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Builders of the future

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Dasir

Uno, due ………..


UNO – Oggi, 29 ottobre 2011, ho partecipato con alcuni amici, fino alle 14,00 al Forum Nazionale “Salviamo il Paesaggio, difendiamo i territori”, che si teneva a Cassinetta di Lugagnano, da mane a sera, con il tentativo di completare l’elaborazione di una proposta di Legge di iniziativa popolare concernente : “Principi e azioni per la tutela, il governo e la pianificazione pubblica del territorio per la salvaguardia dei suoli liberi e del paesaggio”

http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/?p=647

Vista la quantità degli iscritti, la manifestazione si teneva nel parco “De Andre”, dove un comodo emiciclo, consentiva ai partecipanti di confrontarsi sul tema, ognuno portando la propria esperienza. Tra i partecipanti: Giulia Crespi (ex presidente del FAI), Stefano Boeri (assessore alla cultura ed expo 2015 del comune di Milano), Carlo Petrini (presidente Slow Food), Pietro Raitano (Altreconomia), Domenico Finiguerra (Sindaco di Cassinetta di Lugagnano), Luca Fioretti (presidente dell’Associazione Comuni Virtuosi), Vittoria Brancaccio (presidente Agriturist), Paolo Carsetti (Forum Movimenti Acqua), ecc..

Tanta partecipazione (oltre 500 persone), tante idee, tante testimonianze interessanti sul paesaggio e la sua tutela. Tantissimi architetti lì per riciclarsi? Chissà. Molta voglia di fare, di agire, di contrastare uno scempio che stà sotto gli occhi di tutti. Ma, invece, le cose che a me sono sembrate più evidenti sono state : 1) innanzitutto la dominanza del colore grigio dei capelli dei partecipanti, infatti l’età media probabilmente era molto, molto alta; viene quindi ovvio chiedersi se un movimento così vetusto può costruire il futuro; 2) come mai i giovani sono poco sensibili, refrattari ad un tale messaggio; 3) la bellezza del luogo, la sua amena eccezionalità, chissà come mai questo tipo di manifestazioni non si fanno là dove il paesaggio viene devastato, villipeso, alla Bovisa di Milano, piuttosto che al Corviale a Roma.

Ecco forse la risposta potrebbe essere questa, al Forum hanno partecipato pochi giovani, perché il nostro è soprattutto un paese di vecchi, i quali hanno costruito un evento a “loro uso e consumo”, nel posto giusto, bello, ricco di memoria, con il cibo giusto  del “Mercato della Terra”. Un evento “Slow”, di anziani delusi dal movimento ecologista, dalla sinistra, dai verdi, che ora si rifugiano nella grande “arca del paesaggio”. Renzi direbbe il cimitero dei “Dinosauri”. Infatti l’unico episodio di palese “frizione” è stato elaborato da un giovane di “terratrema” (http://www.laterratrema.org/) che ha contestato Petrini proprio sul fatto di essere ora contro Expo 2015, pur essendo uno degli ispiratori iniziali del progetto. Fatto opinabile, ma perfettamente contestualizzabile nella complessità della visione che hanno oggi i giovani, del termine “paesaggio”. Questione per nulla, nemmeno sondata dai “soloni” oggi lì presenti, che procedono indefessi, anche nel testo di “Proposta di Legge popolare”, con le solite categorie canoniche.

DUE – Oggi, 29 ottobre 2011, ho partecipato, alle 15,30 con due amici (di cui uno con un cane), all’inizio delle piantumazioni, nel “Parco della Balossa”, che è un PLIS (Parco Locale di Interesse Sovracomunale), voluto dai comuni di Cormano e di Novate Milanese. Un progetto coraggioso, un parco agricolo “fragile”, in una delle aree più inquinate e cementificate d’Europa, a salvaguardia di un ultimo frammento di paesaggio agricolo lombardo dell’area nord di Milano.

http://www.comune.cormano.mi.it/news/news_dettaglio.asp?id=1475&gruppo=Ecologia&id_gruppo=6

