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Builders of the future

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Dasir

L’uomo dei grattacieli


Allestimento degli apparati per la visita del Papa al Parco Nord

Certo che tra Papa Giovanni Paolo II e l’ineffabile B16 (Papa Benedetto decimosesto), esiste una differenza che non è solamente nella maniera di “amministrare” il proprio ruolo spirituale ed umano, ma anche nella maniera di rappresentarsi e “fare architettura”. Mentre il primo, ad esempio, per l’allestimento del palco della visita a Vienna del 10 settembre 1983, si affida al noto architetto austriaco Gustav Peichl, realizzando così nella magnifica Heldenplatz, un elemento sobrio e gioioso, di colore verde, semplice e funzionale, con solamente una nuvola/video e delle sfere dorate quali elementi decorativi. Il secondo, per la imminente celebrazione della veglia per il Forum Mondiale delle famiglie cattoliche, che si svolgerà a Milano ai primi di giugno 2012, si compiace, dato il soprannome aeronautico (B16) di un palco a copertura semi-sferica, collocato in un aeroporto (Bresso), a mò di rock star, con sfondo i costruendi grattacieli milanesi. Alcuni dati : 3.500 metri quadrati di superficie coperta, 17 chilometri di transenne, 1.500 bagni, 37 chioschi, 20 ripetitori audio, 18 megaschermi, 11 accessi, 3.000 posti a sedere (costo medio 150 euro). Due visioni molto diverse di interpretare la comunicazione e la interazione con le folle planetarie che seguono fisicamente questi eventi, due cifre stilistiche fortemente divergenti tra loro. Una maniera, quella di Benedetto decimosesto, anche antiecologica, nonostante l’organizzazioni assicuri raccolta differenziata e riciclo delle strutture installate. Infatti la presenza di milioni di persone al Parco Nord, un’isola verde urbana che circonda l’aeroporto di Bresso,  un ecosistema fragile, costruitosi nell’arco di un trentennio in una delle aree urbane più dense ed urbanizzate al Mondo, creerà un tale stress, soprattutto per quanto concerne i volatili (picchi, allodole, gufi, ecc.)  ma anche i piccoli animali (ricci, volpi, coronelle austriache, ecc.) che li vedrà in fuga “folle” verso zone urbane dove perderanno inevitabilmente la vita. Lo “sbarco” del Papa nel milanese, del costo complessivo di oltre 10 milioni di euro, pare che alla fine, secondo stime renderà all’area metropolitana oltre 50 milioni di euro, ma il prezzo da pagare per l’ambiente sembra, come al solito, lo stesso molto elevato e sottovalutato sia da chi ha individuato quest’area, sia dai mezzi di comunicazione.

Giovanni Paolo II in Heldenplatz, Vienna 10 settembre 1983

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Ferrara !



Il 4 maggio 2012 ero a Ferrara, per partecipare, insieme ai miei colleghi di studio, al sopralluogo di un concorso di progettazione, teso alla riqualificazione della “Cittadella del Commiato a Ferrara”, sita nel contesto più ampio di riqualificazione dell’Ospedale S.Anna (P.R.U. – Piano di Riqualificazione Urbana), collocato nel Quartiere di S. Rocco. Ovviamente il sopralluogo è stato anche l’occasione per una visita della città emiliana (135.291 abitanti), ritenuta da tutti, simbolo di armonia e di equilibrio tra passato, presente e futuro. Un luogo in cui il Paesaggio e la sua costruzione, è stato oggetto di attenzioni sin dall’antichità, infatti quì è stato attuato il primo progetto urbanistico  “moderno” d’Europa, realizzato da Biagio Rossetti con una felicissima fusione tra nuovo e antico, unendo la trama della città medievale, con il nuovo tracciato rinascimentale. Rossetti lavorò praticamente tutta la vita alla corte degli Estensi a Ferrara, progettò e mise in opera la costruzione della celebre “Addizione Erculea” voluta dal Duca Ercole I d’Este nel 1492. La presenza delle vestigia di un passato, prestigioso e sapiente è quindi una delle “cifre stilistiche” di questa cittadina, così come le sue mura, tanto da essere inserita nel Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Ma oggi, la città Estense, si contraddistingue anche per una attenzione particolare per la cura dell’ambiente, per la sostenibilità, per la partecipazione. Infatti il concorso di idee a cui stiamo partecipando è uno di quei rari esempi italiani di “percorso di progettazione partecipata”, aperto alla Cittadinanza. Il Gruppo di Lavoro interno alla Pubblica Amministrazione Comunale, che ha preparato il bando di concorso, ha lavorato in stretto rapporto con il gruppo di “Facilitatori” intersettoriale formato da diverse figure professionali operanti nell’Ente (pedagogisti, sociologi, architetti, urbanisti, esperti di comunicazione, di sistemi informativi, di sostenibilità ambientale, di mobilità, ecc.). L’Amministrazione Comunale ha quindi definito: un programma di comunicazione e partecipazione con ascolto strutturato; interviste e colloqui con i cittadini; passeggiate e sopralluoghi; raccolta di immagini, storie di vita e racconti con il coinvolgimento delle scuole, di gruppi di artisti, ecc; la costituzione di un presidio fisso nell’area come luogo di informazione e eventualmente di confronto; l’accompagnamento al percorso progettuale attraverso workshop, focus group, laboratori; una verifica pubblica degli esiti progettuali.

