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Architettura

Casa : giro di quartiere a Milano Sud – Ovest


Casa di Riposo per anziani Fondazione Antonietta Biffi di via Dei Ciclamini 34 

Casa Materna ed Asilo Nido di via Cascina Corba 97 

In una caldo pomeriggio di fine luglio, ci siamo chiesti , dove a Milano, fuori dai punti di riferimento classici, fosse possibile ravvisare chiaramente i segni di una architettura e di un’urbanistica, tesa a dare “residenzialità” ai ceti popolari. In tal senso l’area periferica, a sud-ovest di Milano (via Mimose, via Genziane, via Ciclamini, ecc.), risulta come, un pezzo di città dimenticata, quasi sconosciuta, anche poco analizzata.

In un editoriale della rivista di architettura ed urbanistica Casabella (n° 105 del 1936), Mario Pagano reputava quale luogo in cui costruire la “città razionalista”, la periferia milanese. In realtà. a  Milano, in quegli anni, l’esigenza era quella di dare case popolari agli operai, attraverso l’attività dell’Istituto Autonomo Case Popolare (IACP). Il risultato spesso, come nel quartiere Lorenteggio, erano delle “deformazioni” delle poetica razionalista, inserite a forza nei piani urbanistici vigenti. Erano case ben orientate, ma basate sempre sul concetto novecentista di corte aperta, con alloggi che spesso nulla avevano a che fare con l’impianto funzionale razionalista. Come nel Quartiere IFACP Renzo e Mario Mina (1938 – 1944 progetto : Tullio Tollio, Alberto Morone, Fausto Natoli, Guido Baselli, Pietro Della Noce) in via Inganni, via Giambellino, via Segneri e via Odazio. Venne poi il regime e successivamente la guerra, e ci si concentrò sui singoli edifici, più che sul problema della casa per i ceti popolari.  Si dovrà aspettare fino all’inizio degli anni cinquanta, con esempi quale il Quartiere IACP Giambellino (1951 – 1955 progetto : Irenio Diotiallevi, Max Pedrini, Camillo Rossetti) via Inganni 52 – 61, via Degli Astri 22 – 26, per ritrovare in questa zona  l’applicazione della “poetica razionalista”. Infatti al Giambellino notevole è il distacco tra gli edifici, il verde a disposizione, ed inoltre è millimetrica l’applicazione dell’orientamento planimetrico sull’asse eliotermico, come imponeva il razionalismo. Sempre in questa zona, con gli anni, la dotazione di servizi per i nuovi quartieri residenziali popolari,  acquisisce degli aspetti qualitativi molto interessanti, come ad esempio  la Casa Materna ed Asilo Nido di via Cascina Corba 97 (1954 – 1955 progetto di Marco Zanuso), quasi fiabesca nelle forme architettoniche; e la Casa di Riposo per anziani Fondazione Antonietta Biffi di via Dei Ciclamini 34 (1965 – 1970 progetto : Ignazio Gardella), che lontanamente fa il verso alla casa alle “Zattere” di Venezia.

Il tempo, ha come decantato questa zona, salvaguardando alcuni terreni liberi, che creano degli spazi verdi inaspettati, ed alcune casette a schiera di “Corea”, costruite a fianco di alcune lignee su modello finlandese per essere provvisorie ed assolvere alla necessità immediata di abitazioni, poi divenute definitive. Ciò ha generato un quartiere ad alta residenzialità, tranquillo e ben collegato con il centro città.

Quartiere IACP Giambellino  via Inganni 52 – 61, via Degli Astri 22 – 26

Quartiere IFACP Renzo e Mario Mina ( in via Inganni, via Giambellino, via Segneri e via Odazio

Case di “Corea” divenute definitive

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Lainate


A Lainate è possibile ammirare una delle due strutture “ardite”, in acciaio, che l’architetto Angelo Bianchetti realizzò per Pavesi. Questa si trova sull’Autostrada Milano Laghi, ed è del 1958; la seconda è visitabile al passo dei Giovi sull’Autostrada Milano Genova, ed è del 1959. In entrambe la sofisticata  struttura metallica è funzionale alla evidenziazione del marchio aziendale (oggi Autogrill) , totalmente staccata dalla struttura dell’edificio. In esse la componente luminosa gioca un ruolo molto importante, infatti la notte, diventa un “faro luminoso”, per l’automobilista. Si tratta di un’architettura dinamica, fortemente ispirata dal dinamismo automobilistico, dove le caratteristiche dell’immagine dell’edificio, predominano sull’architettura.