Buona partecipazione, tantissime giovani famiglie (quì, quasi nessun capello grigio), con i figli, a compiere un atto, piantare un albero o un arbusto, che “parla del paesaggio” più di qualunque altra cosa. Perché parla al cuore, più che alla testa. Ricordo, quando ragazzino, andai a piantare, proprio come hanno fatto oggi alla Balossa, giovani piante nell’allora nascente Parco Nord. Oggi, molti di quegli alberi, hanno più di 30 anni, ed hanno segnato la mia vita. Non a caso ho fatto l’architetto e non a caso, mi sono occupato di paesaggio, acquisendo in merito un master. Sono anche presidente della commissione per il Paesaggio del comune di Novate Milanese. E sempre non a caso, da oltre due anni sono Guardia Ecologica Volontaria (GEV – http://www.parconord.milano.it/servizio-volontario-di-vigilanza-ecologica) del Parco Nord. E domani sarò lì al Parco, insieme a tanti colleghi, a tutelare quelle piante che ho contribuito a piantare tanti anni fa, ed a divulgare una “cura” per il paesaggio che non può essere scritta con le leggi. Ecco forse, oggi, in merito a salvare il paesaggio e difendere i territori per il futuro, lo si è fatto più alla Balossa, che a Cassinetta di Lugagnano. E forse sarebbe il caso che Forum di questo tipo, seppur molto interessanti ed importanti, avvengano in contesti, meno ameni, direttamente sul “fronte” (ad incontrare coloro che saranno i veri fruitori di leggi di salvaguardia), magari proprio mentre si “costruisce” il paesaggio e lo si “fissa” in maniera indelebile nella memoria futura delle persone, più o meno giovani.


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Nabisco


Se andate a New York, non potete mancare di eseguire questa gita, che oltre ad essere di notevole importanza culturale, consente di apprezzare il paesaggio ameno della regione nord dello Stato di New York. E’ come eseguire uno “striscio”, una “sezione” del rapporto tra la metropoli ed il suo retroterra. Con circa 90 minuti di treno partendo dalla Grand Central Station di New York, attraversando il quartiere di Harlem e costeggiando le rive del Fiume Hudson, si giunge a Beacon, dove è sorto da alcuni anni un nuovo “luogo” dell’arte contemporanea. Si tratta del museo DIA art foudation (Riggio Galleries – http://www.diabeacon.org/), che sorge in quelli che furono gli stabilimenti innovativi edificati nel 1929 dall’industria dolciaria Nabisco.

La progettazione della ristrutturazione del DIA di Beacon è stata affidata ad un’insolita associazione tra artisti ed architetti, Robert Irwin e Open Office Architects. Il primo è un bravo artista ambientale californiano; i secondi sono soprattutto dei designer, specializzati in ristrutturazioni. Il risultato è piacevole, molto elegante e per nulla stucchevole. Nell’elegante ed immensa  struttura industriale in mattoni (30.000 mq.), realizzata in ferro, cemento e vetro, che di fatto si trova in piena campagna, gli interni sono magicamente illuminati da una serie impressionante di lucernari, qui sono accolte opere di numerosi artisti europei ed americani che hanno fatto la storia dell’arte contemporanea. Concettuali, Minimalisti, Post-minimalisti trovano qui il loro luogo ideale di collocazione. Si tratta di opere realizzate a partire dagli anni sessanta fino alla contemporaneità. Una specie di cimitero dell’arte “fuori formato”. Il rigore formale, la serialità, la geometria e la modularità sono gli elementi che ricorrono spesso in questa collezione permanente, unica al mondo per la selezione “curata ed attenta” delle opere. Ogni ambito è dedicato ad un singolo autore. Si tratta di “stanze enormi”, in grado di contenere anche “pezzi” di dimensioni ragguardevoli, spesso collocate lì per sempre, come in un grande “deposito visitabile”. Sono presenti, tra gli altri, Joseph Beuys, Louise Bourgeois, Walter De Maria, Dan Flavin, Robert Irwin, Donald Judd, Sol LeWitt, Bruce Nauman, Gerhard Richter, Richard Serra, Robert Smithson. L’esterno dell’edificio, riserva una serie di sorprese, allo stabilimento della fine degli anni ’20, si antepone il giardino, vera e propria opera di paesaggio, che media con l’intorno; giardino spesso ribassato in alcune parti e progettato da Robert Irwin.

