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Builders of the future

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Paesaggio

Appunti di viaggio


Solo raramente i taccuini di viaggio, Ording & Reda (http://www.ordning-reda.com/int/en-us/), che porto sempre con me, da decenni, hanno una connessione diretta con le fotografie che regolarmente eseguo. Il  “libretto” svedese, costosissimo, mio immancabile compagno di viaggio,  è costituito da materiali non inquinanti, naturali. La copertina è rigida e realizzata in tessuto ecologico (di diversi colori) montato su cartoncino riciclabile. La carta in esso contenuta è da  100 grammi, realizzata con pasta di cellulosa, per carta di elevata qualità. Spesso i libretti che compilo senza metodo nei miei viaggi, sono semplicemente delle “collezioni” di viste paesaggistiche, di dettagli architettonici, di “pezzi di città”. Quasi sempre contengono “memorie fisiche” del viaggio : piante essiccate, ricevute di ristoranti, biglietti dei trasporti pubblici, autoadesivi, ecc.. Quasi mai sono dei diari, quando lo sembrano, in realtà si tratta di annotazioni, di appunti descrittivi non cronologici. Il viaggio è per me un’occasione di fuga e di studio, al contempo di vacanza, di assenza. Lo studio dell’architettura e del paesaggio, nonché delle società che li hanno generati, consente di avere uno sguardo analitico/critico, che arricchisce il viaggiatore, facendogli apprezzare maggiormente la vacanza e l’unicità del luogo e delle suo genti. Spesso, quando viaggio con amici, non prendo appunti, ed i taccuini rimangono bianchi, una sorta di rispetto per l’amicizia. A volte gli appunti riguardano una ricetta o la realizzazione di un piatto, spesso solamente l’indirizzo di un luogo che mi ha particolarmente colpito. Questi libretti, quando li rileggo, quando li sfoglio, mi accorgo che sono delle vere e proprie “spremute di paesaggio”, talmente concentrate da fare bene al cuore ed all’animo.

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Birrificio termale


All’uscita dell’autostrada Zurich-sud 32, lungo la Sihlpromenade, il vecchio birrificio Hürlimann è stato trasformato in maniera sapiente e colta, in un mix funzionale (ristoranti, uffici, sedi di multinazionali, negozi, ecc.) accattivante ed intelligente, che coniuga il paesaggio urbano del passato, con quello del futuro. Epicentro è  il Thermalbad & SPA di Zurich (http://www.thermalbad-zuerich.ch/), progettato dallo studio d’architettura Althammer Hochuli (http://www.althammer-hochuli.ch/ ), che  rappresenta un “esempio perfetto” di riuso. Infatti, qui si è attuata una trasformazione di un edificio produttivo storico, in una “luogo” di  incredibile successo.  Quella che era la sede di una vecchia fabbrica di birra è diventata una suggestiva SPA con affiancato un Hotel elegante. Vengono qui profuse, tra le strutture antiche, le doti della fonte di “Acqui”, già conosciuta in epoca romana. Un luogo intelligente, dal cui tetto, immersi nelle acque calde e terapeutiche, si può apprezzare il panorama dall’alto della città di Zurigo. Completano il tutto materiali naturali, un’illuminazione molto attenta e l’utilizzo di colori caldi alternati a quelli freddi. Costo per una giornata alle terme 25/35 euro. Tutto il complesso ex Hürlimann è diventato un luogo suggestivo e molto apprezzato (assolutamente da visitare se andate a Zurigo), molto frequentato dagli zurighesi di qualunque età. A volte il genius loci di un posto, seppur profondamente trasformato, può continuare ad offrire quella “centralità produttiva” che molto spesso qui da noi in Italia non sappiamo realizzare, incardinati come siamo (sia come progettisti, che come immobiliaristi e soprattutto come amministrazione pubblica) alle categorie funzionali storiche : residenza, terziario, produttivo; ormai ampiamente superate.

