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Builders of the future

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Architettura? Pelle? Folle ridda di luci?………


Sede Ercole Marelli, a Sesto San Giovanni, edificato nei primi anni del 900′

Nei primi del Novecento, era un edificio innovativo e moderno dal punto di vista architettonico. Un luogo del lavoro luminoso e funzionale, costruito con quel “beton” che stava diventando il futuro dell’architettura.

Rappresentava con le sue fatture, la porta di accesso a Sesto San Giovanni, che stava diventando “la città delle fabbriche e delle acciaierie”.

Passato di proprietà, l’edificio, nei primi anni Novanta, sempre del Novecento, un architetto locale ne fece una rivisitazione completa, con una “pelle” postmodernista, che ancora oggi ne connota “brutalmente” l’architettura e l’intorno. Bisognava dare un senso di contemporaneità alla nuova destinazione, che passava definitivamente “ad uffici”, diventando sede della IMPREGILO (fusione tra le  imprese edili : Girola, Lodigiani, Impresit e Cogefar).

Rivisitazione dell’edificio negli anni Novanta del 900′

Oggi, dopo trent’anni, si pensa di riqualificare l’immobile, abbandonato da più anni, e l’intorno, facendolo diventare il “simbolo” del nuovo centro direzionale sestese. Una “folle ridda di materiali e luci”, degrada ulteriormente l’architettura di quello che fu un bell’edificio produttivo/terziario. Il tutto avviene nel nome di un atteggiamento modaiolo e vacuo, teso a creare “effetti speciali”, sempre più spettacolari, di “cose già viste”, più che vera architettura, destinata a resistere al tempo

Due immagini virtuali della proposta odierna 2020.

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate.

A – simmetrie


Il Duomo di Lucca, dedicato a San Martino, è un’architettura che fa della “rottura della simmetria” della facciata, uno dei principali motivi della sua insolita bellezza. Alla facciata è appoggiato un portico-nartece con 3 arcate asimmetriche: molti studiosi sono concordi sul fatto che l’arco di destra sia molto più stretto degli altri due a causa della vicinanza del preesistente campanile ma il vero motivo di questa macroscopica “imperfezione” della facciata, in uno stile architettonico che perseguiva la simmetria e le proporzioni come strumento per avvicinarsi a Dio, è considerato da molti una delle particolarità architettoniche del Duomo di Lucca. La vera architettura rifugge, aggira, l’eccesso di simmetria che può anche rivelarsi stucchevole a lungo andare perché il ritmo ordinato della simmetria perfetta è rassicurante, ma rischia di essere “piatto e banale”; non emoziona perché non produce sorpresa; l’elemento di rottura inquieta ma insieme incuriosisce, ci spinge a uscire dalle certezze e a cercare di capire dove ci sta portando questa incrinatura dell’equilibrio. La vera bellezza architettonica è spesso il frutto di una a-simmetria preordinata ( https://costruttoridifuturo.com/2012/09/29/simmetry-and-words/ )

Mentre l’equilibrio del mondo viene distrutto dall’emergenza climatica e dalla pandemia del Covid-19 e le nostre simmetriche esistenze (frutto di quel “Mondo” a griglia geometrica iniziato con Vitruvio e Leonardo – https://bit.ly/3iTHnuR ) sono sconvolte, mi rassicura pensare che da questo elemento di rottura possa nascere una nuova creatività, magari recuperando una “misura”, magari meno consona a noi umani (non più al centro dell’Universo), ma più coerente con la Natura e l’ecosistema planetario di cui siamo solamente parte minoritaria, ma esageratamente arrogante ( https://bit.ly/3kDajYs ).

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Epidauro


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Il paesaggio, che diventa architettura acustica

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Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

27 agosto 2020


Le Corbusier è morto il 27 di agosto del 1965, Roquebrune-Cap-Martin (Francia).
Rene Burri – Paris, 1960 ne fotografa il tavolo da lavoro.

Immagina……..puoi !


