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Architettura

Delle Megastrutture


Si deve allo studio ABDR – http://www.abdr.it/site2010/ – (capogruppo Paolo Desideri) la realizzazione della nuova Stazione Ferroviaria di Tiburtina, intitolata a Camillo Benso Conte di Cavour. Un enorme edificio/ponte che intercetta trasversalmente il piano dei binari, creando, in quota (+ 9,00 metri dal piano dei binari) una “ponte abitato”, una “megastruttura” di 300 metri, larga 60 metri, in grado di collegare i due quartieri di Pietralata e Nomentano (una volta divisi dai binari). In totale 48.500 mq di superficie lorda di pavimento (negozi, bar, spazi museali, sale convegni, ecc.), frutto di un concorso internazionale del 2001. I lavori sono iniziati nel 2007, e sono quasi conclusi, la stazione però è operativa dal 2011. Costo complessivo dell’opera oltre 330 milioni di euro, dei 160 iniziali previsti. Passeggeri ipotizzati 150.000/200.000 al giorno, venti i binari.  Tanto metallo e vetro nei rivestimenti esterni, lastre di copertura in silicio carbonato colore  rosso e lamiere microforate in rame verde. Interni  di una ricchezza di finiture, molto alta, forse inadatte a creare un “luogo”.

Viene logico chiedersi come si è evoluto il ruolo delle “megastrutture”, come la Stazione Tiburtina, a partire dagli anni sessanta, in cui furono teorizzate da Banham, Maki, Tange e soci. Le megastrutture teorizzate  allora, regolavano la vita collettiva e la crescita della città in una realtà di massa, nascente, e rispondevano all’esigenza di costruire per numeri alti, in contesti urbani ad alta densità.
Le megastrutture sono state una risposta alla crisi della città dovuta al boom economico e demografico di quegli anni, ma sono anche l’evoluzione dell’ideale di “total architecture” del movimento moderno. Non a caso molte hanno un’impostazione “pop”, proprio per stemperare quella loro caratteristica, troppo spesso tecnicistica ed asettica. La megastruttura infatti, prende forma da una concezione totalizzante della progettazione architettonica e urbanistica, e rappresenta infine anche, un estremo tentativo di racchiudere in una forma architettonica la complessità della città, le sue continue e profondi mutazioni.

Quì a Roma, con la Stazione Tiburtina, Paolo Desideri, cita il Ponte Vecchio di Firenze, come se fosse possibile re-inventare un ponte-abitato di quella fattura. In realtà ci troviamo di fronte all’ennesimo “vuoto urbano”, ad uno “scatolone megastrutturale” che difficilmente potrà trovare una sua collocazione all’interno del contesto urbano. Gli spazi commerciali, infatti hanno difficoltà a trovare affittuari, le sale convegni languono. Gli ambienti, soverchiati da percorsi lunghi ed infiniti non troveranno mai una loro vitalità sociale. Forse sarebbe stato più “realista” e credibile metterci sopra ai binari, per unire quartieri popolari, un bel ipermercato, con un multisala cinematografico annesso (unica megastruttura che insieme agli hub aeroportuali funzioni), come sono in uso fare in Inghilterra, patria delle megastrutture, dopo decenni di catastrofici fallimenti in merito. Oppure forse, si doveva pensare a qualcosa di meno elegante, più calato nel contesto italiano, e di una realtà, anche economica, in decrescita, più che in crescita……..anche nei numeri dei Cittadini viaggianti in treno.

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Commissione Comunale per il Paesaggio


Il Comune di Milano, cerca undici componenti per la “Commissione Comunale per il Paesaggio”.  La Commissione per il Paesaggio svolge una funzione fondamentale nella tutela del territorio e nella valorizzazione del paesaggio, avendo, tra gli altri, il compito di rilasciare le autorizzazioni paesaggistiche e le valutazioni paesistiche dei piani urbanistici e dei progetti edilizi. Il Bando è rivolto agli Ordini, ai Collegi alle Associazioni professionali, alle Università, alle Soprintendenze, alle associazioni e ai Consiglieri comunali che potranno proporre candidature di soggetti in regola con i requisiti richiesti dal bando.

Come al solito, sotto l’egida di Ordini, Associazioni, Università e Collegi, si nasconde la rigorosa applicazione del manuale definito “Codice Cencelli”. Criteri da “Prima Repubblica”, più volte sventolati da Pisapia (in campagna elettorale), come metodologie da rifuggere, per adottare la meritocrazia, ma poi, quest’ultima, ampiamente disattesa.  La stessa identica metodologia applicata in questi giorni per scegliere i componenti dell’AGCOM, un ente inutile, ma altamente presidiato dalla “casta” partitica, la vedremo adottata dagli “arancioni di Pisapia” a Milano, per questa ennesima Commissione (ed altre).