Un percorso di architettura a Lainate

Molto simile il caso dell’ampliamento della fabbrica Perfetti (Van Melle), sempre a Lainate, che, completato nel 2012, è frutto del progetto dello studio Associato  Archea. Anche quì l’occasione è quella di evidenziare l’immagine aziendale, mediante una facciata, una “pelle”, che consente di schermare edifici nuovi ed edifici vecchi, unificandoli. Molto interessante l’orditura metallica, impreziosita da una serie di “borchie” vitree. Spartana la sistemazione paesaggistica esterna (come già più volte visto in Herzog & De Meuron). Incantevole l’illuminazione notturna, altamente scenografica, che fa il verso all’edificio di Bianchetti, da cui probabilmente trova ispirazione.

Infine, sempre a Lainate, non potete mancare una visita alla “magnifica” Villa Borromeo Visconti Litta, un gioiello architettonico a cavallo tra Cinquecento e Settecento. Ed anche quì gli effetti speciali, per stupire, ci sono, ma sono imperniati sui giochi d’acqua dello splendido giardino.

http://metedascoprire.blogspot.it/2010/09/villa-litta-borromeo-lainate-mi.html

Direi, per operare una sintesi, tre opere di architettura molto diverse tra loro,  realizzate in epoche diverse, ma certamente tutte e tre “barocche”, con la necessità di stupire con effetti architettonici “speciali” tra complessità e contraddizioni Tutte e tre con uno stile personale sfarzoso e tendente all’esagerazione dell’eleganza.

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Idea Campus


“L’architetto deve occuparsi delle questioni tecniche, che hanno un ruolo di primaria importanza nella creazione. Padroneggiare questa mistica professione implica uno sforzo colossale. non intendo evidenziare l’aspetto meramente ingegneresco del costruire, ma quella legge misteriosa delle proporzioni, quel filo rosso presente in tutti gli edifici di tutti i tempi.” – Alvar Aalto . Pittori e muratori – 1921 (Ed. Zanichelli)

Campus di Otaniemi (Helsinky 1998)

Ad un amico, direi di andare ad Helsinky con il cuore aperto di chi si lascia cullare dalla mitica luce del nord. Direi di girovagare, facendo lunghe passeggiate in attesa della notte, che di fatto non viene mai. Ogni cosa o persona che si incontra appare magica, misteriosa. Quì tutto è Paesaggio sapiente e condiviso. Ad un architetto direi di evitare di scattare troppe foto, la luce, che cambia continuamente, chiede come di essere seguita in questo suo mutare, e l’architettura della composizione, e quella dei materiali ne risulta titillata fino allo stordimento. Meglio un taccuino su cui prendere ogni tanto appunti.

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Il Portello dalle “Grandi Orecchie”


Girare in maniera a-finalistica nell’area che fu dello stabilimento Alfa Romeo al Portello di Milano, consente di valutare i due interventi ex novo che si stanno attuando, alla destra ed alla sinistra della sopraelevata Renato Serra, in attuazione dell’Accordo di Programma “Progetto Portello” PII (Piano Integrato d’Intervento) in Variante al PRG vigente, in fase avanzata di ultimazione, prevista per il dicembre 2012.

Gli edifici di Cino Zucchi (e soci), già ultimati, si succedono a generare uno spazio urbano accattivante e sofisticato, apprezzabile proprio la differenza degli oggetti architettonici, che riescono insieme a generare un “paesaggio urbano” che trova nel parco (montagnetta conoidale e nel lago circolare) la sua logica sublimazione. Anche il centro commerciale, seppur più rozzo, progettato dallo studio Valle di Roma, si inserisce ottimamente nel layout urbanistico e nei profili architettonici.