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Il Dormiglione , Woody Allen, 1973 (Credits – https://quinlan.it/2016/11/19/il-dormiglione/)

E quando riapri gli occhi, la Milano che sta di fronte a te (in questo esercizio progettuale d’immaginazione), è diventata una città che ha applicato, rapidamente e con perseveranza per alcuni anni, dopo la pandemia e l’avvento alle Elezioni Amministrative comunali del 2021, di un Sindaco nuovo, colto ed illuminato che ha, con grande perseveranza e consenso, incentivato ed adottato le migliori pratiche in uso nelle città europee più salubri e vivibili : Oslo, Copenhagen, ecc..  Con particolare attenzione, a dove viene utilizzato maggiormente il trasporto pubblico locale, come a Parigi, Londra e Budapest; ed anche imitando le città con maggiore mobilità dolce come Madrid e Stoccolma, ha consentito di conseguire rapidamente, una maggiore percentuale di mobilità pedonale.  Mentre “copiando” da Bruxelles ed Amsterdam, la città lombarda è diventata una delle metropoli europee in cui si pedala di più e si utilizzano meno le auto.

I risultati sono stati ottenuti predisponendo strumenti, coordinati con tutta l’Area Metropolitana e con la Regione Lombardia, per incentivare l’uso dei trasporti pubblici: 1) dei bonus sugli abbonamenti a chi lascia l’auto a casa; 2) una consistente erogazione di denaro al nucleo familiare che dimostra di non possedere nessuna auto; 3) funzionamento dei mezzi di trasporto pubblico per tutte le 24 ore; 4) potenziamento di tutti i mezzi di trasporto pubblico, soprattutto di quelli elettrificati, a GPL/Metano e ad idrogeno. Invece per quanto riguarda la mobilità pedonale “dolce”, sono state aumentate le aree pedonali ed anche le zone a 30 km orari in prossimità degli insediamenti residenziali. Soprattutto si è operato per garantire sicurezza ed una chiara separazione tra viabilità pedonale, ciclabile e su gomma.

Riguardo all’uso della bicicletta, il comune ha deciso di riconoscere un contributo tra i 21 e i 25 centesimi a chilometro a favore dei lavoratori ciclisti. Non solo. Le aziende sono state obbligate a creare aree di parcheggio per le bici, in loro prossimità, e così è stato anche per gli uffici, privati e pubblici. E ancora, i lavoratori che utilizzano il bike sharing ricevono uno sconto sul servizio, mentre un ulteriore incentivo, oltre a quelli statali, è riservato a chi acquista una bici elettrica. – (https://bit.ly/2XWpjs3)

Appena insediata la nuova Giunta ha immediatamente fatto elaborare ed ha approvato un nuovo PGT (piano di Governo del Territorio) a crescita zero, un piano, cioè, che non contiene previsioni di crescita dell’insediamento e che punta a mantenere il più possibile intatto il proprio territorio, soprattutto quello agricolo. Una moratoria sul costruito, della durata almeno di un decennio, che consenta alla città di tornare a respirare e di sanare la “frenesia edilizia inconsulta” contenuta nei PGT delle Giunte precedenti. Si sono altresì adottati criteri per un utilizzo socialmente equo del suolo, e produrre alloggi sociali a basso costo, su modello di quanto già fatto a Monaco di Baviera con il “SoBoN Munich Path” ( https://bit.ly/2C67QVE ). A tal fine, il Sindaco nuovo ha anche fatto predisporre degli strumenti, per vincolare a verde pubblico tutti gli scali ferroviari milanesi dismessi, che saranno acquisiti dalla pubblica amministrazione, per motivi urgenti di salute pubblica, restituendoli ai cittadini come, aree verdi, vuoti urbani, parchi orizzontali di grande dimensione. Sfruttando appieno così’ forse l’ultima occasione per cambiare i destini dell’assetto urbanistico milanese. Strumenti con finalità di ridurre il consumo di suolo e soprattutto la perniciosa densità urbana (https://bit.ly/2UJG8Ex). Infatti. Milano, dopo Parigi, Barcellona ed Atene, è stata nel 2020 la quarta, tra le grandi città europee per densità abitativa: 7653 abitanti per chilometro quadrato. Ben oltre Londra (‎5589 ab/Kmq), Amsterdam (‎3893 ab/Kmq), Madrid (5334 ab/Kmq),  Monaco di Baviera (4712 ab/Kmq), quasi il doppio di Berlino (4165 ab/Kmq). Milano non è diventata una città dove il verde, verticale o sui tetti, “nasconde l’architettura come una pelle” e tutto il volume e l’edificazione possibile, come si faceva, più che altro per marketing politico, con il precedente Sindaco/Manager (https://bit.ly/3hu8RXy ), ma una metropoli dove si respira veramente, e la natura raggiunge ogni abitazione, perché tra il costruito si sono insinuati generosi spazi verdi, collegati tra loro da piste ciclabili sicure e protette (con a lato spazi verdi) e non “pitturazioni sull’asfalto”; dove le vie sono ampie ed alberate. Un verde a disposizione di tutti, e non per pochi, soprattutto un “dono di sana respirabilità” per le generazioni future. Tutto il nuovo costruito dovrà adottare materiali riciclabili come il legno FSC, o il bambù, che consentono anche di “fissare” la CO2.

