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Builders of the future

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Dasir

Stratford 012


Il Parco Olimpico, per Londra 2012,  è stato costruito su un’area enorme di oltre cento ettari a Stratford, una zona industriale degradata alla periferia est di Londra.

La riqualificazione urbana, secondo i concetti dell’urbanistica sostenibile, della riduzione di consumo di suolo, sono stati il motore per tutti i progetti realizzati. Una riqualificazione che adotta  alcune delle “invenzioni” sul futuro delle città inglesi proposte dalla “Urban Task Force”, diretta da Richard Rogers: la concentrazione dello sviluppo edilizio su suoli ex-industriali invece che su suoli agricoli, l’uso massimo possibile del trasporto pubblico, la riduzione del consumo di suolo e la mescolanza (Megamix) di funzioni residenziali, commerciali e terziarie.

A pochissime settimane dall’accensione del “fuoco olimpico” a Londra è quindi tutto pronto. Le  attrezzature dei Giochi Olimpici : Stadio, Velodromo, Centro Acquatico, Villaggio, infrastrutture per i servizi energetici, ecc.. E poi, un grande parco, sculture, diverse opere di arredo urbano, che migliorano le infrastrutture di trasporto. Particolare il  Villaggio olimpico che, a Giochi terminati, è destinato a diventare un quartiere residenziale / terziario, realizzato con il coinvolgimento di partner pubblici e privati, adatto a generare, in loco, nuovi posti di lavoro.

Nel Parco Olimpico sono stati poi progettati sistemi ecologici, dei  percorsi verdi che “penetrano” nel tessuto urbano dei quartieri circostanti (Hackney, Fish island, Leyton, Stratford, ecc.) e rendono l’area ex industriale, rigenerata, , più “vicina” al centro di Londra.  Al Parco si può accedere con il trasporto pubblico e con percorsi ciclopedonali. Insomma, un magnifico giardino che sarà una risorsa aggiuntiva per Londra.

Cinque principi basilari per l’attuazione della  sostenibilità per i Giochi di Londra 2012 : 1) contenere il cambiamento climatico, 2) riciclaggio spinto dei rifiuti, 3) aumentare la biodiversità dell’area, 4) particolare attenzione per salute, 5) inclusione sociale, soprattutto delle categorie deboli (giovani ed anziani in primis).

È stata anche creata ad hoc un’apposita società di scopo, l’Olimpic Park Legacy Company (OPLC – http://www.londonlegacy.co.uk/), che si occuperà di amministrare e gestire l’area per circa 30 anni una volta terminati i Giochi. I risultati di questa impostazione sembrano essere soddisfacenti non solo sotto il profilo ambientale ed ecologico, ma anche da quello economico, dato che nel business plan, i Giochi londinesi costeranno quasi la metà di quelli di Pechino 2008.

Tutte le strutture architettoniche e le infrastrutture realizzate per le Olimpiadi 2012, sono state sottoposte ad una preliminare valutazione prestazionale, svolta sulla base dei cinque principi di sostenibilità stabiliti e degli indicatori del Building Research Establishment Environmental Assessment Methodology (BREEAM – http://www.breeam.org/). Le procedure di certificazione energetica ed ambientale del Regno Unito sono molto restrittive in termini di sostenibilità e di approvvigionamento energetico e prevedono misure per la riduzione dell’impronta ecologica per tutto il ciclo di vita del progetto. Per compensare in parte il fabbisogno energetico  degli apparati olimpici  è stata appositamente realizzata a Eton Manor, a nord dell’area dei giochi, una turbina eolica, che, secondo la ODA (http://www.london2012.com/about-us/the-people-delivering-the-games/oda/) “produrrà l’energia equivalente al fabbisogno medio annuo di 1.200 famiglie”. La ODA ha inoltre sviluppato strategie per la riduzione dell’uso dell’acqua e la produzione di rifiuti.

