Ricerca

costruttoridifuturo

Builders of the future

Categoria

Società

Eddyburg


OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Appello di Eddyburg in merito alla Legge Regione Lombardia 12/2005

http://www.eddyburg.it/2013/01/urbanistica-e-territorio-una-priorita.html

Che dire……..tutto condivisibile, anche se io non “demonizzerei” più di tanto, la Legge 12/2005. E’ come viene applicata che è demenziale. Le Amministrazioni lombarde, non sono in grado di fare vera partnership con il privato (non avendone la cultura), nè di essere veramente propositive dal punto di vista progettuale (anche quì non avendone la cultura). Quasi tutte perseguono, fini esclusivamente economici nella trattazione del territorio.

D’altro canto vivere in Lombardia, dove oggi vivono, su soli 23.860,62 chilometri quadrati (di cui il 40,5% montuoso), oltre 10 milioni di persone, dove come si legge su Wikipedia : “La Lombardia è la prima regione d’Italia per importanza economica, contribuendo a circa un quarto (24,1% nel 2006) del prodotto interno lordo nazionale; inoltre ospita molte delle maggiori attività industriali, commerciali e finanziarie del Paese, e il suo reddito pro capite supera del 35 per cento la media europea. Insieme a Baden-Württemberg, Catalogna e Rhône-Alpes è uno dei quattro motori dell’Europa, e costituisce una forza economica trainante per il resto dell’Unione europea.”, significa inevitabilmente, oggi, con questi numeri INEVITABILMENTE continuare a crescere, per evitare che un MOTORE che sostiene questa idea di sviluppo, si interrompa.

Sarebbe un grave danno per tutti, Italia e Europa compresa, fermare o rallentare il “motore lombardo”. Probabilmente anzichè, BANALMENTE, prendersela con un legge (sicuramente mal fatta) ma soprattutto applicata malissimo ed in maniera “deviante” come solo noi italiani sappiamo fare, bisognerebbe prendersela con chi sostiene questo tipo di sviluppo (mafia compresa). Bisognerebbe anche proporre un nuovo modello economico, sostenibile con queste forze in campo.

Chi ha scritto l’appello di Eddyburg (e molti di quelli che sottoscrivono), si continuano a muovere con le categorie disciplinari classiche afferenti all’urbanistica, che vuol dire : “Una disciplina che studia il territorio urbanizzato ed il suo sviluppo. Essa ha come scopo la progettazione dello spazio urbanizzato e la pianificazione organica delle sue modificazioni su tutto il territorio, compreso quello scarsamente urbanizzato. Estensivamente l’urbanistica comprende anche tutti gli aspetti gestionali, di tutela, programmativi e normativi dell’assetto territoriale ed in particolare delle infrastrutture e dell’attività edificatoria” . Un termine “urbanistica” che proprio nello sviluppo economico, infinito, trova il suo stesso motivo di esistere. Forse ci vuole qualcosa di diverso, in grado di interpretare anche con lungimiranza questo sviluppo, che oggi deve  sicuramente fare i conti con la grave crisi economica dell’Europa.

Forse, sarebbe stato meglio fare un appello alla decrescita economica controllata (quindi lenta, lentissima, ma  progressiva, e soprattutto protratta nel tempo), del territorio lombardo, alla sua progressiva de-costruzione (abbattendo e rinaturalizzando), alla riduzione e de-localizzazione (lenta e progressiva) delle persone e delle industrie che qui ora insistono. Soprattutto si sarebbero dovute dare delle indicazioni in merito all’orientamento della politica economica lombarda verso modelli più sostenibili, per il territorio/paesaggio (ma non solo, anche per l’aria e l’acqua), da cui dipende intimamente questo modello di sviluppo. Perché se non si fa questo, una legge vale l’altra. Tanto poi sarà il mercato a fare o meno la differenza, infatti ad una fase di sviluppo della “cementificazione”, segue una fase di “inviluppo”, dovuta alla crisi economica mondiale. Ed ecco subito tutti a chiedere nuove leggi o rimozione di quelle esistenti. Il cementificatorio PGT della Giunta Pisapia (meno cementificatorio di quello della Giunta Moratti), non sarà mai realizzato nei prossimi decenni, per colpa della crisi economica, che per forza imporrà un nuovo modello di sviluppo.

Comunque tutti ci si muove in un’unica direzione, la pianificazione “fagocitatoria” sistematica del suolo e quindi il suo consumo inevitabile, finchè permarrà questo modello economico, con questi numeri in campo. Ed anche se si decidesse per una strada diversa ci vorranno parecchi decenni per vedere i risultati applicati sul territorio.

