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Builders of the future

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BOERITUDINE gourmet


TRE B

Può essere Milano una città più serena, che persegue il raggiungimento della sostenibilità di capitali europee, già da decenni in “corsa” per raggiungere lo stesso obbiettivo per il 2025 (https://bit.ly/2C8N7NP  – ben 5 anni prima).

E mentre da noi, a Milano, si discute di qualità dell’architettura (e non di giardinaggio), distratti ad arte da Beppe Sala e Pierfrancesco Maran; il duo cela nel VERDEGGIANTE PGT 2030 di Milano, milioni di metri quadrati di slp. per l’esattezza : 4 milioni e 500 mila; pari ad oltre 15 milioni di metri cubi di cemento (con le premialità inerente la sostenibilità del Regolamento Edilizio); pari ad oltre 100 mila nuovi residenti a Milano da qui al 2030.

Un volume pari a SEI VOLTE il volume della Piramide di Cheope. Eppure nessuno dice niente in merito. Passate le osservazioni, si discute dei milioni di alberi che il Sindaco Sala ha promesso di piantare (per nascondere il cemento).

Milano è ormai da anni in preda alla “Boeritudine”, che ha dimostrato che si può nascondere un grattacielo a torre (massiccio e pesante, di una mediocre qualità architettonica) sotto alcune migliaia di piante, ed i turisti, i cittadini e gli architetti, giù a sperticarsi in complimenti senza fine.

L’architettura ormai è solo “nascondimento” nella città più INQUINATA (https://bit.ly/2q4FLYQ) ed europea d’Italia; ma è anche propaganda, effetto, stranezza, e il futuro non può essere un bosco verticale replicato all’ennesima potenza, come si legge nei documenti del PGT 2030 e nel testo del Regolamento Edilizio, che il duo Sala/Maran si accinge a modificare.

Ci vogliono PARCHI, pause nel tessuto urbano, per OSSIGENARE i cittadini che muoiono letteralmente asfissiati.

Mentre nel PGT 2030, la giunta “spaccia” il nascondimento VERDEGGIANTE di un’edificazione “prona” alle esigenze degli immobiliaristi (Coima, Hines, ecc.), letteralmente “FUMANDOSI” anche l’occasione generazionale di 1 milione e 200 mila metri quadrati degli ex Scali Ferroviari da trasformare PER MOTIVI SANITARI URGENTI, esclusivamente in aree verdi, in parchi (come il Parco Nord); mentre invece solo il 50/60% di queste enormi aree sarà trasformato in verde pubblico (ovviamente a gestione privata).

E’ la BOERITUDINE GOURMET, la ricetta perversa di mettere verde ovunque, rinunciando a costruire una città per i cittadini, fatta di piazze, parchi, case  popolari, servizi, biblioteche (non di alberi MA DI LIBRI), come si faceva qualche decennio fa con l’Urbanistica.

Oggi con il PGT (Piano di Governo del Territorio) la pubblica amministrazione ha delegato il tutto alle fameliche ricette degli immobiliaristi, mentre la BOERITUDINE convince tutti esattamente come UN SOLE INGANNATORE.

No, così la città, Milano non PUO’ ESSERE SERENA.

BOERITUDINE

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RACCONTO METROPOLITANO DI NATALE


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Sopra il Centro Direzionale di Milano fotografato dal campo volo di Bresso

Mentre il Ministero dei Beni Culturali, regala agli italiani, per Natale 2018, un piccolo, ma importante (anche se ancora parziale) regalo : l’Atlante dell’Architettura contemporanea italiana,

http://www.atlantearchitetture.beniculturali.it/

il Paese Italia versa, dal punto di vista della qualità architettonica e del paesaggio, in “pessime condizioni”.  Bisogna fare riconquistare un ruolo sociale all’architettura (ed agli architetti), perseguire la qualità del costruire, portare la città ed il patrimonio paesaggistico all’attenzione della politica e dei cittadini, che sembrano essersene completamente dimenticati. L’Italia è ancora il Paese dei condoni edilizi.

https://www.edotto.com/articolo/decreto-genova-condono-edilizio-per-ischia-e-centro-italia

