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Builders of the future

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Paesaggio

Stratford 012


Il Parco Olimpico, per Londra 2012,  è stato costruito su un’area enorme di oltre cento ettari a Stratford, una zona industriale degradata alla periferia est di Londra.

La riqualificazione urbana, secondo i concetti dell’urbanistica sostenibile, della riduzione di consumo di suolo, sono stati il motore per tutti i progetti realizzati. Una riqualificazione che adotta  alcune delle “invenzioni” sul futuro delle città inglesi proposte dalla “Urban Task Force”, diretta da Richard Rogers: la concentrazione dello sviluppo edilizio su suoli ex-industriali invece che su suoli agricoli, l’uso massimo possibile del trasporto pubblico, la riduzione del consumo di suolo e la mescolanza (Megamix) di funzioni residenziali, commerciali e terziarie.

A pochissime settimane dall’accensione del “fuoco olimpico” a Londra è quindi tutto pronto. Le  attrezzature dei Giochi Olimpici : Stadio, Velodromo, Centro Acquatico, Villaggio, infrastrutture per i servizi energetici, ecc.. E poi, un grande parco, sculture, diverse opere di arredo urbano, che migliorano le infrastrutture di trasporto. Particolare il  Villaggio olimpico che, a Giochi terminati, è destinato a diventare un quartiere residenziale / terziario, realizzato con il coinvolgimento di partner pubblici e privati, adatto a generare, in loco, nuovi posti di lavoro.

Nel Parco Olimpico sono stati poi progettati sistemi ecologici, dei  percorsi verdi che “penetrano” nel tessuto urbano dei quartieri circostanti (Hackney, Fish island, Leyton, Stratford, ecc.) e rendono l’area ex industriale, rigenerata, , più “vicina” al centro di Londra.  Al Parco si può accedere con il trasporto pubblico e con percorsi ciclopedonali. Insomma, un magnifico giardino che sarà una risorsa aggiuntiva per Londra.

Cinque principi basilari per l’attuazione della  sostenibilità per i Giochi di Londra 2012 : 1) contenere il cambiamento climatico, 2) riciclaggio spinto dei rifiuti, 3) aumentare la biodiversità dell’area, 4) particolare attenzione per salute, 5) inclusione sociale, soprattutto delle categorie deboli (giovani ed anziani in primis).

È stata anche creata ad hoc un’apposita società di scopo, l’Olimpic Park Legacy Company (OPLC – http://www.londonlegacy.co.uk/), che si occuperà di amministrare e gestire l’area per circa 30 anni una volta terminati i Giochi. I risultati di questa impostazione sembrano essere soddisfacenti non solo sotto il profilo ambientale ed ecologico, ma anche da quello economico, dato che nel business plan, i Giochi londinesi costeranno quasi la metà di quelli di Pechino 2008.

Tutte le strutture architettoniche e le infrastrutture realizzate per le Olimpiadi 2012, sono state sottoposte ad una preliminare valutazione prestazionale, svolta sulla base dei cinque principi di sostenibilità stabiliti e degli indicatori del Building Research Establishment Environmental Assessment Methodology (BREEAM – http://www.breeam.org/). Le procedure di certificazione energetica ed ambientale del Regno Unito sono molto restrittive in termini di sostenibilità e di approvvigionamento energetico e prevedono misure per la riduzione dell’impronta ecologica per tutto il ciclo di vita del progetto. Per compensare in parte il fabbisogno energetico  degli apparati olimpici  è stata appositamente realizzata a Eton Manor, a nord dell’area dei giochi, una turbina eolica, che, secondo la ODA (http://www.london2012.com/about-us/the-people-delivering-the-games/oda/) “produrrà l’energia equivalente al fabbisogno medio annuo di 1.200 famiglie”. La ODA ha inoltre sviluppato strategie per la riduzione dell’uso dell’acqua e la produzione di rifiuti.

Un altro aspetto molto importante, riguarda il ri-utilizzo dei materiali derivanti dalle demolizioni che hanno preceduto la realizzazione del Parco Olimpico e quelle che seguiranno dopo la conclusione. Diverse di queste ultime sono infatti attrezzature provvisorie che ospiteranno i Giochi 2012 e che dopo la conclusione dell’evento saranno smantellate e riutilizzate. E’ stato poi calcolato che oltre il 90% delle macerie derivate dalle demolizioni siano state recuperate e ri-utilzzate per costruire le nuove strutture.

L’impatto ambientale di Londra 2012, non riguarderà soltanto le strutture sportive e le realizzazioni urbanistiche ma anche lo svolgimento degli stessi “eventi” giochi olimpici. Sarà quindi adottata la metodologia di monitoraggio del footprint (Impronta ecologica di Mathis Wackernagel). Il comitato organizzatore, sostiene così di aver già evitato l’emissione in atmosfera di oltre 100mila tonnellate di anidride carbonica e ha inoltre messo in atto un programma di approvvigionamento sostenibile anche da parte delle ditte fornitrici dei prodotti, dal cibo alle attrezzature sportive.