Le immagini soprastanti sono tratte dal sito : http://www.thermalbad-zuerich.ch/
 

Sihlpromenade
 

Dall’alto
 

Arredo urbano
 

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I Gatti del Paesaggio


Il quartiere di Cascina Gatti a Sesto San Giovanni, è un antico borghetto, con una chiesetta di mattoni e quattro case dall’aspetto agricolo. E’ un luogo assediato dalla ex città delle fabbriche in folle espansione, dove, un unico cono prospettico paesaggistico, garantisce, nonostante l’inceneritore Co.Re e l’antenna di Mediaset, di cogliere i “rimasugli” di un paesaggio agricolo antico e meraviglioso.   Oggi,  questo luogo, in cui la memoria si fa ancora futuro,  è stato trasformato sulla carta e nei fatti, in un esempio di rara ingordigia di suolo e di consumo “gratuito del cemento”. E’ stata qui infatti “resa operativa” una proposta di  PII (Piano integrato d’intervento), voluto dalla uscente Giunta Oldrini e dalle cooperative di centrosinistra sestesi. Il piano, in fregio al Parco della Media Valle del Lambro (P.L.I.S. Parco Locale di Interesse Sovracomunale) a firma di un noto professionista sestese indagato  per la “querelle tangentara” del Sistema Sesto, su cui si esprimeranno i Giudici del Tribunale di Monza, ci propone, quasi 42.000 mq si slp (superficie lorda di pavimento, pari a poco più 120.000 metri cubi). Circa 500 alloggi, più un asilo ed una scuola. Un muro di cemento di case, con vista sull’inceneritore Co.Re.

http://www.sestosg.net/sportelli/ediliziaeurbanistica/urbanistica_pii/scheda/,1090

Si tratta, direbbe, l’osservatore poco attento, di un progetto per “bei casoni”, alti, alti (9-10 piani), un asilo, del commercio e quant’altro, finalizzati, come si legge, in maniera quasi anacronistica, nella relazione di presentazione del piano : “Alla riqualificazione – a partire dalla sistemazione e ridisegno di un nuovo parco urbano – di una zona della città gravata da condizioni di marginalità.” Ed ancora il progettista nella sua relazione tecnica, “delira”, dando valore alla “colata di cemento” quale “rimedio” per ricucire dal punto di vista urbanistico il tessuto urbano. In tutta la relazione del PII di Cascina Gatti, del “Paesaggio” non v’è traccia. Infatti esso, per chi progetta o costruisce, non rappresenta un valore, ma un “intralcio”, un “limite” alle proprie attività. Ecco che allora il pregevole cono paesaggistico attuale, diventa, grazie al cemento gettato a caso, una “Prospettiva Nevskij” di giardinetti senza senso, circondati da palazzoni senza architettura, né assetto urbanistico. Cemento per mangiarsi il Parco, cemento per inghiottirsi l’ultima memoria del paesaggio sestese. Ma di ciò ai Cittadini non importa nulla, interessa solamente a quei “quattro gatti” che lì intorno gravitano, troppo pochi per fermare un processo quasi irreversibile, visto che la sede cittadina del Partito Democratico sestese (Enzo Biagi), insiste proprio in un edificio di proprietà della cooperativa che costruirà l’intervento.

Nasce qui logico chiedersi, ma le Commissioni per il Paesaggio, previste dalla legislazione (Legge Regione Lombardia 12/2005 – artt. 80 e 81 e D.lgs 42/2004 “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio” – artt. 146, 159 e 167), cosa ci stanno a fare, se non riescono a “limitare” questi veri e propri scempi? Bisogna qui dire che la Commissione per il Paesaggio di Sesto, in merito al Piano di Cascina Gatti ha espresso un primo parere totalmente contrario. Ma bisogna anche dire che questo parere non è per nulla vincolante, come quello di tutte le Commissioni per il Paesaggio, d’ufficio il Dirigente di settore competente, può sempre procedere anche con parere contrario della Commissione. E poi una Commissione può sempre essere “addomesticata”, opportunamente “indirizzata”, magari ri-sottoponendogli “n” volte il progetto, fintanto che non passa. Quindi, alla facciazza dell’articolo 9 della Costituzione Italiana che recita : “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Ed allora, più che salvarlo, il Paesaggio, in Italia ed in particolar modo a Sesto San Giovanni, lo si distrugge, lo si distrugge per Legge!