Bisogna quindi constatare che, purtroppo l’urbanistica in Italia, quella intelligente, al passo con l’evoluzione dei tempi e del concetto stesso di paesaggio, è ormai una “lingua morta”, che forse non necessita nemmeno più di essere resuscitata. L’urbanistica è forse giusto che stia, oggi in Italia,  esattamente come in un tomba, austera e bella. Ci vuole altro, bisogna superare il concetto economico di “gestione del territorio”, per passare a quello di progettazione  della “bellezza del paesaggio”, più che pensare a legiferare, gestire, e regolare.

Un ultimo inciso, riguarda i firmatari, di tale appello. infatti tra loro figurano molti professionisti dell’urbanistica e dell’architettura, e soprattutto docenti, che sostenendo fino all’altro ieri la vecchia cultura urbanistica (alcuni insegnandola) ed avvallando molti dei vecchi PRG,  in un arco di tempo di oltre 40 anni, ci hanno di fatto portato a questa situazione, forse in una maniera molto, ma molto più demenziale, anche dal punto di vista legislativo.

Tra tutti mi preme ricordare, un colorito (dal modo di vestire) uomo della “sinistra” che nel nord milanese è stato autore di diversi PRG cementificatori . E poi che dire di un noto ecologista, sostenitore accanito di un famoso Presidente Provinciale, poi candidatosi in Regione, ed avanti così………

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Aldo Rossi – Cappella Molteni a Giussano (Mb) in via Rimembranze

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Un terremoto di libri


OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Alcune sere fa, ero comodamente stravaccato sulla poltrona “Ardea” di Carlo Mollino (produzione Zanotta), che con molti sacrifici, io e mia moglie (anch’essa architetto) ci siamo acquistati venti anni fa, quando ci siamo sposati. Il mio soggiorno, come tutta la casa, è caratterizzato da una moltitudine di libri, oltre cinquemila, che nel corso del tempo, hanno costituito una biblioteca, che di fatto circonda le pareti di quasi tutti i locali, coibentandoli. Un vero e proprio ricettacolo di cultura, e di polvere, che solo grazie alla genialità dello “Swiffer Dusters 360°” riesce ad essere precariamente bonificato settimanalmente. Mentre elucubravo, cose folli, tra la veglia ed il dormiveglia, i miei “stanchi” neuroni si sono focalizzati su quella  “massa cartacea”, e fantasticando mi sono posto questo inesistente problema.

Se improvvisamente, dovesse esserci, che so, un terremoto, un incendio, un gigantesco  Tsunami (?), dovendo scegliere alcuni libri, prima di fuggire, tra i volumi di questa biblioteca, a me tutti cari, e che costituiscono “pezzi” della mia memoria e della mia storia personale, quali salverei dal disastro, dalla “ruina”?

Ecco che allora, vi sottopongo, questa mia scelta essenziale, fatta per un architetto, che in preda al terrore, deve scegliere, scappando da un appartamento posto al quinto piano (senza ascensore), alcuni strumenti essenziali (non molto pesanti) per la propria sopravvivenza  “culturale”. Sono dieci volumi, che stanno comodamente in una ventiquattro ore, del peso circa di due chili.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Un libro, quello di Calvino, che potrebbe essere utilissimo per ricostruire qualunque cosa : un edificio, una città, una società, una vita.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Un libro per apprezzare le “rovine” ed il senso del tempo ad esse intimamente correlato. E dopo una catastrofe, qualunque essa sia sarà uno strumento indispensabile.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Una raccolta di scritti del grande pensatore italiano, che spaziano sul significato del progetto, nell’architettura, nell’arte, nell’urbanistica, nella società.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Dopo una catastrofe, bisognerà, pensare ad un “mondo nuovo”, partire dal libello di Friedman, significherà risparmiare molto tempo per realizzare una maggiore compatibilità tra uomo e natura.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Una miniera, in cui “scavare” quando si è disperati, per assicurarsi pezzetti di certezza, di cui LC era portatore sano.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Un libro che è un vero e proprio “elogio della lentezza”, per una progettazione consapevole ed a misura d’uomo.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

E’ esattamente l’opposto del libro di Zumthor, sopra descritto. Giusto, giusto, per ritornare a cullare il sogno di quella modernità che una catastrofe (e la crisi di oggi) sembra negare.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Un libro di “politica”, su come si deve vivere con gli altri. Una lezione di sopravvivenza, da un uomo centenario, che attendeva con serenità la morte.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Andare alla velocità del suono, alla velocità della luce, e continuare a progettare, a vivere, con la giusta filosofia.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Come sarà il nuovo paesaggio dopo la catastrofe ? Quì le istruzioni per farne l’epicentro della società umana.