D’altronde non si può lasciare una Commissione così importante, nelle mani di “ordinary people”, magari preparati, ma non “politicamente” controllabili, infatti da quì passeranno tutti i progetti che attueranno il nuovo PGT (Piano di Governo del Territorio) di Pisapia che sta completando l’iter di approvazione in questi giorni.

Quindi meglio un Professore universitario (autorevole e schierato), un fidato membro di un Ordine professionale (stimato ed apprezzato), ambedue schierati politicamente, disposti a  certificare anche le scelte impopolari, quelle “botte di cemento” che inevitabilmente ci saranno, piuttosto di gente che ragiona e tenta di “Salvare il Paesaggio” (urbano e non solo). In fin dei conti il PGT di Pisapia non è molto diverso da quello della Moratti, ha solamente un “pochino” di metri cubi in meno di cemento. Ma se ci pensate, cosa ci si poteva aspettare da un “politico gentile”? Durante la campagna elettorale aveva anche promesso una profonda rivisitazione dell’Expo, infatti l’Expo si farà, e forse sarà anche peggio, di quella della Moratti. Anche la Commissione Comunale per il Paesaggio, sarà un’accurata accozzaglia di autorevoli componenti, pronti a fare gli “yes man”.

La precedente Commissione (2009-2012), guidata da Pierluigi Nicolin (esimio Professore del Politecnico di Milano) aveva operato prestando  una attenzione “maniacale” al rapporto dei singoli edifici proposti con la morfologia urbana, alla ricerca di un allineamento degli edifici che fosse più corretto possibile. Spesso gli architetti hanno visto “rigettati” i loro progetti, sollecitati da una commissione che guardava solamente al disegno architettonico, infischiandosene bellamente del Paesaggio. Commissione per altro “farcita” di “amici degli amici”, quindi assisteremo inermi, da Cittadini, ad un’altra operazione simile che ha avvallato “porcate”, foriere di una sistematica distruzione del Paesaggio urbano, con le quali si potrebbero costituire un lungo elenco. Basti, per tutte, l’Area ex Enel di fronte al Monumentale.

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Quando il magnifico edificio museale di New York, nella Fifth Avenue, il Solomon R. Guggenheim, fu inaugurato, Frank Lloyd Wright era già morto. Infatti ci vollero 16 anni per completare quest’opera, dl 1943 al 1959, Wright morì qualche mese prima. Come scrive la bravissima Sibyl Moholy-Nagy nel numero 227 di Casabella-Continuità (Monografico sull’architetto americano), Wright fu uno degli architetti del Movimento Moderno che si ispiravano alla tecnologia, partendo quindi dai diagrammi di resistenza, formule aggregate ed indici di abitabilità, e non alla filosofia trascendentale dell’architetto né da assiomi religiosi o etici. Se poi capita che i risultati sono belli è merito della dimostrabile obbiettiva coesistenza di struttura, forma e funzione.

Dichiarava Frank Lloyd Wright : “Un architetto coscienzioso impara a capire la natura dell’anima umana tanto bene che il carattere della sua abilità strutturale può talvolta consentire di definire l’architettura organica come il desiderio dell’uomo di regalare l’uomo all’uomo”.

Dalla penna di Wright uscirono alcuni progetti di una genialità autentica : Taliesin West, uffici amministrativi Johnson A Racine Wisconsin, la casa sulla cascata a Bear Run, lo stesso Solomon R. Guggenheim Museum a New York, tutti edifici in cui ordine, armonia, funzione, ambiente trovano una sintesi nell’edificio progettato.

Infatti Wright precisava : “ Oggi in virtù dei progressi scientifici l’uomo moderno intende chiaramente la bellezza come ordine integrale, ordine compreso dalla ragione e realizzato dalla scienza. Una volta stabilito l’ordine integrale, potrete sentire il ritmo dell’armonia conseguente . essere armonioso significa essere bello, è una piattaforma da cui lanciarsi verso quell’infinito in movimento che è il presente”.

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Le Albere


A Trento in questi giorni, si è tenuta la VII edizione del Festival dell’Economia, un appuntamento di rilevanza internazionale sempre più seguito. Sono anni che ci partecipo, ed i Cittadini ormai sono molti di più degli addetti al settore. La crisi “morde” e la necessità di informarsi ed avere delle risposte, o delle ipotesi, sul futuro è quanto mai sentita. Questa edizione trasuda di pessimismo, nonostante il bel tema : “Cicli di vita e rapporti tra generazioni”. De Benedetti Carlo, ha prospettato un 2013, con una situazione economica molto più grave del 2012. L’economista/filosofo George Soros, ha prospettato solamente tre mesi, prima del “default” di tutta l’Europa. Si è anche parlato tanto di territorio e di città, Smart Cities (le città intelligenti con l’urbanistica generata dalle reti informatiche) e di centri urbani ad economia “eccellente”.