E’ stato costituito presso il nuovo Urban Center della città di Ferrara: uno spazio di dialogo e di confronto. L’esperienza in corso del Percorso Partecipato: da Ex S.Anna a quartiere S.Rocco -per un nuovo quartiere nella città antica -, è sembrata l’occasione migliore per inaugurare il nuovo Urban Center della città di Ferrara.  E’ stato attivato un sito internet specifico: laboratorio urbano.comune.fe.it, che raccoglie tutte  le informazioni utili all’attivazione del Percorso Partecipato incluse quelle utili alla comprensione  dell’area, l’analisi storica, gli studi e le proposte succedutesi dal 2002 a oggi. E’ stato altresì attivato un indirizzo e-mail  (laboratoriourbano@comune.fe.it) utile a mantenere  costante il rapporto con la cittadinanza e che informa delle attività e risponde direttamente a ogni richiesta. E’ stato prodotto, stampato e distribuito alla cittadinanza, un volumetto, che raccoglie tutte le informazioni utili alla comprensione dell’area, l’analisi storica, gli studi e le proposte succedutesi dal 2002 a oggi. Perchè comunicare bene ed in maniera chiara e semplice, per tutti, sta alla base di un buon percorso di progettazione partecipata e dovrebbe essere il fine di ogni Pubblica Amministrazione che cerca di coinvolgere veramente i Cittadini, di condividere.

Traggo direttamente dal “D.I.P. Documento Indirizzi di Progettazione” del concorso : “Nei mesi di aprile e maggio 2011 si sono tenuti i primi Laboratori di Urbanistica Partecipata: momenti aperti a tutti i cittadini, nei quali mettere a confronto idee e conoscenze, sguardi e percezioni di chi vive la città ogni giorno e che nel prossimo futuro dovrà rapportarsi con i rilevanti cambiamenti previsti dal Piano di Riqualificazione Urbana (P.R.U.). Quattro i Laboratori svolti nella primavera 2011 con l’obiettivo di:
– favorire il coinvolgimento per una condivisione ampia del progetto,
– garantire una comunicazione trasparente delle informazioni e delle scelte,
– raccogliere idee e proposte per la gestione del periodo di trasformazione dell’area.
I Laboratori rappresentano uno dei momenti più coinvolgenti della progettazione partecipata, per l’apporto diretto dei Cittadini e delle componenti civiche che hanno preso parte al percorso proposto. Altre forme partecipative, tuttavia, sono state adottate per sensibilizzare la città e raccogliere le opinioni e le osservazioni dei suoi abitanti e dei suoi operatori culturali, economici e sociali. In una fase preliminare si è lavorato per facilitare la comunicazione attraverso interviste, colloqui, e una giornata di informazione con sopralluogo guidato sull’area e un incontro pubblico di ascolto.

Nella fase iniziale di avvio: momenti di discussione pubblica della proposta tecnica in corso di elaborazione, in relazione ai temi emersi; occasioni di confronto con il gruppo di esperti, con i tecnici della proprietà. Nella fase centrale: presentazione del Piano di Recupero per l’area ex S.Anna e prima raccolta di raccomandazioni e proposte sul periodo di transizione.

