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Builders of the future

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Immagina……..puoi !


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Il Dormiglione , Woody Allen, 1973 (Credits – https://quinlan.it/2016/11/19/il-dormiglione/)

E quando riapri gli occhi, la Milano che sta di fronte a te (in questo esercizio progettuale d’immaginazione), è diventata una città che ha applicato, rapidamente e con perseveranza per alcuni anni, dopo la pandemia e l’avvento alle Elezioni Amministrative comunali del 2021, di un Sindaco nuovo, colto ed illuminato che ha, con grande perseveranza e consenso, incentivato ed adottato le migliori pratiche in uso nelle città europee più salubri e vivibili : Oslo, Copenhagen, ecc..  Con particolare attenzione, a dove viene utilizzato maggiormente il trasporto pubblico locale, come a Parigi, Londra e Budapest; ed anche imitando le città con maggiore mobilità dolce come Madrid e Stoccolma, ha consentito di conseguire rapidamente, una maggiore percentuale di mobilità pedonale.  Mentre “copiando” da Bruxelles ed Amsterdam, la città lombarda è diventata una delle metropoli europee in cui si pedala di più e si utilizzano meno le auto.

I risultati sono stati ottenuti predisponendo strumenti, coordinati con tutta l’Area Metropolitana e con la Regione Lombardia, per incentivare l’uso dei trasporti pubblici: 1) dei bonus sugli abbonamenti a chi lascia l’auto a casa; 2) una consistente erogazione di denaro al nucleo familiare che dimostra di non possedere nessuna auto; 3) funzionamento dei mezzi di trasporto pubblico per tutte le 24 ore; 4) potenziamento di tutti i mezzi di trasporto pubblico, soprattutto di quelli elettrificati, a GPL/Metano e ad idrogeno. Invece per quanto riguarda la mobilità pedonale “dolce”, sono state aumentate le aree pedonali ed anche le zone a 30 km orari in prossimità degli insediamenti residenziali. Soprattutto si è operato per garantire sicurezza ed una chiara separazione tra viabilità pedonale, ciclabile e su gomma.

Riguardo all’uso della bicicletta, il comune ha deciso di riconoscere un contributo tra i 21 e i 25 centesimi a chilometro a favore dei lavoratori ciclisti. Non solo. Le aziende sono state obbligate a creare aree di parcheggio per le bici, in loro prossimità, e così è stato anche per gli uffici, privati e pubblici. E ancora, i lavoratori che utilizzano il bike sharing ricevono uno sconto sul servizio, mentre un ulteriore incentivo, oltre a quelli statali, è riservato a chi acquista una bici elettrica. – (https://bit.ly/2XWpjs3)

Appena insediata la nuova Giunta ha immediatamente fatto elaborare ed ha approvato un nuovo PGT (piano di Governo del Territorio) a crescita zero, un piano, cioè, che non contiene previsioni di crescita dell’insediamento e che punta a mantenere il più possibile intatto il proprio territorio, soprattutto quello agricolo. Una moratoria sul costruito, della durata almeno di un decennio, che consenta alla città di tornare a respirare e di sanare la “frenesia edilizia inconsulta” contenuta nei PGT delle Giunte precedenti. Si sono altresì adottati criteri per un utilizzo socialmente equo del suolo, e produrre alloggi sociali a basso costo, su modello di quanto già fatto a Monaco di Baviera con il “SoBoN Munich Path” ( https://bit.ly/2C67QVE ). A tal fine, il Sindaco nuovo ha anche fatto predisporre degli strumenti, per vincolare a verde pubblico tutti gli scali ferroviari milanesi dismessi, che saranno acquisiti dalla pubblica amministrazione, per motivi urgenti di salute pubblica, restituendoli ai cittadini come, aree verdi, vuoti urbani, parchi orizzontali di grande dimensione. Sfruttando appieno così’ forse l’ultima occasione per cambiare i destini dell’assetto urbanistico milanese. Strumenti con finalità di ridurre il consumo di suolo e soprattutto la perniciosa densità urbana (https://bit.ly/2UJG8Ex). Infatti. Milano, dopo Parigi, Barcellona ed Atene, è stata nel 2020 la quarta, tra le grandi città europee per densità abitativa: 7653 abitanti per chilometro quadrato. Ben oltre Londra (‎5589 ab/Kmq), Amsterdam (‎3893 ab/Kmq), Madrid (5334 ab/Kmq),  Monaco di Baviera (4712 ab/Kmq), quasi il doppio di Berlino (4165 ab/Kmq). Milano non è diventata una città dove il verde, verticale o sui tetti, “nasconde l’architettura come una pelle” e tutto il volume e l’edificazione possibile, come si faceva, più che altro per marketing politico, con il precedente Sindaco/Manager (https://bit.ly/3hu8RXy ), ma una metropoli dove si respira veramente, e la natura raggiunge ogni abitazione, perché tra il costruito si sono insinuati generosi spazi verdi, collegati tra loro da piste ciclabili sicure e protette (con a lato spazi verdi) e non “pitturazioni sull’asfalto”; dove le vie sono ampie ed alberate. Un verde a disposizione di tutti, e non per pochi, soprattutto un “dono di sana respirabilità” per le generazioni future. Tutto il nuovo costruito dovrà adottare materiali riciclabili come il legno FSC, o il bambù, che consentono anche di “fissare” la CO2.