Ieri, sabato 2 giugno è arrivata a Trento Elsa Fornero, attesissima da parte di un apposito comitato di accoglienza “Welcome Fornero”, un piccolo, ma folto gruppo soprattutto di centri sociali (vicini a Rifondazione Comunista), che hanno duramente protestato contro la riforma del lavoro. Tanta Polizia in abbigliamento anti-sommossa, elicotteri in cielo, numerosi blocchi. Ci sono stati anche alcuni scontri con la Polizia. In Piazza Duomo, davanti al video-wall che trasmetteva la conferenza in diretta, i numerosi Cittadini, hanno messo a tacere (con le mani) i contestatori, che volevano impedire l’ascolto dell’intervento del Ministro. Fornero poi lungamente applaudita alla fine della conferenza. Quindi segnali contrastanti da una società italiana profondamente divisa, e forse confusa.

Oggi 3 giugno, ha parlato l’ormai “mitico” Serge Latouche : “ Bisogna dedicarsi all’abbondanza frugale, cioè accedere solamente alle cose di cui abbiamo veramente bisogno. Va tagliato l’inutile. Dobbiamo camminare verso questa direzione a tutti i livelli : locale (come in certe città francesi), regionale, statale (come cercano di fare i governi di Bolivia ed Ecuador). La decrescita non è la riduzione quantitativa della produzione, E’ piuttosto il rifiuto razionale di ciò che non serve. L’indicatore della ricchezza non dev’essere più i reddito monetario, ma la disponibilità di beni necessari a soddisfare i bisogni delle persone. Senza spreco. Il paradosso è che un edificio male coibentato, fa crescere di più il PIL (Prodotto Interno Lordo), di un edificio bene isolato, perché consuma, disperdendole, maggiori quantità della merce energia.“.

La gita a Trento è stata anche l’occasione per constatare lo stato di avanzamento del cantiere “Le Albere”, che si sta realizzando ormai da molti anni sull’area dimessa ex Michelin, vicino alla sede storica del MART (Museo d’arte di Trento). Le Albere, in dialetto trentino è il nome per identificare i Pioppi (Popolus Alba). Alla città di Trento è riconosciuta, da tempo un’elevata qualità urbana complessiva. Il progetto dell’architetto genovese Renzo Piano integra elementi innovativi e risorse antiche che hanno radici nell’acqua, nel verde, nelle montagne. Un nuovo pezzo di città che tenta di recuperare il rapporto tra tessuto urbano e fiume. Polo museale (MUSE), residenze, attività commerciali, uffici .

Uno studio attento dei dettagli (come è solito fare l’archistar genovese) e delle tipologie di tamponamento, insieme a un’accurata scelta dei materiali isolanti, hanno permesso di innalzare le prestazioni degli edifici in termini di risparmio energetico e di contenimento della dispersione termica, ottenendo la certificazione KlimaHaus.  L’intero complesso è servito da un’unica centrale di trigenerazione, capace di riscaldare e raffreddare tutti gli edifici: un sistema energetico centralizzato all’avanguardia, che fa risparmiare combustibile, riduce l’impatto sull’ambiente e i costi di manutenzione. All’esterno, l’attenzione per l’ambiente e l’uso corretto di materiali e delle risorse è ben visibile in diverse soluzioni architettoniche. Legno per le facciate autoportanti, pietra locale per rivestimenti e percorsi, pannelli fotovoltaici su tutte le coperture, schermi di piante rampicanti sulle facciate est degli edifici a uffici.

Il quartiere “Le Albere”, si sviluppa su un’area di oltre 11 ettari, con circa 310 mila metri cubi di costruito, un grande Museo della Scienza (MUSE), 300 appartamenti, 5 ettari di parco pubblico, 30 mila metri quadrati destinati ad uffici e commercio, due piani di garage interrati con circa 2000 posti auto, di cui 480 condominiali, e 30 mila metri quadrati di strade e piazze.

Certo un quartiere di questo tipo non avrà fatto crescere di molto il PIL, comunque meno di quartieri simili, ecologicamente meno efficienti. Di certo un buon esempio di integrazione tra riqualificazione urbana e sostenibilità ecologica.