Un altro aspetto molto importante, riguarda il ri-utilizzo dei materiali derivanti dalle demolizioni che hanno preceduto la realizzazione del Parco Olimpico e quelle che seguiranno dopo la conclusione. Diverse di queste ultime sono infatti attrezzature provvisorie che ospiteranno i Giochi 2012 e che dopo la conclusione dell’evento saranno smantellate e riutilizzate. E’ stato poi calcolato che oltre il 90% delle macerie derivate dalle demolizioni siano state recuperate e ri-utilzzate per costruire le nuove strutture.

L’impatto ambientale di Londra 2012, non riguarderà soltanto le strutture sportive e le realizzazioni urbanistiche ma anche lo svolgimento degli stessi “eventi” giochi olimpici. Sarà quindi adottata la metodologia di monitoraggio del footprint (Impronta ecologica di Mathis Wackernagel). Il comitato organizzatore, sostiene così di aver già evitato l’emissione in atmosfera di oltre 100mila tonnellate di anidride carbonica e ha inoltre messo in atto un programma di approvvigionamento sostenibile anche da parte delle ditte fornitrici dei prodotti, dal cibo alle attrezzature sportive.

Un altro aspetto importante preso in considerazione riguarda la mobilità elettrica al servizio delle Olimpiadi 2012 e della città di Londra. In tal senso è stato individuato un partner strategico  importante, la GE Energy Industrial Solutions che installerà 120 stazioni di ricarica per auto elettriche e che fornirà anche duecento vetture elettriche per gli spostamenti di atleti e dirigenti durante i Giochi. Al termine della manifestazione olimpica le stazioni di ricarica resteranno in eredità alla città e potranno essere utilizzate dagli automobilisti inglesi entrando a far parte della rete Source London, la più grande del Regno Unito e che nel 2013 conterà oltre 1.300 stazioni. Durante le Olimpiadi le stazioni di ricarica saranno invece utilizzate da appositi veicoli elettrici (BMW e Mini).

http://www.london2012.com/

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On golden lake


Lago di Ledro 

Bezzecca

Bezzecca – Museo Garibaldino

Chiesetta di Santa Lucia

Per definire un corretto equilibrio tra Natura ed Architettura, fatto che concorre a “strutturare” il significato del termine Paesaggio in ogni sua accezione, occorre innanzitutto avere dei parametri di riferimento. Ecco la Valle di Ledro (Trentino), per molti aspetti, racchiude ancora, nonostante l’esasperata antropizzazione di alcune zone, dovuta soprattutto al turismo ed al deleterio fenomeno (tipicamente italiano) delle “seconde case”, questo parametro, questa potenzialità, che spesso viene confusa con il termine bellezza. L’intero territorio ledrense è attualmente ripartito in sei Comuni : Tiarno di Sopra, Tiarno di Sotto, Bezzecca, Concei (Locca – Enguiso – Lenzumo), di Pieve (Pieve e Mezzolago), di Molina (Molina, Legos, Barcesino, Prè e Biacesa), in tutto, in valle si contano poco più di 5.000 abitanti. La Comunità di Valle, da pochi anni costituita, risulta molto attiva anche nella gestione del territorio e nella definizione futura degli assetti paesaggistici, soprattutto in funzione della prioritaria industria turistica .Dal giugno 2015 è stata dichiarata dall’UNESCO : “Riserva mondiale della biosfera”.

http://www.dolomitiunesco.info/alpi-ledrensi-e-judicaria-riserva-mondiale-della-biosfera/

Un’altitudine del fondovalle tra i 650 ed i 700 metri, un clima ottimo, soprattutto nei mesi estivi, mitigato, anche in inverno, dall’azione del vicino lago di Garda, hanno consentito lo sviluppo di una fiorente attività turistica, incentrata su un’accoglienza che non ha pari, soprattutto nelle disponibilità paesaggistiche.