Un altro aspetto importante preso in considerazione riguarda la mobilità elettrica al servizio delle Olimpiadi 2012 e della città di Londra. In tal senso è stato individuato un partner strategico  importante, la GE Energy Industrial Solutions che installerà 120 stazioni di ricarica per auto elettriche e che fornirà anche duecento vetture elettriche per gli spostamenti di atleti e dirigenti durante i Giochi. Al termine della manifestazione olimpica le stazioni di ricarica resteranno in eredità alla città e potranno essere utilizzate dagli automobilisti inglesi entrando a far parte della rete Source London, la più grande del Regno Unito e che nel 2013 conterà oltre 1.300 stazioni. Durante le Olimpiadi le stazioni di ricarica saranno invece utilizzate da appositi veicoli elettrici (BMW e Mini).

http://www.london2012.com/

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On golden lake


Lago di Ledro 

Bezzecca

Bezzecca – Museo Garibaldino

Chiesetta di Santa Lucia

Per definire un corretto equilibrio tra Natura ed Architettura, fatto che concorre a “strutturare” il significato del termine Paesaggio in ogni sua accezione, occorre innanzitutto avere dei parametri di riferimento. Ecco la Valle di Ledro (Trentino), per molti aspetti, racchiude ancora, nonostante l’esasperata antropizzazione di alcune zone, dovuta soprattutto al turismo ed al deleterio fenomeno (tipicamente italiano) delle “seconde case”, questo parametro, questa potenzialità, che spesso viene confusa con il termine bellezza. L’intero territorio ledrense è attualmente ripartito in sei Comuni : Tiarno di Sopra, Tiarno di Sotto, Bezzecca, Concei (Locca – Enguiso – Lenzumo), di Pieve (Pieve e Mezzolago), di Molina (Molina, Legos, Barcesino, Prè e Biacesa), in tutto, in valle si contano poco più di 5.000 abitanti. La Comunità di Valle, da pochi anni costituita, risulta molto attiva anche nella gestione del territorio e nella definizione futura degli assetti paesaggistici, soprattutto in funzione della prioritaria industria turistica .Dal giugno 2015 è stata dichiarata dall’UNESCO : “Riserva mondiale della biosfera”.

http://www.dolomitiunesco.info/alpi-ledrensi-e-judicaria-riserva-mondiale-della-biosfera/

Un’altitudine del fondovalle tra i 650 ed i 700 metri, un clima ottimo, soprattutto nei mesi estivi, mitigato, anche in inverno, dall’azione del vicino lago di Garda, hanno consentito lo sviluppo di una fiorente attività turistica, incentrata su un’accoglienza che non ha pari, soprattutto nelle disponibilità paesaggistiche.

La valle, presenta una lunga storia di occupazione umana del territorio, infatti si contano tracce nel bellissimo museo di Molina di Ledro, databili oltre due millenni prima della nascita di Cristo : Liguri, Nordalpini (palafitticoli) e, più tardi (200 a.C), i Galli, gli Euganei, ed i Veneti. Furono poi i Romani (15 a.C. – 476 d.C.) a dare una prima organizzazione alle popolazioni ledrensi. Significativa anche la lunga dominazione Austriaca, che ha caratterizzato tutto il Trentino, spezzata dai Garibaldini con la “epica” Battaglia di Bezzecca del 1866. In tal senso, come spesso avviene, la storia della “costruzione” del Paesaggio, coincide con  diversi modelli di organizzazione sociale delle comunità presenti sul territorio, e dalla loro capacità di utilizzare “bene” gli elementi presenti nelle vicinanza. Infatti in Valle di Ledro, la presenza di un lago e di numerosi corsi d’acqua, consentì di avere, sin dall’alba dei tempi una notevole disponibilità di questo importante liquido per la vita umana. Infatti l’interazione tra abbondanza d’acqua e opera umana (d’ingegno) ha connotato il paesaggio di questa valle meravigliosa. Semplifica Fernand Braudel: “Un po’ d’acqua e tutto all’interno dei continenti si anima” (La struttura del quotidiano – Einaudi – 1979), ed infatti qui a Ledro, la regimentazione del lago, ottenuta mediante una galleria discendente verso il Lago di Garda, consente di produrre energia elettrica in maniera intelligente ed ecologica. Un Paesaggio, quello della valle di Ledro, diviso tra la pastorizia (capre, pecore e mucche), i lavori di campagna (coltivazione delle patate e del grano saraceno),  l’economia del bosco (legna da ardere e legname per le costruzioni), che ha però avuto nell’efficienza delle vie di comunicazione la sua sublimazione imprenditoriale e commerciale prettamente turistica, che qui in valle, ha significato creare relazioni stabili con Riva del Garda (sull’omonimo Lago) e con Storo (nelle Giudicarie). Vie che nel caso della strada del Ponale, hanno rappresentato delle vere e proprie sfide ingegneristiche e paesaggistiche. Infatti, percorrere ancora oggi, in una bella giornata,  questa importante arteria, ora destinata esclusivamente ai ciclisti ed ai pedoni, rappresenta forse una delle più belle esperienze paesaggistiche di tutta Italia. L’attività, sia della Provincia Autonoma di Trento, che della comunità montana, ha consentito, negli ultimi decenni di intraprendere delle attività di recupero del Paesaggio, colte intelligenti e sostenibili : valga per tutte la bonifica del Biotopo di Ampola, una volta discarica di rifiuti, e  la sistemazione dei percorsi paesaggistici ciclo pedonali attorno al Lago di Ledro.  Anche l’inserimento di nuove architetture contemporanee (Pensione Elda a Concei, Centro Culturale Giovanile a Bezzecca), non è avvenuto in maniera “becera”, rifacendosi banalmente al passato, ma anzi, sublimandolo con citazioni colte e minimaliste. Quì in valle l’architettura ed il territorio, hanno saputo adattarsi e modificarsi alle esigenze di ogni epoca,  avendo come perno una visione attenta e colta delle finalità paesaggistiche. Invece il Paesaggio italiano ha subito (e continua a subire) un degrado senza precedenti, tanto che la bellezza della sua scena è molto compromessa, ecco una visita in valle di Ledro, consente ancora di percepire la possibilità di porre un argine a questo scempio, che passa sotto gli occhi di tutti, e forse addirittura consente di ipotizzare un programma per un possibile restauro.