Così facendo, in pochi anni è rapidamente migliorato soprattutto il microclima locale, e l’Area Metropolitana di Milano non è più la metropoli caotica, surriscaldata ed inquinata, degli anni passati, dove per più di 100 giorni l’anno ha le micropolveri sottili superavano la soglia massima di 50 microgrammi per metro cubo (https://bit.ly/3hoBLIO); ma è diventata un luogo dove si è tornati ad avere fiducia e speranza nel futuro all’insegna di una vera qualità complessiva dell’ambiente urbano. Tali provvedimenti “sanitari” hanno anche probabilmente garantito la possibilità che una strage, come quella verificatasi durante la pandemia del 2020, non potrà più avvenire con quella virulenza ed alto tasso di mortalità.

Immagina……puoi, dato che il progetto che si ipotizza, è sempre anche destino, in questo caso necessariamente politico!

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Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Lo “studiolo”


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Jože Plečnik a Lubiana, dal suo “studiolo ligneo” nel sobborgo di Trnovo, addizione “erculea” alla Hisa, realizzato nel 1933, come in una “tolda arquata” (piano terreno e piano primo), di una nave, splendidamente arenata, in un magnifico giardino; da dove dominava ed osservava, il “mare urbanistico ed architettonico” della città slovena, e lo progettava e lo dominava. Qui riceveva i suoi studenti ed i clienti. Spesso anche ci dormiva. – https://bit.ly/2AO96Me

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«Studiolo», come ben ci descrive Giorgio Agamben, nell’omonimo libro, si chiamava nei palazzi rinascimentali la piccola stanza in cui il principe si ritirava per meditare o leggere, progettare il futuro, circondato dai quadri che amava in modo speciale.

Qui, in via Karunova 4–6, non ci sono grandi quadri, ma disegni, piccole sculture, tanti libri, e soprattutto oggetti, strumenti professionali e materiali edili; un po come in tutta la “casa laboratorio”.

Gli ambienti emanano ancora l’odore dei legni pregiati utilizzati dall’architetto sloveno, i luoghi sanno di polvere e di libri antichi, mentre dalle finestre socchiuse sul giardino, penetrano i profumi delle piante in fiore.

Eppure se ci si va, chiaramente si percepisce ancora, nella disposizione non casuale degli oggetti, nella “luce” voluta da Plečnik, tutta l’energia creativa insediata in quel magnifico luogo.

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Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

 

La città “PULSANTE”


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Un’immagine dal Parco Nord Milano del Centro Direzionale Garibaldi / Repubblica / Porta Nuova – Foto autore articolo

L’Area Metropolitana, di Milano, è da sempre un “pulsare” quotidiano di relazioni, soprattutto tra il centro ed i comuni limitrofi, ma anche oltre (Bergamo, Brescia, ecc.): Di persone, d’idee, di lavoro, di merci, di socialità. Il tessuto urbano di Milano, con questo “frenetico pulsare”, di fatto si è propagato a livello regionale, come una “ragnatela” quasi fino ai confini. Di fatto è una “Città-Regione”, e di ciò, la “carica virale” ha potuto godere per propagarsi in maniera rapida e feroce.