Se da un lato si può già apprezzare nella sua finitezza, l’intervento colto e raffinato progettato dell’architetto milanese, per altro già con parte del rivestimento in piastrelline che si stacca, dall’altro, il completamento parziale di quello che è stato progettato dal parmense  Guido Canali (e soci), rivela già degli aspetti  molto inquietanti.  Le grandi “orecchie fragili”, inutili e gratuite,  che spuntano dalle coperture, fanno da contraltare ad un costruito denso e sinceramente poco raffinato, perché monotono e ripetitivo. Che dire poi dei grandi “spicchi di grana” (ovviamente parmigiano) che incapsulano gli edifici di terziario, un vero e proprio obbrobrio, sancito da facciate anonime e tristi. Marco Zanuso, a cui è intestata una via quì al Portello, si rivolterà nella tomba.

Gli apparati dell’architettura di Canali, non riescono a nascondere lo scempio volumetrico che lì si sta attuando, generando un paesaggio urbano triste. Dall’altro lato del cavalcavia invece  è stato abile Zucchi a generare un “meccanismo” più sofisticato, dove il volume viene gestito, “manipolato” anche graficamente,  per costruire la città.

Ecco forse è meglio che Canali, ormai al tramonto della sua “luminosa” carriera, ritorni a fare quello che sa fare da sempre, e cioè a confrontarsi solamente con l’esistente ed  il restauro, in cui ha saputo restituirci dei capolavori “magici”.  Mentre Zucchi , qui al Portello, dà l’ennesima prova di maturità,  da ormai consolidata archistar, in grado di muoversi su più fronti.

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In merito alla correttezza


Roma – Adalberto Libera : Palazzo dei Ricevimenti e Congressi, 1939- 1954.

Ma cosa significa essere corretti nel campo dell’architettura, dell’urbanistica, del paesaggio? Di solito, il termine “corretto”, viene utilizzato per definire un progetto che persegue delle finalità morfologiche, tipologiche, compositive e tecnologiche, adatte per un determinato luogo in una determinata epoca. Spesso, con il termine “corretto”, mediando dalla logica matematica,  è stato erroneamente definito, ogni progetto che persegue finalità geometriche : sezione aurea, regole di Fibonacci, ecc.. Oppure, all’opposto, soprattutto oggi, applicando con rigore la trasgressione del termine,  è facile produrre un progetto che “delira”, dal punto di vista solamente estetico, secondo i presupposti, le mode, il design, tipici di un periodo.

Certamente corretto era, ad esempio, il Palazzo dei Congressi di Adalberto Libera all’Eur di Roma, viene da chiedersi se il Nuovo Centro Congressi sempre all’Eur di Massimiliano Fuksas sia trasgressione della correttezza, o edificio corretto.

Scrive Enrico Thovez nel suo bel libro “Il viandante e la sua ombra “ (Napoli, 1933) : “ Torino, questa città di cui si parla con rispetto per le sue benemerenze patriottiche, ma con un sorriso di commiserazione per la sua monotonia uggiosa, sarebbe la più bella città del mondo se la sua pianta fosse diversa, se le sue vie non fossero tirate a squadra, se le sue case avessero un altro aspetto, e se i torinesi somigliassero meno alle loro case e alle loro vie; ma soprattutto se non avesse avuto la sventura di essere tenuta a battesimo da un popolo senza gusto.” . E’ chiaro che qui emerge una visione molto diversa del termine, data da una regola logica individuale e quindi personale, così personale da rendere “non corretto” ciò che ai più, risulta invece estremamente corretto e rigoroso.  Ecco la “rottura sistematica” della correttezza (rottura spesso gratuita), sia nelle discipline architettoniche, che in moltissime delle manifestazioni umane (ad esempio i rapporti tra le persone), appare oggi, nella società super-fluida del 2.0, abituata a vivere in una dimensione  di continua guerra economica, come una regola costante incontrovertibile. Ma è un bene o un male ciò? Difficile dirlo, certamente dal mancato rispetto della “regola della correttezza” ed all’opposto della sua trasgressione consapevole, si viene a creare una condizione “sospesa” in cui è più facile fare dei morti che dei prigionieri.