E’ questa una lista, assolutamente personale, che ho operato in soli 35 secondi (visto che il disastro qualunque esso sia non dà tempo ai ragionamenti), probabilmente non condivisibile da molti. Comunque, l’esperimento, oltre a darmi una “botta di vita”, mi ha consentito di stabilire, che in maniera assolutamente inconscia, già avevo concentrato negli anni, in una zona precisa della biblioteca, i libri a me più cari. Libri che di fatto ad oggi riempiono un solo scaffale, lungo circa 90 centimetri.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Mangiare il paesaggio


Il paesaggio italiano è un’esperienza enogastronomica perenne, affinata e stratificatasi nel corso del tempo. Come popolo, veniamo allevati, sin da piccoli, con una “cultura quasi genetica” (forse l’unica cosa che ci tiene assieme), per consumare il cibo giusto al momento giusto, ed ogni cibo è espressione di un’identità locale precisa. Spesso siamo circondati dalla bellezza del paesaggio e ad ogni passo una “ruina” o un’opera d’arte ci ricordano chi siamo e da dove veniamo. Poi tutto và in malora, quando cresciamo, spesso dimentichiamo . Siamo proiettati nel futuro, consumista e capitalista. Per decenni, ibridiamo, mescoliamo, “dimentichiamo” questa cultura inoculataci nel genoma.

In età avanzata, però, quando la memoria, giorno dopo giorno, ci fa tornare indietro nella nostra storia, ecco che ci ricordiamo della nostra “genetica enogastronomica”, che è un sapiente impasto di cibo e paesaggio. Spesso cerchiamo di recuperare questa “dimensione nascosta”, che tutti abbiamo.

Il “gioco” della memoria, mi riconduce spesso, in questi anni travagliati, alla mia infanzia, passata a Cusano Milanino, dove, all’innegabile bellezza della prima e unica città giardino italiana su modello inglese, continuamente associavo dei prodotti locali, realizzati o nell’orto di casa o nella Cascina Milanino, che allora era immersa nei campi di grano, granoturco ed ortaggi.

Ecco qualche sera fa, un caro amico, anzi dei cari amici, mi hanno consentito di imbandire una tavola “tavola della memoria” sontuosa e principesca, fatta di prodotti locali a chilometro zero. Quella sera mi sono mangiato con la mia compagna, un pezzo del paesaggio del Nord Milano. Un pezzo della nostra storia territoriale.

Superficie impermeabilizzata in Lombardia – Fonte : Arpa Lombardia

Piano Intercomunale Milanese (PIM).Propensione al consumo di suolo nel Nord Milano al 2008 – Fonte : PIM11_Atlas_Prop consumo suolo copia.jpg

Quello che sembra un territorio perso, cementificato, saturo ed inquinato, il Nord Milano (dove si muore per cause direttamente correlabili all’inquinamento da micropolveri sottili, fino a 3 volte più che a Milano), ha prodotto, nei “ritagli” di terreno non ancora reso impermeabile, grazie alla fatica e l’impegno di amici : 1) Erbette deliziose, prodotte a Bollate vicino alla Rho-Monza, mangiate bollite con erba cipollina (coltivata sul balcone a Sesto San Giovanni), aceto fatto in casa (da me con lo spaghetto, sempre a Sesto) ed olio di Riva del Garda (che vado a prendere direttamente al frantoio una volta l’anno); 2) Pane fragrante di grano duro (bio) del panettiere pugliese che stà sotto casa; 3) Uova, piccole e bianche, ma gustosissime di galline ovaiole ruspanti americane, prodotte ad Ospiate di Bollate; 4) Meravigliosi broccoli prodotti a Bollate a lato della Rho-Monza, bolliti e saltati con aglio peperoncino ed olio; 5) Cornetti bolliti (prezzemolati con un prodotto sempre da balcone e con aglio ed olio) prodotti sempre a latere della Rho-Monza; 6) Acqua gassata e fresca, presa alla fonte comunale di Cusano Milanino (l’acqua migliore del Nord Milano); 7) torta deliziosa di pastafrolla, fatta da me con farina “00” biologica, prodotta nel Parco delle Groane ed impastata con burro prodotto a Brugherio dal Caseificio “La Murgia”, marmellata di prugne di Paderno Dugnano (prodotte negli orti dietro al cimitero) fatta in casa, con zucchero, scorza di limone e cognac, ovviamente acquistati al Centro Sarca che dista 120 metri da casa mia.