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Boeriexpo


Concept Expo 2015 – Progetto Herzog/Boeri 2009

La partita per Expo 2015, probabilmente è già stata decisa, e Stefano Boeri, non è concorde con le scelte progettuali e tematiche, che sono state attuate. Oggi, 27 ottobre 2011 (Milano, Palazzo Castiglioni in Corso Venezia 47/49) al convegno “Expo 2015 e Lombardia” è stata l’occasione per il neo Assessore alla Cultura e per Expo 2015 della Giunta Pisapia, nonché architetto, per ribadire il proprio punto di vista. Ha dichiarato : “Ora che l’Expo ha preso una sua strada progettuale che non condivido, bisogna lavorare da qui al 2015 per rendere credibili e conosciuti i temi di Expo 2015 ”.

L’espressione del suo volto, oggi, testimoniava chiaramente del suo imbarazzo a parlare, come ha fatto con la solita franchezza che lo contraddistingue, di alcuni aspetti “delicati” inerenti anche il tema stesso della manifestazione. Ed ha continuato precisando, che bisogna sfruttare questo evento, dato che in qualunque caso focalizzerà l’attenzione mondiale sulla città di Milano e sul tema dell’alimentazione “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, per raccontare le trasformazioni che la città dovrà attuare per instaurare un nuovo rapporto tra tessuto edilizio e territorio agricolo, puntando su tre punti: 1) enogastronomia, 2) energie rinnovabili, 3) filiera alimentare. Quindi partire subito per generare sul territorio milanese e lombardo, una vera e propria trasformazione socio-culturale, della maniera di produrre e di consumare. Milano, da oggi sino ad arrivare all’Expo 2015, deve diventare un luogo di eventi, di proposte innovative, di ricerca, di conservazione della biodiversità, di studi sul paesaggio agricolo. E tutto ciò dovrà avvenire con eventi che si realizzeranno sul territorio, per rendere credibile e stimolante il tema che Expo 2015 si è data. Bisogna mostrare a tutti una città che cambia, aprendosi al Mondo. Si potrà attuare questa “rivoluzione” partendo dalla piccola e media impresa, perché è lì che si concentrano le attività nel campo agro-alimentare e nell’enogastronomia. Bisogna dare, al Mondo, una nuova idea di paesaggio puntando tutto sull’universo agricolo.

Ed ancora : “Purtroppo il progetto, il nuovo masterplan di Expo 2015, presentato ieri a Cernobbio (International Participants Meeting.) è molto lontano da quello di due anni fa”, ci saranno tre livelli di partecipazione: i paesi che realizzeranno autonomamente i padiglioni, quelli che li realizzeranno appoggiandosi alla struttura tecnica di Expo 2015, infine quelli che (essendo piccoli e con poche risorse) si collocheranno in una specie di “cluster tematici” (caffè, riso, ecc.) disegnati da Dante Ferretti, scenografo, vincitore di un premio Oscar. Inoltre per attuare il masterplan, non si parla più di concorsi di idee sui singoli progetti, e su ciò bisogna attivarsi, vigilare, come ordini professionali, per cercare di difendere questa opzione. Invece, ha dichiarato Stefano Boeri, il dopo Expo 2015 è una questione molto controversa, di certo si sa che sarà gestito da una società Arexpo con a capo (maggioranza di azionariato) i comuni di Milano e Rho. Per Boeri, l’area deve diventare, dopo il 2015, un centro internazionale di studi e ricerca nel campo agro-alimentare, con università e centri di innovazione, ed anche un grande orto botanico. Un luogo della conoscenza alimentare in un mondo dove 4,5 miliardi di persone sono scarsamente alimentate, a scapito di 1,5 miliardi di persone che invece soffrono di obesità, sovra-alimentazione e problemi di salute conseguenti. Ha chiuso il suo intervento dichiarando che dobbiamo tenere ben presente che l’Italia è conosciuta al mondo proprio per la sua qualità nella produzione di alimenti unici; un mondo dove vi sono nazioni in cui Carlin Petrini (inventore di Slow-Food) è molto più conosciuto di Giorgio Armani, quindi Expo 2015 ed il suo tema devono farsi forza innanzitutto di questo.