Il 28 settembre 2011, presso il Castello Estense -Sala dei Comuni, si è tenuto l’incontro dal titolo Da ex S. Anna a S. Rocco: per un nuovo quartiere nella città antica. Un momento per raccontare ai cittadini come si sta evolvendo il complesso progetto di ripensare il comparto urbano coincidente oggi con l’area funzionale dell’Arcispedale S. Anna, alla luce dei prossimi
radicali mutamenti dovuti al trasferimento del nosocomio ferrarese. Nel corso dell’incontro: gli aggiornamenti del progetto, i successivi passaggi previsti per giungere sino  all’approvazione del Piano di recupero dell’Area e le attività partecipative in cantiere per accompagnare la trasformazione in atto.

Il 24 novembre 2011 si è svolto un incontro dal titolo DAL DOCUMENTO CONCLUSIVO AL PIANO DI RECUPERO, che ha illustrato COME LE PROPOSTE DEI CITTADINI HANNO INCISO SUL DISEGNO DEL FUTURO QUARTIERE S.ROCCO. Nell’incontro è stato reso disponibile il documento completo delle risposte alle osservazioni dei Cittadini composto di oltre settanta quadri esplicativi, nel quale sono state prese in esame una ad una tutte le numerose proposte e richieste di approfondimento emerse nel corso dei Laboratori partecipati della primavera 2011. La presentazione del Piano ai partecipanti all’incontro si è concentrata prevalentemente sulle linee strategiche che hanno preso corpo dai Laboratori. In particolare, sulla volontà fortemente espressa dai Cittadini di realizzare un quartiere prevalentemente pubblico, non soltanto in termini di spazi: le piazze e i viali, il giardino pubblico all’interno della Città della Salute, il verde connesso al parco lineare delle mura, ma anche dal punto di vista delle funzioni di pubblica utilità, oltre a quelle già previste di tipo sanitario, anche a funzioni di tipo educativo-scolastico: come un nuovo nido e una nuova scuola media, senza dimenticare la presenza di eventuali impianti sportivi. Ma anche sulla richiesta vigorosamente avanzata di realizzare un quartiere sostenibile: non solo per gli edifici e per tutto l’ambiente in cui si trovano inseriti, ma anche in virtù di una maggiore consapevolezza e responsabilità negli abitanti che lo vivono. A seguire, i Cittadini presenti hanno approfondito alcune macrovariazioni introdotte, come la possibilità di demolizione delle Nuove Cliniche, gli edifici scolastici, la Cittadella del Commiato e i parcheggi.”

Quindi riassumendo, la Pubblica Amministrazione si è fatta “attivatrice” di un percorso in cui i Cittadini hanno elaborato (coadiuvati da specialisti) gli inputs per la progettazione della riqualificazione del Quartiere di S. Rocco e per il bando di progettazione della “Cittadella del Commiato”. Esperita la prima fase del concorso di progettazione, selezionati cinque progetti, questi saranno, spiegati ai Cittadini e  sottoposti alle loro valutazioni, a luglio 2012. Saranno quindi “mirate” le istruzioni, da parte dei Cittadini, per una seconda fase “più operativa” in cui i progettisti definiranno meglio le loro proposte. Infine una commissione di esperti valuterà la soluzione migliore.