Il Nord di Milano visto dalla torre Garibaldi

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Museo Teo


L’Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani (AMACI), ha promosso per il 6 ottobre 2012, l’ottava giornata del contemporaneo. E’ stata l’occasione, nel pomeriggio, per visitare l’insolito “Museo Teo”. Un museo senza una sede predefinita, senza opere, con spazi per le mostre in continuo cambiamento. Insomma il vero museo del terzo millennio (come dichiarano i curatori), che in questi giorni compie 22 anni di attività.

http://museoteo.blogspot.it/

Il Museo Teo, questa volta si materializzava, nel nuovo spazio organizzativo di via Stromboli 3 a Milano. Un appartamento borghese della fine degli anni cinquanta, dove al primo piano, tra librerie, divani, venivano esposte alcune opere di “vecchi amici del museo”, affiancate da alcuni sapienti “innesti” di nuovi giovani talentuosi artisti. Una mostra che ovviamente evocava, esempi milanesi molto più noti, come la mitica Casa Museo Boschi – Di Stefano, in via Giorgio Jan 15.

http://www.casemuseomilano.it/it/casamuseo.php?ID=2

Tra questi spiccava l’insolita installazione di Paulina Barreiro (Italo-Argentina), dal titolo “Chi- cosa- dove-quando-perché?”, costituita dauna vecchia, piccola valigia da viaggio, che conteneva un “Taccuino di memorie”. Una raccolta meticolosa e colta che ricostruisce le peregrinazioni della sua famiglia tra l’Europa e l’America Latina, cercando un “filo rosso” che tutto lega ed avvolge……e probabilmente trovandolo.

Paulina Barreiro – “Chi- cosa- dove-quando-perché?”

Il museo e l’opera descritta, dimostrano che Milano, pur nella solita asfissiante nebbia mortale che l’avvolge (carenza di musei, cinema, teatri e di offerta culturale rispetto a città simili) è sotto sotto, una città che culturalmente riesce, ancora a dare qua e là dei “colpi di pinna”. Insomma è la dimostrazione, che qualche speranza per il futuro, magari nel “new italian blood”, possiamo ancora coltivarla. Si tratta magari di trapiantare altrove questi fragili virgulti, visto che per molti anni il nostro paese sarà un terreno “sterile” (trattato, come è stato per anni “malamente”) per molti di loro, e poi re-importarli una volta “artisti maturi”.

D’altronde lì vicino, le architetture di Giò Ponti (casa d’abitazione in via Dezza) e di Arrigo Arrighetti (piscina pubblica al Parco Solari), costituiscono dei capisaldi architettonici, “testimonianze”, di un passato glorioso, gli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta in cui Milano era (prima di diventare “La Milano da bere”) un luogo di produzione culturale di assoluto livello internazionale. Realtà come il Ciak o il Teatro Smeraldo, la stessa Brera scomparse o in corso di sparizione, erano i trampolini di lancio per artisti (pittori, musicisti, architetti, ecc.) a livello nazionale ed internazionale.

Piscina al Parco Solari.

Progettata dall’architetto Arrigo Arrighetti nel 1963, la piscina del Parco Solari ha come principale caratteristica, la copertura, così particolare da costituire l’immagine stessa dell’intera architettura: si tratta di una grande tenso-struttura a forma di sella .

L’ingresso della Piscina Solari è schermato da un setto curvilineo che divide la cassa dalla sala vera e propria, mentre gli altri servizi, che comprendono la direzione, gli uffici, il pronto soccorso, depositi e bagni, si trovano verso la strada. La vasca di piccole dimensioni 25 metri per 10 metri, è anche  poco profonda  si distingue per dettagli architettonici e tecnici, come gli spigoli arrotondati e l’assenza di trampolino o blocchi di partenza. La vista diretta sul parco, in particolare, la rendono una degli impianti sportivi più piacevoli ed affascinanti di Milano.

Casa d’abitazione in via Dezza

Nel condominio di via Dezza, realizzato tra il 1956 ed il 57,  Gio Ponti caratterizza la facciata con una successione di balconate, all’interno delle quali, secondo il programma iniziale molto lecorbuseriano, ogni condomino può far impaginare le finestre e scegliere il colore della sua porzione di facciata in base alla propria sensibilità. Una facciata di “architettura partecipata”, in cui il progettista si limita a offrire le componenti e la maglia entro cui gli acquirenti le dispongono. Nell’attico, si trova la residenza dell’architetto, che realizza un’abitazione dimostrativa della sua idea di pianta libera, sempre nel solco di LC. Le singole stanze, allineate sul fronte, sono divise da pareti a soffietto, che consentono di modulare lo spazio. Si può così ottenere, anche un grande ambiente unitario, rafforzato dal disegno insolito del pavimento in ceramica a strisce diagonali.

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Quel che resta……di due cascine.


Sopra alcune immagini di Cascina Merlata (Gallaratese-Milano)

Sopra alcune immagini di Cascina Zerbone  (Ponte Lambro – Milano)

Allora riassumendo : due cascine, due aree agricole, che subiscono un’aggressione di cemento, preordinata e studiata a tavolino negli anni. Due situazioni che vedono i cittadini e le forze che li rappresentano coinvolti in due maniere diverse. Due occasioni dove l’architettura ed il paesaggio vengono sconfitti per colpa di:  logiche immobiliari, indifferenza, assenza di condivisione.