Lago di Ampola

Ampola – Percorso didattico Biotopo

Tiarno di Sotto – Campanile

Lago di Ledro

Chiesa di Pieve di Ledro

Lago di Ledro

Lago di Ledro – Belvedere

Lago di Ledro – Mezzolago

Lago di Ledro – Besta Beach

Molina di Ledro – Museo palafitticolo – 1972

Museo palafitticolo

Museo palafitticolo

Val di Concei

Pensione Elda – Concei – progetto : arch. Lara Zoccatelli Riva del Garda – TN

Lago di Ledro – Imbarcadero

Spiaggia di Besta a Molina di Ledro

Val di Concei – Fienili storici

Val di Concei

Lago di Ledro – Scorcio

Lago di Ledro – On golden lake

http://www.vallediledro.com/lang/IT/homepage

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Commissione Comunale per il Paesaggio


Il Comune di Milano, cerca undici componenti per la “Commissione Comunale per il Paesaggio”.  La Commissione per il Paesaggio svolge una funzione fondamentale nella tutela del territorio e nella valorizzazione del paesaggio, avendo, tra gli altri, il compito di rilasciare le autorizzazioni paesaggistiche e le valutazioni paesistiche dei piani urbanistici e dei progetti edilizi. Il Bando è rivolto agli Ordini, ai Collegi alle Associazioni professionali, alle Università, alle Soprintendenze, alle associazioni e ai Consiglieri comunali che potranno proporre candidature di soggetti in regola con i requisiti richiesti dal bando.

Come al solito, sotto l’egida di Ordini, Associazioni, Università e Collegi, si nasconde la rigorosa applicazione del manuale definito “Codice Cencelli”. Criteri da “Prima Repubblica”, più volte sventolati da Pisapia (in campagna elettorale), come metodologie da rifuggere, per adottare la meritocrazia, ma poi, quest’ultima, ampiamente disattesa.  La stessa identica metodologia applicata in questi giorni per scegliere i componenti dell’AGCOM, un ente inutile, ma altamente presidiato dalla “casta” partitica, la vedremo adottata dagli “arancioni di Pisapia” a Milano, per questa ennesima Commissione (ed altre).

D’altronde non si può lasciare una Commissione così importante, nelle mani di “ordinary people”, magari preparati, ma non “politicamente” controllabili, infatti da quì passeranno tutti i progetti che attueranno il nuovo PGT (Piano di Governo del Territorio) di Pisapia che sta completando l’iter di approvazione in questi giorni.

Quindi meglio un Professore universitario (autorevole e schierato), un fidato membro di un Ordine professionale (stimato ed apprezzato), ambedue schierati politicamente, disposti a  certificare anche le scelte impopolari, quelle “botte di cemento” che inevitabilmente ci saranno, piuttosto di gente che ragiona e tenta di “Salvare il Paesaggio” (urbano e non solo). In fin dei conti il PGT di Pisapia non è molto diverso da quello della Moratti, ha solamente un “pochino” di metri cubi in meno di cemento. Ma se ci pensate, cosa ci si poteva aspettare da un “politico gentile”? Durante la campagna elettorale aveva anche promesso una profonda rivisitazione dell’Expo, infatti l’Expo si farà, e forse sarà anche peggio, di quella della Moratti. Anche la Commissione Comunale per il Paesaggio, sarà un’accurata accozzaglia di autorevoli componenti, pronti a fare gli “yes man”.

La precedente Commissione (2009-2012), guidata da Pierluigi Nicolin (esimio Professore del Politecnico di Milano) aveva operato prestando  una attenzione “maniacale” al rapporto dei singoli edifici proposti con la morfologia urbana, alla ricerca di un allineamento degli edifici che fosse più corretto possibile. Spesso gli architetti hanno visto “rigettati” i loro progetti, sollecitati da una commissione che guardava solamente al disegno architettonico, infischiandosene bellamente del Paesaggio. Commissione per altro “farcita” di “amici degli amici”, quindi assisteremo inermi, da Cittadini, ad un’altra operazione simile che ha avvallato “porcate”, foriere di una sistematica distruzione del Paesaggio urbano, con le quali si potrebbero costituire un lungo elenco. Basti, per tutte, l’Area ex Enel di fronte al Monumentale.

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Le Albere


A Trento in questi giorni, si è tenuta la VII edizione del Festival dell’Economia, un appuntamento di rilevanza internazionale sempre più seguito. Sono anni che ci partecipo, ed i Cittadini ormai sono molti di più degli addetti al settore. La crisi “morde” e la necessità di informarsi ed avere delle risposte, o delle ipotesi, sul futuro è quanto mai sentita. Questa edizione trasuda di pessimismo, nonostante il bel tema : “Cicli di vita e rapporti tra generazioni”. De Benedetti Carlo, ha prospettato un 2013, con una situazione economica molto più grave del 2012. L’economista/filosofo George Soros, ha prospettato solamente tre mesi, prima del “default” di tutta l’Europa. Si è anche parlato tanto di territorio e di città, Smart Cities (le città intelligenti con l’urbanistica generata dalle reti informatiche) e di centri urbani ad economia “eccellente”.