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Alla fine dell’Europa


L’Europa finisce a Gibilterra (una delle Porte d’Ercole), dove il costrutto geologico del continente, si impenna a generare improvvisamente la rocca. Dopo, un mondo d’acque l’Oceano Atlantico, ed a pochi chilometri, oltre lo stretto (che è ancora mediterraneo), l’enclave di Ceuta e poi l’Africa. Il paesaggio è come se quì finisse. La Rocca assediata come è, da macachi semi – selvatici, sembra un luogo straniante, assurdo,  dominato da un paesaggio ameno, che nelle giornate serene, consente di apprezzare i contorni del continente africano. Salire in cima alla Rocca di Gibilterra, restituisce il senso di cosa sia il significato del termine : “Per paesaggio si intende il territorio espressivo di identità, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali, umani e dalle loro interrelazioni”. Ecco credo che a Gibilterra si possa veramente percepire il significato più intimo di un termine “Paesaggio” che le parole spesso non riescono minimamente a tradurre. E lo sguardo, ancestrale e sincero dei macachi, che con insistenza chiedono cibo, dia anche molte risposte su come sia doveroso per noi umani (all’apice di un sistema evolutivo biologico planetario) salvaguardare questo paesaggio, o perlomeno quel poco che ne rimane.

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Tra le nuvole


Mentre il mercato immobiliare milanese langue, ed è a “crescita zero”, tanto che molti appartamenti ed uffici non riescono ad essere piazzati sul mercato, l’unico mercato che rimane pimpante è quello delle residenze esclusive, di lusso estremo. Ma fino a quando?

A due passi da Corso Como, all’angolo della Via del Nord, con Melchiorre Gioia, sta sorgendo il grattacielo Solaria (http://www.residenzeportanuova.com/it/residenze-solaria/), progetto dello studio Arquitectonica (http://arquitectonica.com/), epicentro dell’intervento di Porta Nuova, che con i suoi 34 piani (ed oltre 143 metri di altezza) sarà l’abitazione residenziale  più alta d’Italia.  Un edificio, la torre Solaria,  dalle finiture di prestigio, ad alta sostenibilità, certificata dal sistema Leed . La proprietà Hines Italia (una società nata nel 1999 dal gruppo texano Hines) non si sbilancia, ma pare siano già stati venduti quasi il 50% degli alloggi dei piani bassi, quelli più “economici”. Si va dai 7.000 ai 9.000 euro per metro quadrato. Il lotto degli attici, appartamenti esclusivi  “al top” (triplex e penthouse) dalle pezzature quasi da villa (da 250 mq. Fino a più di 650 mq.), con piscina ed ascensore privato, verranno messi  in asta, con quotazioni che presumibilmente potranno raggiungere  tra i 16.000 ed i 20.000 euro per metro quadrato. Per gli interessati  l’iter è un po’ elitario: si accede alla lista offerte e si prenotano lotti solo previa cauzione di cinquemila euro. Chi si prenota però può giovarsi di rendering virtuale che di ogni casa, simula in maniera realistica la vista dall’interno e altre cosucce di sicura esclusività. La riffa, con questi “folli numeri” tra i megaricchi, lassù in alto,  non ha nessun ritegno, tanto che di quello che succede molti piani più sotto, e cioè la crisi mondiale ed europea, credo non freghi minimamente a nessuno.

Viene ovvio chiedersi se in periodi come questo esista un’etica dell’investitore immobiliare, ma visto il “fremito delirante” che pervade gli occhi degli assolutamente insospettabili partecipanti alla “riffa”, soprattutto italiani,  disposti a spendere qualunque cifra per assicurarsi una “postazione esclusiva tra le nuvole”, mi sa che la risposta viene ovvia. E’ anche logico chiedersi se un acquirente di un attico alla Torre Solaria, dopo aver speso per un triplex oltre 10 milioni di euro, si renda conto che siamo creature mortali.

Ed intanto il mercato immobiliare milanese langue, langue sempre di più, nonostante sia trascorso un anno, il 2011, all’insegna di una fragile stabilità . Se i prezzi tengono a Milano, non si può immaginare ancora per quanto, vi è una forte tendenza al ribasso nell’hinterland ed in tutta Italia. Diverso è il caso degli immobili terziari (uffici), dove il mercato è in “crollo verticale” verso il basso, e tantissimi sono gli immobili in affitto nuovi, ormai da anni non collocati.