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PTR – Regione Lombardia con evidenziate, le conurbazioni metropolitane, a VIOLA Milano ed a FUCSIA Bergamo e Brescia (Elaborazione Centro Studi PIM- 2010)

I contagiati da Covid19, a Milano, al 12 maggio 2020 erano 9.122, con una popolazione di 1.404.239 unità; mentre nei restanti comuni della Città Metropolitana, alla stessa data erano 12.504, con una popolazione di 1.862.814. In Lombardia, il 12 maggio, i contagiati da Covid19 erano 82.904, ed i morti 15.116, con una popolazione di 10.088.484 – ( https://bit.ly/2ybaYxW ); 60 giorni prima, il 15 marzo, i contagiati erano 14.649, con 1.420 decessi.

Risulta quindi molto difficile, e forse inutile, separare, differenziare il centro dalla periferia, come fa ancora una certa intellighenzia milanese. Così come durante il “Lockdown”, anche il periodo, post Covid19, dovranno essere gestiti e integrati, ratificando questa relazione intima, ed inscindibile, tra città e territorio circostante allargato.

L’aria, in questi luoghi, è il momento durante i mesi invernali ( https://bit.ly/2Z9xFgN ), in grado di uccidere come e più del Covid19, addirittura sembra che agiscano assieme ( https://bit.ly/ 2WA0vFm ). Si continua, però, a offrire soprattutto per Milano, un modello radiocentrico, di alta densità, di pendolarismo, di volumetrie insediato nel Piano di Governo del Territorio (PGT 2030 – https://bit.ly/2TWjvfD ) che rasentano la follia edificatoria, prona ai voleri dei conti di proprietà soprattutto stranieri. Il “rassicurante” marketing ecologico / verdeggiante, costellato di eventi e manifestazioni internazionali, voluto dal manager-sindaco Sala, fa illudere il più che sia gestito in modo non secondario subito dalle radicali soluzioni alla riduzione del particolato nell’aria ( https: // bit. ly / 2LA72dc).

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Un’immagine del Centro Storico di Milano in una giornata con la qualità dell’aria pessima – Foto autore articolo (14/01/20)

Certo alcuni architetti, con il daimon del “verde”, già codificano la vita urbana del futuro post Covid19 a Milano. Tanto verde su tetti e facciate, boschi urbani dovunque ( https://bit.ly/3dUjPmQ ).

Gli fa eco l’amministrazione comunale, che ravvede nel vigente PGT 2030, già i contenuti di questa “epifania verdeggiante”; e rimanda eventuali “varianti puntuali”, ad una verifica, in autunno, dell’andamento del mercato immobiliare e della pandemia, come dichiarato di recente ( https://bit.ly/2zPEgSX ).

Forse avrebbe più senso ragionare, fin da subito, per ragioni sanitarie, su un vero policentrismo territoriale di funzioni, e su corridoi verdi, che spezzino quello che sembra un “disegno urbanistico perverso” (spezzettato a scala: comunale, metropolitana, regionale) che di fatto non è più governabile, nonostante gli strumenti urbanistici vigenti, affidato come è, quasi solamente alle pulsioni immobiliari private.

Infatti soprattutto nei comuni di “corona”, che hanno densità urbane ed inquinamento dell’aria, paragonabili, se non peggiori di quelle di Milano, il decorso pandemico è stato molto pesante (https://bit.ly/3dQmmy6), ed hanno in atto dei PGT che nell’immediato futuro, prevedono l’insediamento di entità volumetriche (residenziali, commerciali, ecc.) particolarmente vaste.

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Un’immagine dalla Torre Unipol del nord Milano – Foto autore articolo

Emblematico il caso di Sesto S.G., dove il progetto di riqualificazione delle ex Acciaierie Falck, oggi Milanosesto (https://bit.ly/2WXIUGI), ancora in fase di bonifica, si apprestava a ripartire, prima della pandemia, dopo che l’immobiliare americana Hines e il gestore di fondi immobiliari Prelios, con il supporto di Intesa San Paolo, hanno deciso di acquisire lo sviluppo edilizio (https://bit.ly/2z7MQfQ).