Così facendo, in pochi anni è rapidamente migliorato soprattutto il microclima locale, e l’Area Metropolitana di Milano non è più la metropoli caotica, surriscaldata ed inquinata, degli anni passati, dove per più di 100 giorni l’anno ha le micropolveri sottili superavano la soglia massima di 50 microgrammi per metro cubo (https://bit.ly/3hoBLIO); ma è diventata un luogo dove si è tornati ad avere fiducia e speranza nel futuro all’insegna di una vera qualità complessiva dell’ambiente urbano. Tali provvedimenti “sanitari” hanno anche probabilmente garantito la possibilità che una strage, come quella verificatasi durante la pandemia del 2020, non potrà più avvenire con quella virulenza ed alto tasso di mortalità.

Immagina……puoi, dato che il progetto che si ipotizza, è sempre anche destino, in questo caso necessariamente politico!

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Lo “studiolo”


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Jože Plečnik a Lubiana, dal suo “studiolo ligneo” nel sobborgo di Trnovo, addizione “erculea” alla Hisa, realizzato nel 1933, come in una “tolda arquata” (piano terreno e piano primo), di una nave, splendidamente arenata, in un magnifico giardino; da dove dominava ed osservava, il “mare urbanistico ed architettonico” della città slovena, e lo progettava e lo dominava. Qui riceveva i suoi studenti ed i clienti. Spesso anche ci dormiva. – https://bit.ly/2AO96Me

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«Studiolo», come ben ci descrive Giorgio Agamben, nell’omonimo libro, si chiamava nei palazzi rinascimentali la piccola stanza in cui il principe si ritirava per meditare o leggere, progettare il futuro, circondato dai quadri che amava in modo speciale.

Qui, in via Karunova 4–6, non ci sono grandi quadri, ma disegni, piccole sculture, tanti libri, e soprattutto oggetti, strumenti professionali e materiali edili; un po come in tutta la “casa laboratorio”.

Gli ambienti emanano ancora l’odore dei legni pregiati utilizzati dall’architetto sloveno, i luoghi sanno di polvere e di libri antichi, mentre dalle finestre socchiuse sul giardino, penetrano i profumi delle piante in fiore.

Eppure se ci si va, chiaramente si percepisce ancora, nella disposizione non casuale degli oggetti, nella “luce” voluta da Plečnik, tutta l’energia creativa insediata in quel magnifico luogo.

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La città “PULSANTE”


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Un’immagine dal Parco Nord Milano del Centro Direzionale Garibaldi / Repubblica / Porta Nuova – Foto autore articolo

L’Area Metropolitana, di Milano, è da sempre un “pulsare” quotidiano di relazioni, soprattutto tra il centro ed i comuni limitrofi, ma anche oltre (Bergamo, Brescia, ecc.): Di persone, d’idee, di lavoro, di merci, di socialità. Il tessuto urbano di Milano, con questo “frenetico pulsare”, di fatto si è propagato a livello regionale, come una “ragnatela” quasi fino ai confini. Di fatto è una “Città-Regione”, e di ciò, la “carica virale” ha potuto godere per propagarsi in maniera rapida e feroce.

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PTR – Regione Lombardia con evidenziate, le conurbazioni metropolitane, a VIOLA Milano ed a FUCSIA Bergamo e Brescia (Elaborazione Centro Studi PIM- 2010)

I contagiati da Covid19, a Milano, al 12 maggio 2020 erano 9.122, con una popolazione di 1.404.239 unità; mentre nei restanti comuni della Città Metropolitana, alla stessa data erano 12.504, con una popolazione di 1.862.814. In Lombardia, il 12 maggio, i contagiati da Covid19 erano 82.904, ed i morti 15.116, con una popolazione di 10.088.484 – ( https://bit.ly/2ybaYxW ); 60 giorni prima, il 15 marzo, i contagiati erano 14.649, con 1.420 decessi.

Risulta quindi molto difficile, e forse inutile, separare, differenziare il centro dalla periferia, come fa ancora una certa intellighenzia milanese. Così come durante il “Lockdown”, anche il periodo, post Covid19, dovranno essere gestiti e integrati, ratificando questa relazione intima, ed inscindibile, tra città e territorio circostante allargato.

L’aria, in questi luoghi, è il momento durante i mesi invernali ( https://bit.ly/2Z9xFgN ), in grado di uccidere come e più del Covid19, addirittura sembra che agiscano assieme ( https://bit.ly/ 2WA0vFm ). Si continua, però, a offrire soprattutto per Milano, un modello radiocentrico, di alta densità, di pendolarismo, di volumetrie insediato nel Piano di Governo del Territorio (PGT 2030 – https://bit.ly/2TWjvfD ) che rasentano la follia edificatoria, prona ai voleri dei conti di proprietà soprattutto stranieri. Il “rassicurante” marketing ecologico / verdeggiante, costellato di eventi e manifestazioni internazionali, voluto dal manager-sindaco Sala, fa illudere il più che sia gestito in modo non secondario subito dalle radicali soluzioni alla riduzione del particolato nell’aria ( https: // bit. ly / 2LA72dc).

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Un’immagine del Centro Storico di Milano in una giornata con la qualità dell’aria pessima – Foto autore articolo (14/01/20)

Certo alcuni architetti, con il daimon del “verde”, già codificano la vita urbana del futuro post Covid19 a Milano. Tanto verde su tetti e facciate, boschi urbani dovunque ( https://bit.ly/3dUjPmQ ).

Gli fa eco l’amministrazione comunale, che ravvede nel vigente PGT 2030, già i contenuti di questa “epifania verdeggiante”; e rimanda eventuali “varianti puntuali”, ad una verifica, in autunno, dell’andamento del mercato immobiliare e della pandemia, come dichiarato di recente ( https://bit.ly/2zPEgSX ).