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Megamix


Un Megamix funzionale ed architettonico, si sta lentamente concretizzando a Milanofiori, nel comune di Assago (zona sud di Milano). Al centro direzionale, costruito negli anni “ottanta”, a firma del solito Renzo Piano (World Trade Center e Mediolanum Forum), si sta aggiungendo, da alcuni anni, una “addizione erculea” che raccoglie alcune delle firme emergenti dell’architettura italiana : EEA Erick van Egeraat associated architects (Rotterdam), ABDA, 5 + 1 Architetti Associati, Park Associati, CZA Cino Zucchi Associati, ecc.. Quì si stanno edificando da anni, centri commerciali, cinema, negozi, uffici, residenze, ecc..Il risultato è un insieme al contempo accattivante e contraddittorio, ricco di spunti che richiamano ad una spazialità europea, poco italiana. Ad esempio la netta separazione dei traffici automobilistici da quelli pedonali. Il risultato è che gli edifici di terziario, la maggior parte da affittare, risultano ormai da anni in gran parte sfitti, mentre le residenze, quasi completamente invendute. Ricordo che anche Milanofiori sud (conseguente ai progetti di Renzo Piano) ebbe difficoltà ad essere collocata, ma poi la città, in trasformazione da produttiva a terziaria, si “inghiotti'” il tutto, nonostante l’assenza di un trasporto pubblico efficiente come la metropolitana. Ma ora questa infrastruttura c’è, ed in pochi minuti si raggiunge il centro di Milano. Sta di fatto che all’osservatore attento, che si aggira nel “paesaggio urbano” di Milanofiori Nord, molti degli edifici appaiono quasi abbandonati, tristemente occupati solamente in alcuni punti. Eppure tutto è tenuto perfetto, curato; e poi, anche quì a Milanofiori, si continua a costruire, imperterriti, come se nulla fosse. Probabilmente la crisi mondiale, che stiamo attraversando, di certo non aiuta,  tutta l’area metropolitana milanese (come del resto tutto il Paese) si sta “caricando come una molla” di edifici sfitti e/o invenduti, uffici, residenze, capannoni. Mentre gli investimenti nel settore edile continuano a diminuire e le imprese che chiudono definitivamente ormai sono la norma. Presto il giocattolo è probabile che si rompa. Tra l’autunno e l’inizio dell’anno prossimo, mi sa che avremo l’ardua sentenza. Non c’è Megamix che tenga !

http://www.milanofiorinord.it/home.php?lingua=1

E’ questa la vita che sognavo da bambino,è questa la vita che sognavo da bambino
E’ questa la vita che sognavo da bambino,un po’ di apocalisse e un po’ di topolino
E’ questa la vita che sognavo da bambino,è questa la vita che sognavo da bambino
E’ questa la vita che sognavo da bambino,un po’ di Hello Kitty e un po’ di Tarantino

Hai le costole e in mezzo alle costole che cosa c’è
Hai le vene e dentro alle vene che cosa c’è
Hai le vertebre e dentro alle vertebre che cosa c’è
Hai i polmoni e dentro ai polmoni che cosa c’è
Megamegamix Megamix la x e la y la y e la x
Megamegamix Megamix la x e la y la y e la x

Datemi una notte inventerò una lampadina
Datemi una stella e io mi stendo sulla schiena
Dammi un foglio bianco e ne faccio un pezzo nuovo
Datemi un maestro e diventerò un allievo
Datemi un martello apparirà di certo un chiodo
Datemi un motivo e io troverò un modo
Datemi un pennello e prima o poi nascerà un quadro
Datemi una serratura apparirà un ladro
Togli l’equilibrio e cercherò di equilibrarmi
Cambiami lo spazio e troverò come adattarmi
Datemi la sete andrò a cercare una sorgente
Datemi una curva partirò per la tangente
Dammi gli elementi e ci ricavo una sequenza
Trasformiamo in un bel posto questa stanza
Trasformiamo in un bel posto questa stanza
Trasformiamo in un bel posto questa stanza

Hai le costole e in mezzo alle costole che cosa c’è
Hai le vene e dentro alle vene che cosa c’è
Hai le vertebre e dentro alle vertebre che cosa c’è
Hai i polmoni e dentro ai polmoni che c’è
Hai le nuvole sotto alle nuvole che cosa c’è
Hai le scatole e dentro alle scatole che cosa c’è
Hai le regole e oltre alle regole che cosa c’è
Hai dei limiti e oltre ai miei limiti che cosa c’è

Che quello che sta sopra è uguale a quello che è sotto
E’ diventato un cigno l’anatroccolo brutto
Megamegamix Megamix la X e la Y la Y e la X
Megamegamix Megamix la X e la Y la Y e la X

Mi hai fatto uscir di senno adesso sono sano
Vedo tutte le cose così come sono
Mi hai fatto uscir di senno adesso sono sano
Vedo tutte le cose così come sono
Alzati pinocchio ti han rubato tutto quanto
Ora si che l’avventura inizia ad esser grande
Alzati Mosè rimetti i sandali ai tuoi piedi
Scendi giù ed anticipa e poi fatti le domande
Venga capitano c’è qualcosa all’orizzonte
Potrebbe essere terra ma non c’è qui sulle carte
Forse ci sarà brava gente che sa stare al mondo
Senza qualche colpa da espiare

E’ questa la vita che sognavo da bambino, è questa la vita che sognavo da bambino
E’ questa la vita che sognavo da bambino,un po’ di apocalisse e un po’ di topolino
E’ questa la vita che sognavo da bambino, è questa la vita che sognavo da bambino
E’ questa la vita che sognavo da bambino, un po’ di Hello Kitty e un po’ di Tarantino.