L’incipit della proposta di Legge per l’Architettura, discussa durante l’VIII congresso Nazionale del CNAPPC (Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori) tenutosi a Roma nel luglio 2018, non ha prodotto un documento che si sia trasformato in iter legislativo adottato dai pochi politici presenti.

http://www.cnappccongresso2018.it/wordpress/wp-content/uploads/Legge-per-larchitettura-1.pdf

Di fatto oggi, a fine 2018, ogni dibattito in merito all’architettura, ed alla sua qualità complessiva, è caduto in un limbo senza uscita; travolto dalle contingenze economiche e sociali. Ed intanto l’Architettura ed il Paesaggio, di fatto sono in mano alle pulsioni immobiliari (e speculative) ed alla sudditanza dei politici locali (e nazionali), incapaci di governare effettivamente, non avendo regole qualitative, la quotidiana “mattanza” del paesaggio ed il crescente consumo di suolo.

https://www.repubblica.it/cronaca/2018/07/17/news/consumo_suolo_in_italia_una_piazza_navona_ogni_due_ore-201978955/

http://www.isprambiente.gov.it/it/temi/suolo-e-territorio/il-consumo-di-suolo/i-dati-sul-consumo-di-suolo

Ciò è ancora più vero in Lombardia, dove 10.045.230 abitanti fanno ormai finta di non vedere lo scempio del suolo, che qui si traduce anche in inquinamento dell’aria da micro-polveri sottili. Abituati da generazioni a ”triturare” terreno, infischiandosene dell’autodeterminazione delle generazioni future.

https://www.infodata.ilsole24ore.com/2018/10/11/lombardia-veneto-le-regioni-suolo-piu-consumato-le-malattie-ditalia/

Si fa finta di niente o quasi, magari si fanno leggi regionali destinate a sortire i propri effetti dopo il 2050, quando ormai sarà troppo tardi, sia per il suolo (che sarà tutto consumato), sia per l’architettura destinata a “reggere il moccolo” di una Città TOTALE come sarà il suolo di Lombardia allora.

https://www.varesenews.it/2018/12/basta-consumo-suolo-lombardia-dal-2050/779776/

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Mappa ISPRA sul consumo di suolo Lombardia 2018 (su dati 2017) – https://bit.ly/2rT41uB

Nulla si dice e si fa, soprattutto, in merito al fatto che, la Provincia/Città Metropolitana di Milano, è già oggi la zona d’Europa più inquinata e tossica. Ormai un vero e proprio problema di salute nazionale. La politica in merito quasi TACE.  Il “Magma Edilizio Milano” sarà in futuro un luogo molto più “mortale” di come già lo è; con una qualità complessiva dell’architettura PESSIMA.

https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/inquinamento-morti-1.3431181

I milanesi oggi, continuano a ragionare come se la loro città finisse entro i limiti definiti dai confini, in realtà Milano non esiste più da decenni. E’ una “Città metropolitana infinita”, governabile solamente con politiche urbanistiche (territoriali) intercomunali. Basta parlare solo del “comunello” di Milano , in cui è rintanata una massa ormai piccola di residenti (soprattutto benestanti) che si stanno estinguendo. Milano (1.352.000 abitanti); altri comuni della Città Metropolitana (1.888.000 abitanti) = 3.240.000 abitanti complessivi della Città Metropolitana Milanese. Ci sarebbe poi da aggiungere la provincia di Monza (870.000 abitanti), unita (saldata in un corpo unico) dal punto di vista urbanistico alla Città Metropolitana di Milano, che di fatto contribuisce al pendolarismo soprattutto su gomma. Milano è invece un “Magma Edilizio Infinito” di edifici e strade asservito a produrre traffici ed inquinamento a go-go. Magma che ormai raggiunge i confini della Svizzera. Non c’è Area B o C che tenga, visto che le micropolveri sottili e l’inquinamento dell’aria non hanno confini.

https://www.milanolife.it/area-b-milano-confini-funziona/

Ma come CRESCE questo “Magma Edilizio Infinito”, pezzo dopo pezzo ?