Forse avrebbe più senso ragionare, fin da subito, per ragioni sanitarie, su un vero policentrismo territoriale di funzioni, e su corridoi verdi, che spezzino quello che sembra un “disegno urbanistico perverso” (spezzettato a scala: comunale, metropolitana, regionale) che di fatto non è più governabile, nonostante gli strumenti urbanistici vigenti, affidato come è, quasi solamente alle pulsioni immobiliari private.

Infatti soprattutto nei comuni di “corona”, che hanno densità urbane ed inquinamento dell’aria, paragonabili, se non peggiori di quelle di Milano, il decorso pandemico è stato molto pesante (https://bit.ly/3dQmmy6), ed hanno in atto dei PGT che nell’immediato futuro, prevedono l’insediamento di entità volumetriche (residenziali, commerciali, ecc.) particolarmente vaste.

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Un’immagine dalla Torre Unipol del nord Milano – Foto autore articolo

Emblematico il caso di Sesto S.G., dove il progetto di riqualificazione delle ex Acciaierie Falck, oggi Milanosesto (https://bit.ly/2WXIUGI), ancora in fase di bonifica, si apprestava a ripartire, prima della pandemia, dopo che l’immobiliare americana Hines e il gestore di fondi immobiliari Prelios, con il supporto di Intesa San Paolo, hanno deciso di acquisire lo sviluppo edilizio (https://bit.ly/2z7MQfQ).

L’obiettivo è quello di riqualificare un’area di 1,45 milioni mq. (https://bit.ly/2AzQO1m), uno dei più grandi sviluppi immobiliari privati europei, del valore di circa 4 miliardi di euro. 15 mila nuovi abitanti previsti. Basti pensare che tutti gli scali ferroviari dismessi di Milano, in riqualificazione, ammontano “solo” ad una superficie di circa 1,25 milioni di mq.

Il vero e proprio “innesco pubblico” di tutto l’intervento sulle ex Aree Falck, sarà la “Città della Salute e della Ricerca”, che raggrupperà l’Istituto neurologico Besta e l’Istituto nazionale dei tumori, ambedue oggi con sede a Milano, che hanno firmato l’accordo, per la gestione del nascente complesso (fine lavori 2024), lo scorso febbraio.

La pandemia, di Covid19, ha palesato la necessità di prendere provvedimenti urgenti, per un ritorno e una visione globale di pianificazione del territorio in cui insiste Milano, superando le letture spezzettate per compiti amministrativi: inquinamento, piste ciclabili, trasporti, ecc .. Contrastare o ritardare questa necessità “sanitaria”, come sembra fare l’amministrazione milanese, può solo agevolare il ritorno di una nuova aggressione pandemica.

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SOPRA – Immagini delle ex Aree Falck a Sesto SG – Foto autore articolo (16/05/20)

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SOPRA – Link ad una mappa interattiva delle principali trasformazioni in atto a Milano e dintorni ( https://bit.ly/367OhHa )

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Ricordando i “contenitori” che hanno protetto, e forse educato una parte della nostra vita.


C’è un tempo per mantenere le distanze.

C’è un tempo per distogliere lo sguardo.

C’è un tempo per ricordare.

Se mi avessero detto all’inizio degli anni Settanta del Novecento, nel 1974, che quella ragazzina alta dai capelli corvini e ricci, dal nome Delia, che veniva dalla “Brianza” e con cui frequentavo il Liceo Artistico Statale II in Piazza XXV Aprile 8 a Milano, l’avrei ritrovata dopo decenni, nel Terzo millennio, all’epoca del Covid19, della “peste” che avrebbe attanagliato l’Europa ed il Mondo, facendo migliaia di morti in Lombardia; probabilmente, pur essendo un appassionato di fantascienza, avrei detto che : “Siete tutti pazzi! E’ impossibile!”.

Eppure, allora, c’era il terrorismo imperante in Italia, si sparava ad “alzo zero” a Milano, per strada; si sequestrava e si uccideva Aldo Moro (16 marzo – 9 maggio 1978). Se non era “follia” quella. Ricordo ancora che ci radunarono, a noi studenti, quel 16 marzo nell’aula magna, del Liceo (un’ex sede dei Fasci del Littorio del 1938, opera dell’architetto Renzo Gerla) e ci dissero, che la democrazia era in pericolo, di andare a casa a piccoli gruppi, alla spicciolata. Ora quella sede, architettura d’angolo interessante, con una scala a chiocciola pazzesca ed una terrazza in copertura meravigliosa, è ancora lì, ed è diventata la sede del “Museo del Cinema” promosso dall’adiacente “Cinema Anteo” di via Milazzo, in cui tutti noi abbiamo “imparato ad andare al cinema”.

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Ex sede dei Fasci del Littorio del 1938, opera dell’architetto Renzo Gerla

Qualche anno prima, Il 4 aprile 1975 veniva fondata ad Albuquerque, Nuovo Messico, negli Stati Uniti la Microsoft, una cosa che probabilmente nessuno di noi sapeva, ma che ci avrebbe cambiato la maniera di vivere negli anni a venire. La prima volta che vidi una calcolatrice portatile, fu nel 1974, era una Texas Instruments SR 10 ai fosfori rossi, che mi regalò mio padre (https://bit.ly/2KRv1Ee). Fu vietatissima dal docente di matematica, tal Professor Marchetti, che “aborriva” ogni innovazione, che divergeva dal “Regolo Calcolatore”  (https://bit.ly/3d6wPFl) che aveva perennemente in dotazione nel taschino.