Alla Cascina Merlata di Milano, la storia è vecchia, ne abbiamo già parlato, quì la Giunta Moratti (quindi centrodestra) approva, proprio poco prima di finire la consilatura precedente (marzo 2011), un progetto : 324.000 mq. di slp (superficie lorda di pavimento), 6.500 nuovi residenti, oltre 3.000 addetti, 990 alloggi, hotel, uffici, un enorme plesso scolastico con 800 alunni, centro commerciale, edifici di oltre 20 piani, ecc.. Oltre al parco e alla residenza, troveranno posto : parcheggi per 50.000 mq (tutti interrati quelli in dotazione alle abitazioni), un plesso scolastico di 12.000 mq, due asili nido e un centro per anziani. Il centro commerciale (di oltre 45.000 mq) è stato collocato sul confine nord del quartiere dove sono anche previsti un albergo (15.000 mq) e una torre per uffici (10.000 mq).

La principale società proprietaria dei terreni è il consorzio Euromilano (60%), ci sono poi Greenway (30%), Cesi (5%) e Zoppoli & Pulcher (5%). Il Consorzio, guarda caso, racchiude anche delle Cooperative di “sinistra”, la Banca Intesa, ecc……chissà come mai il PD si è astenuto durante la votazione in aula,  di fatto non ostacolando questo piano? Quì i cittadini, quelli sensibili alle tematiche inerenti il consumo di suolo, si sono di fatto “astenuti” l’iter progettuale e l’inizio dei lavori sono proceduti, quatti quatti, tutto viene “venduto” come un’iniziativa legata ad Expo 2015. Eppure anche quì si sottrae del fertile terreno agricolo. Forse mediaticamente quest’area risultava poco accattivante ed inoltre il depistaggio delle forze politiche ha operato sin da subito in maniera compatta e trasversale.

Alla Cascina Zerbone, invece la storia è diversa, qui, a partire dagli anni duemila, essendo l’area di Ponte Lambro zona di grave degrado sociale, il quartiere al cui margine è inserita la cascina, è stato oggetto, di una profonda ristrutturazione di tutti gli edifici pubblici (Contratto di Quartiere): caseggiati Aler di Via Ucelli di Nemi e Serrati, il rifacimento delle vie centrali del quartiere, la ristrutturazione del Centro Territoriale Sociale, del Centro Giovani, dell’edificio parrocchiale, del Mercato Comunale, dell’ufficio postale e di alcune palazzine in “Via Rilke” appartenenti al Comune di Milano. Mentre il progetto di riqualificazione di alcuni caseggiati ALER, al quale ha partecipato anche l’architetto Piano Renzo presentato nel maggio 2000, è in fase di attuazione ormai da alcuni anni (2010) senza avere mai trovato una sua strada definitiva.

Veniamo alla Cascina Zerbone, ultima preesistenza di un paesaggio agricolo che non c’è più. Proprio a ridosso della tangenziale un’ultimo terreno, con qualche centinaio di mucche, produce ancora latte. Quì i cittadini (sotto dei bei bandieroni gialli) si sono mossi da subito per ottenere una revisione del Contratto di Quartiere (che prevede, quì, una massa di volume e di case residenziali, con un bello svincolone della tangenziale) per salvaguardare una cascina che forse non ha nemmeno senso tenere localizzata lì. Ma tant’è, quì gli operatori immobiliari possibili per la cementificazione dei terreni di Cascina Zerbone, sono soprattutto legati ad entità non coerenti con i “bandieroni gialli” sopra descritti . E quindi quì ci si dà da fare, per salvare quattro mucche ed un  latte che probabilmente, qualche chilometro più in là, verrebbe sicuramente meglio, lontano dai miasmi della tangenziale. Il concetto è di arginare definitivamente il consumo di suolo agricolo, in una città, Milano con una superficie comunale molto piccola, che agricola non lo è mai stata, che dell’agricoltura se ne è infischiata per centinaia di anni in favore della manifattura.

Ma come mai gli stessi cittadini milanesi, qualche chilometro più in là, nemmeno si interessano del consumo di suolo agricolo in atto a Cascina Merlata ? Probabilmente misteri di questi anni bui e tristi, che vedono spesso persone interessarsi “a macchia di leopardo” di problematiche che invece necessiterebbero da subito di una “visione di quadro” molto più ampia e non soggetta alle subdole interferenze della politica, abilmente camuffata con l’associazionismo. Associazionismo che pilota gli interessi di parte solo là dove non si schiacciano i piedi ai propri amici ed agli amici degli amici.

E l’architettura è il “mostro” da crocefiggere, l’urbanistica la “macchina tritacarne” da sopprimere. Forse ci vorrebbe più realismo da ambo le parti,  e soprattutto avere veramente a cuore la salvaguardia del paesaggio, che è un bene comune senza confini, che necessita probabilmente, più che di operazioni mediatiche, di un’attività didattica, nei confronti proprio di quei cittadini, pronti a muoversi solamente in una direzione, mentre invece dovrebbero “andare in più direzioni”.

