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Builders of the future

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Architettura

Megamix


Un Megamix funzionale ed architettonico, si sta lentamente concretizzando a Milanofiori, nel comune di Assago (zona sud di Milano). Al centro direzionale, costruito negli anni “ottanta”, a firma del solito Renzo Piano (World Trade Center e Mediolanum Forum), si sta aggiungendo, da alcuni anni, una “addizione erculea” che raccoglie alcune delle firme emergenti dell’architettura italiana : EEA Erick van Egeraat associated architects (Rotterdam), ABDA, 5 + 1 Architetti Associati, Park Associati, CZA Cino Zucchi Associati, ecc.. Quì si stanno edificando da anni, centri commerciali, cinema, negozi, uffici, residenze, ecc..Il risultato è un insieme al contempo accattivante e contraddittorio, ricco di spunti che richiamano ad una spazialità europea, poco italiana. Ad esempio la netta separazione dei traffici automobilistici da quelli pedonali. Il risultato è che gli edifici di terziario, la maggior parte da affittare, risultano ormai da anni in gran parte sfitti, mentre le residenze, quasi completamente invendute. Ricordo che anche Milanofiori sud (conseguente ai progetti di Renzo Piano) ebbe difficoltà ad essere collocata, ma poi la città, in trasformazione da produttiva a terziaria, si “inghiotti'” il tutto, nonostante l’assenza di un trasporto pubblico efficiente come la metropolitana. Ma ora questa infrastruttura c’è, ed in pochi minuti si raggiunge il centro di Milano. Sta di fatto che all’osservatore attento, che si aggira nel “paesaggio urbano” di Milanofiori Nord, molti degli edifici appaiono quasi abbandonati, tristemente occupati solamente in alcuni punti. Eppure tutto è tenuto perfetto, curato; e poi, anche quì a Milanofiori, si continua a costruire, imperterriti, come se nulla fosse. Probabilmente la crisi mondiale, che stiamo attraversando, di certo non aiuta,  tutta l’area metropolitana milanese (come del resto tutto il Paese) si sta “caricando come una molla” di edifici sfitti e/o invenduti, uffici, residenze, capannoni. Mentre gli investimenti nel settore edile continuano a diminuire e le imprese che chiudono definitivamente ormai sono la norma. Presto il giocattolo è probabile che si rompa. Tra l’autunno e l’inizio dell’anno prossimo, mi sa che avremo l’ardua sentenza. Non c’è Megamix che tenga !

http://www.milanofiorinord.it/home.php?lingua=1

E’ questa la vita che sognavo da bambino,è questa la vita che sognavo da bambino
E’ questa la vita che sognavo da bambino,un po’ di apocalisse e un po’ di topolino
E’ questa la vita che sognavo da bambino,è questa la vita che sognavo da bambino
E’ questa la vita che sognavo da bambino,un po’ di Hello Kitty e un po’ di Tarantino

Hai le costole e in mezzo alle costole che cosa c’è
Hai le vene e dentro alle vene che cosa c’è
Hai le vertebre e dentro alle vertebre che cosa c’è
Hai i polmoni e dentro ai polmoni che cosa c’è
Megamegamix Megamix la x e la y la y e la x
Megamegamix Megamix la x e la y la y e la x

Datemi una notte inventerò una lampadina
Datemi una stella e io mi stendo sulla schiena
Dammi un foglio bianco e ne faccio un pezzo nuovo
Datemi un maestro e diventerò un allievo
Datemi un martello apparirà di certo un chiodo
Datemi un motivo e io troverò un modo
Datemi un pennello e prima o poi nascerà un quadro
Datemi una serratura apparirà un ladro
Togli l’equilibrio e cercherò di equilibrarmi
Cambiami lo spazio e troverò come adattarmi
Datemi la sete andrò a cercare una sorgente
Datemi una curva partirò per la tangente
Dammi gli elementi e ci ricavo una sequenza
Trasformiamo in un bel posto questa stanza
Trasformiamo in un bel posto questa stanza
Trasformiamo in un bel posto questa stanza

Hai le costole e in mezzo alle costole che cosa c’è
Hai le vene e dentro alle vene che cosa c’è
Hai le vertebre e dentro alle vertebre che cosa c’è
Hai i polmoni e dentro ai polmoni che c’è
Hai le nuvole sotto alle nuvole che cosa c’è
Hai le scatole e dentro alle scatole che cosa c’è
Hai le regole e oltre alle regole che cosa c’è
Hai dei limiti e oltre ai miei limiti che cosa c’è