Ieri, sabato 2 giugno è arrivata a Trento Elsa Fornero, attesissima da parte di un apposito comitato di accoglienza “Welcome Fornero”, un piccolo, ma folto gruppo soprattutto di centri sociali (vicini a Rifondazione Comunista), che hanno duramente protestato contro la riforma del lavoro. Tanta Polizia in abbigliamento anti-sommossa, elicotteri in cielo, numerosi blocchi. Ci sono stati anche alcuni scontri con la Polizia. In Piazza Duomo, davanti al video-wall che trasmetteva la conferenza in diretta, i numerosi Cittadini, hanno messo a tacere (con le mani) i contestatori, che volevano impedire l’ascolto dell’intervento del Ministro. Fornero poi lungamente applaudita alla fine della conferenza. Quindi segnali contrastanti da una società italiana profondamente divisa, e forse confusa.

Oggi 3 giugno, ha parlato l’ormai “mitico” Serge Latouche : “ Bisogna dedicarsi all’abbondanza frugale, cioè accedere solamente alle cose di cui abbiamo veramente bisogno. Va tagliato l’inutile. Dobbiamo camminare verso questa direzione a tutti i livelli : locale (come in certe città francesi), regionale, statale (come cercano di fare i governi di Bolivia ed Ecuador). La decrescita non è la riduzione quantitativa della produzione, E’ piuttosto il rifiuto razionale di ciò che non serve. L’indicatore della ricchezza non dev’essere più i reddito monetario, ma la disponibilità di beni necessari a soddisfare i bisogni delle persone. Senza spreco. Il paradosso è che un edificio male coibentato, fa crescere di più il PIL (Prodotto Interno Lordo), di un edificio bene isolato, perché consuma, disperdendole, maggiori quantità della merce energia.“.

La gita a Trento è stata anche l’occasione per constatare lo stato di avanzamento del cantiere “Le Albere”, che si sta realizzando ormai da molti anni sull’area dimessa ex Michelin, vicino alla sede storica del MART (Museo d’arte di Trento). Le Albere, in dialetto trentino è il nome per identificare i Pioppi (Popolus Alba). Alla città di Trento è riconosciuta, da tempo un’elevata qualità urbana complessiva. Il progetto dell’architetto genovese Renzo Piano integra elementi innovativi e risorse antiche che hanno radici nell’acqua, nel verde, nelle montagne. Un nuovo pezzo di città che tenta di recuperare il rapporto tra tessuto urbano e fiume. Polo museale (MUSE), residenze, attività commerciali, uffici .

Uno studio attento dei dettagli (come è solito fare l’archistar genovese) e delle tipologie di tamponamento, insieme a un’accurata scelta dei materiali isolanti, hanno permesso di innalzare le prestazioni degli edifici in termini di risparmio energetico e di contenimento della dispersione termica, ottenendo la certificazione KlimaHaus.  L’intero complesso è servito da un’unica centrale di trigenerazione, capace di riscaldare e raffreddare tutti gli edifici: un sistema energetico centralizzato all’avanguardia, che fa risparmiare combustibile, riduce l’impatto sull’ambiente e i costi di manutenzione. All’esterno, l’attenzione per l’ambiente e l’uso corretto di materiali e delle risorse è ben visibile in diverse soluzioni architettoniche. Legno per le facciate autoportanti, pietra locale per rivestimenti e percorsi, pannelli fotovoltaici su tutte le coperture, schermi di piante rampicanti sulle facciate est degli edifici a uffici.

Il quartiere “Le Albere”, si sviluppa su un’area di oltre 11 ettari, con circa 310 mila metri cubi di costruito, un grande Museo della Scienza (MUSE), 300 appartamenti, 5 ettari di parco pubblico, 30 mila metri quadrati destinati ad uffici e commercio, due piani di garage interrati con circa 2000 posti auto, di cui 480 condominiali, e 30 mila metri quadrati di strade e piazze.

Certo un quartiere di questo tipo non avrà fatto crescere di molto il PIL, comunque meno di quartieri simili, ecologicamente meno efficienti. Di certo un buon esempio di integrazione tra riqualificazione urbana e sostenibilità ecologica.

Impresa Colombo Costruzioni – capogruppo della consortile Trento Futura Scarl

http://www.colombo-costruzioni.eu/it/opere-in-corso/item/86-le-albere-trento

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Ferrara !