Si è quindi elaborata una mappa, in continuo aggiornamento, UN ALTRO PICCOLO REGALO DI NATALE (trovate il link quì sotto), che ratifica i principali interventi nella Città Metropolitana. Una mappa che evidenzia come l’area più soggetta ad una crescente impennata del consumo di suolo (e dell’inquinamento dell’aria conseguente dato dai traffici indotti) è il nord milanese. In quella “casba” si comuni (governati dal Secondo Dopoguerra dal centrosinistra). Qui si concentrano tutti i “RIFIUTI” (centri commerciali, grandi arterie, centri sanitari, ecc.) della Milano costretta entro i suoi confini, capace solo di costruire aree B o C, ma non politiche urbanistiche a grande scala intercomunale. Una mappa per riflettere sul futuro a breve termine che ci aspetta; un futuro fatto di “nuovo cemento”, poca qualità del disegno urbanistico e dell’architettura, ed abitanti costretti a muoversi su gomma per “pulsare” quotidianamente, come moscerini, nella TELA DEL RAGNO che è l’impianto urbanistico milanese.

https://drive.google.com/open?id=13__VHXI9Aq3Ao5R5VVM7zk6QJj6YVEJc&usp=sharing

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Un’architettura GENIALE.


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SOPRA – I blocchi edilizi del quartiere / città del film “L’amica geniale”

Elena Ferrante non esiste, è uno pseudonimo sotto cui si nasconde……nessuno sa bene chi, eppure ha scritto una serie di “best-sellers” di enorme successo nazionale ed internazionale : L’amore molesto (1992), I giorni dell’abbandono (2002) e da La figlia oscura (2006). Ha poi fatto seguito una quadrilogia : L’amica geniale (2011), primo volume che ha visto susseguirsi Storia del nuovo cognome (2012), Storia di chi fugge e di chi resta (2013) e Storia della bambina perduta (2014).

https://www.tpi.it/2018/12/05/chi-e-elena-ferrante/ .

Tanto che si sta sviluppando un turismo da “Elena Ferrante”, rappresentato da fan della scrittrice, che visitano i luoghi descritti nei libri. Si tratta di italici, ma anche da americani, tedeschi e francesi, dove i libri hanno avuto un enorme successo vendendo centinaia di migliaia di copie.

https://www.luukmagazine.com/tour-in-5-tappe-nella-napoli-de-lamica-geniale-presto-anche-in-tv/.

Lo sceneggiato / film in otto puntate, regia di Saverio Costanzo, trasmesso da Raiuno, il martedì in prima serata, è seguito da 7/8 milioni di utenti a puntata.

https://www.iltempo.it/cultura-spettacoli/2018/12/05/news/lamica-geniale-elena-ferrante-serie-tv-rai-romanzo-lila-lenu-napoli-rione-terza-puntata-quarta–1097503/

Una discriminante importante della serie, è l’architettura che fa da sfondo. Si tratta di case popolari rappresentate con toni grigi e con coloriture, come se fossero di cartapesta, quasi una ricerca di un’architettura iper-realistica, così reale da sembrare falsa. Le vie, le corti in cui si dipana il racconto, sono ben delineate, precise, con elementi : della sporcizia, una pozzanghera, i marciapiedi, ecc. che sembrano essere l’evocazione delle periferie pittoriche di Mario Sironi (sotto – Periferia, 1922).

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È evidente che se uno degli elementi non esistesse, gli altri non avrebbero ragione di essere, proprio come in una composizione pittorica.

Il rilevato ferroviario contraddistingue un perimetro del quartiere, dopo di esso il nulla. Chi passa sotto il tunnel dei binari trova (come in un film surreale di Fellini), un deserto, attraversato solo da una lunga strada che conduce nel centro, verso il mare.

L’architettura dell’Amica Geniale, asseconda il malessere, il pessimismo, la melanconia che pervadono il film, quasi una sigla emotiva fatta di alti e bassi, dilaniata tra colpi di scena e vita tristemente normale.

Potrebbe essere quasi un’architettura di un ghetto (Praga?), di una graphic novel (città di vetro, di Paul Auster?), in cui però gli attori non sono lì fisicamente imprigionati, ma sono lì relegati dai lacci e dai lacciuoli della spietata vita sociale che conducono. Sono architetture atte a trasmettere un pathos, quasi fossero astratte e sospese come nelle atmosfere della metafisica.

Ogni macchia, ogni crepa, ogni panno steso, anche le stesse persiane, sembrano il prodotto di una precisa regia, che fa sentire il suo controllo totale sull’architettura scenica, asservita ad assecondare il dipanarsi dei fatti.