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Ferrara !



Il 4 maggio 2012 ero a Ferrara, per partecipare, insieme ai miei colleghi di studio, al sopralluogo di un concorso di progettazione, teso alla riqualificazione della “Cittadella del Commiato a Ferrara”, sita nel contesto più ampio di riqualificazione dell’Ospedale S.Anna (P.R.U. – Piano di Riqualificazione Urbana), collocato nel Quartiere di S. Rocco. Ovviamente il sopralluogo è stato anche l’occasione per una visita della città emiliana (135.291 abitanti), ritenuta da tutti, simbolo di armonia e di equilibrio tra passato, presente e futuro. Un luogo in cui il Paesaggio e la sua costruzione, è stato oggetto di attenzioni sin dall’antichità, infatti quì è stato attuato il primo progetto urbanistico  “moderno” d’Europa, realizzato da Biagio Rossetti con una felicissima fusione tra nuovo e antico, unendo la trama della città medievale, con il nuovo tracciato rinascimentale. Rossetti lavorò praticamente tutta la vita alla corte degli Estensi a Ferrara, progettò e mise in opera la costruzione della celebre “Addizione Erculea” voluta dal Duca Ercole I d’Este nel 1492. La presenza delle vestigia di un passato, prestigioso e sapiente è quindi una delle “cifre stilistiche” di questa cittadina, così come le sue mura, tanto da essere inserita nel Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Ma oggi, la città Estense, si contraddistingue anche per una attenzione particolare per la cura dell’ambiente, per la sostenibilità, per la partecipazione. Infatti il concorso di idee a cui stiamo partecipando è uno di quei rari esempi italiani di “percorso di progettazione partecipata”, aperto alla Cittadinanza. Il Gruppo di Lavoro interno alla Pubblica Amministrazione Comunale, che ha preparato il bando di concorso, ha lavorato in stretto rapporto con il gruppo di “Facilitatori” intersettoriale formato da diverse figure professionali operanti nell’Ente (pedagogisti, sociologi, architetti, urbanisti, esperti di comunicazione, di sistemi informativi, di sostenibilità ambientale, di mobilità, ecc.). L’Amministrazione Comunale ha quindi definito: un programma di comunicazione e partecipazione con ascolto strutturato; interviste e colloqui con i cittadini; passeggiate e sopralluoghi; raccolta di immagini, storie di vita e racconti con il coinvolgimento delle scuole, di gruppi di artisti, ecc; la costituzione di un presidio fisso nell’area come luogo di informazione e eventualmente di confronto; l’accompagnamento al percorso progettuale attraverso workshop, focus group, laboratori; una verifica pubblica degli esiti progettuali.

E’ stato costituito presso il nuovo Urban Center della città di Ferrara: uno spazio di dialogo e di confronto. L’esperienza in corso del Percorso Partecipato: da Ex S.Anna a quartiere S.Rocco -per un nuovo quartiere nella città antica -, è sembrata l’occasione migliore per inaugurare il nuovo Urban Center della città di Ferrara.  E’ stato attivato un sito internet specifico: laboratorio urbano.comune.fe.it, che raccoglie tutte  le informazioni utili all’attivazione del Percorso Partecipato incluse quelle utili alla comprensione  dell’area, l’analisi storica, gli studi e le proposte succedutesi dal 2002 a oggi. E’ stato altresì attivato un indirizzo e-mail  (laboratoriourbano@comune.fe.it) utile a mantenere  costante il rapporto con la cittadinanza e che informa delle attività e risponde direttamente a ogni richiesta. E’ stato prodotto, stampato e distribuito alla cittadinanza, un volumetto, che raccoglie tutte le informazioni utili alla comprensione dell’area, l’analisi storica, gli studi e le proposte succedutesi dal 2002 a oggi. Perchè comunicare bene ed in maniera chiara e semplice, per tutti, sta alla base di un buon percorso di progettazione partecipata e dovrebbe essere il fine di ogni Pubblica Amministrazione che cerca di coinvolgere veramente i Cittadini, di condividere.

Traggo direttamente dal “D.I.P. Documento Indirizzi di Progettazione” del concorso : “Nei mesi di aprile e maggio 2011 si sono tenuti i primi Laboratori di Urbanistica Partecipata: momenti aperti a tutti i cittadini, nei quali mettere a confronto idee e conoscenze, sguardi e percezioni di chi vive la città ogni giorno e che nel prossimo futuro dovrà rapportarsi con i rilevanti cambiamenti previsti dal Piano di Riqualificazione Urbana (P.R.U.). Quattro i Laboratori svolti nella primavera 2011 con l’obiettivo di:
– favorire il coinvolgimento per una condivisione ampia del progetto,
– garantire una comunicazione trasparente delle informazioni e delle scelte,
– raccogliere idee e proposte per la gestione del periodo di trasformazione dell’area.
I Laboratori rappresentano uno dei momenti più coinvolgenti della progettazione partecipata, per l’apporto diretto dei Cittadini e delle componenti civiche che hanno preso parte al percorso proposto. Altre forme partecipative, tuttavia, sono state adottate per sensibilizzare la città e raccogliere le opinioni e le osservazioni dei suoi abitanti e dei suoi operatori culturali, economici e sociali. In una fase preliminare si è lavorato per facilitare la comunicazione attraverso interviste, colloqui, e una giornata di informazione con sopralluogo guidato sull’area e un incontro pubblico di ascolto.