Tutto allora era molto chiaro, soprattutto in politica: o eri di destra, oppure di sinistra. C’era poi una terza via cattolica. Nel luglio 1977 le Brigate Rosse gambizzano Mario Perlini, in quanto «segretario regionale dell’organizzazione di Comunione e Liberazione»

La ragazza, dai capelli corvini, era certamente schierata a “sinistra”, mentre io facevo parte di un piccolissimo gruppo di studenti, che guardavano alla cultura “come dei facoceri affamati”, senza distinguere, tra destra e sinistra. Si leggevano i testi di Celine, Camus, Gide, ecc. ma anche con grande attenzione alla produzione filmografica Russa, ricordo la visione collettiva di Andrej Rublëv e di Solaris di Tarkovskij, ma anche il Laureato o 2001 Odissea nello Spazio. Dal punto di vista musicale, si ascoltava, anziché i cantautori italiani, allora molto in voga, i Pink Floyd, gli Yes, i led Zeppelin, il Banco del Mutuo Soccorso, gli Area, Battiato.

Imparammo al Liceo a progettare, ad esprimerci con la matita; ad architettare sotto l’occhio vigile e colto di Margherita Cavallo, nostra insegnante di “Architettura”.

Io e Delia proseguimmo a frequentarci, dopo il Liceo, ambedue iscritti ad architettura al Politecnico di Milano. Era l’Anno Accademico 1978/1979. Qui il contenitore che ci accolse era un edificio sapiente, moderno semplice e bello, realizzato tra il 1953 ed il 1961 su progetto di: Ponti Gio’ (Giovanni); Portaluppi Piero; Forti Giordano. Un edificio rimasto incompiuto, che nell’idea dei progettisti doveva servire da “edificio insegnate” con un campionario di materiali ed architetture contemporanee. Gli inizi furono “duri” e caotici, la Facoltà di architettura, risultava funzionare a “singhiozzo”, spesso occupata dai docenti che, dopo averci fatto (da studenti o da assistenti) il Sessantotto, tentavano di vedere ratificato un loro ruolo all’interno della Facoltà. I primi giorni sembrava un “assalto al treno”, tutti volevano iscriversi e fare gli architetti. Furono certamente “anni affollati”. Gli interni erano completamente affrescati con murales inneggianti alla politica ed alla rivoluzione. Ci vollero anni affinchè, sia l’ordinamento del percorso di studi, che gli ambienti assumessero una dimensione didattica più efficiente e comprensibile. Era un enorme “ Fai da Te”.

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Facoltà di Architettura al Politecnico di Milano (1953/1961) progetto di: Ponti Gio’ (Giovanni); Portaluppi Piero; Forti Giordano

Mentre a fatica, cercavamo di laurearci con quella “mente sadica” del bergamasco Prof. Sergio Crotti, che citava il Vangelo o Le Corbusier a memoria, pagina e versetto; a latere dell’edificio di Ponti e soci, venne edificato tra il 1982 ed il 1985, su progetto di Vittoriano Vigano, il nuovo ingresso della Facoltà da via Amperè, con aule e spazi didattici della Facoltà da via Amperè.

Un edificio che fa il verso, al Beaubourg di Renzo Piano e Richard Rogers, a Parigi, come ha dichiarato lo stesso autore. Una grande piazza coperta, con una facciata segnata dalla “grande A”, rossa e metallica, che caratterizza l’ingresso.

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Vittoriano Vigano, nuovo ingresso, con aule e spazi didattici della Facoltà di Architettura da via Amperè (1982 / 1985)

Ci laureammo nel 1985, a luglio (senza mai aver potuto fruire di quella nuova facoltà), con una Tesi, dal titolo, degno per lunghezza, dei film di Lina Wertmuller: “Il Passante ferroviario di Milano, tra centro e periferia. Ricostruzione del margine urbano alla Bovisa”. Non ricordo quante volte, rimandammo la discussione della Tesi, per l’indecisione e la titubanza del relatore, tanto che l’anno seguente prese come riferimento didattico dei suoi corsi proprio la tematica affrontata in quella “discussione”. Decine di tavole enormi (90 x 150 centimetri), che dall’analisi urbana conducevano ad un progetto dettagliato lungo i binari del “Passante Ferroviario” tra il Cavalcavia Bacula e quell’area che oggi viene denominata “La Goccia”, alla Bovisa di Milano. Tutte le tavole disegnate “a mano” con Rapidograf e china, su carta da lucido, in un numero imprecisato di notti insonni.

Nel 1982, c’era stata la prima “release” del software statunitense CAD (Computer Aied Design – Autodesk) e di fatto da lì è iniziata la progressiva e rapida archiviazione di tutto il sapere quasi artigianale, da noi acquisito manualmente, in anni di studio, come ha ben descritto Juhani Palasmaa nel suo saggio (Juhani Palasmaa, La mano che pensa, Safarà, 2014).

Il 12 dicembre 1985, l’americana IBM (International Business Machines), metteva in commercio il primo personal computer, di fatto accelerando in maniera impressionante quel processo prima descritto.

Di fatto, nel momento stesso in cui ci laureavamo, io e Delia, finiva un mondo nell’architettura, e se ne apriva un altro, probabilmente ricco, quanto il primo, ma in divenire così rapido, che gli effetti positivi li si vedrà solo in futuro. Chissà ?