La valle, presenta una lunga storia di occupazione umana del territorio, infatti si contano tracce nel bellissimo museo di Molina di Ledro, databili oltre due millenni prima della nascita di Cristo : Liguri, Nordalpini (palafitticoli) e, più tardi (200 a.C), i Galli, gli Euganei, ed i Veneti. Furono poi i Romani (15 a.C. – 476 d.C.) a dare una prima organizzazione alle popolazioni ledrensi. Significativa anche la lunga dominazione Austriaca, che ha caratterizzato tutto il Trentino, spezzata dai Garibaldini con la “epica” Battaglia di Bezzecca del 1866. In tal senso, come spesso avviene, la storia della “costruzione” del Paesaggio, coincide con  diversi modelli di organizzazione sociale delle comunità presenti sul territorio, e dalla loro capacità di utilizzare “bene” gli elementi presenti nelle vicinanza. Infatti in Valle di Ledro, la presenza di un lago e di numerosi corsi d’acqua, consentì di avere, sin dall’alba dei tempi una notevole disponibilità di questo importante liquido per la vita umana. Infatti l’interazione tra abbondanza d’acqua e opera umana (d’ingegno) ha connotato il paesaggio di questa valle meravigliosa. Semplifica Fernand Braudel: “Un po’ d’acqua e tutto all’interno dei continenti si anima” (La struttura del quotidiano – Einaudi – 1979), ed infatti qui a Ledro, la regimentazione del lago, ottenuta mediante una galleria discendente verso il Lago di Garda, consente di produrre energia elettrica in maniera intelligente ed ecologica. Un Paesaggio, quello della valle di Ledro, diviso tra la pastorizia (capre, pecore e mucche), i lavori di campagna (coltivazione delle patate e del grano saraceno),  l’economia del bosco (legna da ardere e legname per le costruzioni), che ha però avuto nell’efficienza delle vie di comunicazione la sua sublimazione imprenditoriale e commerciale prettamente turistica, che qui in valle, ha significato creare relazioni stabili con Riva del Garda (sull’omonimo Lago) e con Storo (nelle Giudicarie). Vie che nel caso della strada del Ponale, hanno rappresentato delle vere e proprie sfide ingegneristiche e paesaggistiche. Infatti, percorrere ancora oggi, in una bella giornata,  questa importante arteria, ora destinata esclusivamente ai ciclisti ed ai pedoni, rappresenta forse una delle più belle esperienze paesaggistiche di tutta Italia. L’attività, sia della Provincia Autonoma di Trento, che della comunità montana, ha consentito, negli ultimi decenni di intraprendere delle attività di recupero del Paesaggio, colte intelligenti e sostenibili : valga per tutte la bonifica del Biotopo di Ampola, una volta discarica di rifiuti, e  la sistemazione dei percorsi paesaggistici ciclo pedonali attorno al Lago di Ledro.  Anche l’inserimento di nuove architetture contemporanee (Pensione Elda a Concei, Centro Culturale Giovanile a Bezzecca), non è avvenuto in maniera “becera”, rifacendosi banalmente al passato, ma anzi, sublimandolo con citazioni colte e minimaliste. Quì in valle l’architettura ed il territorio, hanno saputo adattarsi e modificarsi alle esigenze di ogni epoca,  avendo come perno una visione attenta e colta delle finalità paesaggistiche. Invece il Paesaggio italiano ha subito (e continua a subire) un degrado senza precedenti, tanto che la bellezza della sua scena è molto compromessa, ecco una visita in valle di Ledro, consente ancora di percepire la possibilità di porre un argine a questo scempio, che passa sotto gli occhi di tutti, e forse addirittura consente di ipotizzare un programma per un possibile restauro.