Che quello che sta sopra è uguale a quello che è sotto
E’ diventato un cigno l’anatroccolo brutto
Megamegamix Megamix la X e la Y la Y e la X
Megamegamix Megamix la X e la Y la Y e la X

Mi hai fatto uscir di senno adesso sono sano
Vedo tutte le cose così come sono
Mi hai fatto uscir di senno adesso sono sano
Vedo tutte le cose così come sono
Alzati pinocchio ti han rubato tutto quanto
Ora si che l’avventura inizia ad esser grande
Alzati Mosè rimetti i sandali ai tuoi piedi
Scendi giù ed anticipa e poi fatti le domande
Venga capitano c’è qualcosa all’orizzonte
Potrebbe essere terra ma non c’è qui sulle carte
Forse ci sarà brava gente che sa stare al mondo
Senza qualche colpa da espiare

E’ questa la vita che sognavo da bambino, è questa la vita che sognavo da bambino
E’ questa la vita che sognavo da bambino,un po’ di apocalisse e un po’ di topolino
E’ questa la vita che sognavo da bambino, è questa la vita che sognavo da bambino
E’ questa la vita che sognavo da bambino, un po’ di Hello Kitty e un po’ di Tarantino.

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Due vertical limit


Le tre immagini sottostanti sono tratte da miss-design.com

Un parco in verticale. Una piazza su più piani orizzontali. Questo è lo “square” che viene ritagliato tra il 1998 ed il 2002, nel quartiere di Oerlikon a Zurigo, progetto di Burckhardt e Raderschall, vinto a seguito di concorso internazionale. Un sistema di scale e di piani orizzontali, attrezzato quasi per ricostruire idealmente un edificio. Un’opera di paesaggio, l’MFO Park, che negli anni 2003 e 2004 vince anche due ambiti premi europei di landscape.  Una sorpresa per il visitatore, che rimane sbigottito, quasi gli avessero fatto un’imboscata. Stazionare su piani grigliati tipo Orsogril a più di 20 metri ed osservare il paesaggio dell’intorno e chi passeggia sotto è una gran libidine, che invoglia molti a frequentare questo giardino verticale insolito. A sorprendere è anche la pavimentazione della quota zero, realizzata in alcuni punti con cristalli rotti di vario colore. Pesante e continua l’attività dei giardinieri per conservare gli apparati vegetali (rose rampicanti, glicini, ecc.) entro confini rigorosamente prestabiliti, anche qui un bell’omaggio alla tradizione della giardineria europea.

Architettura : Studio Burckhardt & Partners http://www.burckhardtpartner.ch/en/projekte/projektliste/mfo/ancProject_photos?idx=2&cat=freizeit

Landspape : Studio Raderschall – http://www.raderschall.ch/

Il Bosco Verticale, stà sorgendo a Milano, nel quartiere Isola, composto da due torri residenziali di 76 e 110 metri, viene realizzato all’interno del progetto Porta Nuova. Costo al metro quadrato degli appartamenti tra i 10.000 ed i 12.000 euro (si vocifera). Il Bosco Vericale, progetto dello Studio Stefano Boeri  Architetti, ospiterà  quasi 1000 alberi  oltre a numerosi arbusti e piante da fiore. In termini di quantità di vegetali  il Bosco Verticale di Milano è l’equivalente  di  una superficie verde di circa 10.000 mq.. Il Bosco Verticale è anche un sistema che ottimizza, recupera e produce energia. Le piante che saranno insediate aiutano a costruire un microclima locale atto a filtrare le polveri sottili dell’ambiente urbane. Le piante producono umidità, ed assorbono CO2, producono ossigeno, proteggono dall’irraggiamento e dalla rumorosità ambientale, migliorando il comfort dell’abitare ed anche risparmiando energia. L’irrigazione delle piante avverrà per larga parte attraverso un impianto centralizzato di depurazione delle acque grigie.  La gestione delle “facciate verdi” avverrà mediate apposita società condominiale.

Stefano Boeri Architetti  : http://www.stefanoboeriarchitetti.net/?p=4600

Un unico grosso problema per ambedue i progetti, la caduta autunnale delle foglie. Un vero “dramma” a Zurigo, con foglie secche sparse un po’ ovunque, probabilmente un “disastro” a Milano, data l’altezza degli edifici ! Avremo foglie del Bosco Verticale, quando tira il vento di Favonio (o Fohn), anche a Corsico.