L’obiettivo è quello di riqualificare un’area di 1,45 milioni mq. (https://bit.ly/2AzQO1m), uno dei più grandi sviluppi immobiliari privati europei, del valore di circa 4 miliardi di euro. 15 mila nuovi abitanti previsti. Basti pensare che tutti gli scali ferroviari dismessi di Milano, in riqualificazione, ammontano “solo” ad una superficie di circa 1,25 milioni di mq.

Il vero e proprio “innesco pubblico” di tutto l’intervento sulle ex Aree Falck, sarà la “Città della Salute e della Ricerca”, che raggrupperà l’Istituto neurologico Besta e l’Istituto nazionale dei tumori, ambedue oggi con sede a Milano, che hanno firmato l’accordo, per la gestione del nascente complesso (fine lavori 2024), lo scorso febbraio.

La pandemia, di Covid19, ha palesato la necessità di prendere provvedimenti urgenti, per un ritorno e una visione globale di pianificazione del territorio in cui insiste Milano, superando le letture spezzettate per compiti amministrativi: inquinamento, piste ciclabili, trasporti, ecc .. Contrastare o ritardare questa necessità “sanitaria”, come sembra fare l’amministrazione milanese, può solo agevolare il ritorno di una nuova aggressione pandemica.

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SOPRA – Immagini delle ex Aree Falck a Sesto SG – Foto autore articolo (16/05/20)

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SOPRA – Link ad una mappa interattiva delle principali trasformazioni in atto a Milano e dintorni ( https://bit.ly/367OhHa )

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Ricordando i “contenitori” che hanno protetto, e forse educato una parte della nostra vita.


C’è un tempo per mantenere le distanze.

C’è un tempo per distogliere lo sguardo.

C’è un tempo per ricordare.

Se mi avessero detto all’inizio degli anni Settanta del Novecento, nel 1974, che quella ragazzina alta dai capelli corvini e ricci, dal nome Delia, che veniva dalla “Brianza” e con cui frequentavo il Liceo Artistico Statale II in Piazza XXV Aprile 8 a Milano, l’avrei ritrovata dopo decenni, nel Terzo millennio, all’epoca del Covid19, della “peste” che avrebbe attanagliato l’Europa ed il Mondo, facendo migliaia di morti in Lombardia; probabilmente, pur essendo un appassionato di fantascienza, avrei detto che : “Siete tutti pazzi! E’ impossibile!”.

Eppure, allora, c’era il terrorismo imperante in Italia, si sparava ad “alzo zero” a Milano, per strada; si sequestrava e si uccideva Aldo Moro (16 marzo – 9 maggio 1978). Se non era “follia” quella. Ricordo ancora che ci radunarono, a noi studenti, quel 16 marzo nell’aula magna, del Liceo (un’ex sede dei Fasci del Littorio del 1938, opera dell’architetto Renzo Gerla) e ci dissero, che la democrazia era in pericolo, di andare a casa a piccoli gruppi, alla spicciolata. Ora quella sede, architettura d’angolo interessante, con una scala a chiocciola pazzesca ed una terrazza in copertura meravigliosa, è ancora lì, ed è diventata la sede del “Museo del Cinema” promosso dall’adiacente “Cinema Anteo” di via Milazzo, in cui tutti noi abbiamo “imparato ad andare al cinema”.

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Ex sede dei Fasci del Littorio del 1938, opera dell’architetto Renzo Gerla

Qualche anno prima, Il 4 aprile 1975 veniva fondata ad Albuquerque, Nuovo Messico, negli Stati Uniti la Microsoft, una cosa che probabilmente nessuno di noi sapeva, ma che ci avrebbe cambiato la maniera di vivere negli anni a venire. La prima volta che vidi una calcolatrice portatile, fu nel 1974, era una Texas Instruments SR 10 ai fosfori rossi, che mi regalò mio padre (https://bit.ly/2KRv1Ee). Fu vietatissima dal docente di matematica, tal Professor Marchetti, che “aborriva” ogni innovazione, che divergeva dal “Regolo Calcolatore”  (https://bit.ly/3d6wPFl) che aveva perennemente in dotazione nel taschino.