Nella fase iniziale di avvio: momenti di discussione pubblica della proposta tecnica in corso di elaborazione, in relazione ai temi emersi; occasioni di confronto con il gruppo di esperti, con i tecnici della proprietà. Nella fase centrale: presentazione del Piano di Recupero per l’area ex S.Anna e prima raccolta di raccomandazioni e proposte sul periodo di transizione.

Il 28 settembre 2011, presso il Castello Estense -Sala dei Comuni, si è tenuto l’incontro dal titolo Da ex S. Anna a S. Rocco: per un nuovo quartiere nella città antica. Un momento per raccontare ai cittadini come si sta evolvendo il complesso progetto di ripensare il comparto urbano coincidente oggi con l’area funzionale dell’Arcispedale S. Anna, alla luce dei prossimi
radicali mutamenti dovuti al trasferimento del nosocomio ferrarese. Nel corso dell’incontro: gli aggiornamenti del progetto, i successivi passaggi previsti per giungere sino  all’approvazione del Piano di recupero dell’Area e le attività partecipative in cantiere per accompagnare la trasformazione in atto.

Il 24 novembre 2011 si è svolto un incontro dal titolo DAL DOCUMENTO CONCLUSIVO AL PIANO DI RECUPERO, che ha illustrato COME LE PROPOSTE DEI CITTADINI HANNO INCISO SUL DISEGNO DEL FUTURO QUARTIERE S.ROCCO. Nell’incontro è stato reso disponibile il documento completo delle risposte alle osservazioni dei Cittadini composto di oltre settanta quadri esplicativi, nel quale sono state prese in esame una ad una tutte le numerose proposte e richieste di approfondimento emerse nel corso dei Laboratori partecipati della primavera 2011. La presentazione del Piano ai partecipanti all’incontro si è concentrata prevalentemente sulle linee strategiche che hanno preso corpo dai Laboratori. In particolare, sulla volontà fortemente espressa dai Cittadini di realizzare un quartiere prevalentemente pubblico, non soltanto in termini di spazi: le piazze e i viali, il giardino pubblico all’interno della Città della Salute, il verde connesso al parco lineare delle mura, ma anche dal punto di vista delle funzioni di pubblica utilità, oltre a quelle già previste di tipo sanitario, anche a funzioni di tipo educativo-scolastico: come un nuovo nido e una nuova scuola media, senza dimenticare la presenza di eventuali impianti sportivi. Ma anche sulla richiesta vigorosamente avanzata di realizzare un quartiere sostenibile: non solo per gli edifici e per tutto l’ambiente in cui si trovano inseriti, ma anche in virtù di una maggiore consapevolezza e responsabilità negli abitanti che lo vivono. A seguire, i Cittadini presenti hanno approfondito alcune macrovariazioni introdotte, come la possibilità di demolizione delle Nuove Cliniche, gli edifici scolastici, la Cittadella del Commiato e i parcheggi.”

Quindi riassumendo, la Pubblica Amministrazione si è fatta “attivatrice” di un percorso in cui i Cittadini hanno elaborato (coadiuvati da specialisti) gli inputs per la progettazione della riqualificazione del Quartiere di S. Rocco e per il bando di progettazione della “Cittadella del Commiato”. Esperita la prima fase del concorso di progettazione, selezionati cinque progetti, questi saranno, spiegati ai Cittadini e  sottoposti alle loro valutazioni, a luglio 2012. Saranno quindi “mirate” le istruzioni, da parte dei Cittadini, per una seconda fase “più operativa” in cui i progettisti definiranno meglio le loro proposte. Infine una commissione di esperti valuterà la soluzione migliore.

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

I luoghi della morte


Eric Miralles – Cementiri Nou – Igualada

Carlo Scarpa – Tomba Brion – San Vito d’Altivole

Montjuich – Barcellona – Cementiri

“Una cripta, si crede, nasconde sempre un morto. Ma per proteggerlo da cosa? Da che cosa si conserva intatto un morto, se non -al tempo stesso- dalla vita e dalla morte che potrebbero venirgli dall’esterno ? E’ per far si che la morte possa aver luogo nella vita?”.