 

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Da Zara a Bignami


Per i primi di giugno 2012, sarà aperta, in occasione del VII incontro Mondiale delle Famiglie, che si terrà a Milano con presenza del Papa Benedetto XVI, un primo tratto della linea metropolitana M5, già definita linea “Lilla”. Seppur ancora non completate totalmente le stazioni, viene naturale fare alcune considerazioni in merito agli apparati emergenti dal suolo di questa importante infrastruttura : scale, ascensori, ventilazioni, ecc.. Innanzitutto, si è persa l’ennesima occasione per “costruire” un sistema di elementi in grado di definire il paesaggio urbano, gli elementi per caratteristiche compositive e fattura, non contribuiscono a fare arredo urbano, anzi sembrano totalmente avulsi. Senza essere high-tech e quindi magari puntare su un linguaggio di contrasti. La finitura pauperistica di scale, ed apparati di ventilazione, non denuncia l’importante infrastruttura sottostante, nè riesce a sublimarsi fino ad essere veramente brutalista da costituire un linguaggio trasgressivo ed innovativo. La leziosità impera. Il colorino lilla, definito a tavolino quale identificativo della nuova infrastruttura, non aiuta, anzi l’abbinamento con un colore verde crea un evidente imbarazzo cromatico. Il design delle coperture delle scale mobili è banale, quasi brutto, così come la definizione di griglie e di elementi di chiusura. Addirittura comiche le scale “gobbe”, che in prossimità dell’area di periodica esondazione del fiume Seveso (evento mai risolto e forse irrisolvibile), hanno all’inizio, una risalita per proteggere l’eventuale ingresso dell’acqua. Si sale per poi scendere un controsenso in termini che palesa l’incapacità del Comune di Milano di risolvere un problema, l’allagamento di una vasta zona di Milano, che ormai si verifica periodicamente. La grafica poi appare incerta ed approssimativa, quasi fanciullesca. Certo viene da rimpiangere la capacità progettuale, attuata dalla Metropolitana Milanese, per la Linea MM1 (Rossa), negli anni Sessanta, che vide coinvolti nella definizione degli apparati emergenti e delle stazioni lo studio Albini, Helg, Piva, mentre per la grafica, il “geniaccio” Bob Noorda. Lì fu veramente attuata una proposta minimalista e suggestiva di design e di arredo urbano, teso a definire anche all’esterno un paesaggio urbano essenziale, che per anni ha costituito un riferimento a livello internazionale.

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Area dismessa


Duisburg Nord

In Italia, si contavano, sino ad alcuni decenni fa, circa 6,4 milioni di metri quadrati di aree industriali dimesse. La questione sul come intervenire in queste “aree della dismissione” ha attraversato diversi periodi, dagli anni Ottanta ad oggi. Dall’iniziale presa di coscienza, da parte delle istituzioni pubbliche della complessità del fenomeno economico, urbanistico, sociale, a quella intermedia degli anni Novanta, nella quale queste aree vengono considerate un’opportunità storica per intervenire su parti di città o su intere aree urbane degradate e congestionate attraverso progetti e programmi di recupero finalizzati. Spesso delle vere e proprie operazioni economico/immobiliari. Fino alla fase più recente, quella del terzo millennio, in cui vengono valutati gli interventi di recupero realizzati o quasi terminati, rendendosi conto che spesso (Bicocca a Milano, Lingotto a Torino, ecc.) gli interventi hanno rappresentato delle vere e proprie operazioni speculative, in cui le aspettative iniziali delle istituzioni pubbliche, hanno dovuto soccombere alla logica del “volume ad ogni costo” e dell’insediamento di funzioni spesso inutili. Quasi sempre la memoria produttiva di quei luoghi è andata definitivamente dissipata e distrutta, affidandosi a logiche immobiliaristiche che, sia per tempistica, che per funzioni (residenza, commercio, terziario), non hanno saputo rispondere ad un mercato sempre più “fluido” e ricco di aspettative sempre nuove, incapace di essere governato dalle categorie progettuali canoniche.