Un intervento lucido, quasi programmatico, quello di Boeri; un intervento progettuale che ha tracciato un percorso, molto intelligente ed interessante. Un percorso che di fatto, in sintesi,  ci dice: se la partita sul masterplan di Expo è persa, si tratta semplicemente di una “battaglia”, almeno sino al 2015 bisogna attuare un cambiamento socio-culturale della città di Milano, del suo territorio e soprattutto dei cittadini. Saranno poi queste nuove opzioni (biodiversita, rapporto città-agricoltura, innovazione alimentare, paesaggio, ecc.) ad evitare che le aree di Expo, diventino luoghi di speculazione edilizia. Progetto ambizioso, colto, come tutti i grandi progetti, ma reale, fattibile………e soprattutto molto condivisibile!

http://video.repubblica.it/edizione/milano/il-viaggio-virtuale-a-expo-2015/79281?videoAddio

Video del masterplan presentato a Cernobbio

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Resilienza


http://www.biblioteca.wwf.it/enciclopedia/detta_enciclo.php?id=214

Cosa è la resilienza nell’architettura, nell’edilizia, nel paesaggio? Una risposta possibile, la devo agli “stimoli” dati dai link di un’amica di rete (che ovviamente non conosco di persona), e potrebbe essere questa.

Il “Sistema di Terra” è complesso, fragile e resistente contemporaneamente. Ci sono molti aspetti che noi non capiamo ancora, ma per millenni abbiamo “usato” questo “sistema  in maniera esasperata e speculativa.  Ciononostante, noi siamo la prima generazione con la consapevolezza dei rischi globali e nuovi che stà affrontando l’umanità.

Noi constatiamo quotidianamente l’evidenza che il nostro progresso, su questo pianeta, gestito quale  specie dominante, è avvenuto troppo rapidamente e ad un prezzo molto alto. Modelli insostenibili di produzione, di occupazione del suolo, di consumo, e di crescita della popolazione, stanno sfidando l’elasticità e la resilienza ecologica e biologica del pianeta per sostenere le attività umane.

Ecco, in tal senso, attività umane, come l’architettura (l’edilizia nel suo complesso) e la gestione del paesaggio, (infrastrutture comprese), essendo tra le principali in cui si “diletta” la specie umana da millenni, possono essere proprio la base di partenza per “stimolare” e “rivitalizzare” quella resilienza che deve essere alla base di una ripartenza qualitativa. Ovviamente dobbiamo dimenticarci la “crescita infinita”, il dominio della quantità sulla qualità e procedere nel senso di una “decrescita consapevole”, che ovviamente non vuol dire “fermarsi”. Si tratta di procedere in un progressivo e consapevole, nonché condiviso, rallentamento di tutta la società mondiale, con una “focalizzazione” verso obbiettivi di sostenibilità diffusa, ad alta qualità di vita e di utilizzo del tempo.  Intendo anche con ciò, la necessità ormai impellente, soprattutto del “Mondo Occidentale”, dove la crisi del settore edile e della gestione del paesaggio, stà con ciclica frenesia “esplodendo”, di riorganizzare positivamente l’intero settore verso una maggiore sensibilità alle opportunità positive che le nuove tecnologie, l’ecosostenibilità, offrono. Si tratta di avere un rapporto nuovo con il territorio, con il paesaggio, passare da una logica di continua cementificazione sistematica, ad una logica di salvaguardia del terreno agricolo fertile. Prediligere la riqualificazione o la sostituzione del tessuto edilizio esistente, addirittura riducendolo, laddove possibile. Come scrive Jeremy Rifkin  nel suo bel saggio “La terza rivoluzione industriale” (ed. Mondadori, 2011) : “La via verso un futuro più equo e sostenibile, sarà una nuova rivoluzione, dove centinaia di milioni di persone in tutto il mondo produrranno energia verde a casa, negli uffici e nelle fabbriche, e la condivideranno con gli altri, proprio come adesso condividono informazioni tramite Internet. Questo nuovo regime energetico, non più centralizzato e gerarchico ma distribuito e collaborativo, segnerà il passaggio dalla globalizzazione alla continentalizzazione, al locale”. Quindi: decrescita consapevole, eco-sostenibilità diffusa, riduzione del consumo di territorio, per stimolare la resilienza, questi i segreti ed anche gli unici possibili campi di azione nell’architettura e nella gestione del paesaggio, per stimolare, la capacità dell’ecosistema “Pianeta Terra” di auto-ripararsi. Potrebbe anche essere il mezzo per dare nuovo slancio motivazionale alla esistenza e perfino a raggiungere nuove e fino ad ora non affrontate mete importanti.