Tutto allora era molto chiaro, soprattutto in politica: o eri di destra, oppure di sinistra. C’era poi una terza via cattolica. Nel luglio 1977 le Brigate Rosse gambizzano Mario Perlini, in quanto «segretario regionale dell’organizzazione di Comunione e Liberazione»

La ragazza, dai capelli corvini, era certamente schierata a “sinistra”, mentre io facevo parte di un piccolissimo gruppo di studenti, che guardavano alla cultura “come dei facoceri affamati”, senza distinguere, tra destra e sinistra. Si leggevano i testi di Celine, Camus, Gide, ecc. ma anche con grande attenzione alla produzione filmografica Russa, ricordo la visione collettiva di Andrej Rublëv e di Solaris di Tarkovskij, ma anche il Laureato o 2001 Odissea nello Spazio. Dal punto di vista musicale, si ascoltava, anziché i cantautori italiani, allora molto in voga, i Pink Floyd, gli Yes, i led Zeppelin, il Banco del Mutuo Soccorso, gli Area, Battiato.

Imparammo al Liceo a progettare, ad esprimerci con la matita; ad architettare sotto l’occhio vigile e colto di Margherita Cavallo, nostra insegnante di “Architettura”.

Io e Delia proseguimmo a frequentarci, dopo il Liceo, ambedue iscritti ad architettura al Politecnico di Milano. Era l’Anno Accademico 1978/1979. Qui il contenitore che ci accolse era un edificio sapiente, moderno semplice e bello, realizzato tra il 1953 ed il 1961 su progetto di: Ponti Gio’ (Giovanni); Portaluppi Piero; Forti Giordano. Un edificio rimasto incompiuto, che nell’idea dei progettisti doveva servire da “edificio insegnate” con un campionario di materiali ed architetture contemporanee. Gli inizi furono “duri” e caotici, la Facoltà di architettura, risultava funzionare a “singhiozzo”, spesso occupata dai docenti che, dopo averci fatto (da studenti o da assistenti) il Sessantotto, tentavano di vedere ratificato un loro ruolo all’interno della Facoltà. I primi giorni sembrava un “assalto al treno”, tutti volevano iscriversi e fare gli architetti. Furono certamente “anni affollati”. Gli interni erano completamente affrescati con murales inneggianti alla politica ed alla rivoluzione. Ci vollero anni affinchè, sia l’ordinamento del percorso di studi, che gli ambienti assumessero una dimensione didattica più efficiente e comprensibile. Era un enorme “ Fai da Te”.

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Facoltà di Architettura al Politecnico di Milano (1953/1961) progetto di: Ponti Gio’ (Giovanni); Portaluppi Piero; Forti Giordano

Mentre a fatica, cercavamo di laurearci con quella “mente sadica” del bergamasco Prof. Sergio Crotti, che citava il Vangelo o Le Corbusier a memoria, pagina e versetto; a latere dell’edificio di Ponti e soci, venne edificato tra il 1982 ed il 1985, su progetto di Vittoriano Vigano, il nuovo ingresso della Facoltà da via Amperè, con aule e spazi didattici della Facoltà da via Amperè.

Un edificio che fa il verso, al Beaubourg di Renzo Piano e Richard Rogers, a Parigi, come ha dichiarato lo stesso autore. Una grande piazza coperta, con una facciata segnata dalla “grande A”, rossa e metallica, che caratterizza l’ingresso.

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Vittoriano Vigano, nuovo ingresso, con aule e spazi didattici della Facoltà di Architettura da via Amperè (1982 / 1985)

Ci laureammo nel 1985, a luglio (senza mai aver potuto fruire di quella nuova facoltà), con una Tesi, dal titolo, degno per lunghezza, dei film di Lina Wertmuller: “Il Passante ferroviario di Milano, tra centro e periferia. Ricostruzione del margine urbano alla Bovisa”. Non ricordo quante volte, rimandammo la discussione della Tesi, per l’indecisione e la titubanza del relatore, tanto che l’anno seguente prese come riferimento didattico dei suoi corsi proprio la tematica affrontata in quella “discussione”. Decine di tavole enormi (90 x 150 centimetri), che dall’analisi urbana conducevano ad un progetto dettagliato lungo i binari del “Passante Ferroviario” tra il Cavalcavia Bacula e quell’area che oggi viene denominata “La Goccia”, alla Bovisa di Milano. Tutte le tavole disegnate “a mano” con Rapidograf e china, su carta da lucido, in un numero imprecisato di notti insonni.