Ma in Europa e soprattutto in Germania, ma anche in Svizzera, la strategia per la riqualificazione di queste aree è molto diversa. Si punta di più su un mega-mix funzionale, con epicentro il verde e gli edifici “rugginosi” esistenti (un po “dirocchenti” e messi in sicurezza), teso ad indurre anche un’attrattività turistica e culturale. Le funzioni canoniche (residenza, terziario, commercio, ecc.), spesso servono semplicemente da corollario. Si guarda soprattutto alla tempistica: la riqualificazione di queste aree è “spalmata” in un arco di tempo molto lungo 40/50 anni, onde “decantare” gli interventi e l’insediamento di funzioni, condividendo il tutto con i Cittadini, con gli utenti. Ciò consente anche di attuare un quadro economico più sostenibile, in cui può facilmente inserirsi, quale parte attiva nelle scelte condivise, anche la pubblica amministrazione.

Quì sotto alcune immagini tratte dal sito ruhr-tourismus

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Birrificio termale


All’uscita dell’autostrada Zurich-sud 32, lungo la Sihlpromenade, il vecchio birrificio Hürlimann è stato trasformato in maniera sapiente e colta, in un mix funzionale (ristoranti, uffici, sedi di multinazionali, negozi, ecc.) accattivante ed intelligente, che coniuga il paesaggio urbano del passato, con quello del futuro. Epicentro è  il Thermalbad & SPA di Zurich (http://www.thermalbad-zuerich.ch/), progettato dallo studio d’architettura Althammer Hochuli (http://www.althammer-hochuli.ch/ ), che  rappresenta un “esempio perfetto” di riuso. Infatti, qui si è attuata una trasformazione di un edificio produttivo storico, in una “luogo” di  incredibile successo.  Quella che era la sede di una vecchia fabbrica di birra è diventata una suggestiva SPA con affiancato un Hotel elegante. Vengono qui profuse, tra le strutture antiche, le doti della fonte di “Acqui”, già conosciuta in epoca romana. Un luogo intelligente, dal cui tetto, immersi nelle acque calde e terapeutiche, si può apprezzare il panorama dall’alto della città di Zurigo. Completano il tutto materiali naturali, un’illuminazione molto attenta e l’utilizzo di colori caldi alternati a quelli freddi. Costo per una giornata alle terme 25/35 euro. Tutto il complesso ex Hürlimann è diventato un luogo suggestivo e molto apprezzato (assolutamente da visitare se andate a Zurigo), molto frequentato dagli zurighesi di qualunque età. A volte il genius loci di un posto, seppur profondamente trasformato, può continuare ad offrire quella “centralità produttiva” che molto spesso qui da noi in Italia non sappiamo realizzare, incardinati come siamo (sia come progettisti, che come immobiliaristi e soprattutto come amministrazione pubblica) alle categorie funzionali storiche : residenza, terziario, produttivo; ormai ampiamente superate.

Le immagini soprastanti sono tratte dal sito : http://www.thermalbad-zuerich.ch/
 

Sihlpromenade
 

Dall’alto
 

Arredo urbano
 

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Prime Tower


La più alta costruzione della Svizzera è la “Prime Tower”(Maag-Tower). Un edificio di 126 metri di altezza per 36 piani, situato vicino alla stazione ferroviaria Hardbrucke di Zurigo. Il progetto lo si deve al duo zurighese di architetti Gigon & Guyer. L’edificio, costato 380 milioni di franchi è stato realizzato in 18 mesi. Al trentacinquesimo piano, con vista panoramica sulla città, un prestigioso ristorante, dal nome emblematico “Nuvole”.

L’intervento ha anche interessato la sistemazione di tutto l’intorno del lotto, una ex area dismessa. Sono quindi stati realizzati i seguenti edifici : Il “diagonal” che è stato restaurato e comprende al piano terra un ristorante, mentre al primo piano, al secondo ed al quarto piano, due gallerie internazionali; il “cubus” che  contiene spazi per piccoli uffici e gli archivi,  con in aggiunta, un centro di formazione, una nursery e un negozio di alimentari; la “piattaforma Business Building”, con la sua hall spaziosa, è la nuova sede del Revisore dei conti di Zurigo e della società di consulenza Ernst & Young. Inoltre, ospita un negozio per fotocopie e stampe ed un ristorante. Al centro del complesso, una piccola piazza verde, con una fontana di quelle radenti la pavimentazione, con getti d’acqua a sorpresa.