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Eutanasia di una Città Giardino


Nascere in una città giardino, nascere e vivere per una parte della mia vita a Milanino, come mi è capitato, è dal punto di vista didattico, un’esperienza incommensurabile. Il paesaggio e la sua cura, ti entra dentro, ti segna per sempre, e fa parte indissolubile del tuo codice genetico. I coni ottici di parterre erbosi infiniti su cui giocare, costituiscono qualcosa di indimenticabile. Scorrazzare in bicicletta, per vie alberate con nomi di alberi e fiori, in cui la mobilità automobilistica è ridotta, una vera e propria lezione di vita. In via dei Tigli, si può apprezzare, quando è la stagione il profumo mieloso dei fiori del tiglio; in via degli Ippocastani, rimirare a primavera la copiosa fioritura bianca degli ippocastani. In estate i villini esondano di colori e le alberature delle vie, consentono passeggiate nella frescura anche nelle ore più calde. Ovunque, soprattutto al sorgere ed al tramonto, un cinguettio si diffonde in tutte le direzioni dagli alberi. E dietro al Milanino, la cascina, dove una volta si andava a prendere il latte e la verdura, “mangiandosi” quel paesaggio delizioso. Quindi se il paesaggio è intelligente, sia esso urbano o agricolo, può essere una fonte didattica indispensabile, che segna la storia della vita degli uomini.  Ritornare a fare “paesaggi intelligenti” questa dovrebbe essere la missione che ci compete: ed invece……….

Il piano urbanistico di Milanino, concepito, dalla borghesia milanese quale “città ideale” per vivere, nei primi anni del Novecento, venne iniziato a costruire nel 1909 (il progetto è del 1907). L’impianto urbanistico sostanzialmente fu pensato strutturato su due assi principali, e da una serie di vie minori (su cui si affacciano i lotti edificabili), dall’andamento sinuoso. I due assi “portanti” sono: un grande viale alberato che taglia la città, viale Buffoli, sistemato a giardino; ed un’altro, più urbano, al cui lato scorre la linea tramviaria per Milano, viale Cooperazione. Rigorose norme edilizie definiscono la decorazione delle fronti, l’altezza delle case, le recinzioni. Innovativi per l’Italia, sono i progetti e la realizzazione degli impianti stradali di fognatura, dell’acqua potabile, dell’illuminazione. Agli inizi del Novecento, si stava sviluppando il movimento anglosassone delle “garden cities” , e Milanino fu costruita prendendo a modello le nuove cittadine inglesi di Hampstead, Letchworth, ecc..

Viene costituita la Cooperativa inquilini che presto conta migliaia di soci. Nel 1913 le costruzioni di villini, ed edifici di servizio, sono oltre cento. Viene creato un centro di servizi, lungo viale Cooperazione, con un importante spaccio, un edificio pluripiano lungo ed imponente. Con la guerra e la Prima Guerra Mondiale (1915/18) il  progetto ambizioso di Milanino entra in una crisi profonda. Alla fine della seconda guerra mondiale (1945) Milanino, in completa stasi, è edificata per circa la metà. I regolamenti edilizi mutano e la speculazione edilizia  accelera l’aggressione alla città giardino. Alcuni importanti edifici vengono profondamente trasformati, altri abbattuti, per far posto a più consistenti volumetrie, soprattutto a partire dagli anni sessanta/settanta. Una petizione popolare con una precisa richiesta alla Regione Lombardia perché disponga sull’intero villaggio il vincolo ambientale previsto  dalla legge 1497/39, viene consegnata negli anni ottanta . Nel 1984,  l’assessore regionale al Coordinamento  per il territorio e l’urbanistica, appone  il vincolo. Milanino ottiene così il riconoscimento del suo valore culturale, sociale,  architettonico e urbanistico. Dal 9 giugno 1997 la Regione Lombardia ha attribuito al Comune di Cusano Milanino la subdelega per l’applicazione del vincolo. Nel 2010 la Giunta Regionale con la pubblicazione della deliberazione 10 febbraio 2010, relativa ai Comuni di Cinisello Balsamo e Cusano Milanino, rende operativa la dichiarazione di notevole interesse pubblico del Sobborgo giardino di Milanino e del quartiere Regina Elena (articolo 136, lettere c e d, decreto legislativo n. 42/2004).