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Stratford 012


Il Parco Olimpico, per Londra 2012,  è stato costruito su un’area enorme di oltre cento ettari a Stratford, una zona industriale degradata alla periferia est di Londra.

La riqualificazione urbana, secondo i concetti dell’urbanistica sostenibile, della riduzione di consumo di suolo, sono stati il motore per tutti i progetti realizzati. Una riqualificazione che adotta  alcune delle “invenzioni” sul futuro delle città inglesi proposte dalla “Urban Task Force”, diretta da Richard Rogers: la concentrazione dello sviluppo edilizio su suoli ex-industriali invece che su suoli agricoli, l’uso massimo possibile del trasporto pubblico, la riduzione del consumo di suolo e la mescolanza (Megamix) di funzioni residenziali, commerciali e terziarie.

A pochissime settimane dall’accensione del “fuoco olimpico” a Londra è quindi tutto pronto. Le  attrezzature dei Giochi Olimpici : Stadio, Velodromo, Centro Acquatico, Villaggio, infrastrutture per i servizi energetici, ecc.. E poi, un grande parco, sculture, diverse opere di arredo urbano, che migliorano le infrastrutture di trasporto. Particolare il  Villaggio olimpico che, a Giochi terminati, è destinato a diventare un quartiere residenziale / terziario, realizzato con il coinvolgimento di partner pubblici e privati, adatto a generare, in loco, nuovi posti di lavoro.

Nel Parco Olimpico sono stati poi progettati sistemi ecologici, dei  percorsi verdi che “penetrano” nel tessuto urbano dei quartieri circostanti (Hackney, Fish island, Leyton, Stratford, ecc.) e rendono l’area ex industriale, rigenerata, , più “vicina” al centro di Londra.  Al Parco si può accedere con il trasporto pubblico e con percorsi ciclopedonali. Insomma, un magnifico giardino che sarà una risorsa aggiuntiva per Londra.

Cinque principi basilari per l’attuazione della  sostenibilità per i Giochi di Londra 2012 : 1) contenere il cambiamento climatico, 2) riciclaggio spinto dei rifiuti, 3) aumentare la biodiversità dell’area, 4) particolare attenzione per salute, 5) inclusione sociale, soprattutto delle categorie deboli (giovani ed anziani in primis).

È stata anche creata ad hoc un’apposita società di scopo, l’Olimpic Park Legacy Company (OPLC – http://www.londonlegacy.co.uk/), che si occuperà di amministrare e gestire l’area per circa 30 anni una volta terminati i Giochi. I risultati di questa impostazione sembrano essere soddisfacenti non solo sotto il profilo ambientale ed ecologico, ma anche da quello economico, dato che nel business plan, i Giochi londinesi costeranno quasi la metà di quelli di Pechino 2008.

Tutte le strutture architettoniche e le infrastrutture realizzate per le Olimpiadi 2012, sono state sottoposte ad una preliminare valutazione prestazionale, svolta sulla base dei cinque principi di sostenibilità stabiliti e degli indicatori del Building Research Establishment Environmental Assessment Methodology (BREEAM – http://www.breeam.org/). Le procedure di certificazione energetica ed ambientale del Regno Unito sono molto restrittive in termini di sostenibilità e di approvvigionamento energetico e prevedono misure per la riduzione dell’impronta ecologica per tutto il ciclo di vita del progetto. Per compensare in parte il fabbisogno energetico  degli apparati olimpici  è stata appositamente realizzata a Eton Manor, a nord dell’area dei giochi, una turbina eolica, che, secondo la ODA (http://www.london2012.com/about-us/the-people-delivering-the-games/oda/) “produrrà l’energia equivalente al fabbisogno medio annuo di 1.200 famiglie”. La ODA ha inoltre sviluppato strategie per la riduzione dell’uso dell’acqua e la produzione di rifiuti.