Lago di Ampola

Ampola – Percorso didattico Biotopo

Tiarno di Sotto – Campanile

Lago di Ledro

Chiesa di Pieve di Ledro

Lago di Ledro

Lago di Ledro – Belvedere

Lago di Ledro – Mezzolago

Lago di Ledro – Besta Beach

Molina di Ledro – Museo palafitticolo – 1972

Museo palafitticolo

Museo palafitticolo

Val di Concei

Pensione Elda – Concei – progetto : arch. Lara Zoccatelli Riva del Garda – TN

Lago di Ledro – Imbarcadero

Spiaggia di Besta a Molina di Ledro

Val di Concei – Fienili storici

Val di Concei

Lago di Ledro – Scorcio

Lago di Ledro – On golden lake

http://www.vallediledro.com/lang/IT/homepage

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Delle Megastrutture


Si deve allo studio ABDR – http://www.abdr.it/site2010/ – (capogruppo Paolo Desideri) la realizzazione della nuova Stazione Ferroviaria di Tiburtina, intitolata a Camillo Benso Conte di Cavour. Un enorme edificio/ponte che intercetta trasversalmente il piano dei binari, creando, in quota (+ 9,00 metri dal piano dei binari) una “ponte abitato”, una “megastruttura” di 300 metri, larga 60 metri, in grado di collegare i due quartieri di Pietralata e Nomentano (una volta divisi dai binari). In totale 48.500 mq di superficie lorda di pavimento (negozi, bar, spazi museali, sale convegni, ecc.), frutto di un concorso internazionale del 2001. I lavori sono iniziati nel 2007, e sono quasi conclusi, la stazione però è operativa dal 2011. Costo complessivo dell’opera oltre 330 milioni di euro, dei 160 iniziali previsti. Passeggeri ipotizzati 150.000/200.000 al giorno, venti i binari.  Tanto metallo e vetro nei rivestimenti esterni, lastre di copertura in silicio carbonato colore  rosso e lamiere microforate in rame verde. Interni  di una ricchezza di finiture, molto alta, forse inadatte a creare un “luogo”.

Viene logico chiedersi come si è evoluto il ruolo delle “megastrutture”, come la Stazione Tiburtina, a partire dagli anni sessanta, in cui furono teorizzate da Banham, Maki, Tange e soci. Le megastrutture teorizzate  allora, regolavano la vita collettiva e la crescita della città in una realtà di massa, nascente, e rispondevano all’esigenza di costruire per numeri alti, in contesti urbani ad alta densità.
Le megastrutture sono state una risposta alla crisi della città dovuta al boom economico e demografico di quegli anni, ma sono anche l’evoluzione dell’ideale di “total architecture” del movimento moderno. Non a caso molte hanno un’impostazione “pop”, proprio per stemperare quella loro caratteristica, troppo spesso tecnicistica ed asettica. La megastruttura infatti, prende forma da una concezione totalizzante della progettazione architettonica e urbanistica, e rappresenta infine anche, un estremo tentativo di racchiudere in una forma architettonica la complessità della città, le sue continue e profondi mutazioni.

Quì a Roma, con la Stazione Tiburtina, Paolo Desideri, cita il Ponte Vecchio di Firenze, come se fosse possibile re-inventare un ponte-abitato di quella fattura. In realtà ci troviamo di fronte all’ennesimo “vuoto urbano”, ad uno “scatolone megastrutturale” che difficilmente potrà trovare una sua collocazione all’interno del contesto urbano. Gli spazi commerciali, infatti hanno difficoltà a trovare affittuari, le sale convegni languono. Gli ambienti, soverchiati da percorsi lunghi ed infiniti non troveranno mai una loro vitalità sociale. Forse sarebbe stato più “realista” e credibile metterci sopra ai binari, per unire quartieri popolari, un bel ipermercato, con un multisala cinematografico annesso (unica megastruttura che insieme agli hub aeroportuali funzioni), come sono in uso fare in Inghilterra, patria delle megastrutture, dopo decenni di catastrofici fallimenti in merito. Oppure forse, si doveva pensare a qualcosa di meno elegante, più calato nel contesto italiano, e di una realtà, anche economica, in decrescita, più che in crescita……..anche nei numeri dei Cittadini viaggianti in treno.