Oggi per Milanino, si sta attuando una nuova aggressione sistematica alla sua integrità, tutelata per Legge. Una vera e propria “cementificazione” puntiforme e diffusa. Secondo l’attuale PGT (Piano di Governo del Territorio) adottato dall’infelice Giunta Comunale lo scorso 5 dicembre 2011, chi abita nel quartiere del Milanino potrà aggiungere volume. Infatti si passa da un indice di 0,65 metro cubo/metro quadrato a 1,05 mc/mq. Significa, in parole più semplici, che prima per un metro quadro di casa si sarebbe potuto aggiungere 0,65 metri cubi, oggi 1,05. Un “regalia” , che si applica nell’area del Quartiere dei primi del Novecento, che ricade sotto un vincolo regionale di interesse storico-paesaggistico.

Nel PGT l’indice viene riportato come 0,35 mq/mq, ovvero si presenta solo sotto forma di estensione in superficie, che però moltiplicata per 3,00 metri di altezza virtuale, porta ad un incremento volumetrico di 1,05 mc/mq.

Poi sempre nel PGT di Cusano Milanino, con l’inserimento del piano per l’area ex Pirelli, si ratifica una distruzione sistematica di una memoria storica produttiva, che è parte integrante della Città Giardino. I bellissimi capannoni, verranno rasi al suolo, per fare spazio alle solite abitazioni ed a spazi commerciali. Insomma ”volume senza senso”, probabilmente invendibile, avulso dalla “memoria” della Città Giardino. Mentre tutto potrebbe essere facilmente recuperato, insediando lì funzioni “intelligenti” e nuove.

Sempre come “aggressione” alla Città Giardino, che necessita di “fasce di rispetto e di tutela”, le aree del Parco agricolo del Grugnotorto (P.L.I.S. – Parco Locale di Interesse Sovracomunale) subiscono nel PGT di Cusano Milanino una loro “perdita di importanza”. Queste aree rappresentano invece l’ultima risorsa di un territorio dove si è attuata nei decenni scorsi una politica di consumo esasperato di suolo agricolo, che deve essere rallentata ed interrotta con apposite prescrizioni e strumenti urbanistici. Quindi, nel Piano di Governo del Territorio, queste aree dovrebbero essere inserite quali suoli prioritari, che ne assicuri, nel corso del tempo la loro tutela. Invece così non sta avvenendo.

E poi c’è il grande, ed architettonicamente banale, centro residenziale e commerciale “Esselunga” (in corso di costruzione dal 2015), che ha cancellato per sempre l’area industriale ex Gerli, che poteva tranquillamente essere riqualificata inserendovi le stesse funzioni………

Appunto : eutanasia sistematica di una Città Giardino

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Torta “architettonica” di pasta frolla della nonna Italina


La salvaguardia del paesaggio agrario è un tema fondamentale per la nostra sopravvivenza. Solo in questo modo può essere assicurato uno sviluppo sostenibile, coerente, capace di limitare il consumo di territorio e l’uso delle risorse naturali, ma anche di tutelare le produzioni alimentari. Il cibo è una delle massime espressioni del paesaggio agricolo, l’oro dell’Italia. Chi lavora nell’architettura del paesaggio e nell’urbanistica non può slegare la tutela del territorio agricolo da una produzione di qualità, di prodotti enogastronomici, perchè sono due cose indissolubili ed inscindibili.