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http://www.herzogdemeuron.com/index.html


Oggi mentre mi accingevo a scrivere il solito articoletto quotidiano (o giù di lì), mi sono imbattuto in rete, nel sito degli architetti svizzeri Herzog & De Meuron. Le due note archistar di Basilea, si erano sempre rifiutate di realizzare un sito sulla loro attività professionale. Poi quest’anno, hanno sfornato l’ennesima “sorpresa”. Anzichè arrovellarsi in complicati effetti speciali e graficismi, valgano quali esempi  il sito di Zaha Hadid e quello di Renzo Piano,

http://www.zaha-hadid.com/

http://www.rpbw.com/

i due “maestri d’imboscata” hanno prodotto qualcosa di inusuale, di essenziale. Un inno alla semplicità “scarna”, alla purezza, in perfetta antitesi alla tendenza sino ad ora in atto, che è quella di “offrire tanto”, forse troppo (grafica, colori, immagini prestanti, ecc.), che spesso l’architettura viene “soffocata”, deliberatamente la si uccide mettendola in secondo piano. L’home page di Herzog & De Meuron, è di fatto una pagina bianca “statica”, nuda, con pochissimi e piccoli bottoni. E’ chi entra che deve “cercare”, non viceversa. Il sito è più che altro, di fatto, un database, che contiene in poche indispensabili immagini (qualche volta quasi artigianali), testi essenziali e qualche filmato, tutto il racconto della loro storia professionale e dei progetti in atto. Si parla dello studio (con 354 collaboratori), ma anche delle opportunità di lavoro, si racconta di come si elaborano i progetti e come evolvono le idee che li supportano, ecc.. Insomma una “genialata”, l’ennesima. Mentre gli altri fanno di tutto per stupire, quì si ritorna a focalizzare l’attenzione sull’architettura, sulla professionalità di un lavoro che è ancora artigianale, da “bottega”, quasi didattico. Infatti alla fine, nella sezione PRACTICE > FAQ > PROJECT VISIT, si scopre un PDF “scaricabile”, prodotto da loro, che localizza e referenzia, in una mappa, con immagini, tutti i progetti realizzati da Herzog & De Meuron a Baisilea, una “chicca” che sembra dirci : ” L’architettura è una disciplina che impari ed aggiorni continuamente, sul campo, visitando edifici, guardando paesaggi”.

http://www.herzogdemeuron.com/index.html

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Haldenstein near Chur


Casa Zumthor ad Haldenstein

Chur (Coira), in Svizzera, nel Cantone dei “Grigioni”, dista da Milano, circa 244 chilometri, percorrendo il passo del San Bernardino.

A pochi chilometri da Chur, si trova il paese natale di Peter Zumthor. L’architetto, seppur abbia acquisito ormai da parecchi anni una fama internazionale, si è sempre rifiutato di abbandonare il suo paese di nascita, ed il luogo, l’atelier, in cui ha incominciato la propria attività. Quì, ha voluto costruirsi una casa-atelier, che si è “stratificata” ed ampliata, nel corso del tempo, divenendo un vero e proprio piccolo villaggio dell’architettura. Alla vecchia casa di famiglia, negli anni Ottanta era stato aggiunto, a poca distanza l’Atelier. Verso il 2009 è stata completata la casa, in calcestruzzo a vista.