Il complesso, vicino anche al quartiere “Puls 5”, ed al negozio dei Fratelli “Freitag”, risulta accattivante e molto interessante, gli edifici più bassi, infatti dialogano con la torre, la quale “twitta” con la città, anche grazie al gioco di finestre che si aprono a pantografo. Una torre non banale e per nulla scontata, ennesima “architettura” intelligente degli architetti zurighesi Gigon & Guyer. La “Prime Tower”, con le sue facciate vetrate, è il simbolo più evidente della trasformazione della città di Zurigo e gode della certificazione Minergie (ZH-5000), inoltre la torre è stata costruita secondo le direttive del LEED (Leadership in Energy and Environmental Design), un sistema internazionale che classifica la compatibilità ambientale degli edifici. Ovviamente la torre, non ha parcheggi, secondo la migliore tradizione dei grattacieli europei, ma ha un grande deposito di biciclette. Quindi non a caso la “Prime Tower” è un osservatorio sul paesaggio urbano di Zurigo, una delle città con la più alta qualità di vita al mondo.

 

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Eutanasia di una Città Giardino


Nascere in una città giardino, nascere e vivere per una parte della mia vita a Milanino, come mi è capitato, è dal punto di vista didattico, un’esperienza incommensurabile. Il paesaggio e la sua cura, ti entra dentro, ti segna per sempre, e fa parte indissolubile del tuo codice genetico. I coni ottici di parterre erbosi infiniti su cui giocare, costituiscono qualcosa di indimenticabile. Scorrazzare in bicicletta, per vie alberate con nomi di alberi e fiori, in cui la mobilità automobilistica è ridotta, una vera e propria lezione di vita. In via dei Tigli, si può apprezzare, quando è la stagione il profumo mieloso dei fiori del tiglio; in via degli Ippocastani, rimirare a primavera la copiosa fioritura bianca degli ippocastani. In estate i villini esondano di colori e le alberature delle vie, consentono passeggiate nella frescura anche nelle ore più calde. Ovunque, soprattutto al sorgere ed al tramonto, un cinguettio si diffonde in tutte le direzioni dagli alberi. E dietro al Milanino, la cascina, dove una volta si andava a prendere il latte e la verdura, “mangiandosi” quel paesaggio delizioso. Quindi se il paesaggio è intelligente, sia esso urbano o agricolo, può essere una fonte didattica indispensabile, che segna la storia della vita degli uomini.  Ritornare a fare “paesaggi intelligenti” questa dovrebbe essere la missione che ci compete: ed invece……….

Il piano urbanistico di Milanino, concepito, dalla borghesia milanese quale “città ideale” per vivere, nei primi anni del Novecento, venne iniziato a costruire nel 1909 (il progetto è del 1907). L’impianto urbanistico sostanzialmente fu pensato strutturato su due assi principali, e da una serie di vie minori (su cui si affacciano i lotti edificabili), dall’andamento sinuoso. I due assi “portanti” sono: un grande viale alberato che taglia la città, viale Buffoli, sistemato a giardino; ed un’altro, più urbano, al cui lato scorre la linea tramviaria per Milano, viale Cooperazione. Rigorose norme edilizie definiscono la decorazione delle fronti, l’altezza delle case, le recinzioni. Innovativi per l’Italia, sono i progetti e la realizzazione degli impianti stradali di fognatura, dell’acqua potabile, dell’illuminazione. Agli inizi del Novecento, si stava sviluppando il movimento anglosassone delle “garden cities” , e Milanino fu costruita prendendo a modello le nuove cittadine inglesi di Hampstead, Letchworth, ecc..