Mia nonna Italina (la madre di mio padre, chiamata così in onore dell’allora appena nata Nazione italiana), che aveva avuto i natali nel 1899 a Specchio un piccolo paesino agricolo del parmense vicino a Fornovo Val di Taro, quando venne a Milano a lavorare come inserviente in una casa, nel primo decennio del Novecento, condusse con se, pochissime cose. Si portò i vestiti che indossava, un paio di scarpe di scorta, un pezzo di formaggio (molto simile a quello che sarebbe diventato il Parmigiano Reggiano), e la ricetta di una torta, che faceva sua madre nelle grandi occasioni. Per lei, che veniva al nord a lavorare, la ricetta, me lo disse più volte era una cosa preziosa, era espressione della sua storia, della sua famiglia, dei suoi ricordi e soprattutto del paesaggio agricolo dove era nata. Eccovi la ricetta.

–         4 etti di farina tipo 00 (possibilmente biologica)

–         2 etti di burro (di ottima qualità)

–         2 etti di zucchero (bianco)

–         1 uovo intero + 1 tuorlo

–         1 bicchierino di Cognac (di ottima qualità)

–         1 pizzico di sale

–         la buccia grattugiata di un intero limone

Lavorare a mano il composto (costituito dai prodotti sopra elencati) per poco tempo, fino a quando non diviene un impasto compatto. Riporre la “palla del composto” in una terrina coperta con un telo, per alcune ore.

Imburrare una pentola, meglio se di vetro, e cospargere lievemente di farina, riporre l’impasto nella pentola e lavorare con cura. Posizionare con cura la marmellata ed eventuali altre decorazioni. Utilizzare solamente marmellata di ottima qualità. Gusti ideali : albicocca, fragola, lampone.

Cuocere a partire da forno caldo per circa 40 minuti, ad una temperatura di circa 200 gradi.

 

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Le Gole della Breggia


Le Gole della Breggia (tra Chiasso, Balerna, Morbio in Svizzera) sono un paesaggio naturale veramente eccezionale, di grande ed attualissimo interesse per la ricerca e di notevole valore didattico. La prima volta che ci sono stato, più di venti anni fa, in compagnia di un caro amico, Federico, il Parco nemmeno esisteva. Poi ci sono tornato con costanza, più volte, ed ho visto nascere questa meraviglia, che solo chi ha “la testa” in Europa ed uno “sguardo per il futuro”, ha potuto concepire. In Italia ciò sarebbe stato inimmaginabile, perlomeno in quegli anni di inizio millennio (2000).

La bellezza incommensurabile delle gole è stata come ripulita dalle presenze di un’industrializzazione selvaggia, presenze che non sono state cancellate, ma come re-interpretate, per divenire “acceleratori” di qualità, strumenti di “esaltazione” di un luogo ineccepibile e bello sia dal punto di vista geologico, che paesaggistico. Una vera e propria opera di “salvataggio del paesaggio”.

ll percorso parte dal parcheggio del Centro Commerciale di Chiasso, per poi proseguire dal Mulino del Ghitello (Centro visitatori) e costeggiando il fiume Breggia si incontrano successivamente la vecchia cementeria, il ponte di ferro, il complesso del Pastificio (Birreria) e la grande cementeria Saceba (Holcim). La serie di opifici copre un periodo che va dal 1600 a oggi è testimonianza “viva” del lavoro che qui è stato svolto in centinaia di anni.

Oltre la grande cementeria e dopo aver attraversato il fiume, si risale la Val della Magna, lungo il sentiero del Settecento, per raggiungere il colle di San Pietro, sul quale si trovano i resti di un castello medioevale e la Chiesa Rossa. Da questa posizione si gode una bellissimo panoramica paesaggistico del Parco. Il tutto è un sapiente intercalare delle meraviglie paesaggistiche (polle, gole, ecc.)  e geologiche, che il fiume, nel corso dei millenni ha disvelato.

Il recupero, moderno ed attuale della grande cementeria Saceba, sta generando un vero e proprio monumento dell’industria, che diventerà, con la nuova destinazione (museo, accoglienza, congressi, ecc.) un epicentro destinato a “costruire” il futuro paesaggistico di questa parte del parco.