Un altro aspetto molto importante, riguarda il ri-utilizzo dei materiali derivanti dalle demolizioni che hanno preceduto la realizzazione del Parco Olimpico e quelle che seguiranno dopo la conclusione. Diverse di queste ultime sono infatti attrezzature provvisorie che ospiteranno i Giochi 2012 e che dopo la conclusione dell’evento saranno smantellate e riutilizzate. E’ stato poi calcolato che oltre il 90% delle macerie derivate dalle demolizioni siano state recuperate e ri-utilzzate per costruire le nuove strutture.

L’impatto ambientale di Londra 2012, non riguarderà soltanto le strutture sportive e le realizzazioni urbanistiche ma anche lo svolgimento degli stessi “eventi” giochi olimpici. Sarà quindi adottata la metodologia di monitoraggio del footprint (Impronta ecologica di Mathis Wackernagel). Il comitato organizzatore, sostiene così di aver già evitato l’emissione in atmosfera di oltre 100mila tonnellate di anidride carbonica e ha inoltre messo in atto un programma di approvvigionamento sostenibile anche da parte delle ditte fornitrici dei prodotti, dal cibo alle attrezzature sportive.

Un altro aspetto importante preso in considerazione riguarda la mobilità elettrica al servizio delle Olimpiadi 2012 e della città di Londra. In tal senso è stato individuato un partner strategico  importante, la GE Energy Industrial Solutions che installerà 120 stazioni di ricarica per auto elettriche e che fornirà anche duecento vetture elettriche per gli spostamenti di atleti e dirigenti durante i Giochi. Al termine della manifestazione olimpica le stazioni di ricarica resteranno in eredità alla città e potranno essere utilizzate dagli automobilisti inglesi entrando a far parte della rete Source London, la più grande del Regno Unito e che nel 2013 conterà oltre 1.300 stazioni. Durante le Olimpiadi le stazioni di ricarica saranno invece utilizzate da appositi veicoli elettrici (BMW e Mini).

http://www.london2012.com/

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On golden lake


Lago di Ledro 

Bezzecca

Bezzecca – Museo Garibaldino

Chiesetta di Santa Lucia

Per definire un corretto equilibrio tra Natura ed Architettura, fatto che concorre a “strutturare” il significato del termine Paesaggio in ogni sua accezione, occorre innanzitutto avere dei parametri di riferimento. Ecco la Valle di Ledro (Trentino), per molti aspetti, racchiude ancora, nonostante l’esasperata antropizzazione di alcune zone, dovuta soprattutto al turismo ed al deleterio fenomeno (tipicamente italiano) delle “seconde case”, questo parametro, questa potenzialità, che spesso viene confusa con il termine bellezza. L’intero territorio ledrense è attualmente ripartito in sei Comuni : Tiarno di Sopra, Tiarno di Sotto, Bezzecca, Concei (Locca – Enguiso – Lenzumo), di Pieve (Pieve e Mezzolago), di Molina (Molina, Legos, Barcesino, Prè e Biacesa), in tutto, in valle si contano poco più di 5.000 abitanti. La Comunità di Valle, da pochi anni costituita, risulta molto attiva anche nella gestione del territorio e nella definizione futura degli assetti paesaggistici, soprattutto in funzione della prioritaria industria turistica .Dal giugno 2015 è stata dichiarata dall’UNESCO : “Riserva mondiale della biosfera”.

http://www.dolomitiunesco.info/alpi-ledrensi-e-judicaria-riserva-mondiale-della-biosfera/

Un’altitudine del fondovalle tra i 650 ed i 700 metri, un clima ottimo, soprattutto nei mesi estivi, mitigato, anche in inverno, dall’azione del vicino lago di Garda, hanno consentito lo sviluppo di una fiorente attività turistica, incentrata su un’accoglienza che non ha pari, soprattutto nelle disponibilità paesaggistiche.