Il 4 maggio 2012 ero a Ferrara, per partecipare, insieme ai miei colleghi di studio, al sopralluogo di un concorso di progettazione, teso alla riqualificazione della “Cittadella del Commiato a Ferrara”, sita nel contesto più ampio di riqualificazione dell’Ospedale S.Anna (P.R.U. – Piano di Riqualificazione Urbana), collocato nel Quartiere di S. Rocco. Ovviamente il sopralluogo è stato anche l’occasione per una visita della città emiliana (135.291 abitanti), ritenuta da tutti, simbolo di armonia e di equilibrio tra passato, presente e futuro. Un luogo in cui il Paesaggio e la sua costruzione, è stato oggetto di attenzioni sin dall’antichità, infatti quì è stato attuato il primo progetto urbanistico  “moderno” d’Europa, realizzato da Biagio Rossetti con una felicissima fusione tra nuovo e antico, unendo la trama della città medievale, con il nuovo tracciato rinascimentale. Rossetti lavorò praticamente tutta la vita alla corte degli Estensi a Ferrara, progettò e mise in opera la costruzione della celebre “Addizione Erculea” voluta dal Duca Ercole I d’Este nel 1492. La presenza delle vestigia di un passato, prestigioso e sapiente è quindi una delle “cifre stilistiche” di questa cittadina, così come le sue mura, tanto da essere inserita nel Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Ma oggi, la città Estense, si contraddistingue anche per una attenzione particolare per la cura dell’ambiente, per la sostenibilità, per la partecipazione. Infatti il concorso di idee a cui stiamo partecipando è uno di quei rari esempi italiani di “percorso di progettazione partecipata”, aperto alla Cittadinanza. Il Gruppo di Lavoro interno alla Pubblica Amministrazione Comunale, che ha preparato il bando di concorso, ha lavorato in stretto rapporto con il gruppo di “Facilitatori” intersettoriale formato da diverse figure professionali operanti nell’Ente (pedagogisti, sociologi, architetti, urbanisti, esperti di comunicazione, di sistemi informativi, di sostenibilità ambientale, di mobilità, ecc.). L’Amministrazione Comunale ha quindi definito: un programma di comunicazione e partecipazione con ascolto strutturato; interviste e colloqui con i cittadini; passeggiate e sopralluoghi; raccolta di immagini, storie di vita e racconti con il coinvolgimento delle scuole, di gruppi di artisti, ecc; la costituzione di un presidio fisso nell’area come luogo di informazione e eventualmente di confronto; l’accompagnamento al percorso progettuale attraverso workshop, focus group, laboratori; una verifica pubblica degli esiti progettuali.

E’ stato costituito presso il nuovo Urban Center della città di Ferrara: uno spazio di dialogo e di confronto. L’esperienza in corso del Percorso Partecipato: da Ex S.Anna a quartiere S.Rocco -per un nuovo quartiere nella città antica -, è sembrata l’occasione migliore per inaugurare il nuovo Urban Center della città di Ferrara.  E’ stato attivato un sito internet specifico: laboratorio urbano.comune.fe.it, che raccoglie tutte  le informazioni utili all’attivazione del Percorso Partecipato incluse quelle utili alla comprensione  dell’area, l’analisi storica, gli studi e le proposte succedutesi dal 2002 a oggi. E’ stato altresì attivato un indirizzo e-mail  (laboratoriourbano@comune.fe.it) utile a mantenere  costante il rapporto con la cittadinanza e che informa delle attività e risponde direttamente a ogni richiesta. E’ stato prodotto, stampato e distribuito alla cittadinanza, un volumetto, che raccoglie tutte le informazioni utili alla comprensione dell’area, l’analisi storica, gli studi e le proposte succedutesi dal 2002 a oggi. Perchè comunicare bene ed in maniera chiara e semplice, per tutti, sta alla base di un buon percorso di progettazione partecipata e dovrebbe essere il fine di ogni Pubblica Amministrazione che cerca di coinvolgere veramente i Cittadini, di condividere.

Traggo direttamente dal “D.I.P. Documento Indirizzi di Progettazione” del concorso : “Nei mesi di aprile e maggio 2011 si sono tenuti i primi Laboratori di Urbanistica Partecipata: momenti aperti a tutti i cittadini, nei quali mettere a confronto idee e conoscenze, sguardi e percezioni di chi vive la città ogni giorno e che nel prossimo futuro dovrà rapportarsi con i rilevanti cambiamenti previsti dal Piano di Riqualificazione Urbana (P.R.U.). Quattro i Laboratori svolti nella primavera 2011 con l’obiettivo di:
– favorire il coinvolgimento per una condivisione ampia del progetto,
– garantire una comunicazione trasparente delle informazioni e delle scelte,
– raccogliere idee e proposte per la gestione del periodo di trasformazione dell’area.
I Laboratori rappresentano uno dei momenti più coinvolgenti della progettazione partecipata, per l’apporto diretto dei Cittadini e delle componenti civiche che hanno preso parte al percorso proposto. Altre forme partecipative, tuttavia, sono state adottate per sensibilizzare la città e raccogliere le opinioni e le osservazioni dei suoi abitanti e dei suoi operatori culturali, economici e sociali. In una fase preliminare si è lavorato per facilitare la comunicazione attraverso interviste, colloqui, e una giornata di informazione con sopralluogo guidato sull’area e un incontro pubblico di ascolto.

Nella fase iniziale di avvio: momenti di discussione pubblica della proposta tecnica in corso di elaborazione, in relazione ai temi emersi; occasioni di confronto con il gruppo di esperti, con i tecnici della proprietà. Nella fase centrale: presentazione del Piano di Recupero per l’area ex S.Anna e prima raccolta di raccomandazioni e proposte sul periodo di transizione.

Il 28 settembre 2011, presso il Castello Estense -Sala dei Comuni, si è tenuto l’incontro dal titolo Da ex S. Anna a S. Rocco: per un nuovo quartiere nella città antica. Un momento per raccontare ai cittadini come si sta evolvendo il complesso progetto di ripensare il comparto urbano coincidente oggi con l’area funzionale dell’Arcispedale S. Anna, alla luce dei prossimi
radicali mutamenti dovuti al trasferimento del nosocomio ferrarese. Nel corso dell’incontro: gli aggiornamenti del progetto, i successivi passaggi previsti per giungere sino  all’approvazione del Piano di recupero dell’Area e le attività partecipative in cantiere per accompagnare la trasformazione in atto.