Così scrive Jacques Derrida. Il cimitero, come insieme di edifici per i morti, di vie per i morti, avendo quasi sempre un limite, una recinzione, si configura come una città; nella città dei morti il rapporto privato con la morte torna ad essere rapporto civile. Quindi cosa ha il cimitero rispetto alla città? Ha che qui, il tempo, viene consumato con una velocità diversa. In un cimitero tutto è previsto, programmato, il tempo possiede una “misura diversa”. In quanto ha il cimitero, rispetto alla città, un paesaggio diverso, un paesaggio “finito”.

Nei cimiteri prevale un’ossessione sistematica per il mondo dell’aldilà, sempre intrecciata con temi dell’elogio della vita. La sfida di ogni cimitero è quella di sondare la “possibilità architettonica” di raggiungere (senza varcarla, ovviamente) la soglia con l’aldilà. Una soglia, dopo la quale, non esiste più il tempo ed il paesaggio, ma nemmeno l’architettura.

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Hektor


Modificare il paesaggio, in questo caso quello urbano, inciderlo in maniera “morbida” ed al contempo “violenta”, affinchè, le tracce “fragili” della vernice,  possano diventare pesanti come pietre, come cemento. Ecco a volte, il disegno paesaggistico, può essere stravolto, da un lavoro “abusivo”, bidimensionale, ma al contempo rivoluzionario, che ci consente di avere dei luoghi, una nuova lettura. Ne nasce un “nuovo paesaggio”, provvisorio, che però ci offre gratuitamente attimi “fissi” di quegli infiniti “possibili” a cui è inevitabilmente destinato il paesaggio antropizzato. E’ come se per un istante il tempo si fermasse, a sancire un solo fotogramma di un dinamismo inarrestabile, che è il paesaggio che passa e si modifica, continuamente, davanti ai nostri occhi di “mortali” spettatori .

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Lego, Lego, Lego………


Lego Architecture è un sotto-marchio della gamma di prodotti del giocattolo di costruzioni Lego di origine olandese, che mira a “santificare” il passato, presente e futuro dell’architettura attraverso il mitico ed intramontabile mattoncino Lego. Il marchio, lanciato nel 2010, comprende una serie di Lego ideati ah hoc da Adam Reed Tucker (architetto/artista), e contengono ciascuno i pezzi e le istruzioni per costruire un modello di un famoso edificio architettonico in micro-scala. Si va da qualche decina di pezzi alle centinaia, da 60/80 dollari a 100/200 dollari. Ora, visto il successo, si può anche votare in rete le prossime “uscite”

Adam Reed Tucker, l’architetto di questa “nuova frontiera del giocattolo”, si è laureato in Architettura alla Kansas State University nel 1996.  Mentre studiava, ha cercato un metodo per unire le sue due passioni di arte e architettura, fu allora che  ebbe l’idea geniale di utilizzare i mattoncini della Lego. In poco tempo, ha fondato Brickstructures, Inc., ed ha incominciato a progettare e costruire modelli di monumenti ed edifici famosi. Il suo lavoro fu notato ed apprezzato dal Gruppo Lego, e insieme hanno formato una partnership per lanciare alcuni dei suoi modelli con il marchio Lego Architecture.

E’ così che la casa Fansworth di Mies, la casa Robie di Wright, ecc. diventano dei giocattoli in mattoncini, dei piccoli “cavalli di Troia”, che però diffondono la cultura architettonica, il piacere per delle forme belle, moderne, attuali, insomma la “passione” per la vera salvaguardia del paesaggio.

E’ un’idea trasversale, interessa ai più piccoli, ma anche ai genitori, molti diventano collezionisti. Stà nascendo una vera e propria mania, che rilancerà ulteriormente il prestigioso marchio, a livello mondiale.

Ora la nuova frontiera della Lego è costruire, con i mattoncini oggetti sempre più sofisticati e complessi, nei filmati qui sotto, ne trovate alcuni. Ovviamente i costi lievitano, ma si stanno formando anche dei veri e propri gruppi di ricerca in merito. Presto vedremo un robot, rigorosamente di mattoncini, che si muove con il telecomando.

Il mio amico Frank (sapiente suggeritore di questo articolo), che è un duro boscaiolo canadese, ma che fa l’architetto a Milano, stà letteralmente impazzendo per questa nuova forma di uso dei mattoncini, ed anch’io in merito non stò molto bene…….Architettura, che passione!

Lego architetture

http://architecture.lego.com/

Vota la prossima architettura in Lego

http://architecture.lego.com/en-US/inspire-us/?vote={0413ED0C-9877-427E-A07E-131DA6C9C6CC}&uid=f14a98a94dadc3ec

Lego 3D filmato

Il link dei Lego Park

http://www.lego.com/eng/legoland/

Con il rispetto del copyright delle immagini selezionate

Blog su WordPress.com.

Su ↑