La valle, presenta una lunga storia di occupazione umana del territorio, infatti si contano tracce nel bellissimo museo di Molina di Ledro, databili oltre due millenni prima della nascita di Cristo : Liguri, Nordalpini (palafitticoli) e, più tardi (200 a.C), i Galli, gli Euganei, ed i Veneti. Furono poi i Romani (15 a.C. – 476 d.C.) a dare una prima organizzazione alle popolazioni ledrensi. Significativa anche la lunga dominazione Austriaca, che ha caratterizzato tutto il Trentino, spezzata dai Garibaldini con la “epica” Battaglia di Bezzecca del 1866. In tal senso, come spesso avviene, la storia della “costruzione” del Paesaggio, coincide con  diversi modelli di organizzazione sociale delle comunità presenti sul territorio, e dalla loro capacità di utilizzare “bene” gli elementi presenti nelle vicinanza. Infatti in Valle di Ledro, la presenza di un lago e di numerosi corsi d’acqua, consentì di avere, sin dall’alba dei tempi una notevole disponibilità di questo importante liquido per la vita umana. Infatti l’interazione tra abbondanza d’acqua e opera umana (d’ingegno) ha connotato il paesaggio di questa valle meravigliosa. Semplifica Fernand Braudel: “Un po’ d’acqua e tutto all’interno dei continenti si anima” (La struttura del quotidiano – Einaudi – 1979), ed infatti qui a Ledro, la regimentazione del lago, ottenuta mediante una galleria discendente verso il Lago di Garda, consente di produrre energia elettrica in maniera intelligente ed ecologica. Un Paesaggio, quello della valle di Ledro, diviso tra la pastorizia (capre, pecore e mucche), i lavori di campagna (coltivazione delle patate e del grano saraceno),  l’economia del bosco (legna da ardere e legname per le costruzioni), che ha però avuto nell’efficienza delle vie di comunicazione la sua sublimazione imprenditoriale e commerciale prettamente turistica, che qui in valle, ha significato creare relazioni stabili con Riva del Garda (sull’omonimo Lago) e con Storo (nelle Giudicarie). Vie che nel caso della strada del Ponale, hanno rappresentato delle vere e proprie sfide ingegneristiche e paesaggistiche. Infatti, percorrere ancora oggi, in una bella giornata,  questa importante arteria, ora destinata esclusivamente ai ciclisti ed ai pedoni, rappresenta forse una delle più belle esperienze paesaggistiche di tutta Italia. L’attività, sia della Provincia Autonoma di Trento, che della comunità montana, ha consentito, negli ultimi decenni di intraprendere delle attività di recupero del Paesaggio, colte intelligenti e sostenibili : valga per tutte la bonifica del Biotopo di Ampola, una volta discarica di rifiuti, e  la sistemazione dei percorsi paesaggistici ciclo pedonali attorno al Lago di Ledro.  Anche l’inserimento di nuove architetture contemporanee (Pensione Elda a Concei, Centro Culturale Giovanile a Bezzecca), non è avvenuto in maniera “becera”, rifacendosi banalmente al passato, ma anzi, sublimandolo con citazioni colte e minimaliste. Quì in valle l’architettura ed il territorio, hanno saputo adattarsi e modificarsi alle esigenze di ogni epoca,  avendo come perno una visione attenta e colta delle finalità paesaggistiche. Invece il Paesaggio italiano ha subito (e continua a subire) un degrado senza precedenti, tanto che la bellezza della sua scena è molto compromessa, ecco una visita in valle di Ledro, consente ancora di percepire la possibilità di porre un argine a questo scempio, che passa sotto gli occhi di tutti, e forse addirittura consente di ipotizzare un programma per un possibile restauro.

Lago di Ampola

Ampola – Percorso didattico Biotopo

Tiarno di Sotto – Campanile

Lago di Ledro

Chiesa di Pieve di Ledro

Lago di Ledro

Lago di Ledro – Belvedere

Lago di Ledro – Mezzolago

Lago di Ledro – Besta Beach

Molina di Ledro – Museo palafitticolo – 1972

Museo palafitticolo

Museo palafitticolo

Val di Concei

Pensione Elda – Concei – progetto : arch. Lara Zoccatelli Riva del Garda – TN

Lago di Ledro – Imbarcadero

Spiaggia di Besta a Molina di Ledro

Val di Concei – Fienili storici

Val di Concei

Lago di Ledro – Scorcio

Lago di Ledro – On golden lake

http://www.vallediledro.com/lang/IT/homepage

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