Gli spazi architettonici, ed anche gli interni, sono fatti anche per essere facilmente riconosciuti dagli spettatori, per creare empatia, per trasmettere sensazioni.

Un’architettonica commedia è “L’amica geniale”, una storia privata, ma anche un affresco epocale in cui vengono tratteggiati non solo rapporti interpersonali, ma anche i cambiamenti di un quartiere napoletano dal dopoguerra alla soglia degli anni Sessanta.

Potremmo quindi parlare di “un’architettura geniale”.

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SOPRA – Il limite/muro dato dal rilevato ferroviario

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SOPRA – La via astrattamente scalcinata, con i suoi blocchi edilizi regolari e sullo sfondo il recinto/limite/muro ferroviario

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SOPRA – L’esterno oltre il limite/muro/rilevato ferroviario

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La Filanda


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Costruito nel 1783, lo stabile “La Filanda Torriani-Balzani” a Mendrisio testimonia, nella sua denominazione e nella struttura muraria perimetrale, un passato storico significativo per l’industria manifatturiera dei filati.

Nella Filanda, una volta c’era la Manor che aveva ristrutturato l’edificio; nel 2009 il Municipio di Mendrisio ne era tornato proprietario.

Chi, come me, ne ha frequentato per cinque lunghi anni il parcheggio interrato adiacente, ha potuto vedere nascere questa struttura costata quasi 7 milioni di franchi.

Oggi è diventata, con l’inaugurazione del 15 e 16 settembre 2018, un centro innovativo per il Ticino: sarà contemporaneamente  biblioteca, ludoteca, videoteca, luogo d’incontro, sede di conferenze, mostre……. L’edificio è stato ristrutturato su progetto dell’architetto  Anne-France Aguet

https://www.annefrance-aguet.ch/profilo

La struttura soggiace ai rigorosi “standard ristrutturazione Minergie” (TI-479) diventando così un edificio altamente ecosostenibile.

https://www.annefrance-aguet.ch/single-post/2017/02/01/Ristrutturazione-Filanda-Mendrisio

La struttura dotata già di un notevole quantitativo di libri e riviste “a scaffale”, presenta anche numerose postazioni per lo studio ed il collegamento Wi-Fi, che la faranno diventare un’occasione ghiotta per gli studenti sia dell’Accademia di Architettura USI, che della futura (nascente)sede SUPSI.

Un edificio “La Filanda” che è soprattutto un interno, accogliente e comodo, con un piano (il secondo) ancora da ultimare. Spazi colorati e molto ben illuminati, materiali gradevoli al tatto e facili da manutenere. Forse la scala poteva essere “giocata” meglio dal punto di vista dell’architettura.

https://www.cdt.ch/ticino/mendrisiotto/198826/l-attesa-%C3%A8-terminata-inaugurata-la-filanda

Un altro progetto legato alla cultura del Canton Ticino, che diventa disponibile per i cittadini. Quale miglior investimento per il futuro. Direbbe un letterato colto : “Fondare biblioteche è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che, da molti indizi, mio malgrado, vedo venire”.

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Paesaggio Christologico


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Cinque chilometri di passeggiata di colore giallo dalia (tessuto in nylon poliammidico della ditta Setex di Greven in Germania), di cui due chilometri “flottanti” sull’acqua. Dieci milioni di euro (circa) di costo previsto. Un afflusso previsto tra il 18 giugno 2016 ed il 3 luglio (ma si parla già di una proroga al 10 luglio) di circa 40 mila persone al giorno, mentre il “floating piers” ne può contenere contemporaneamente al massimo 17.500.

Il “floating piers” poggia su 220 mila  cubi a pioli galleggianti in polietilene ad alta densità, riempiti di aria. Per ancorarli sul fondo dei sub francesi hanno posato delle ancore in calcestruzzo (di fabbricazione bulgara ed italiana) e metallo appositamente studiate. Una volta assemblati tra loro i galleggianti nell’apposita area di Moltecolino (300 mila metri quadrati), le parti del “pier” vengono trascinate con imbarcazioni sul luogo dove vengono fissati al fondale mediante appositi cavi ed uniti tra loro.