Non poco lontano da Haldensten, vi è la casa per anziani di Masans, che è stata completata nel 1993, questo edificio, che è il “regno della luce” grazie alla ampie vetrate è emblematico per l’utilizzo della pietra, un travertino “tufaceo” e del legno di larice, abbinati con sapienza a caratterizzare l’esterno e l’interno.

A Chur, molto interessante è la passerella sopraelevata di collegamento tra i due edifici della Kunsthaus, una delle prime opere di Zumthor, che “regola con sapienza” la differenza di quota dei due solai.

Sempre a Chur, è da vedere, sia in configurazione diurna, che notturna, il sistema ligneo di copertura dei reperti archeologici romani, collocato quasi in un’area periferica della cittadina.

Quì sotto una mappa referenziata (googlemaps) con i luoghi descritti.

Casa Zumthor ad Haldenstein

Protezione reperti romani a Chur

Protezione reperti romani a Chur

Casa per anziani a Masans

Passerella Kunsthaus

Stazione autobus

Bettenhaus D – Galfetti Gmur

Chur (Coira) centro storico

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I Barbari (Saggio sulla mutazione)


Contaminazioni ed abbinamenti giudiziosi, quindi “mutazioni”. La Grande Muraglia Cinese, con cui si “inventavano” i barbari (Alessando Baricco); un grande affabulatore di “muri sapienti”, che ha fatto la storia dell’architettura (Louis Kahn).

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Sacrificio (expo 2015 upgrade)


EXPO 2015

AGGIUDICAZIONE PER I LAVORI INERENTI ALLA RIMOZIONE DELLE INTERFERENZE

Sarà la CMC di Ravenna la società che realizzerà i lavori di rimozione delle interferenze sul sito espositivo di Expo 2015.

L’aggiudicazione è avvenuta al termine delle procedure di verifica della congruità delle offerte pervenute in seguito al bando pubblicato il 3 agosto 2011, procedura che ha riguardato le prime cinque offerte sul totale delle 25 pervenute. La gara (aggiudicata secondo il criterio del massimo ribasso) aveva un valore di 90 milioni di euro più 6,8 milioni per gli oneri di sicurezza, questi ultimi non soggetti a ribasso.  La CMC si è aggiudicata l’appalto con un’offerta di 58.536.915,7 euro, oltre ai 6,8 milioni per gli oneri di sicurezza. Il ribasso proposto dalla società è stato pari al 42,83 per cento. I lavori di rimozione delle interferenze sono il primo passo per l’avvio della realizzazione del sito che ospiterà l’Esposizione Universale del 2015 a Milano.

Money

Soldi, andate via

Trovati un lavoro con più paga e sei ok

Soldi, ti gasano

Afferra il contante con entrambe le mani e mettilo da parte

Macchina nuova, caviale, sogni ad occhi aperti a quattro stelle

Penso che mi comprerò una squadra di calcio

Soldi, andatevene via

Sono a posto Jack giù le mani dal mio gruzzolo

Soldi, sono una botta

Non darmi questa merda da due lire

Sono tra i fedelissimi della prima classe

E penso di aver bisogno di un Lear jet

Soldi, sono un crimine

Dividi equamente, ma non prendere una fetta della mia torta

Soldi, così dicono

Sono l’origine di tutti i mali di oggi

Ma se domandi l’aumento non è una sorpresa che non diano un bel niente.

PINK FLOYD

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Una occasione perduta


Area Expo 2015, oggi 20 ottobre 2011

L’Expo 2015 progettata da Jacques Herzog e da Stefano Boeri, era un’Expo innovativa “rivoluzionaria”, quasi senza cemento, una specie di giardino infinito, di serra all’aperto, dove la Natura, la faceva da padrona. Un luogo, un’arca dell’umanità, in cui si sarebbero radunati i Popoli del Mondo per discutere dei problemi dell’agricoltura e dell’alimentazione. Il tutto tra una moltitudine di  piante collocate nei terreni di Expo 2015, perchè selezionate appositamente, in quanto testimonianze “storiche” degli scopi alimentari dell’uomo su questo pianeta . Il futuro di questi terreni individuati per la manifestazione di Expo 2015, poteva essere quello di diventare un “grande orto botanico planetario”, un luogo eccellente che avrebbe attratto visitatori, per sempre da qualunque parte del Mondo.