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Due vertical limit


Le tre immagini sottostanti sono tratte da miss-design.com

Un parco in verticale. Una piazza su più piani orizzontali. Questo è lo “square” che viene ritagliato tra il 1998 ed il 2002, nel quartiere di Oerlikon a Zurigo, progetto di Burckhardt e Raderschall, vinto a seguito di concorso internazionale. Un sistema di scale e di piani orizzontali, attrezzato quasi per ricostruire idealmente un edificio. Un’opera di paesaggio, l’MFO Park, che negli anni 2003 e 2004 vince anche due ambiti premi europei di landscape.  Una sorpresa per il visitatore, che rimane sbigottito, quasi gli avessero fatto un’imboscata. Stazionare su piani grigliati tipo Orsogril a più di 20 metri ed osservare il paesaggio dell’intorno e chi passeggia sotto è una gran libidine, che invoglia molti a frequentare questo giardino verticale insolito. A sorprendere è anche la pavimentazione della quota zero, realizzata in alcuni punti con cristalli rotti di vario colore. Pesante e continua l’attività dei giardinieri per conservare gli apparati vegetali (rose rampicanti, glicini, ecc.) entro confini rigorosamente prestabiliti, anche qui un bell’omaggio alla tradizione della giardineria europea.

Architettura : Studio Burckhardt & Partners http://www.burckhardtpartner.ch/en/projekte/projektliste/mfo/ancProject_photos?idx=2&cat=freizeit

Landspape : Studio Raderschall – http://www.raderschall.ch/

Il Bosco Verticale, stà sorgendo a Milano, nel quartiere Isola, composto da due torri residenziali di 76 e 110 metri, viene realizzato all’interno del progetto Porta Nuova. Costo al metro quadrato degli appartamenti tra i 10.000 ed i 12.000 euro (si vocifera). Il Bosco Vericale, progetto dello Studio Stefano Boeri  Architetti, ospiterà  quasi 1000 alberi  oltre a numerosi arbusti e piante da fiore. In termini di quantità di vegetali  il Bosco Verticale di Milano è l’equivalente  di  una superficie verde di circa 10.000 mq.. Il Bosco Verticale è anche un sistema che ottimizza, recupera e produce energia. Le piante che saranno insediate aiutano a costruire un microclima locale atto a filtrare le polveri sottili dell’ambiente urbane. Le piante producono umidità, ed assorbono CO2, producono ossigeno, proteggono dall’irraggiamento e dalla rumorosità ambientale, migliorando il comfort dell’abitare ed anche risparmiando energia. L’irrigazione delle piante avverrà per larga parte attraverso un impianto centralizzato di depurazione delle acque grigie.  La gestione delle “facciate verdi” avverrà mediate apposita società condominiale.

Stefano Boeri Architetti  : http://www.stefanoboeriarchitetti.net/?p=4600

Un unico grosso problema per ambedue i progetti, la caduta autunnale delle foglie. Un vero “dramma” a Zurigo, con foglie secche sparse un po’ ovunque, probabilmente un “disastro” a Milano, data l’altezza degli edifici ! Avremo foglie del Bosco Verticale, quando tira il vento di Favonio (o Fohn), anche a Corsico.