Dato che è un luogo eccellente vicinissimo a Milano, circa 50 chilometri, una visita a questo parco “work in progress”, per ci ha a cuore il paesaggio, è cosa quasi dovuta.

http://www.parcobreggia.ch/

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Zug, Zugo


ZUGO UNO – La Bossard  Arena è il primo stadio di hockey su ghiaccio della Svizzera realizzato con  il certificato Minergie (Label Minergie-ECO). Il calore generato nella produzione del ghiaccio non viene disperso, ma viene riutilizzato in una centrale cogenerativa anche per il riscaldamento del palazzo Uptown, la torre annessa  di 18 piani, che pure soddisfa i criteri sul contenimento dei consumi energetici Minergie. Se poi si aggiunge al “sistema” una pompa di calore alimentata con l’acqua del lago di Zugo, che approvvigiona di  energia il ristorante, gli uffici, i negozi, gli appartamenti e la skylounge nel grattacielo si ha una delle reti per il caldo ed il freddo, più efficienti mai installate. L’impianto fotovoltaico sul tetto dello stadio produce circa 200.000 kWh di corrente all’anno, una quantità più che sufficiente per soddisfare il fabbisogno di una quarantina di famiglie medie. Allo stadio sono aggregati il palazzetto curling e la palestra d’allenamento di vecchia costruzione. Nella stessa zona, attorno ad una piazza,  si situano la palestra sportiva, una palestra di ginnastica e 3 livelli con circuito da corsa, parete per arrampicata e sala allenamento e riscaldamento  al di sopra degli spogliatoi.  La Bossard Arena sorge nella zona ovest della città di Zugo sulla Arenaplatz. Il  palazzetto del ghiaccio può contenere  oltre 7000 posti (di cui 4500 seduti). Costruita tra il 2008 ed il 2010, l’edificio è frutto di un concorso di idee (2004) vinto dallo studio degli architetti associati  : Scheitlin Syfrig Architekten AG, Lucerna. LeutwylerPartnerArchitekten, Zugo.

ZUGO DUE – Il giapponese Tadashi Kawamata (nato nel 1953) ha realizzato negli anni compresi fra il 1996 e il 1999 una galleria “open air” che attraversa Zugo nell’ambito di un progetto relativo all’allestimento di una collezione con il Kunsthaus di Zugo. Cinque interventi hanno tracciato un percorso  paesaggistico che dalla Kunsthaus, giunge ad un’area naturale protetta attraversando il centro storico e percorrendo la passeggiata sul lungolago. Un percorso museale inusuale, di grande valore paesaggistico.

ZUGO TRE – La pittoresca cittadina di Zugo, situata nella svizzera centrale, ha una stazione ferroviaria frequentata giornalmente da almeno 30.000 passeggeri, posta all’intersezione di due linee ferroviarie molto importanti. Da qualche anno, questo luogo, ha cambiato volto e si è trasformata in un modernissimo edificio multifunzionale di vetro ed acciaio. Grazie all’intervento dell’artista californiano James Turrell, l’edificio, che di giorno è un’insospettabile palazzo trasparente e inondato di luce naturale, si trasforma nelle ore notturne in un’opera d’arte. Integrati nella struttura dell’edificio numerosi apparecchi RGB (a LED) creano giochi cromatici “graduali” ed estremamente suggestivi. Rosso, verde, blu, bianco e giallo si avvicendano nella hall illuminando la facciata di toni in contrasto con quelli dell’atrio. Il ritmo dei questi cambi di luce e la modulazione dei colori sono stati decisi da Turrell: si alternano intervalli brevi e lunghi, il salone appare ora luccicante, ora mistico, ora misterioso. Come in una sinfonia di luci !

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Città/Paesaggio sostenibile


La  sostenibilità di una città, di un paesaggio, di una nazione, è un lento e costante “costruire” una prospettiva futura a partire da quello che abbiamo: scempio paesaggistico, cementificazione del territorio, traffico caotico, inceneritori, inquinamento, ecc.. Non abbiamo bisogno di slogan inutili e non credibili : blocco dei permessi per costruire, tassa per chi entra nei confini comunali con l’auto, ecc.. Bisogna elaborare progetti e programmi concreti, credibili e realizzabili, che “inoculino” nella gente, mediante un processo “didattico” anche di crescita culturale, la possibilità di un cambiamento effettivo, di cui loro stessi devono essere partecipi e parte attiva. Bisogna decrescere, cambiare questa società competitiva e sprecona, questa politica dissennata di consumo di suolo, ma se questa è la strada, bisognerà farlo lentamente ed in armonia. Noi certamente non lo vedremo il risultato, sarà un “dono” per le generazioni future. Inevitabilmente si dovrà passare da modelli non perfetti in assoluto, ma che “costruiscono lentamente una tendenza” verso questo obbiettivo di sostenibiltà che tutti agognamo. Questo è il futuro credibile, l’unico possibile, che deve darsi chi pensa di “costruire il futuro”!