Il tutto progettato ed intensamente voluto, dall’artista Bulgaro/Americano Christo Vladimirov YavachevL’opera alla fine dei sedici giorni di esposizione, verrà completamente rimossa e sarà industrialmente riciclata. I 10 milioni di euro dei costi, anticipati dall’artista e dagli sponsor, saranno recuperati dalla vendita dei gadgets e delle opere create dall’artista (quadri, serigrafie, ecc.), come già avvenuto per altri suoi lavori..

Christo ha scelto il Lago d’Iseo dopo un lungo sopralluogo sui laghi del nord Italia, insieme a Germano Celant, rimanendo colpito dall’Isola di San Paolo e da quella di Monte Isola, nonchè dal piccolo borgo di Sulzano.

Una operazione artistica, di valenza mondiale, voluta anche dalla comunità locale, per il rilancio internazionale del turismo sul Lago d’Iseo. Costo di tutta l’operazione “pagato” dall’Ente di promozione turistica del Lago d’Iseo e della Regione Lombardia, in collaborazione con sponsor/partner privati (Ubi Banca, Iseo Serrature, Franciacorta Outlet Village).

Per 15 giorni il Lago d’Iseo sarà “l’ombelico del Mondo”, un luogo di confluenza per paesaggio, turismo, arte, che saranno per una volta,  finalizzati ad una grande operazione di “immagine” a livello mondiale.

Percorrere il “Floating Piers” sarà completamente gratuito. Il comune di Sulzano e quello di Monte Isola hanno predisposto piccoli padiglioni per accogliere i turisti e fornire cibo ed accoglienza.

Quello che interessa è il tentativo di sganciarsi dai soliti canoni di marketing turistico, per intraprendere una strada innovativa, probabilmente l’unica in grado di fare diventare il turismo italiano, un vero e proprio “motore economico primario” del Paese.

Comunque un’opera “maestosa” che nella sua artificialità voluta e palese, sia nel disegno che nei materiali, ci fa immediatamente capire tutta la violenza (e la bellezza) della specie umana, che da sempre modifica all’abbisogna, il paesaggio di questo magnifico pianeta.

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Droga per architetti


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Durisch & Nolli, progetto primo classificato al concorso AIM.
Mendrisio 2015

TESTIMONIANZA – Ho lavorato, per un lungo periodo, tra il 1988 ed il 1991, per un’architetto di Milano, geniale e simpatico (che chiameremo Patsy, come il personaggio di Bonvi). Patsy, aveva 45 anni, pesava ben oltre i 100 chili, ed era alto più di centonovanta centimetri. Il suo bagaglio culturale spaziava a 360 gradi, dall’architettura alla letteratura, all’universo femminile, passando per la cucina (di cui era un raffinato interprete).

Costui, di buona (e ricca) famiglia dell’alta borghesia milanese, era stato assistente al Politecnico di un noto teorico dell’architettura, che poi sarebbe diventato Preside della Facoltà di Architettura.

La moglie (più giovane di qualche anno), di origine spagnola, lavorava con lui essendo anch’essa architetto. I due avevano una bella casa in affitto nel centro di Milano, vicino alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie. Lo studio di Patsy (da lui stesso ristrutturato), ovviamente si trovava in zona Navigli, e vagamente assomigliava allo studio di Le Corbusier di Rue De Sevres a Parigi. La vasta biblioteca dello studio contava oltre 4.000 volumi; gli acquisti si succedevano a ritmo incessante.

Patsy aveva un unico difetto : era letteralmente “impossessato” dal morbo dei concorsi di architettura. Lui e la moglie, vivevano letteralmente per la competizione, trovando li, la sublimazione del loro rapporto. I concorsi di architettura, per loro erano come una droga, oltre che un motivo di vita.

Negli anni che ho lavorato per loro, si realizzavano tra gli 8 ed i 10 concorsi per anno. Tutta l’attività professionale, ancora incentrata sulla manualità, orbitava attorno ai concorsi di architettura, essi costituivano un momento di ricerca, ma soprattutto erano stati individuati come l’unico momento per fare veramente “L’Architettura”, quella con la “A” maiuscola. Senza compromessi, senza condizionamenti, senza clientela mafiosa (ricordo che allora Milano “era da bere”, saldamente in mano alla gerontocrazia socialista).