Nel 1982, c’era stata la prima “release” del software statunitense CAD (Computer Aied Design – Autodesk) e di fatto da lì è iniziata la progressiva e rapida archiviazione di tutto il sapere quasi artigianale, da noi acquisito manualmente, in anni di studio, come ha ben descritto Juhani Palasmaa nel suo saggio (Juhani Palasmaa, La mano che pensa, Safarà, 2014).

Il 12 dicembre 1985, l’americana IBM (International Business Machines), metteva in commercio il primo personal computer, di fatto accelerando in maniera impressionante quel processo prima descritto.

Di fatto, nel momento stesso in cui ci laureavamo, io e Delia, finiva un mondo nell’architettura, e se ne apriva un altro, probabilmente ricco, quanto il primo, ma in divenire così rapido, che gli effetti positivi li si vedrà solo in futuro. Chissà ?

Tanto che oggi, ormai solo per alcuni il disegnare “a matita”, ha ancora un valore, un legame atavico, un “filo rosso” con la Storia dell’Architettura, con Bramante e Brunelleschi. Le attività grafiche manuali, oggi sembrano doversi limitare solo alla costruzione dell’idea, poi bisognerà, imparare (sempre di più) ad agire in un mondo tridimensionale, come un videogioco. Come scriveva qualche anno fa Rem Koolhaas, riferendosi alla progettazione con mezzi elettronici: “Bisogna agire come il pilota di un aereo da caccia supersonico, con intuito, più che con raziocinio. Facendo proprio il motto – Se pensi sei morto! -” (Rem Koolhaas, Verso un’architettura estrema, Postmediabooks, 2002).

Dopo la Laurea io e la “ragazza dai capelli ricci e corvini”, ci siamo persi di vista, abbiamo condotto una vita parallela: io a Milano e lei a Roma. Ci siamo tolti alcune piccole soddisfazioni nella nostra disciplina. Abbiamo affrontato con coraggio e serenità gli accadimenti, che la vita sottopone a noi umani in questa parte di Universo. Gli anni, i decenni, sono passati rapidi ed inesorabili: “Il tempo è un treno – Che rende passato il futuro – Ti lascia fermo alla stazione – Con la faccia schiacciata contro il vetro” (U2, LP Achtung Baby, brano Zoo Station, 1991).

Qualche settimana fa, una telefonata, nel giorno del mio compleanno, in pieno isolamento per pandemia da Covid-19; era la voce inconfondibile di Delia, che era riuscita a rintracciarmi e ad avere il coraggio di riconnettere ciò che era stato momentaneamente interrotto. Un regalo prezioso.

Ormai nel mondo, gli edifici importanti, anche di pochi milioni di euro, vengono tutti progettati e cantierizzati, in Building Information Modeling (B.I.M. – Modello informativo dell’edificio).

Si tratta di un metodo per l’ottimizzazione della pianificazione, realizzazione e gestione di costruzioni tramite aiuto di un software. Tramite esso tutti i dati rilevanti di una costruzione possono essere raccolti, combinati e collegati digitalmente. La costruzione virtuale è visualizzabile inoltre come un modello geometrico tridimensionale.

La matita, ed il CAD (quello tradizionale 2D) vengono utilizzati solamente all’inizio, per gli “schizzi” ed i primi dimensionamenti. Poi si “costruisce” meticolosamente il 3D; tutto il resto, viene “estruso” dal modello tridimensionale B.I.M : piante, prospetti, sezioni, dettagli, ecc.

A Milano, ormai è da qualche anno che si sta implementando tale “visione del progetto”, ovviamente con estrema difficoltà, vista l’arretratezza del pensiero di chi progetta e costruisce. Soprattutto di Noi che abbiamo vissuto una “formazione artigianale”, in un mondo di “lentezza” e “decantazioni”. Non si progetta più in due dimensioni, ma direttamente, per tutte le competenze disciplinari, in maniera geometrica tridimensionale.