Viene costituita la Cooperativa inquilini che presto conta migliaia di soci. Nel 1913 le costruzioni di villini, ed edifici di servizio, sono oltre cento. Viene creato un centro di servizi, lungo viale Cooperazione, con un importante spaccio, un edificio pluripiano lungo ed imponente. Con la guerra e la Prima Guerra Mondiale (1915/18) il  progetto ambizioso di Milanino entra in una crisi profonda. Alla fine della seconda guerra mondiale (1945) Milanino, in completa stasi, è edificata per circa la metà. I regolamenti edilizi mutano e la speculazione edilizia  accelera l’aggressione alla città giardino. Alcuni importanti edifici vengono profondamente trasformati, altri abbattuti, per far posto a più consistenti volumetrie, soprattutto a partire dagli anni sessanta/settanta. Una petizione popolare con una precisa richiesta alla Regione Lombardia perché disponga sull’intero villaggio il vincolo ambientale previsto  dalla legge 1497/39, viene consegnata negli anni ottanta . Nel 1984,  l’assessore regionale al Coordinamento  per il territorio e l’urbanistica, appone  il vincolo. Milanino ottiene così il riconoscimento del suo valore culturale, sociale,  architettonico e urbanistico. Dal 9 giugno 1997 la Regione Lombardia ha attribuito al Comune di Cusano Milanino la subdelega per l’applicazione del vincolo. Nel 2010 la Giunta Regionale con la pubblicazione della deliberazione 10 febbraio 2010, relativa ai Comuni di Cinisello Balsamo e Cusano Milanino, rende operativa la dichiarazione di notevole interesse pubblico del Sobborgo giardino di Milanino e del quartiere Regina Elena (articolo 136, lettere c e d, decreto legislativo n. 42/2004).

Oggi per Milanino, si sta attuando una nuova aggressione sistematica alla sua integrità, tutelata per Legge. Una vera e propria “cementificazione” puntiforme e diffusa. Secondo l’attuale PGT (Piano di Governo del Territorio) adottato dall’infelice Giunta Comunale lo scorso 5 dicembre 2011, chi abita nel quartiere del Milanino potrà aggiungere volume. Infatti si passa da un indice di 0,65 metro cubo/metro quadrato a 1,05 mc/mq. Significa, in parole più semplici, che prima per un metro quadro di casa si sarebbe potuto aggiungere 0,65 metri cubi, oggi 1,05. Un “regalia” , che si applica nell’area del Quartiere dei primi del Novecento, che ricade sotto un vincolo regionale di interesse storico-paesaggistico.

Nel PGT l’indice viene riportato come 0,35 mq/mq, ovvero si presenta solo sotto forma di estensione in superficie, che però moltiplicata per 3,00 metri di altezza virtuale, porta ad un incremento volumetrico di 1,05 mc/mq.

Poi sempre nel PGT di Cusano Milanino, con l’inserimento del piano per l’area ex Pirelli, si ratifica una distruzione sistematica di una memoria storica produttiva, che è parte integrante della Città Giardino. I bellissimi capannoni, verranno rasi al suolo, per fare spazio alle solite abitazioni ed a spazi commerciali. Insomma ”volume senza senso”, probabilmente invendibile, avulso dalla “memoria” della Città Giardino. Mentre tutto potrebbe essere facilmente recuperato, insediando lì funzioni “intelligenti” e nuove.

Sempre come “aggressione” alla Città Giardino, che necessita di “fasce di rispetto e di tutela”, le aree del Parco agricolo del Grugnotorto (P.L.I.S. – Parco Locale di Interesse Sovracomunale) subiscono nel PGT di Cusano Milanino una loro “perdita di importanza”. Queste aree rappresentano invece l’ultima risorsa di un territorio dove si è attuata nei decenni scorsi una politica di consumo esasperato di suolo agricolo, che deve essere rallentata ed interrotta con apposite prescrizioni e strumenti urbanistici. Quindi, nel Piano di Governo del Territorio, queste aree dovrebbero essere inserite quali suoli prioritari, che ne assicuri, nel corso del tempo la loro tutela. Invece così non sta avvenendo.

E poi c’è il grande, ed architettonicamente banale, centro residenziale e commerciale “Esselunga” (in corso di costruzione dal 2015), che ha cancellato per sempre l’area industriale ex Gerli, che poteva tranquillamente essere riqualificata inserendovi le stesse funzioni………

Appunto : eutanasia sistematica di una Città Giardino

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Torta “architettonica” di pasta frolla della nonna Italina


La salvaguardia del paesaggio agrario è un tema fondamentale per la nostra sopravvivenza. Solo in questo modo può essere assicurato uno sviluppo sostenibile, coerente, capace di limitare il consumo di territorio e l’uso delle risorse naturali, ma anche di tutelare le produzioni alimentari. Il cibo è una delle massime espressioni del paesaggio agricolo, l’oro dell’Italia. Chi lavora nell’architettura del paesaggio e nell’urbanistica non può slegare la tutela del territorio agricolo da una produzione di qualità, di prodotti enogastronomici, perchè sono due cose indissolubili ed inscindibili.