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NYC paesaggio per il futuro


 Columbus Circle Twin Tower

 Skyscraper

Central Park – Scoiattoli

Central Park – Center Drive

Central Park – Bridge

Central Park – Garden 

Andare a New York in primavera è assistere ad uno spettacolo, in cui “artificiale” e “naturale”, danno il meglio di sé sotto la luce magica dei radenti primaverili.

New York è una città che ha “riconosciuto” tre temi da affrontare per il futuro : A) Crescita costante della popolazione da qui al 2030. B) Infrastrutture cittadine obsolete e non in grado di sopportare la crescita di popolazione prevista. C) L’ambiente cittadino è sempre più a rischio e non più in grado di essere foriero di una qualità di vita per le persone che vi risiedono.

Quindi dal 2007, tutta la città (Sindaco Bloomberg in testa) si è data un programma il “PlaNYC 2030”, per porre rimedio a questa situazione.

http://www.nyc.gov/html/planyc2030/html/home/home.shtml

Per PlaNYC l’accesso agli spazi aperti è una priorità assoluta, e prevede quindi di garantire, ad ogni cittadino di New York, l’accesso a piedi di un parco con un percorso di 10 minuti dalla propria abitazione. Aree di ristoro, di riflessione e di tranquillità, in cui : giocare, leggere, sostare, fare sport, ecc..

Sono così nate iniziative di partnership amministrazione/cittadini, tipo “Million TreesNYC” per piantumare entro il 2017, in città, oltre un milione di nuovi alberi. I residenti possono farsi coinvolgere, richiedendo alberi per le loro strade, o facendo volontariato per aiutare a organizzare i programmi di rimboschimento. Sono nati anche programmi di formazione nel campo dell’orticoltura, della potatura, del restauro ecologico dei parchi, ecc..

http://www.milliontreesnyc.org/html/home/home.shtml

Si sono così combinati gli sforzi da parte della pubblica amministrazione e dal basso, dai cittadini, per salvaguardare, ampliare e aprire nuove risorse a parco pubblico e re-inverdire il paesaggio cittadino. Questo progetto, ambizioso, ma che si sta attuando, consentirà alle generazioni future di cittadini di New York City di ereditare una città più verde e più grande, con un paesaggio urbano nuovo sicuramente più sano.

Se andate a New York City in primavera (o in qualunque altra stagione), andate soprattutto nei parchi : High Line Park, Brooklin Bridge Park, Hudson River State Park, East River Park Esplanade, Randall’s Island, Governor’s Island, ecc.., vi si aprirà un paesaggio nuovo, anche dei grattacieli e dell’architettura: inusuale, “rivoluzionario”. Un paesaggio che è già “futuro”.

http://nytelecom.vo.llnwd.net/o15/agencies/planyc2030/pdf/planyc_2011_parks.pdf

E poi se volete fare qualcosa di diverso, eseguendo uno “striscio” del Paesaggio dello stato di New York, andate a Beacon al museo DIA, in treno lungo l’Hudson River.

https://costruttoridifuturo.com/2011/10/28/nabisco/

Central Park

Trump Tower

Skyline

Brooklin Bridge

Ground Zero

Wall Street – Sede della Borsa NYSE

The Cooper Union – Morphosis

Time Square

Renzo Piano – sede del New York Time

Central Park – Jacqueline Kennedy Onassis Reservoir

Apple Store

High Line

High Line

Frank O. Gehry – Edificio ad uffici

Giardino interno al MOMA

Time Square

Aero Saarinen – Terminal JFK

Dall’Empire State Building di notte

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