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Commissione Comunale per il Paesaggio


Il Comune di Milano, cerca undici componenti per la “Commissione Comunale per il Paesaggio”.  La Commissione per il Paesaggio svolge una funzione fondamentale nella tutela del territorio e nella valorizzazione del paesaggio, avendo, tra gli altri, il compito di rilasciare le autorizzazioni paesaggistiche e le valutazioni paesistiche dei piani urbanistici e dei progetti edilizi. Il Bando è rivolto agli Ordini, ai Collegi alle Associazioni professionali, alle Università, alle Soprintendenze, alle associazioni e ai Consiglieri comunali che potranno proporre candidature di soggetti in regola con i requisiti richiesti dal bando.

Come al solito, sotto l’egida di Ordini, Associazioni, Università e Collegi, si nasconde la rigorosa applicazione del manuale definito “Codice Cencelli”. Criteri da “Prima Repubblica”, più volte sventolati da Pisapia (in campagna elettorale), come metodologie da rifuggere, per adottare la meritocrazia, ma poi, quest’ultima, ampiamente disattesa.  La stessa identica metodologia applicata in questi giorni per scegliere i componenti dell’AGCOM, un ente inutile, ma altamente presidiato dalla “casta” partitica, la vedremo adottata dagli “arancioni di Pisapia” a Milano, per questa ennesima Commissione (ed altre).

D’altronde non si può lasciare una Commissione così importante, nelle mani di “ordinary people”, magari preparati, ma non “politicamente” controllabili, infatti da quì passeranno tutti i progetti che attueranno il nuovo PGT (Piano di Governo del Territorio) di Pisapia che sta completando l’iter di approvazione in questi giorni.

Quindi meglio un Professore universitario (autorevole e schierato), un fidato membro di un Ordine professionale (stimato ed apprezzato), ambedue schierati politicamente, disposti a  certificare anche le scelte impopolari, quelle “botte di cemento” che inevitabilmente ci saranno, piuttosto di gente che ragiona e tenta di “Salvare il Paesaggio” (urbano e non solo). In fin dei conti il PGT di Pisapia non è molto diverso da quello della Moratti, ha solamente un “pochino” di metri cubi in meno di cemento. Ma se ci pensate, cosa ci si poteva aspettare da un “politico gentile”? Durante la campagna elettorale aveva anche promesso una profonda rivisitazione dell’Expo, infatti l’Expo si farà, e forse sarà anche peggio, di quella della Moratti. Anche la Commissione Comunale per il Paesaggio, sarà un’accurata accozzaglia di autorevoli componenti, pronti a fare gli “yes man”.

La precedente Commissione (2009-2012), guidata da Pierluigi Nicolin (esimio Professore del Politecnico di Milano) aveva operato prestando  una attenzione “maniacale” al rapporto dei singoli edifici proposti con la morfologia urbana, alla ricerca di un allineamento degli edifici che fosse più corretto possibile. Spesso gli architetti hanno visto “rigettati” i loro progetti, sollecitati da una commissione che guardava solamente al disegno architettonico, infischiandosene bellamente del Paesaggio. Commissione per altro “farcita” di “amici degli amici”, quindi assisteremo inermi, da Cittadini, ad un’altra operazione simile che ha avvallato “porcate”, foriere di una sistematica distruzione del Paesaggio urbano, con le quali si potrebbero costituire un lungo elenco. Basti, per tutte, l’Area ex Enel di fronte al Monumentale.

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Quando il magnifico edificio museale di New York, nella Fifth Avenue, il Solomon R. Guggenheim, fu inaugurato, Frank Lloyd Wright era già morto. Infatti ci vollero 16 anni per completare quest’opera, dl 1943 al 1959, Wright morì qualche mese prima. Come scrive la bravissima Sibyl Moholy-Nagy nel numero 227 di Casabella-Continuità (Monografico sull’architetto americano), Wright fu uno degli architetti del Movimento Moderno che si ispiravano alla tecnologia, partendo quindi dai diagrammi di resistenza, formule aggregate ed indici di abitabilità, e non alla filosofia trascendentale dell’architetto né da assiomi religiosi o etici. Se poi capita che i risultati sono belli è merito della dimostrabile obbiettiva coesistenza di struttura, forma e funzione.