 

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Da Zara a Bignami


Per i primi di giugno 2012, sarà aperta, in occasione del VII incontro Mondiale delle Famiglie, che si terrà a Milano con presenza del Papa Benedetto XVI, un primo tratto della linea metropolitana M5, già definita linea “Lilla”. Seppur ancora non completate totalmente le stazioni, viene naturale fare alcune considerazioni in merito agli apparati emergenti dal suolo di questa importante infrastruttura : scale, ascensori, ventilazioni, ecc.. Innanzitutto, si è persa l’ennesima occasione per “costruire” un sistema di elementi in grado di definire il paesaggio urbano, gli elementi per caratteristiche compositive e fattura, non contribuiscono a fare arredo urbano, anzi sembrano totalmente avulsi. Senza essere high-tech e quindi magari puntare su un linguaggio di contrasti. La finitura pauperistica di scale, ed apparati di ventilazione, non denuncia l’importante infrastruttura sottostante, nè riesce a sublimarsi fino ad essere veramente brutalista da costituire un linguaggio trasgressivo ed innovativo. La leziosità impera. Il colorino lilla, definito a tavolino quale identificativo della nuova infrastruttura, non aiuta, anzi l’abbinamento con un colore verde crea un evidente imbarazzo cromatico. Il design delle coperture delle scale mobili è banale, quasi brutto, così come la definizione di griglie e di elementi di chiusura. Addirittura comiche le scale “gobbe”, che in prossimità dell’area di periodica esondazione del fiume Seveso (evento mai risolto e forse irrisolvibile), hanno all’inizio, una risalita per proteggere l’eventuale ingresso dell’acqua. Si sale per poi scendere un controsenso in termini che palesa l’incapacità del Comune di Milano di risolvere un problema, l’allagamento di una vasta zona di Milano, che ormai si verifica periodicamente. La grafica poi appare incerta ed approssimativa, quasi fanciullesca. Certo viene da rimpiangere la capacità progettuale, attuata dalla Metropolitana Milanese, per la Linea MM1 (Rossa), negli anni Sessanta, che vide coinvolti nella definizione degli apparati emergenti e delle stazioni lo studio Albini, Helg, Piva, mentre per la grafica, il “geniaccio” Bob Noorda. Lì fu veramente attuata una proposta minimalista e suggestiva di design e di arredo urbano, teso a definire anche all’esterno un paesaggio urbano essenziale, che per anni ha costituito un riferimento a livello internazionale.

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Area dismessa


Duisburg Nord

In Italia, si contavano, sino ad alcuni decenni fa, circa 6,4 milioni di metri quadrati di aree industriali dimesse. La questione sul come intervenire in queste “aree della dismissione” ha attraversato diversi periodi, dagli anni Ottanta ad oggi. Dall’iniziale presa di coscienza, da parte delle istituzioni pubbliche della complessità del fenomeno economico, urbanistico, sociale, a quella intermedia degli anni Novanta, nella quale queste aree vengono considerate un’opportunità storica per intervenire su parti di città o su intere aree urbane degradate e congestionate attraverso progetti e programmi di recupero finalizzati. Spesso delle vere e proprie operazioni economico/immobiliari. Fino alla fase più recente, quella del terzo millennio, in cui vengono valutati gli interventi di recupero realizzati o quasi terminati, rendendosi conto che spesso (Bicocca a Milano, Lingotto a Torino, ecc.) gli interventi hanno rappresentato delle vere e proprie operazioni speculative, in cui le aspettative iniziali delle istituzioni pubbliche, hanno dovuto soccombere alla logica del “volume ad ogni costo” e dell’insediamento di funzioni spesso inutili. Quasi sempre la memoria produttiva di quei luoghi è andata definitivamente dissipata e distrutta, affidandosi a logiche immobiliaristiche che, sia per tempistica, che per funzioni (residenza, commercio, terziario), non hanno saputo rispondere ad un mercato sempre più “fluido” e ricco di aspettative sempre nuove, incapace di essere governato dalle categorie progettuali canoniche.

Ma in Europa e soprattutto in Germania, ma anche in Svizzera, la strategia per la riqualificazione di queste aree è molto diversa. Si punta di più su un mega-mix funzionale, con epicentro il verde e gli edifici “rugginosi” esistenti (un po “dirocchenti” e messi in sicurezza), teso ad indurre anche un’attrattività turistica e culturale. Le funzioni canoniche (residenza, terziario, commercio, ecc.), spesso servono semplicemente da corollario. Si guarda soprattutto alla tempistica: la riqualificazione di queste aree è “spalmata” in un arco di tempo molto lungo 40/50 anni, onde “decantare” gli interventi e l’insediamento di funzioni, condividendo il tutto con i Cittadini, con gli utenti. Ciò consente anche di attuare un quadro economico più sostenibile, in cui può facilmente inserirsi, quale parte attiva nelle scelte condivise, anche la pubblica amministrazione.