Tre, quattro persone, più loro due, lavoravano costantemente in studio, quasi esclusivamente a produrre gli elaborati concorsuali; a cui io mi aggregai in qualità di coordinatore. Pochissima attività professionale redditizia. Facemmo anche molti concorsi internazionali: in Giappone, in Svizzera, in Francia, ecc..

http://www.ticinonews.ch/ticino/260769/nuova-sede-delle-aim-ecco-il-progetto-vincitore

Tutti i concorsi iniziavano con un sopralluogo a cui partecipava tutto lo studio, in cui si vagava in maniera a-finalistica per l’area oggetto dell’intervento, scattando numerose fotografie. Lunghe ed interminabili riunioni (anche notturne) per decidere il progetto, la composizione delle tavole, la scelta della carta da lucido, le tecniche di coloritura degli elaborati finali. La ritualità della chiusura delle buste e dei pacchi, per l’invio degli elaborati (internet ancora non era diffusa), era quasi un “evento” sacro. La consegna talvolta, si trasformava in un finale concorsuale tragico.

Ricordo ancora chiaramente quando Patsy, con la moglie, una volta preparato il tutto, partì dopo una nottata passata a finire le tavole concorsuali, in direzione Firenze. Era inverno, e Patsy (mentre la moglie cercava di tenerlo sveglio) spesso abbassava il finestrino per esporre la testa all’aria fresca, per mantenersi vigile. Arrivato nella città toscana, con largo anticipo, decise di fermarsi appena dopo il casello, per una pennichella in auto, prima della consegna. I due dormirono ben oltre l’orario di consegna, e gli elaborati finirono inevitabilmente incorniciati, su un muro dello studio, ad imperitura memoria.

Gli insuccessi si succedevano con estrema regolarità. I pochi successi, mai compensavano i costi. Le spese della struttura lavorativa erano impressionanti. Già nel 1990,  il fornitore del gas che alimentava la caldaia dello studio, iniziò a piombare le valvole. I pagamenti dei collaboratori si fecero saltuari; il pagamento degli affitti, dei fornitori e delle rate dell’auto una remota eventualità a cui sfuggire in maniera sempre più rocambolesca. I due architetti “succhiato” tutto quello che era credibilmente ottenibile dai parenti, caddero in disgrazia. Lo studio fu chiuso definitivamente nell’estate del 1992 (quasi all’inizio di “Tangentopoli”), anche se ormai era inagibile dall’inverno precedente, senza illuminazione, riscaldamento, e presidiato dai proprietari che rivendicavano numerosi trimestri arretrati di affitto.

Ho rivisto recentemente Patsy, che è stato lasciato dalla moglie (che ha avuto poi due figlie) e si è trasferito vicino a Ravenna, dove si è rifatto una vita anche professionale (ristruttura ville storiche per una società tedesca).

Abbiamo riso assieme davanti ad una birra, ricordando quegli anni “gloriosi”. In particolare abbiamo evocato un incontro con Flora Ruchat, nella sua bellissima casa di Riva San Vitale, per organizzare un “ticket” per partecipare ad un concorso a Locarno. Davanti ad un salamino e ad un bicchiere di vino, presente anche Ivo Trumpy, mentre parlavamo dell’attività concorsuale insieme a Patsy,  essi “disegnarono” a me (giovane architetto di quasi 30 anni), ed a lui, un panorama ben chiaro del “fare concorsi di architettura” in Italia ed in Svizzera.

In Svizzera allora (ma vale anche per oggi) bisogna correre con il “cavallo giusto”. Soprattutto, sempre bisogna avere nel team concorsuale, uno svizzero che abbia una conoscenza molto alta del panorama geo – concorsual – politico, in modo che sia chiaro fin dall’inizio se sia opportuno o meno partecipare. Solo così, l’attività concorsuale può diventare anche un’occasione professionale ripagata dai premi che la giuria ha a disposizione, o dalla costruzione dell’oggetto concorsuale che non è mai un’eventualità remota.

In Italia, invece, di concorsi d’architettura, certamente non si campa, ieri come oggi. I premi sono ridicoli, i bandi sono fatti male. Quasi mai l’oggetto concorsuale viene realizzato.

