulla carta sembrava irrealizzabile, ai più, ora genera un effetto ardito e dirompente. La spazialità è fluida, si potrebbe affermare “liquida”, degna della società descritta da Baumann. Un’architettura da vivere sul posto, più che da raccontare: le categorie canoniche d’interpretazione dell’architettura sembrano termini appartenenti al passato. Sale, stanze espositive, auditorium, laboratori, depositi, ecc., dedicati all’arte contemporanea nel suo insieme : architettura, fotografia, scultura, pittura, videoart, ecc.. Vedute, visuali, scorci inusuali, aperture, connessioni, disequilibri, si alternano attraverso una sorprendente articolazione spaziale, dove non esiste più una cesura tra interno ed esterno. Un altri enorme, alto più di 20 metri, con pochissimi pilastri, banconi/reception in Corian, gettato in opera, scale ardite auto-portanti, tutto sembra orchestrato per stupire. I costi lievitati da 50 milioni di euro, ad oltre 132 milioni di euro. L’idea del Maxxi nasce nel 1998 con il trasferimento delle ex caserme Montello al Mibac. Nel 2000 lo studio Zaha Hadid si aggiudica il concorso per il progetto. Nel 2003 iniziano le demolizioni e la costruzione dell’opera ad opera dell’Ati Maxxi 2006 (Italiana costruzioni e Sac). L’opera è stata costruita su un lotto di 29mila metri. Gli spazi esterni sono di 19.640 metri (oggi oggetto di interventi di land-art ed istallazioni provvisorie d’arte. La superficie espositiva complessiva è di oltre 10mila metri quadrati.

MACRO

Odile Decq (Laval, Francia, 1955) , fu la vincitrice nel lontano 2001, del concorso internazionale bandito dal Comune di Roma per l’ ampliamento del Macro (Museo d’Arte Contemporanea Roma). Il museo ha aperto al pubblico il 3 dicembre 2010. Il progetto, interrompe l’approccio tradizionale tipicamente italiano di esasperata integrazione tra vecchio e nuovo, quando ci si trova, come qui, in un contesto di carattere storico, la nuova costruzione si inserisce nella struttura preesistente ridefinendone però l’intera morfologia ed il percorso espositivo. L’opera architettonica è stata realizzata con il coordinamento tecnico e procedurale dell’Ufficio Città Storica dell’Assessorato all’Urbanistica, mentre il controllo amministrativo è stato curato direttamente dalla Sovraintendenza ai Beni Culturali di Roma. La direzione dei lavori è stata seguita dal team Zètema Progetto Cultura, società a cui sono stati dati in gestione anche i  servizi museali.

Il MACRO, con l’addizione dei nuovi spazi, pensati da Odile Decq, diventa un luogo museale contemporaneo che illustra il percorso creativo che conduce alla contemporaneità. La nuova e unica entrata del Museo, segna l’ingresso di un’architettura dedicata all’arte, un intero isolato, caratterizzato da una superficie espositiva considerevole, cui si aggiungono le nuove aree dedicate ai servizi e al pubblico: la grande terrazza “sui tetti”, la sala conferenze, la libreria (con ampia dotazione di testi), il ristorante, la caffetteria (molto intima e piacevole), il parcheggio e l’area didattica, per raggiungere una superficie complessiva di 19.590 mq, incluso il parcheggio pluripiano interrato di oltre 160 posti auto, utilizzabile anche dai residenti del quartiere.

Le forme dinamiche e colorate della nuova struttura, perfettamente integrate nel contesto preesistente, creano ora un paesaggio di percorsi, anche aerei, sensuale e luminoso (di luce naturale) in cui i diversi linguaggi del contemporaneo trovano la loro collocazione spaziale naturale. Si instaura così un “sistema ridondante” in cui la nuova costruzione “impollina” gli elementi che la circondano, restituendo una trasparenza seducente ed articolata.

Il complesso degli edifici della ex Birra Peroni, dove ha sede il MACRO fu realizzato dall’architetto Gustavo Giovannoni, tra il 1901 e il 1922. Nel 1989 il Comune di Roma destina una parte dello stabilimento a sede della Galleria Comunale d’Arte Moderna, ed iniziano i lavori, seguiti direttamente dalla Sovrintendenza di Roma. Finalmente nel settembre 1999 la galleria apre al pubblico. Nel 2001 un concorso internazionale assegna i lavori di riqualificazione del secondo lotto dello stesso isolato della fabbrica all’architetto francese donna Odile Decq. Nel 2002 sono stati assegnati al MACRO due capannoni dismessi del Mattatoio di Testaccio, nel 2003 è stato restaurato e aperto al pubblico un primo capannone di circa 1.000 mq con il nome di Macro Future, oggi MACRO Testaccio, nel 2007 è stato aperto al pubblico il secondo capannone di altri 1.000 mq, sempre con ingresso da piazza Orazio Giustiniani. Nel marzo 2010 è stato restaurato un terzo padiglione dell’ex Mattatoio di Roma denominato Pelanda dei suini. Costo complessivo dell’intervento di Odile Decq, 27 milioni di euro.

Due architetture, due edifici realizzati da due donne, con diverse sensibilità spaziali, ed anche due “fisicità” e profili caratteriali diversi. Architetture che ci hanno regalato due ex aree dimesse, proiettate nel futuro, in maniera intelligente. Due “granai per i periodi di carestia” scriverebbe saggiamente Marguerite Yourcenar.

Se andate a Roma, per una volta, lasciate perdere i ruderi, le macerie, la storia, la “memoria” di cui la nostra splendida capitale è piena e proiettatevi per un attimo in questa nuova “dimensione”, un po’ più  periferica, dove il “paesaggio contemporaneo”, fatto di cemento ma realizzato con sensibilità “al femminile”,  può riservarvi considerazioni inaspettate.

MAXXI

Sito istituzionale : http://www.fondazionemaxxi.it/

Video : http://vimeo.com/12708450

Sito della progettista : http://www.zaha-hadid.com/

MACRO

Sito istituzionale : http://www.macro.roma.museum/

Video : http://vimeo.com/12146980

Sito della progettista : http://www.odbc-paris.com/web/

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Blog su WordPress.com.

Su ↑