Quì sotto alcune immagini tratte dal sito ruhr-tourismus

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Appunti di viaggio


Solo raramente i taccuini di viaggio, Ording & Reda (http://www.ordning-reda.com/int/en-us/), che porto sempre con me, da decenni, hanno una connessione diretta con le fotografie che regolarmente eseguo. Il  “libretto” svedese, costosissimo, mio immancabile compagno di viaggio,  è costituito da materiali non inquinanti, naturali. La copertina è rigida e realizzata in tessuto ecologico (di diversi colori) montato su cartoncino riciclabile. La carta in esso contenuta è da  100 grammi, realizzata con pasta di cellulosa, per carta di elevata qualità. Spesso i libretti che compilo senza metodo nei miei viaggi, sono semplicemente delle “collezioni” di viste paesaggistiche, di dettagli architettonici, di “pezzi di città”. Quasi sempre contengono “memorie fisiche” del viaggio : piante essiccate, ricevute di ristoranti, biglietti dei trasporti pubblici, autoadesivi, ecc.. Quasi mai sono dei diari, quando lo sembrano, in realtà si tratta di annotazioni, di appunti descrittivi non cronologici. Il viaggio è per me un’occasione di fuga e di studio, al contempo di vacanza, di assenza. Lo studio dell’architettura e del paesaggio, nonché delle società che li hanno generati, consente di avere uno sguardo analitico/critico, che arricchisce il viaggiatore, facendogli apprezzare maggiormente la vacanza e l’unicità del luogo e delle suo genti. Spesso, quando viaggio con amici, non prendo appunti, ed i taccuini rimangono bianchi, una sorta di rispetto per l’amicizia. A volte gli appunti riguardano una ricetta o la realizzazione di un piatto, spesso solamente l’indirizzo di un luogo che mi ha particolarmente colpito. Questi libretti, quando li rileggo, quando li sfoglio, mi accorgo che sono delle vere e proprie “spremute di paesaggio”, talmente concentrate da fare bene al cuore ed all’animo.

Con il rispetto del copyright delle iommagini selezionate

Birrificio termale


All’uscita dell’autostrada Zurich-sud 32, lungo la Sihlpromenade, il vecchio birrificio Hürlimann è stato trasformato in maniera sapiente e colta, in un mix funzionale (ristoranti, uffici, sedi di multinazionali, negozi, ecc.) accattivante ed intelligente, che coniuga il paesaggio urbano del passato, con quello del futuro. Epicentro è  il Thermalbad & SPA di Zurich (http://www.thermalbad-zuerich.ch/), progettato dallo studio d’architettura Althammer Hochuli (http://www.althammer-hochuli.ch/ ), che  rappresenta un “esempio perfetto” di riuso. Infatti, qui si è attuata una trasformazione di un edificio produttivo storico, in una “luogo” di  incredibile successo.  Quella che era la sede di una vecchia fabbrica di birra è diventata una suggestiva SPA con affiancato un Hotel elegante. Vengono qui profuse, tra le strutture antiche, le doti della fonte di “Acqui”, già conosciuta in epoca romana. Un luogo intelligente, dal cui tetto, immersi nelle acque calde e terapeutiche, si può apprezzare il panorama dall’alto della città di Zurigo. Completano il tutto materiali naturali, un’illuminazione molto attenta e l’utilizzo di colori caldi alternati a quelli freddi. Costo per una giornata alle terme 25/35 euro. Tutto il complesso ex Hürlimann è diventato un luogo suggestivo e molto apprezzato (assolutamente da visitare se andate a Zurigo), molto frequentato dagli zurighesi di qualunque età. A volte il genius loci di un posto, seppur profondamente trasformato, può continuare ad offrire quella “centralità produttiva” che molto spesso qui da noi in Italia non sappiamo realizzare, incardinati come siamo (sia come progettisti, che come immobiliaristi e soprattutto come amministrazione pubblica) alle categorie funzionali storiche : residenza, terziario, produttivo; ormai ampiamente superate.