Dichiarava Frank Lloyd Wright : “Un architetto coscienzioso impara a capire la natura dell’anima umana tanto bene che il carattere della sua abilità strutturale può talvolta consentire di definire l’architettura organica come il desiderio dell’uomo di regalare l’uomo all’uomo”.

Dalla penna di Wright uscirono alcuni progetti di una genialità autentica : Taliesin West, uffici amministrativi Johnson A Racine Wisconsin, la casa sulla cascata a Bear Run, lo stesso Solomon R. Guggenheim Museum a New York, tutti edifici in cui ordine, armonia, funzione, ambiente trovano una sintesi nell’edificio progettato.

Infatti Wright precisava : “ Oggi in virtù dei progressi scientifici l’uomo moderno intende chiaramente la bellezza come ordine integrale, ordine compreso dalla ragione e realizzato dalla scienza. Una volta stabilito l’ordine integrale, potrete sentire il ritmo dell’armonia conseguente . essere armonioso significa essere bello, è una piattaforma da cui lanciarsi verso quell’infinito in movimento che è il presente”.

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Le Albere


A Trento in questi giorni, si è tenuta la VII edizione del Festival dell’Economia, un appuntamento di rilevanza internazionale sempre più seguito. Sono anni che ci partecipo, ed i Cittadini ormai sono molti di più degli addetti al settore. La crisi “morde” e la necessità di informarsi ed avere delle risposte, o delle ipotesi, sul futuro è quanto mai sentita. Questa edizione trasuda di pessimismo, nonostante il bel tema : “Cicli di vita e rapporti tra generazioni”. De Benedetti Carlo, ha prospettato un 2013, con una situazione economica molto più grave del 2012. L’economista/filosofo George Soros, ha prospettato solamente tre mesi, prima del “default” di tutta l’Europa. Si è anche parlato tanto di territorio e di città, Smart Cities (le città intelligenti con l’urbanistica generata dalle reti informatiche) e di centri urbani ad economia “eccellente”.

Ieri, sabato 2 giugno è arrivata a Trento Elsa Fornero, attesissima da parte di un apposito comitato di accoglienza “Welcome Fornero”, un piccolo, ma folto gruppo soprattutto di centri sociali (vicini a Rifondazione Comunista), che hanno duramente protestato contro la riforma del lavoro. Tanta Polizia in abbigliamento anti-sommossa, elicotteri in cielo, numerosi blocchi. Ci sono stati anche alcuni scontri con la Polizia. In Piazza Duomo, davanti al video-wall che trasmetteva la conferenza in diretta, i numerosi Cittadini, hanno messo a tacere (con le mani) i contestatori, che volevano impedire l’ascolto dell’intervento del Ministro. Fornero poi lungamente applaudita alla fine della conferenza. Quindi segnali contrastanti da una società italiana profondamente divisa, e forse confusa.

Oggi 3 giugno, ha parlato l’ormai “mitico” Serge Latouche : “ Bisogna dedicarsi all’abbondanza frugale, cioè accedere solamente alle cose di cui abbiamo veramente bisogno. Va tagliato l’inutile. Dobbiamo camminare verso questa direzione a tutti i livelli : locale (come in certe città francesi), regionale, statale (come cercano di fare i governi di Bolivia ed Ecuador). La decrescita non è la riduzione quantitativa della produzione, E’ piuttosto il rifiuto razionale di ciò che non serve. L’indicatore della ricchezza non dev’essere più i reddito monetario, ma la disponibilità di beni necessari a soddisfare i bisogni delle persone. Senza spreco. Il paradosso è che un edificio male coibentato, fa crescere di più il PIL (Prodotto Interno Lordo), di un edificio bene isolato, perché consuma, disperdendole, maggiori quantità della merce energia.“.