Tanto che oggi, ormai solo per alcuni il disegnare “a matita”, ha ancora un valore, un legame atavico, un “filo rosso” con la Storia dell’Architettura, con Bramante e Brunelleschi. Le attività grafiche manuali, oggi sembrano doversi limitare solo alla costruzione dell’idea, poi bisognerà, imparare (sempre di più) ad agire in un mondo tridimensionale, come un videogioco. Come scriveva qualche anno fa Rem Koolhaas, riferendosi alla progettazione con mezzi elettronici: “Bisogna agire come il pilota di un aereo da caccia supersonico, con intuito, più che con raziocinio. Facendo proprio il motto – Se pensi sei morto! -” (Rem Koolhaas, Verso un’architettura estrema, Postmediabooks, 2002).

Dopo la Laurea io e la “ragazza dai capelli ricci e corvini”, ci siamo persi di vista, abbiamo condotto una vita parallela: io a Milano e lei a Roma. Ci siamo tolti alcune piccole soddisfazioni nella nostra disciplina. Abbiamo affrontato con coraggio e serenità gli accadimenti, che la vita sottopone a noi umani in questa parte di Universo. Gli anni, i decenni, sono passati rapidi ed inesorabili: “Il tempo è un treno – Che rende passato il futuro – Ti lascia fermo alla stazione – Con la faccia schiacciata contro il vetro” (U2, LP Achtung Baby, brano Zoo Station, 1991).

Qualche settimana fa, una telefonata, nel giorno del mio compleanno, in pieno isolamento per pandemia da Covid-19; era la voce inconfondibile di Delia, che era riuscita a rintracciarmi e ad avere il coraggio di riconnettere ciò che era stato momentaneamente interrotto. Un regalo prezioso.

Ormai nel mondo, gli edifici importanti, anche di pochi milioni di euro, vengono tutti progettati e cantierizzati, in Building Information Modeling (B.I.M. – Modello informativo dell’edificio).

Si tratta di un metodo per l’ottimizzazione della pianificazione, realizzazione e gestione di costruzioni tramite aiuto di un software. Tramite esso tutti i dati rilevanti di una costruzione possono essere raccolti, combinati e collegati digitalmente. La costruzione virtuale è visualizzabile inoltre come un modello geometrico tridimensionale.

La matita, ed il CAD (quello tradizionale 2D) vengono utilizzati solamente all’inizio, per gli “schizzi” ed i primi dimensionamenti. Poi si “costruisce” meticolosamente il 3D; tutto il resto, viene “estruso” dal modello tridimensionale B.I.M : piante, prospetti, sezioni, dettagli, ecc.

A Milano, ormai è da qualche anno che si sta implementando tale “visione del progetto”, ovviamente con estrema difficoltà, vista l’arretratezza del pensiero di chi progetta e costruisce. Soprattutto di Noi che abbiamo vissuto una “formazione artigianale”, in un mondo di “lentezza” e “decantazioni”. Non si progetta più in due dimensioni, ma direttamente, per tutte le competenze disciplinari, in maniera geometrica tridimensionale.

Sono i committenti, spesso immobiliari estere, ad imporre questa nuova visione del progetto, che sta divenendo una richiesta sempre più frequente, e ovviamente un costo.

Un edificio, un locale, viene definito “disegnato” in un ambiente 3D (modello), con tutte le sue finiture, le strutture ed i suoi impianti elettrici e meccanici. Ad ogni componente (ad esempio: un calorifero, un pavimento, ecc.) viene assegnato un codice QR (https://bit.ly/3aHuyPz) che lo identifica dalla progettazione, all’acquisto, alla posa, alla verifica finale di accettazione con le “snag list” (lista difetti), agli “As Built” che ormai sono restituzioni tridimensionali, sinergiche anche alla successiva manutenzione e/o sostituzione.

La “matita”, se non vuole morire, definitivamente sostituita da app come “Sketchbook”, da utilizzarsi su Pad, con infinite possibilità grafiche e coloristiche, dovrà per forza confrontarsi con questa profonda mutazione in atto ormai da alcuni anni e destinata a “dilagare” come la peste in futuro.

E’ il mondo delle attività umane, mutevole, fluido, in continuo cambiamento e perfezionamento, la progettazione gli sta andando dietro, velocemente, forse troppo. Probabilmente è anche per questo che è dilagata la pandemia, nei corpi, nelle idee, e probabilmente nell’architettura, o meglio in certe architetture.

Tra qualche minuto anche Delia compirà gli anni……..ed io scrivo.

1 maggio 2020, ore 23 e 54 minuti.

Dario Sironi

Stampa in Val Bregaglia


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Nell’anno 1271, il casato milanese dei Giacometti era stato insignito della croce di Gerusalemme da Papa Gregorio X. All’epoca della Controriforma (dopo il 1560) o dopo la guerra valtellinese (1620) alcuni membri di questa agitazione cercarono rifugio a Vicosoprano ( a pochi chilometri da Stampa, in Val Bregaglia) per sfuggire alla persecuzione religiosa. Un ramo della famiglia si è stabilizzato nei dintorni di Stampa intorno al 1750 dove ebbe una lunga genia.