Le immagini soprastanti sono tratte dal sito : http://www.thermalbad-zuerich.ch/
 

Sihlpromenade
 

Dall’alto
 

Arredo urbano
 

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I Gatti del Paesaggio


Il quartiere di Cascina Gatti a Sesto San Giovanni, è un antico borghetto, con una chiesetta di mattoni e quattro case dall’aspetto agricolo. E’ un luogo assediato dalla ex città delle fabbriche in folle espansione, dove, un unico cono prospettico paesaggistico, garantisce, nonostante l’inceneritore Co.Re e l’antenna di Mediaset, di cogliere i “rimasugli” di un paesaggio agricolo antico e meraviglioso.   Oggi,  questo luogo, in cui la memoria si fa ancora futuro,  è stato trasformato sulla carta e nei fatti, in un esempio di rara ingordigia di suolo e di consumo “gratuito del cemento”. E’ stata qui infatti “resa operativa” una proposta di  PII (Piano integrato d’intervento), voluto dalla uscente Giunta Oldrini e dalle cooperative di centrosinistra sestesi. Il piano, in fregio al Parco della Media Valle del Lambro (P.L.I.S. Parco Locale di Interesse Sovracomunale) a firma di un noto professionista sestese indagato  per la “querelle tangentara” del Sistema Sesto, su cui si esprimeranno i Giudici del Tribunale di Monza, ci propone, quasi 42.000 mq si slp (superficie lorda di pavimento, pari a poco più 120.000 metri cubi). Circa 500 alloggi, più un asilo ed una scuola. Un muro di cemento di case, con vista sull’inceneritore Co.Re.

http://www.sestosg.net/sportelli/ediliziaeurbanistica/urbanistica_pii/scheda/,1090

Si tratta, direbbe, l’osservatore poco attento, di un progetto per “bei casoni”, alti, alti (9-10 piani), un asilo, del commercio e quant’altro, finalizzati, come si legge, in maniera quasi anacronistica, nella relazione di presentazione del piano : “Alla riqualificazione – a partire dalla sistemazione e ridisegno di un nuovo parco urbano – di una zona della città gravata da condizioni di marginalità.” Ed ancora il progettista nella sua relazione tecnica, “delira”, dando valore alla “colata di cemento” quale “rimedio” per ricucire dal punto di vista urbanistico il tessuto urbano. In tutta la relazione del PII di Cascina Gatti, del “Paesaggio” non v’è traccia. Infatti esso, per chi progetta o costruisce, non rappresenta un valore, ma un “intralcio”, un “limite” alle proprie attività. Ecco che allora il pregevole cono paesaggistico attuale, diventa, grazie al cemento gettato a caso, una “Prospettiva Nevskij” di giardinetti senza senso, circondati da palazzoni senza architettura, né assetto urbanistico. Cemento per mangiarsi il Parco, cemento per inghiottirsi l’ultima memoria del paesaggio sestese. Ma di ciò ai Cittadini non importa nulla, interessa solamente a quei “quattro gatti” che lì intorno gravitano, troppo pochi per fermare un processo quasi irreversibile, visto che la sede cittadina del Partito Democratico sestese (Enzo Biagi), insiste proprio in un edificio di proprietà della cooperativa che costruirà l’intervento.

Nasce qui logico chiedersi, ma le Commissioni per il Paesaggio, previste dalla legislazione (Legge Regione Lombardia 12/2005 – artt. 80 e 81 e D.lgs 42/2004 “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio” – artt. 146, 159 e 167), cosa ci stanno a fare, se non riescono a “limitare” questi veri e propri scempi? Bisogna qui dire che la Commissione per il Paesaggio di Sesto, in merito al Piano di Cascina Gatti ha espresso un primo parere totalmente contrario. Ma bisogna anche dire che questo parere non è per nulla vincolante, come quello di tutte le Commissioni per il Paesaggio, d’ufficio il Dirigente di settore competente, può sempre procedere anche con parere contrario della Commissione. E poi una Commissione può sempre essere “addomesticata”, opportunamente “indirizzata”, magari ri-sottoponendogli “n” volte il progetto, fintanto che non passa. Quindi, alla facciazza dell’articolo 9 della Costituzione Italiana che recita : “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Ed allora, più che salvarlo, il Paesaggio, in Italia ed in particolar modo a Sesto San Giovanni, lo si distrugge, lo si distrugge per Legge!

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