La gita a Trento è stata anche l’occasione per constatare lo stato di avanzamento del cantiere “Le Albere”, che si sta realizzando ormai da molti anni sull’area dimessa ex Michelin, vicino alla sede storica del MART (Museo d’arte di Trento). Le Albere, in dialetto trentino è il nome per identificare i Pioppi (Popolus Alba). Alla città di Trento è riconosciuta, da tempo un’elevata qualità urbana complessiva. Il progetto dell’architetto genovese Renzo Piano integra elementi innovativi e risorse antiche che hanno radici nell’acqua, nel verde, nelle montagne. Un nuovo pezzo di città che tenta di recuperare il rapporto tra tessuto urbano e fiume. Polo museale (MUSE), residenze, attività commerciali, uffici .

Uno studio attento dei dettagli (come è solito fare l’archistar genovese) e delle tipologie di tamponamento, insieme a un’accurata scelta dei materiali isolanti, hanno permesso di innalzare le prestazioni degli edifici in termini di risparmio energetico e di contenimento della dispersione termica, ottenendo la certificazione KlimaHaus.  L’intero complesso è servito da un’unica centrale di trigenerazione, capace di riscaldare e raffreddare tutti gli edifici: un sistema energetico centralizzato all’avanguardia, che fa risparmiare combustibile, riduce l’impatto sull’ambiente e i costi di manutenzione. All’esterno, l’attenzione per l’ambiente e l’uso corretto di materiali e delle risorse è ben visibile in diverse soluzioni architettoniche. Legno per le facciate autoportanti, pietra locale per rivestimenti e percorsi, pannelli fotovoltaici su tutte le coperture, schermi di piante rampicanti sulle facciate est degli edifici a uffici.

Il quartiere “Le Albere”, si sviluppa su un’area di oltre 11 ettari, con circa 310 mila metri cubi di costruito, un grande Museo della Scienza (MUSE), 300 appartamenti, 5 ettari di parco pubblico, 30 mila metri quadrati destinati ad uffici e commercio, due piani di garage interrati con circa 2000 posti auto, di cui 480 condominiali, e 30 mila metri quadrati di strade e piazze.

Certo un quartiere di questo tipo non avrà fatto crescere di molto il PIL, comunque meno di quartieri simili, ecologicamente meno efficienti. Di certo un buon esempio di integrazione tra riqualificazione urbana e sostenibilità ecologica.

Impresa Colombo Costruzioni – capogruppo della consortile Trento Futura Scarl

http://www.colombo-costruzioni.eu/it/opere-in-corso/item/86-le-albere-trento

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Sears/Willis


 Il grattacielo più alto d’America, la Sears/Willis Tower di Chicago (antenna compresa) sarà dotata di un sistema di pannelli fotovoltaici applicati direttamente alle facciate esistenti . Si partirà dalla parete sud, meglio orientata rispetto all’asse eliotermico, dal cinquantaseiesimo piano. I vetri delle finestre saranno sostituiti da pannelli fotovoltaici  trasparenti  classificati come Photovoltaic Glass Unit . Prodotti dall’industria americana, specializzata in merito, Pythagoras Solar (http://www.pythagoras-solar.com/). Questi vetri  sono stati progettati apposta  per essere applicati su superfici verticali anziché orizzontali, inoltre si possono disporre sulle finestre degli edifici esistenti. Tali vetrazioni migliorano l’isolamento del l’ambiente interno dalla radiazione solare diretta,  pur rimanendo  perfettamente trasparenti. La lastra di vetro è realizzato in maniera prismatica, fatto  che consente di deviare la radiazione solare diretta verso il basso, concentrandola su una cellula fotovoltaica posta alla base della finestra, ciò consente che la vetrata rimanga del tutto trasparente per la luce diffusa ed alla vista.  Il sistema, progettato e  sviluppato dalla Pythagoras Solar contribuisce a migliorare anche all’isolamento termico/acustico  dell’edificio, riducendo l’interscambio di calore fra interno ed esterno, cosi come la rumorosità degli ambienti. Se la sperimentazione, come si spera,  andrà a buon fine, la tecnologia sarà estesa al resto della Sears/Willis Tower, infatti sfruttando tutte le pareti del grattacielo si otterrebbe l’equivalente di produzione di energia di una centrale solare “orizzontale” estesa per circa 40.000 metri quadrati.