Da questi si sono sviluppate due “famiglie” di Giacometti che hanno avuto una grande importanza per la storia dell’arte della Svizzera ed europea. Una mescpe della famiglia Giacometti, chiamata “dal punt”, abitava nell’Hotel Piz Duan presso il ponte di Stampa, in dialetto bregagliotto appellato con il termine “punt”. Il patriarca di questa linea, il versatile Alberto Giacometti (1834-1900), sposò l’erede alberghiera Ottilia Santi (1838-1904). Da questo felice matrimonio nacquero otto figli, una femmina e sette maschi. Uno di questi era Giovanni Giacometti, pittore, padre di Alberto Giacometti (scultore, incisore e pittore – Borgonovo di Stampa, 10 ottobre 1901 – Coira, 11 gennaio 1966), di Diego Giacometti (designer, scultore – Borgonovo di Stampa, 15 novembre 1902 – Parigi, 15 luglio 1985), e di Bruno Giacometti (architetto – Borgonovo di Stampa, 24 agosto 1907 – Zollikon, 21 marzo 2012), autore del Padiglione Svizzero ai Giardini Pubblici di Venezia, per la Biennale d’arte del 1952.

Da una seconda linea della famiglia Giacometti (“da la gassa”) provenivano il pittore Augusto Giacometti (1877-1947) e il giurista Zaccaria Giacometti (1893-1970). Il loro nonno Antonio (1814-1883) era un fratello di Giacomo Giacometti (1804-1882), a sua volta nonno di Giovanni.

1900 circa - Il centro del villaggio di Stampa intorno al 1900 con la casa Santi presso il ponte e il nuovo albergo Piz Duan verso est con il suo giardino

1900 circa – Il centro del villaggio di Stampa intorno al 1900 con la casa Santi presso il ponte, con il suo giardino e con davanti il nuovo albergo Piz Duan

http://www.centrogiacometti.ch/il-luogo/stampa

1911 - Famiglia Giacometti a Stampa

1911 – Famiglia di Alberto Giacometti (1834-1900) e la moglie Annetta a Stampa.

Alberto Giacometti è il primo ragazzino a sinistra

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La realtà della teoria


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Lebbeus Woods

Chi è Lebbeus Woods?  E’ stato un intellettuale, un artista, un architetto americano, noto soprattutto per ciò che non ha mai costruito, ma solo disegnato, e per quello che ha detto al riguardo in seguito, nel corso della sua vita. E’ morto nel 2012 (https://it.wikipedia.org/wiki/Lebbeus_Woods). I suoi schizzi di ricostruzione di Sarajevo, realizzati mentre stava “coprendo” dal punto di vista giornalistico il conflitto nel 1993, sono forse il suo lavoro più avvincente, e sono sul blog intitolato “La realtà della teoria” (https://lebbeuswoods.wordpress.com/).

La forza visionaria dei suoi disegni, intimamente legati alla sua teoria sulla città e sull’architettura, rappresentano un atto costruttivo importantissimo, un lascito a chi verrà dopo, alle generazioni future. E come egli stesso afferma in un post: “La mia risposta è che l’architettura, in quanto atto sociale e principalmente costruttivo, potrebbe guarire le ferite creando tipi di spazio completamente nuovi in ​​città.”

Cosa ci potrebbe essere di meglio, che un “messaggio in una bottiglia” di questo tipo, per chi dovrà ricostruire, il mondo e l’architettura dopo l’epidemia da Covid-19 che sta flagellando la specie umana, i suoi contenitori, e le città.

 

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BOERITUDINE gourmet


TRE B

Può essere Milano una città più serena, che persegue il raggiungimento della sostenibilità di capitali europee, già da decenni in “corsa” per raggiungere lo stesso obbiettivo per il 2025 (https://bit.ly/2C8N7NP  – ben 5 anni prima).

E mentre da noi, a Milano, si discute di qualità dell’architettura (e non di giardinaggio), distratti ad arte da Beppe Sala e Pierfrancesco Maran; il duo cela nel VERDEGGIANTE PGT 2030 di Milano, milioni di metri quadrati di slp. per l’esattezza : 4 milioni e 500 mila; pari ad oltre 15 milioni di metri cubi di cemento (con le premialità inerente la sostenibilità del Regolamento Edilizio); pari ad oltre 100 mila nuovi residenti a Milano da qui al 2030.

Un volume pari a SEI VOLTE il volume della Piramide di Cheope. Eppure nessuno dice niente in merito. Passate le osservazioni, si discute dei milioni di alberi che il Sindaco Sala ha promesso di piantare (per nascondere il cemento).

Milano è ormai da anni in preda alla “Boeritudine”, che ha dimostrato che si può nascondere un grattacielo a torre (massiccio e pesante, di una mediocre qualità architettonica) sotto alcune migliaia di piante, ed i turisti, i cittadini e gli architetti, giù a sperticarsi in complimenti senza fine.

L’architettura ormai è solo “nascondimento” nella città più INQUINATA (https://bit.ly/2q4FLYQ) ed europea d’Italia; ma è anche propaganda, effetto, stranezza, e il futuro non può essere un bosco verticale replicato all’ennesima potenza, come si legge nei documenti del PGT 2030 e nel testo del Regolamento Edilizio, che il duo Sala/Maran si accinge a modificare.

Ci vogliono PARCHI, pause nel tessuto urbano, per OSSIGENARE i cittadini che muoiono letteralmente asfissiati.

Mentre nel PGT 2030, la giunta “spaccia” il nascondimento VERDEGGIANTE di un’edificazione “prona” alle esigenze degli immobiliaristi (Coima, Hines, ecc.), letteralmente “FUMANDOSI” anche l’occasione generazionale di 1 milione e 200 mila metri quadrati degli ex Scali Ferroviari da trasformare PER MOTIVI SANITARI URGENTI, esclusivamente in aree verdi, in parchi (come il Parco Nord); mentre invece solo il 50/60% di queste enormi aree sarà trasformato in verde pubblico (ovviamente a gestione privata).