Comunque sia nella Svizzera del Canton Ticino, come in Italia, sia allora come oggi, l’attività concorsuale è egemonizzata da un ristretto numero di “soggetti” che si “lottizzano” con estrema sapienza i concorsi più “ghiotti”.

Patsy oggi è completamente disintossicato, dai concorsi di architettura. Si è rifatto una vita, professionale e familiare, ha una bellissima figlia che studia enologia. Comunque per non ricaderci, come un alcolista anonimo, preferisce evitare anche solo di visionare un bando concorsuale.

http://www.varesenews.it/2015/12/piazza-repubblica-foto-vincitori-e-motivazioni/468290/

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Tangibile / Intangibile


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Mentre il “Gran camminatore” di Alberto Giacometti, osserva, nel suo dinamismo immobile, il lago di Lugano, dall’alto (ed all’interno) del LAC, il bel centro culturale progettato da Ivano Gianola, decine di piccoli motori elettrici, rendono tangibile il trascorrere del tempo, nella loro individuale asincronia poco architettonica. Installazione “site specific”, di una precisione geometrica rigorosissima,  realizzata dall’artista svizzero Zimoun.

Sempre all’interno del LAC, ma sottoterra, lo spazio architettonico sembra assumere una dimensione insolita ed improbabile, forme intangibili di luce (nel buio) volute da Antony Mc Call, materializzate da improbabili nebulizzazioni “impalpabili”.

Tra questi due opposti tangibili/intangibili, contenuti in una “rigorosa” architettura, una esposizione tradizionale sui riferimenti culturali dell’orizzonte artistico del Ticino (tra metà Ottocento e metà Novecento).

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The Magnificent Mile


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Uscita MM Palestro

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Palazzo Saporiti

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Museo Scienze Naturali

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Villa Reale

Da un pò di tempo, mi capita di passeggiare con tranquillità e ripetutamente,  per via Palestro a Milano. E’ questo un posto magico, e come scrisse Robert Walser, nel suo romanzo “La Passeggiata” : “Lei non crederà assolutamente possibile che in una placida passeggiata del genere io m’imbatta in giganti, abbia l’onore d’incontrare professori, visiti di passata librai e funzionari di banca, discorra con cantanti e con attrici, pranzi con signore intellettuali, vada per boschi, imposti lettere pericolose e mi azzuffi fieramente con sarti perfidi e ironici. Eppure ciò può avvenire, e io credo che in realtà sia avvenuto”.

Ed in effetti, passeggiando per questi marciapiedi, s’incontrano le signorine bene della Milano borghese ed un pò fighetta, le bellissime fotomodelle straniere dal fisico alto ed asciutto come i Watussi, i signori azzimati e griffatissimi anche quando corrono.

Ma soprattutto , quì a dominare è il paesaggio.

Il paesaggio urbano, stratificatosi, nel corso del tempo, in una via, che tra architetture monumentali ed il verde, riesce ad essere anche, frammento di quella Milano, che fu impostata per essere una grande città di livello europeo (continua più in basso).

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Giardini Pubblici – Parco Montanelli

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Il PAC

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Padiglione d’Arte Contemporanea

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Le sette statue di Fausto Melotti al PAC

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Via Palestro (a lato del PAC)

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Via Palestro (Lato Giardini Pubblici)

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Giardini Pubblici (Platano)

Si tratta di un percorso della “magnificenza”, della bellezza, che all’imbrunire, sembra ancora più bello. Perchè Milano è così, sempre in grado di sorprendere, di stupire, ed anche di fare salire alto il livello della malinconia. Forse proprio per questo, che la città, non è mai diventata, pur avendo tutte le qualità embrionali, qualcosa di diverso da quello che è : caotica, inquinata, molto densa, ecc..