Allora, Carlo Petrini, detto Carlin (22 giugno 1949, Bra) era uno dei consulenti del team di progettazione, nonchè inventore del movimento culturale e gastronomico “Slow Food” (http://www.slowfood.it/), nonchè scrittore, giornalista ed appassionato di agricoltura. Petrini che sarà poi “cacciato” dalla Signora Moratti, fu uno degli ispiratori del tema e della sua interpretazione innovativa.

Dichiara, oggi Carlin Petrini, nell’interessante articolo di Michele Brambilla, sul giornale “La Stampa” di oggi 20 ottobre 2011 a pagina 48 : “Di quel progetto iniziale, temo non sia rimasto più niente. Modifica oggi e modifica domani, alla fine il grande orto planetario è diventato un’area su cui costruire. Questo è stato il percorso seguito dalla Giunta Moratti, Ente Fiera e Regione Lombardia. C’è stato un referendum cittadino e i milanesi sono stati chiari: hanno detto no a speculazioni edilizie. Ma nonostante quel referendum, e nonostante si sia nel frattempo insediata una giunta diversa, si è deciso di cementificare”. E’ stata questa un’occasione perduta da parte della Giunta Pisapia per generare un qualcosa di diverso, proteso veramente all’ascolto “democratico” dei cittadini.

Ed ancora rimbrotta : “Intanto è passato un indice di edificabilità (0,52 mq/mq e almeno il 56% di superficie edificabile). Io non sono un tecnico, ma so che è alto. Le devo fare un esempio? È come se a Milano costruissero una decina di altri Pirelloni, oppure un intero quartiere nuovo”. Più o meno gli stessi indici della cementificazione speculativa del Piano Integrato d’Intervento delle aree Falck a Sesto S.G., oggetto di indagini da parte del Tribunale di Monza per presunte tangenti, e sempre approvato da una Giunta di sinistra.

E poi, ancora : “Avrebbe dovuto essere un’Expo di principi, di idee, di suggestioni. Una proposta su come nutrire il pianeta per i prossimi anni. Che pia illusione abbiamo coltivato. Hanno voluto come al solito trasformare tutto in un business………Io sono molto, ma molto scettico che all’Expo di Milano, così com’è stata modificata, si possano interpretare le esigenze di un pianeta che soffre un sistema alimentare ormai insostenibile. Pensiamo solo a questi pochi dati di fatto. Siamo sette miliardi sulla Terra. Un miliardo soffre di malnutrizione o addirittura muore di fame. Un miliardo e settecento milioni soffrono di obesità. Quasi il cinquanta per cento del cibo prodotto viene buttato via. Solo in Italia ogni giorno quattromila tonnellate di cibo mangiabile finiscono nella spazzatura o rimangono sulle piante perché raccoglierle costa troppo. Nel Sud del mondo, invece, il cibo viene buttato via perché non ci sono impianti per refrigerarlo, strade per trasportarlo, canali per irrigare. L’Expo di Milano doveva essere una grande Agorà mondiale per discutere di tutto questo. Dubito che sarà così”.

Ecco, il rammarico di Carlin Petrini, è il nostro rammarico; per l’ennesima volta, la parola dei cittadini non è stata ascoltata, si è preferito “piegarsi supinamente” al volere delle grandi lobbies internazionali, delle immobiliari, per evitare di “costruire” una architettura del paesaggio prestante ed innovativa, in grado di proporsi quale strada “diversa e coraggiosa” sul panorama internazionale. Una strada che poteva proporre il nostro Paese, quale capofila per una rinascita della società Occidentale, nella direzione della Decrescita consapevole, del consumo di suolo, e della tutela del Paesaggio (agricolo ed urbano che sia). Focalizzando l’attenzione mondiale sui temi dell’alimentazione, e dei prodotti biologici, in cui l’Italia è uno degli attori principali. Si è preferito, piuttosto che “costruire” un solido e promettente futuro, assicurarsi una effimera, inutile e momentanea “gettata di cemento”!

http://www3.lastampa.it/cultura/sezioni/articolo/lstp/425675/


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