E’ la BOERITUDINE GOURMET, la ricetta perversa di mettere verde ovunque, rinunciando a costruire una città per i cittadini, fatta di piazze, parchi, case  popolari, servizi, biblioteche (non di alberi MA DI LIBRI), come si faceva qualche decennio fa con l’Urbanistica.

Oggi con il PGT (Piano di Governo del Territorio) la pubblica amministrazione ha delegato il tutto alle fameliche ricette degli immobiliaristi, mentre la BOERITUDINE convince tutti esattamente come UN SOLE INGANNATORE.

No, così la città, Milano non PUO’ ESSERE SERENA.

BOERITUDINE

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RACCONTO METROPOLITANO DI NATALE


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Sopra il Centro Direzionale di Milano fotografato dal campo volo di Bresso

Mentre il Ministero dei Beni Culturali, regala agli italiani, per Natale 2018, un piccolo, ma importante (anche se ancora parziale) regalo : l’Atlante dell’Architettura contemporanea italiana,

http://www.atlantearchitetture.beniculturali.it/

il Paese Italia versa, dal punto di vista della qualità architettonica e del paesaggio, in “pessime condizioni”.  Bisogna fare riconquistare un ruolo sociale all’architettura (ed agli architetti), perseguire la qualità del costruire, portare la città ed il patrimonio paesaggistico all’attenzione della politica e dei cittadini, che sembrano essersene completamente dimenticati. L’Italia è ancora il Paese dei condoni edilizi.

https://www.edotto.com/articolo/decreto-genova-condono-edilizio-per-ischia-e-centro-italia

L’incipit della proposta di Legge per l’Architettura, discussa durante l’VIII congresso Nazionale del CNAPPC (Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori) tenutosi a Roma nel luglio 2018, non ha prodotto un documento che si sia trasformato in iter legislativo adottato dai pochi politici presenti.

http://www.cnappccongresso2018.it/wordpress/wp-content/uploads/Legge-per-larchitettura-1.pdf

Di fatto oggi, a fine 2018, ogni dibattito in merito all’architettura, ed alla sua qualità complessiva, è caduto in un limbo senza uscita; travolto dalle contingenze economiche e sociali. Ed intanto l’Architettura ed il Paesaggio, di fatto sono in mano alle pulsioni immobiliari (e speculative) ed alla sudditanza dei politici locali (e nazionali), incapaci di governare effettivamente, non avendo regole qualitative, la quotidiana “mattanza” del paesaggio ed il crescente consumo di suolo.

https://www.repubblica.it/cronaca/2018/07/17/news/consumo_suolo_in_italia_una_piazza_navona_ogni_due_ore-201978955/

http://www.isprambiente.gov.it/it/temi/suolo-e-territorio/il-consumo-di-suolo/i-dati-sul-consumo-di-suolo

Ciò è ancora più vero in Lombardia, dove 10.045.230 abitanti fanno ormai finta di non vedere lo scempio del suolo, che qui si traduce anche in inquinamento dell’aria da micro-polveri sottili. Abituati da generazioni a ”triturare” terreno, infischiandosene dell’autodeterminazione delle generazioni future.

https://www.infodata.ilsole24ore.com/2018/10/11/lombardia-veneto-le-regioni-suolo-piu-consumato-le-malattie-ditalia/

Si fa finta di niente o quasi, magari si fanno leggi regionali destinate a sortire i propri effetti dopo il 2050, quando ormai sarà troppo tardi, sia per il suolo (che sarà tutto consumato), sia per l’architettura destinata a “reggere il moccolo” di una Città TOTALE come sarà il suolo di Lombardia allora.

https://www.varesenews.it/2018/12/basta-consumo-suolo-lombardia-dal-2050/779776/

Ispra-Consumo-suolo-2018-Provincia-di-Monza-maglia-nera-600x330

Mappa ISPRA sul consumo di suolo Lombardia 2018 (su dati 2017) – https://bit.ly/2rT41uB

Nulla si dice e si fa, soprattutto, in merito al fatto che, la Provincia/Città Metropolitana di Milano, è già oggi la zona d’Europa più inquinata e tossica. Ormai un vero e proprio problema di salute nazionale. La politica in merito quasi TACE.  Il “Magma Edilizio Milano” sarà in futuro un luogo molto più “mortale” di come già lo è; con una qualità complessiva dell’architettura PESSIMA.

https://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/inquinamento-morti-1.3431181

I milanesi oggi, continuano a ragionare come se la loro città finisse entro i limiti definiti dai confini, in realtà Milano non esiste più da decenni. E’ una “Città metropolitana infinita”, governabile solamente con politiche urbanistiche (territoriali) intercomunali. Basta parlare solo del “comunello” di Milano , in cui è rintanata una massa ormai piccola di residenti (soprattutto benestanti) che si stanno estinguendo. Milano (1.352.000 abitanti); altri comuni della Città Metropolitana (1.888.000 abitanti) = 3.240.000 abitanti complessivi della Città Metropolitana Milanese. Ci sarebbe poi da aggiungere la provincia di Monza (870.000 abitanti), unita (saldata in un corpo unico) dal punto di vista urbanistico alla Città Metropolitana di Milano, che di fatto contribuisce al pendolarismo soprattutto su gomma. Milano è invece un “Magma Edilizio Infinito” di edifici e strade asservito a produrre traffici ed inquinamento a go-go. Magma che ormai raggiunge i confini della Svizzera. Non c’è Area B o C che tenga, visto che le micropolveri sottili e l’inquinamento dell’aria non hanno confini.

https://www.milanolife.it/area-b-milano-confini-funziona/

Ma come CRESCE questo “Magma Edilizio Infinito”, pezzo dopo pezzo ?

