Lubenice


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Di solito, quando si fa riferimento al paesaggio, si intende comunemente parlare di tutto ciò che sta collocato sulla superficie terrestre (ed anche del suolo stesso). Di solito, con il termine paesaggio, si intendono gli spazi dove l’uomo vive, antropizzati all’abbisogna. Però, solo raramente il mare, l’oceano (che coprono il 75% della superficie terrestre), vengono intesi quale paesaggio; di solito vi partecipano quale sfondo, o ci si limita alle coste. Lo stesso succede per il cielo, l’aria trasparente che tutto avvolge. In realtà il paesaggio è la biosfera, la massa biologica e chimico-fisica del pianeta Terra nel suo insieme, in cui noi umani siamo irrimediabilmente immersi.

Siamo animali primitivi, rozzi, e se mai si potrà costruire un mondo migliore più coerente con la biosfera, questo lo si avrà a partire da una considerazione globale del paesaggio planetario. Ed un suo controllo potrà avvenire solamente con una diversa concezione di uso del tempo, nel silenzio controllato della musica, e non nella frenesia e nel rumore.

Perchè il paesaggio è innanzitutto silenzio : conquista ed ascolto della musica “silenziosa” di fondo che anima tutte le cose viventi e non. Un cuore che ritmicamente batte, una pianta che lentamente cresce, un battito di ali, il sibilo del vento, l’acqua che si infrange sulla costa. ecc..

Ecco che un’isola, stretta e lunga, di acqua, pietra, con una consistente massa biologica, può diventare l’oggetto di una riflessione sul paesaggio, a partire da un piccolo paese arroccato sulla sua cima più alta.

Un paese, Lubenice, in cima ad un costone roccioso, in dominanza del mare e dell’isola di Cherso. Un paese, dove il vento ed il clima rigido invernale, e l’arsura estiva, hanno ri-modellato la tipica architettura mediterranea, di chiara impostazione veneziana, in un’architettura sintetica (quasi un proto-razionalismo), fatta di finestre piccole, quadrate o rettangolari, volumi essenziali con sporti di gronda ridotti al minimo, intonaci grigi omogenei (che ricoprono i muri di sasso). Quì Perret o Loos avrebbero trovato le matrici delle loro poetiche.

Quì il tempo, le necessità microclimatiche e le disponibilità di materiali, hanno generato e modellato un paesaggio architettonico unico, che è la sintesi estrema del Paesaggio più ampio, della biosfera, che si stende all’orizzonte. Quì l’uomo si è ritagliato uno spazio paesaggistico bellissimo per vivere.

Quì il silenzio si è fatto Paesaggio.

Qui una mappa delle isole di Cherso e Lussino con individuati i luoghi visitati

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