Il 24 novembre 2011 si è svolto un incontro dal titolo DAL DOCUMENTO CONCLUSIVO AL PIANO DI RECUPERO, che ha illustrato COME LE PROPOSTE DEI CITTADINI HANNO INCISO SUL DISEGNO DEL FUTURO QUARTIERE S.ROCCO. Nell’incontro è stato reso disponibile il documento completo delle risposte alle osservazioni dei Cittadini composto di oltre settanta quadri esplicativi, nel quale sono state prese in esame una ad una tutte le numerose proposte e richieste di approfondimento emerse nel corso dei Laboratori partecipati della primavera 2011. La presentazione del Piano ai partecipanti all’incontro si è concentrata prevalentemente sulle linee strategiche che hanno preso corpo dai Laboratori. In particolare, sulla volontà fortemente espressa dai Cittadini di realizzare un quartiere prevalentemente pubblico, non soltanto in termini di spazi: le piazze e i viali, il giardino pubblico all’interno della Città della Salute, il verde connesso al parco lineare delle mura, ma anche dal punto di vista delle funzioni di pubblica utilità, oltre a quelle già previste di tipo sanitario, anche a funzioni di tipo educativo-scolastico: come un nuovo nido e una nuova scuola media, senza dimenticare la presenza di eventuali impianti sportivi. Ma anche sulla richiesta vigorosamente avanzata di realizzare un quartiere sostenibile: non solo per gli edifici e per tutto l’ambiente in cui si trovano inseriti, ma anche in virtù di una maggiore consapevolezza e responsabilità negli abitanti che lo vivono. A seguire, i Cittadini presenti hanno approfondito alcune macrovariazioni introdotte, come la possibilità di demolizione delle Nuove Cliniche, gli edifici scolastici, la Cittadella del Commiato e i parcheggi.”

Quindi riassumendo, la Pubblica Amministrazione si è fatta “attivatrice” di un percorso in cui i Cittadini hanno elaborato (coadiuvati da specialisti) gli inputs per la progettazione della riqualificazione del Quartiere di S. Rocco e per il bando di progettazione della “Cittadella del Commiato”. Esperita la prima fase del concorso di progettazione, selezionati cinque progetti, questi saranno, spiegati ai Cittadini e  sottoposti alle loro valutazioni, a luglio 2012. Saranno quindi “mirate” le istruzioni, da parte dei Cittadini, per una seconda fase “più operativa” in cui i progettisti definiranno meglio le loro proposte. Infine una commissione di esperti valuterà la soluzione migliore.

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Megamix


Un Megamix funzionale ed architettonico, si sta lentamente concretizzando a Milanofiori, nel comune di Assago (zona sud di Milano). Al centro direzionale, costruito negli anni “ottanta”, a firma del solito Renzo Piano (World Trade Center e Mediolanum Forum), si sta aggiungendo, da alcuni anni, una “addizione erculea” che raccoglie alcune delle firme emergenti dell’architettura italiana : EEA Erick van Egeraat associated architects (Rotterdam), ABDA, 5 + 1 Architetti Associati, Park Associati, CZA Cino Zucchi Associati, ecc.. Quì si stanno edificando da anni, centri commerciali, cinema, negozi, uffici, residenze, ecc..Il risultato è un insieme al contempo accattivante e contraddittorio, ricco di spunti che richiamano ad una spazialità europea, poco italiana. Ad esempio la netta separazione dei traffici automobilistici da quelli pedonali. Il risultato è che gli edifici di terziario, la maggior parte da affittare, risultano ormai da anni in gran parte sfitti, mentre le residenze, quasi completamente invendute. Ricordo che anche Milanofiori sud (conseguente ai progetti di Renzo Piano) ebbe difficoltà ad essere collocata, ma poi la città, in trasformazione da produttiva a terziaria, si “inghiotti'” il tutto, nonostante l’assenza di un trasporto pubblico efficiente come la metropolitana. Ma ora questa infrastruttura c’è, ed in pochi minuti si raggiunge il centro di Milano. Sta di fatto che all’osservatore attento, che si aggira nel “paesaggio urbano” di Milanofiori Nord, molti degli edifici appaiono quasi abbandonati, tristemente occupati solamente in alcuni punti. Eppure tutto è tenuto perfetto, curato; e poi, anche quì a Milanofiori, si continua a costruire, imperterriti, come se nulla fosse. Probabilmente la crisi mondiale, che stiamo attraversando, di certo non aiuta,  tutta l’area metropolitana milanese (come del resto tutto il Paese) si sta “caricando come una molla” di edifici sfitti e/o invenduti, uffici, residenze, capannoni. Mentre gli investimenti nel settore edile continuano a diminuire e le imprese che chiudono definitivamente ormai sono la norma. Presto il giocattolo è probabile che si rompa. Tra l’autunno e l’inizio dell’anno prossimo, mi sa che avremo l’ardua sentenza. Non c’è Megamix che tenga !

http://www.milanofiorinord.it/home.php?lingua=1

E’ questa la vita che sognavo da bambino,è questa la vita che sognavo da bambino
E’ questa la vita che sognavo da bambino,un po’ di apocalisse e un po’ di topolino
E’ questa la vita che sognavo da bambino,è questa la vita che sognavo da bambino
E’ questa la vita che sognavo da bambino,un po’ di Hello Kitty e un po’ di Tarantino