Mia nonna Italina (la madre di mio padre, chiamata così in onore dell’allora appena nata Nazione italiana), che aveva avuto i natali nel 1899 a Specchio un piccolo paesino agricolo del parmense vicino a Fornovo Val di Taro, quando venne a Milano a lavorare come inserviente in una casa, nel primo decennio del Novecento, condusse con se, pochissime cose. Si portò i vestiti che indossava, un paio di scarpe di scorta, un pezzo di formaggio (molto simile a quello che sarebbe diventato il Parmigiano Reggiano), e la ricetta di una torta, che faceva sua madre nelle grandi occasioni. Per lei, che veniva al nord a lavorare, la ricetta, me lo disse più volte era una cosa preziosa, era espressione della sua storia, della sua famiglia, dei suoi ricordi e soprattutto del paesaggio agricolo dove era nata. Eccovi la ricetta.

–         4 etti di farina tipo 00 (possibilmente biologica)

–         2 etti di burro (di ottima qualità)

–         2 etti di zucchero (bianco)

–         1 uovo intero + 1 tuorlo

–         1 bicchierino di Cognac (di ottima qualità)

–         1 pizzico di sale

–         la buccia grattugiata di un intero limone

Lavorare a mano il composto (costituito dai prodotti sopra elencati) per poco tempo, fino a quando non diviene un impasto compatto. Riporre la “palla del composto” in una terrina coperta con un telo, per alcune ore.

Imburrare una pentola, meglio se di vetro, e cospargere lievemente di farina, riporre l’impasto nella pentola e lavorare con cura. Posizionare con cura la marmellata ed eventuali altre decorazioni. Utilizzare solamente marmellata di ottima qualità. Gusti ideali : albicocca, fragola, lampone.

Cuocere a partire da forno caldo per circa 40 minuti, ad una temperatura di circa 200 gradi.

 

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Le Gole della Breggia


Le Gole della Breggia (tra Chiasso, Balerna, Morbio in Svizzera) sono un paesaggio naturale veramente eccezionale, di grande ed attualissimo interesse per la ricerca e di notevole valore didattico. La prima volta che ci sono stato, più di venti anni fa, in compagnia di un caro amico, Federico, il Parco nemmeno esisteva. Poi ci sono tornato con costanza, più volte, ed ho visto nascere questa meraviglia, che solo chi ha “la testa” in Europa ed uno “sguardo per il futuro”, ha potuto concepire. In Italia ciò sarebbe stato inimmaginabile, perlomeno in quegli anni di inizio millennio (2000).

La bellezza incommensurabile delle gole è stata come ripulita dalle presenze di un’industrializzazione selvaggia, presenze che non sono state cancellate, ma come re-interpretate, per divenire “acceleratori” di qualità, strumenti di “esaltazione” di un luogo ineccepibile e bello sia dal punto di vista geologico, che paesaggistico. Una vera e propria opera di “salvataggio del paesaggio”.

ll percorso parte dal parcheggio del Centro Commerciale di Chiasso, per poi proseguire dal Mulino del Ghitello (Centro visitatori) e costeggiando il fiume Breggia si incontrano successivamente la vecchia cementeria, il ponte di ferro, il complesso del Pastificio (Birreria) e la grande cementeria Saceba (Holcim). La serie di opifici copre un periodo che va dal 1600 a oggi è testimonianza “viva” del lavoro che qui è stato svolto in centinaia di anni.

Oltre la grande cementeria e dopo aver attraversato il fiume, si risale la Val della Magna, lungo il sentiero del Settecento, per raggiungere il colle di San Pietro, sul quale si trovano i resti di un castello medioevale e la Chiesa Rossa. Da questa posizione si gode una bellissimo panoramica paesaggistico del Parco. Il tutto è un sapiente intercalare delle meraviglie paesaggistiche (polle, gole, ecc.)  e geologiche, che il fiume, nel corso dei millenni ha disvelato.

Il recupero, moderno ed attuale della grande cementeria Saceba, sta generando un vero e proprio monumento dell’industria, che diventerà, con la nuova destinazione (museo, accoglienza, congressi, ecc.) un epicentro destinato a “costruire” il futuro paesaggistico di questa parte del parco.

Dato che è un luogo eccellente vicinissimo a Milano, circa 50 chilometri, una visita a questo parco “work in progress”, per ci ha a cuore il paesaggio, è cosa quasi dovuta.

http://www.parcobreggia.ch/

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