Sono i committenti, spesso immobiliari estere, ad imporre questa nuova visione del progetto, che sta divenendo una richiesta sempre più frequente, e ovviamente un costo.

Un edificio, un locale, viene definito “disegnato” in un ambiente 3D (modello), con tutte le sue finiture, le strutture ed i suoi impianti elettrici e meccanici. Ad ogni componente (ad esempio: un calorifero, un pavimento, ecc.) viene assegnato un codice QR (https://bit.ly/3aHuyPz) che lo identifica dalla progettazione, all’acquisto, alla posa, alla verifica finale di accettazione con le “snag list” (lista difetti), agli “As Built” che ormai sono restituzioni tridimensionali, sinergiche anche alla successiva manutenzione e/o sostituzione.

La “matita”, se non vuole morire, definitivamente sostituita da app come “Sketchbook”, da utilizzarsi su Pad, con infinite possibilità grafiche e coloristiche, dovrà per forza confrontarsi con questa profonda mutazione in atto ormai da alcuni anni e destinata a “dilagare” come la peste in futuro.

E’ il mondo delle attività umane, mutevole, fluido, in continuo cambiamento e perfezionamento, la progettazione gli sta andando dietro, velocemente, forse troppo. Probabilmente è anche per questo che è dilagata la pandemia, nei corpi, nelle idee, e probabilmente nell’architettura, o meglio in certe architetture.

Tra qualche minuto anche Delia compirà gli anni……..ed io scrivo.

1 maggio 2020, ore 23 e 54 minuti.

Dario Sironi

Stampa in Val Bregaglia


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Nell’anno 1271, il casato milanese dei Giacometti era stato insignito della croce di Gerusalemme da Papa Gregorio X. All’epoca della Controriforma (dopo il 1560) o dopo la guerra valtellinese (1620) alcuni membri di questa agitazione cercarono rifugio a Vicosoprano ( a pochi chilometri da Stampa, in Val Bregaglia) per sfuggire alla persecuzione religiosa. Un ramo della famiglia si è stabilizzato nei dintorni di Stampa intorno al 1750 dove ebbe una lunga genia.

Da questi si sono sviluppate due “famiglie” di Giacometti che hanno avuto una grande importanza per la storia dell’arte della Svizzera ed europea. Una mescpe della famiglia Giacometti, chiamata “dal punt”, abitava nell’Hotel Piz Duan presso il ponte di Stampa, in dialetto bregagliotto appellato con il termine “punt”. Il patriarca di questa linea, il versatile Alberto Giacometti (1834-1900), sposò l’erede alberghiera Ottilia Santi (1838-1904). Da questo felice matrimonio nacquero otto figli, una femmina e sette maschi. Uno di questi era Giovanni Giacometti, pittore, padre di Alberto Giacometti (scultore, incisore e pittore – Borgonovo di Stampa, 10 ottobre 1901 – Coira, 11 gennaio 1966), di Diego Giacometti (designer, scultore – Borgonovo di Stampa, 15 novembre 1902 – Parigi, 15 luglio 1985), e di Bruno Giacometti (architetto – Borgonovo di Stampa, 24 agosto 1907 – Zollikon, 21 marzo 2012), autore del Padiglione Svizzero ai Giardini Pubblici di Venezia, per la Biennale d’arte del 1952.

Da una seconda linea della famiglia Giacometti (“da la gassa”) provenivano il pittore Augusto Giacometti (1877-1947) e il giurista Zaccaria Giacometti (1893-1970). Il loro nonno Antonio (1814-1883) era un fratello di Giacomo Giacometti (1804-1882), a sua volta nonno di Giovanni.

1900 circa - Il centro del villaggio di Stampa intorno al 1900 con la casa Santi presso il ponte e il nuovo albergo Piz Duan verso est con il suo giardino

1900 circa – Il centro del villaggio di Stampa intorno al 1900 con la casa Santi presso il ponte, con il suo giardino e con davanti il nuovo albergo Piz Duan

http://www.centrogiacometti.ch/il-luogo/stampa

1911 - Famiglia Giacometti a Stampa

1911 – Famiglia di Alberto Giacometti (1834-1900) e la moglie Annetta a Stampa.

Alberto Giacometti è il primo ragazzino a sinistra

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