Hai le costole e in mezzo alle costole che cosa c’è
Hai le vene e dentro alle vene che cosa c’è
Hai le vertebre e dentro alle vertebre che cosa c’è
Hai i polmoni e dentro ai polmoni che cosa c’è
Megamegamix Megamix la x e la y la y e la x
Megamegamix Megamix la x e la y la y e la x

Datemi una notte inventerò una lampadina
Datemi una stella e io mi stendo sulla schiena
Dammi un foglio bianco e ne faccio un pezzo nuovo
Datemi un maestro e diventerò un allievo
Datemi un martello apparirà di certo un chiodo
Datemi un motivo e io troverò un modo
Datemi un pennello e prima o poi nascerà un quadro
Datemi una serratura apparirà un ladro
Togli l’equilibrio e cercherò di equilibrarmi
Cambiami lo spazio e troverò come adattarmi
Datemi la sete andrò a cercare una sorgente
Datemi una curva partirò per la tangente
Dammi gli elementi e ci ricavo una sequenza
Trasformiamo in un bel posto questa stanza
Trasformiamo in un bel posto questa stanza
Trasformiamo in un bel posto questa stanza

Hai le costole e in mezzo alle costole che cosa c’è
Hai le vene e dentro alle vene che cosa c’è
Hai le vertebre e dentro alle vertebre che cosa c’è
Hai i polmoni e dentro ai polmoni che c’è
Hai le nuvole sotto alle nuvole che cosa c’è
Hai le scatole e dentro alle scatole che cosa c’è
Hai le regole e oltre alle regole che cosa c’è
Hai dei limiti e oltre ai miei limiti che cosa c’è

Che quello che sta sopra è uguale a quello che è sotto
E’ diventato un cigno l’anatroccolo brutto
Megamegamix Megamix la X e la Y la Y e la X
Megamegamix Megamix la X e la Y la Y e la X

Mi hai fatto uscir di senno adesso sono sano
Vedo tutte le cose così come sono
Mi hai fatto uscir di senno adesso sono sano
Vedo tutte le cose così come sono
Alzati pinocchio ti han rubato tutto quanto
Ora si che l’avventura inizia ad esser grande
Alzati Mosè rimetti i sandali ai tuoi piedi
Scendi giù ed anticipa e poi fatti le domande
Venga capitano c’è qualcosa all’orizzonte
Potrebbe essere terra ma non c’è qui sulle carte
Forse ci sarà brava gente che sa stare al mondo
Senza qualche colpa da espiare

E’ questa la vita che sognavo da bambino, è questa la vita che sognavo da bambino
E’ questa la vita che sognavo da bambino,un po’ di apocalisse e un po’ di topolino
E’ questa la vita che sognavo da bambino, è questa la vita che sognavo da bambino
E’ questa la vita che sognavo da bambino, un po’ di Hello Kitty e un po’ di Tarantino.

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Due vertical limit


Le tre immagini sottostanti sono tratte da miss-design.com

Un parco in verticale. Una piazza su più piani orizzontali. Questo è lo “square” che viene ritagliato tra il 1998 ed il 2002, nel quartiere di Oerlikon a Zurigo, progetto di Burckhardt e Raderschall, vinto a seguito di concorso internazionale. Un sistema di scale e di piani orizzontali, attrezzato quasi per ricostruire idealmente un edificio. Un’opera di paesaggio, l’MFO Park, che negli anni 2003 e 2004 vince anche due ambiti premi europei di landscape.  Una sorpresa per il visitatore, che rimane sbigottito, quasi gli avessero fatto un’imboscata. Stazionare su piani grigliati tipo Orsogril a più di 20 metri ed osservare il paesaggio dell’intorno e chi passeggia sotto è una gran libidine, che invoglia molti a frequentare questo giardino verticale insolito. A sorprendere è anche la pavimentazione della quota zero, realizzata in alcuni punti con cristalli rotti di vario colore. Pesante e continua l’attività dei giardinieri per conservare gli apparati vegetali (rose rampicanti, glicini, ecc.) entro confini rigorosamente prestabiliti, anche qui un bell’omaggio alla tradizione della giardineria europea.

Architettura : Studio Burckhardt & Partners http://www.burckhardtpartner.ch/en/projekte/projektliste/mfo/ancProject_photos?idx=2&cat=freizeit

Landspape : Studio Raderschall – http://www.raderschall.ch/

Il Bosco Verticale, stà sorgendo a Milano, nel quartiere Isola, composto da due torri residenziali di 76 e 110 metri, viene realizzato all’interno del progetto Porta Nuova. Costo al metro quadrato degli appartamenti tra i 10.000 ed i 12.000 euro (si vocifera). Il Bosco Vericale, progetto dello Studio Stefano Boeri  Architetti, ospiterà  quasi 1000 alberi  oltre a numerosi arbusti e piante da fiore. In termini di quantità di vegetali  il Bosco Verticale di Milano è l’equivalente  di  una superficie verde di circa 10.000 mq.. Il Bosco Verticale è anche un sistema che ottimizza, recupera e produce energia. Le piante che saranno insediate aiutano a costruire un microclima locale atto a filtrare le polveri sottili dell’ambiente urbane. Le piante producono umidità, ed assorbono CO2, producono ossigeno, proteggono dall’irraggiamento e dalla rumorosità ambientale, migliorando il comfort dell’abitare ed anche risparmiando energia. L’irrigazione delle piante avverrà per larga parte attraverso un impianto centralizzato di depurazione delle acque grigie.  La gestione delle “facciate verdi” avverrà mediate apposita società condominiale.