Ecco tutto ciò percorrendo, via Palestro, risulta chiaro, evidente. Forse il simbolo migliore di questo “mancato obbiettivo” è il bellissimo Centro Svizzero. L’incarico di costruire questo nuovo edificio che allora era considerato un vero e proprio grattacielo, fu affidato, alla fine degli anni quaranta del  Novecento, agli architetti Armin Meili e Giovanni Romano. Il complesso fu inaugurato nel 1952 e costituisce ancora oggi un bellissimo riferimento, per chi si gode il verde dei Giardini Pubblici (continua più in basso). Il complesso, costruisce il lotto urbano, ma si propone anche come riferimento paesaggistico di forte respiro compositivo europeo, con le grandi finestre, lo sviluppo austero dei corpi di fabbrica, e poi con la verticalità dell’alta torre. Una specie di “iniezione tonificante”, nell’architettura milanese, rimasta per decenni unica ed isolata. (continua più in basso)

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Palazzo Svizzero

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Palazzo Svizzero (Dettaglio)

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Palazzo Svizzero (Torre alta)

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Palazzo Svizzero

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Palazzo dei Giornali

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Palazzo dei Giornali (Dettaglio bassorilievo)

Al di la della mura, passati gli archi di Porta Nuova Medioevale, la città storica disvela tutta la sua compattezza e la sua opulenza fatta di palazzi e monumenti storici. Quì Milano, ci propone la vera Milano, quella “da bere”, quella dei negozi dell’alta moda, del design, dei costi al metro quadrato delle case che superano i 15.000 euro (o più). Via Manzoni è una via del centro di Milano facente parte del Quadrilatero della moda e considerata una delle zone più lussuose, oltreché uno dei maggiori centri dello shopping dell’alta moda a livello mondiale. Ma in fin dei conti questa è una città piccola, quasi “micragnosa”, con un paio i chilometri si percorre tutto il diametro del centro storico. Berlino o Parigi, sono 10 volte tanto, Milano assomiglia, per dimensione, più a Zurigo o Lione, pur non avendone le caratteristiche paesaggistiche qualitative complessive (presenza di elementi naturali, offerta culturale, ambiente, mobilità sostenibile, ecc.).

Ecco questo “The Magnificent Mile”, di fatto disvela quella che è una delle caratterizzazioni principali del nostro Paese, essere un luogo di occasioni perse, di opportunità mancate. Un luogo “poco fertile” da cui è più facile fuggire, che rimanere. Ideale per una vacanza,  ma impossibile (o quasi) per viverci. Viene quindi voglia, quotidianamente (ormai) di fuggire, di andare in Svizzera, paese extraeuropeo che dista solamente 55 chilometri da Milano.

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Porta medioevale

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Porta medioevale (Dettaglio)

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Piazza Cavour

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La “città che sale”

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Via Manzoni

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Via della Spiga

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Cinema/Teatro Manzoni

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Palazzo Borromeo D’Adda

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Chiesa San Francesco di Paola

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Chiesa San Francesco di Paola (Dettaglio)

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Spazio Armani con soprastante resort

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Monumento a Sandro Pertini

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Monumento a Sandro Pertini ed Edificio Armani

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Il bandoneon


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Si stanno definendo le forme “fisiche” della nuova stazione dell’Alta Velocità di Reggio Emilia. Il progetto opera dell’architetto spagnolo Santiago Calatrava, completa il disegno urbanistico per la città emiliana, che ha nella triade dei ponti, il nuovo portale di ingresso principale alla città, per i dinamismi su ferro e gomma.

Si tratta certamente di un serie di interventi di “architettura del paesaggio”, che di fatto caratterizzano e qualificano il “piattume architettonico contemporaneo” di queste zone, reso ancora più “drammatico” dal dissennato inserimento di opere infrastrutturali (Linea Alta Velocità, ampliamento Autostrada A1) che si contraddistinguono per totale incapacità paesaggistica ed insipidezza architettonica.

L’opera, le cui strutture metalliche sono realizzate dall’arcinota ditta Cimolai Spa, assomiglia ad un gigantesco bandoneon, la fisarmonica compatta e sinuosa, tanto cara ad Astor Piazzolla.

Astor Piazzolla – Libertango

Le forme della nuova Stazione Alta Velocità di Reggio Emilia “twittano” in lontananza con il paesaggio degli appennini, introducendo, proprio in vicinanza dell’autostrada, un elemento di forte riconoscibilità, come lo furono i ponti. Tanto che Piacenza, Fidenza, Parma, passano via, per chi pratica l’Autostrada, distinguibili solamente dai cartelli autostradali (e forse da qualche fabbrica con un brand internazionale), mentre l’avvicinarsi a Reggio Emilia può essere “letto” ed identificato, da molto lontano, ed oggi apprezzato anche da molto vicino.

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Senza titolo-1

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