Si è quindi elaborata una mappa, in continuo aggiornamento, UN ALTRO PICCOLO REGALO DI NATALE (trovate il link quì sotto), che ratifica i principali interventi nella Città Metropolitana. Una mappa che evidenzia come l’area più soggetta ad una crescente impennata del consumo di suolo (e dell’inquinamento dell’aria conseguente dato dai traffici indotti) è il nord milanese. In quella “casba” si comuni (governati dal Secondo Dopoguerra dal centrosinistra). Qui si concentrano tutti i “RIFIUTI” (centri commerciali, grandi arterie, centri sanitari, ecc.) della Milano costretta entro i suoi confini, capace solo di costruire aree B o C, ma non politiche urbanistiche a grande scala intercomunale. Una mappa per riflettere sul futuro a breve termine che ci aspetta; un futuro fatto di “nuovo cemento”, poca qualità del disegno urbanistico e dell’architettura, ed abitanti costretti a muoversi su gomma per “pulsare” quotidianamente, come moscerini, nella TELA DEL RAGNO che è l’impianto urbanistico milanese.

https://drive.google.com/open?id=13__VHXI9Aq3Ao5R5VVM7zk6QJj6YVEJc&usp=sharing

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Un’architettura GENIALE.


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SOPRA – I blocchi edilizi del quartiere / città del film “L’amica geniale”

Elena Ferrante non esiste, è uno pseudonimo sotto cui si nasconde……nessuno sa bene chi, eppure ha scritto una serie di “best-sellers” di enorme successo nazionale ed internazionale : L’amore molesto (1992), I giorni dell’abbandono (2002) e da La figlia oscura (2006). Ha poi fatto seguito una quadrilogia : L’amica geniale (2011), primo volume che ha visto susseguirsi Storia del nuovo cognome (2012), Storia di chi fugge e di chi resta (2013) e Storia della bambina perduta (2014).

https://www.tpi.it/2018/12/05/chi-e-elena-ferrante/ .

Tanto che si sta sviluppando un turismo da “Elena Ferrante”, rappresentato da fan della scrittrice, che visitano i luoghi descritti nei libri. Si tratta di italici, ma anche da americani, tedeschi e francesi, dove i libri hanno avuto un enorme successo vendendo centinaia di migliaia di copie.

https://www.luukmagazine.com/tour-in-5-tappe-nella-napoli-de-lamica-geniale-presto-anche-in-tv/.

Lo sceneggiato / film in otto puntate, regia di Saverio Costanzo, trasmesso da Raiuno, il martedì in prima serata, è seguito da 7/8 milioni di utenti a puntata.

https://www.iltempo.it/cultura-spettacoli/2018/12/05/news/lamica-geniale-elena-ferrante-serie-tv-rai-romanzo-lila-lenu-napoli-rione-terza-puntata-quarta–1097503/

Una discriminante importante della serie, è l’architettura che fa da sfondo. Si tratta di case popolari rappresentate con toni grigi e con coloriture, come se fossero di cartapesta, quasi una ricerca di un’architettura iper-realistica, così reale da sembrare falsa. Le vie, le corti in cui si dipana il racconto, sono ben delineate, precise, con elementi : della sporcizia, una pozzanghera, i marciapiedi, ecc. che sembrano essere l’evocazione delle periferie pittoriche di Mario Sironi (sotto – Periferia, 1922).

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È evidente che se uno degli elementi non esistesse, gli altri non avrebbero ragione di essere, proprio come in una composizione pittorica.

Il rilevato ferroviario contraddistingue un perimetro del quartiere, dopo di esso il nulla. Chi passa sotto il tunnel dei binari trova (come in un film surreale di Fellini), un deserto, attraversato solo da una lunga strada che conduce nel centro, verso il mare.

L’architettura dell’Amica Geniale, asseconda il malessere, il pessimismo, la melanconia che pervadono il film, quasi una sigla emotiva fatta di alti e bassi, dilaniata tra colpi di scena e vita tristemente normale.

Potrebbe essere quasi un’architettura di un ghetto (Praga?), di una graphic novel (città di vetro, di Paul Auster?), in cui però gli attori non sono lì fisicamente imprigionati, ma sono lì relegati dai lacci e dai lacciuoli della spietata vita sociale che conducono. Sono architetture atte a trasmettere un pathos, quasi fossero astratte e sospese come nelle atmosfere della metafisica.

Ogni macchia, ogni crepa, ogni panno steso, anche le stesse persiane, sembrano il prodotto di una precisa regia, che fa sentire il suo controllo totale sull’architettura scenica, asservita ad assecondare il dipanarsi dei fatti.

Gli spazi architettonici, ed anche gli interni, sono fatti anche per essere facilmente riconosciuti dagli spettatori, per creare empatia, per trasmettere sensazioni.

Un’architettonica commedia è “L’amica geniale”, una storia privata, ma anche un affresco epocale in cui vengono tratteggiati non solo rapporti interpersonali, ma anche i cambiamenti di un quartiere napoletano dal dopoguerra alla soglia degli anni Sessanta.

Potremmo quindi parlare di “un’architettura geniale”.

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SOPRA – Il limite/muro dato dal rilevato ferroviario

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SOPRA – La via astrattamente scalcinata, con i suoi blocchi edilizi regolari e sullo sfondo il recinto/limite/muro ferroviario

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SOPRA – L’esterno oltre il limite/muro/rilevato ferroviario

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