Stefano Boeri Architetti  : http://www.stefanoboeriarchitetti.net/?p=4600

Un unico grosso problema per ambedue i progetti, la caduta autunnale delle foglie. Un vero “dramma” a Zurigo, con foglie secche sparse un po’ ovunque, probabilmente un “disastro” a Milano, data l’altezza degli edifici ! Avremo foglie del Bosco Verticale, quando tira il vento di Favonio (o Fohn), anche a Corsico.

 

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Da Zara a Bignami


Per i primi di giugno 2012, sarà aperta, in occasione del VII incontro Mondiale delle Famiglie, che si terrà a Milano con presenza del Papa Benedetto XVI, un primo tratto della linea metropolitana M5, già definita linea “Lilla”. Seppur ancora non completate totalmente le stazioni, viene naturale fare alcune considerazioni in merito agli apparati emergenti dal suolo di questa importante infrastruttura : scale, ascensori, ventilazioni, ecc.. Innanzitutto, si è persa l’ennesima occasione per “costruire” un sistema di elementi in grado di definire il paesaggio urbano, gli elementi per caratteristiche compositive e fattura, non contribuiscono a fare arredo urbano, anzi sembrano totalmente avulsi. Senza essere high-tech e quindi magari puntare su un linguaggio di contrasti. La finitura pauperistica di scale, ed apparati di ventilazione, non denuncia l’importante infrastruttura sottostante, nè riesce a sublimarsi fino ad essere veramente brutalista da costituire un linguaggio trasgressivo ed innovativo. La leziosità impera. Il colorino lilla, definito a tavolino quale identificativo della nuova infrastruttura, non aiuta, anzi l’abbinamento con un colore verde crea un evidente imbarazzo cromatico. Il design delle coperture delle scale mobili è banale, quasi brutto, così come la definizione di griglie e di elementi di chiusura. Addirittura comiche le scale “gobbe”, che in prossimità dell’area di periodica esondazione del fiume Seveso (evento mai risolto e forse irrisolvibile), hanno all’inizio, una risalita per proteggere l’eventuale ingresso dell’acqua. Si sale per poi scendere un controsenso in termini che palesa l’incapacità del Comune di Milano di risolvere un problema, l’allagamento di una vasta zona di Milano, che ormai si verifica periodicamente. La grafica poi appare incerta ed approssimativa, quasi fanciullesca. Certo viene da rimpiangere la capacità progettuale, attuata dalla Metropolitana Milanese, per la Linea MM1 (Rossa), negli anni Sessanta, che vide coinvolti nella definizione degli apparati emergenti e delle stazioni lo studio Albini, Helg, Piva, mentre per la grafica, il “geniaccio” Bob Noorda. Lì fu veramente attuata una proposta minimalista e suggestiva di design e di arredo urbano, teso a definire anche all’esterno un paesaggio urbano essenziale, che per anni ha costituito un riferimento a livello internazionale.

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Area dismessa


Duisburg Nord

In Italia, si contavano, sino ad alcuni decenni fa, circa 6,4 milioni di metri quadrati di aree industriali dimesse. La questione sul come intervenire in queste “aree della dismissione” ha attraversato diversi periodi, dagli anni Ottanta ad oggi. Dall’iniziale presa di coscienza, da parte delle istituzioni pubbliche della complessità del fenomeno economico, urbanistico, sociale, a quella intermedia degli anni Novanta, nella quale queste aree vengono considerate un’opportunità storica per intervenire su parti di città o su intere aree urbane degradate e congestionate attraverso progetti e programmi di recupero finalizzati. Spesso delle vere e proprie operazioni economico/immobiliari. Fino alla fase più recente, quella del terzo millennio, in cui vengono valutati gli interventi di recupero realizzati o quasi terminati, rendendosi conto che spesso (Bicocca a Milano, Lingotto a Torino, ecc.) gli interventi hanno rappresentato delle vere e proprie operazioni speculative, in cui le aspettative iniziali delle istituzioni pubbliche, hanno dovuto soccombere alla logica del “volume ad ogni costo” e dell’insediamento di funzioni spesso inutili. Quasi sempre la memoria produttiva di quei luoghi è andata definitivamente dissipata e distrutta, affidandosi a logiche immobiliaristiche che, sia per tempistica, che per funzioni (residenza, commercio, terziario), non hanno saputo rispondere ad un mercato sempre più “fluido” e ricco di aspettative sempre nuove, incapace di essere governato dalle categorie progettuali canoniche.

Ma in Europa e soprattutto in Germania, ma anche in Svizzera, la strategia per la riqualificazione di queste aree è molto diversa. Si punta di più su un mega-mix funzionale, con epicentro il verde e gli edifici “rugginosi” esistenti (un po “dirocchenti” e messi in sicurezza), teso ad indurre anche un’attrattività turistica e culturale. Le funzioni canoniche (residenza, terziario, commercio, ecc.), spesso servono semplicemente da corollario. Si guarda soprattutto alla tempistica: la riqualificazione di queste aree è “spalmata” in un arco di tempo molto lungo 40/50 anni, onde “decantare” gli interventi e l’insediamento di funzioni, condividendo il tutto con i Cittadini, con gli utenti. Ciò consente anche di attuare un quadro economico più sostenibile, in cui può facilmente inserirsi, quale parte attiva nelle scelte condivise, anche la pubblica amministrazione.

Quì sotto alcune immagini tratte dal sito ruhr-tourismus

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