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Le Roi


Per François Mitterrand, la prima arte era l’architettura, infatti la sua storia ufficiale, ci racconta dell’interesse personale di “Monsieur le Président”, su  questo argomento, perseguito quasi con accanimento. La Cité des Sciences de La Villette di Bernard Tschumi inaugurata nel 1986, l’Opera-Bastille progettata dall’ architetto canadese-uruguaiano Carlos Ott inaugurata per le celebrazioni del bicentenario nel 1989, il Grand Louvre con la Piramide  dell’architetto cino-americano  Ieoh Ming Pei del 1989, il Grande Arco alla Defence di Otto Von Sprekelsen del 1989,  la Bibliothèque Nationale de France che è stata ufficialmente inaugurata da Mitterrand nel 1994 (ma aperta solo nel 1996), il progetto per la Città della Musica progettato dall’architetto francese Christian de Portzamparc del 1995, sono solo alcuni degli edifici pubblici (e soprattutto quasi esclusivamente a vocazone culturale) voluti a Parigi, ed a volte, seguiti direttamente, quasi con ossessione, da Mitterand nella loro evoluzione e realizzazione. Questo accanimento, si rivoltò contro Mitterand, che in vita fu considerato dall’opinione pubblica, un Re-Faraone, per la quantità di grandi opere architettoniche realizzate nella capitale francese. Non a caso, poco prima di morire (a causa di un male incurabile) Mitterand intraprese un faticoso viaggio in Egitto. Se però è vero l’assioma, che i dirigenti di un Paese si possono valutare in base al volto delle loro città, ed  in funzione del lavoro dei propri architetti, possiamo tranquillamente asserire che il paesaggio italiano, in merito, riserva anche quì degli aspetti inquietanti.

François Mitterand al Louvre

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Il “buco” con la nuvola dentro


Si stanno completando, lentamente, molto lentamente,  i lavori per il nuovo centro congressi dell’Eur a Roma ideato da Massimiliano Fuksas e signora . All’inizio dell’anno prossimo (31 gennaio 2013) forse l’inaugurazione. Il concorso internazionale fu aggiudicato nel 2000, il bando era del 1998. Nel 2003 un consorzio  di Bari, si aggiudica il Project Financing (partnership tra pubblico e privato). Il consorzio però non si decide ad avviare i lavori. I costi intanto lievitano e si passa dai 130 milioni previsti nel concorso, ai 225 stimati nel 2006, momento in cui, al consorzio di imprese di Bari, viene interrotto il contratto. L’anno dopo la società Condotte Spa si aggiudica la nuova gara. Il progetto, in corso di ultimazione,  consiste in una suggestiva “nuvola’”di fibra di vetro e silicone (auditorium da 1.850 posti), collocata sospesa,  all’interno di una teca di acciaio e vetro, trasparente, larga 75 metri ed alta 39 metri . Più in basso, la sala congressi vera e propria in grado di ospitare oltre 8.000 posti a sedere. A completamento del complesso, spazi per la ristorazione, un hotel (440 camere) e parcheggi sotterranei  ed esterni. I costi complessivi stimati ad oggi sono di 277 milioni di euro (arredi compresi). Un vero “pozzo senza fondo”, oltre alla consegna dell’opera quindici anni dopo il lancio del bando di concorso! Inoltre a fianco le torri abitative, progetto di Renzo Piano, con già il permesso di costruire in tasca, rimangono ancora un’eventualità, vista la crisi del settore. Viene ovvio chiedersi, se un “oggetto” così costoso, anche nei costi di gestione, come è il progetto del nuovo Centro Congressi dell’Eur, abbia oggi ancora senso.

 

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