Impresa Colombo Costruzioni – capogruppo della consortile Trento Futura Scarl

http://www.colombo-costruzioni.eu/it/opere-in-corso/item/86-le-albere-trento

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Sears/Willis


 Il grattacielo più alto d’America, la Sears/Willis Tower di Chicago (antenna compresa) sarà dotata di un sistema di pannelli fotovoltaici applicati direttamente alle facciate esistenti . Si partirà dalla parete sud, meglio orientata rispetto all’asse eliotermico, dal cinquantaseiesimo piano. I vetri delle finestre saranno sostituiti da pannelli fotovoltaici  trasparenti  classificati come Photovoltaic Glass Unit . Prodotti dall’industria americana, specializzata in merito, Pythagoras Solar (http://www.pythagoras-solar.com/). Questi vetri  sono stati progettati apposta  per essere applicati su superfici verticali anziché orizzontali, inoltre si possono disporre sulle finestre degli edifici esistenti. Tali vetrazioni migliorano l’isolamento del l’ambiente interno dalla radiazione solare diretta,  pur rimanendo  perfettamente trasparenti. La lastra di vetro è realizzato in maniera prismatica, fatto  che consente di deviare la radiazione solare diretta verso il basso, concentrandola su una cellula fotovoltaica posta alla base della finestra, ciò consente che la vetrata rimanga del tutto trasparente per la luce diffusa ed alla vista.  Il sistema, progettato e  sviluppato dalla Pythagoras Solar contribuisce a migliorare anche all’isolamento termico/acustico  dell’edificio, riducendo l’interscambio di calore fra interno ed esterno, cosi come la rumorosità degli ambienti. Se la sperimentazione, come si spera,  andrà a buon fine, la tecnologia sarà estesa al resto della Sears/Willis Tower, infatti sfruttando tutte le pareti del grattacielo si otterrebbe l’equivalente di produzione di energia di una centrale solare “orizzontale” estesa per circa 40.000 metri quadrati.

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Le Roi


Per François Mitterrand, la prima arte era l’architettura, infatti la sua storia ufficiale, ci racconta dell’interesse personale di “Monsieur le Président”, su  questo argomento, perseguito quasi con accanimento. La Cité des Sciences de La Villette di Bernard Tschumi inaugurata nel 1986, l’Opera-Bastille progettata dall’ architetto canadese-uruguaiano Carlos Ott inaugurata per le celebrazioni del bicentenario nel 1989, il Grand Louvre con la Piramide  dell’architetto cino-americano  Ieoh Ming Pei del 1989, il Grande Arco alla Defence di Otto Von Sprekelsen del 1989,  la Bibliothèque Nationale de France che è stata ufficialmente inaugurata da Mitterrand nel 1994 (ma aperta solo nel 1996), il progetto per la Città della Musica progettato dall’architetto francese Christian de Portzamparc del 1995, sono solo alcuni degli edifici pubblici (e soprattutto quasi esclusivamente a vocazone culturale) voluti a Parigi, ed a volte, seguiti direttamente, quasi con ossessione, da Mitterand nella loro evoluzione e realizzazione. Questo accanimento, si rivoltò contro Mitterand, che in vita fu considerato dall’opinione pubblica, un Re-Faraone, per la quantità di grandi opere architettoniche realizzate nella capitale francese. Non a caso, poco prima di morire (a causa di un male incurabile) Mitterand intraprese un faticoso viaggio in Egitto. Se però è vero l’assioma, che i dirigenti di un Paese si possono valutare in base al volto delle loro città, ed  in funzione del lavoro dei propri architetti, possiamo tranquillamente asserire che il paesaggio italiano, in merito, riserva anche quì degli aspetti inquietanti.

François Mitterand al Louvre

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Il “buco” con la nuvola dentro


Si stanno completando, lentamente, molto lentamente,  i lavori per il nuovo centro congressi dell’Eur a Roma ideato da Massimiliano Fuksas e signora . All’inizio dell’anno prossimo (31 gennaio 2013) forse l’inaugurazione. Il concorso internazionale fu aggiudicato nel 2000, il bando era del 1998. Nel 2003 un consorzio  di Bari, si aggiudica il Project Financing (partnership tra pubblico e privato). Il consorzio però non si decide ad avviare i lavori. I costi intanto lievitano e si passa dai 130 milioni previsti nel concorso, ai 225 stimati nel 2006, momento in cui, al consorzio di imprese di Bari, viene interrotto il contratto. L’anno dopo la società Condotte Spa si aggiudica la nuova gara. Il progetto, in corso di ultimazione,  consiste in una suggestiva “nuvola’”di fibra di vetro e silicone (auditorium da 1.850 posti), collocata sospesa,  all’interno di una teca di acciaio e vetro, trasparente, larga 75 metri ed alta 39 metri . Più in basso, la sala congressi vera e propria in grado di ospitare oltre 8.000 posti a sedere. A completamento del complesso, spazi per la ristorazione, un hotel (440 camere) e parcheggi sotterranei  ed esterni. I costi complessivi stimati ad oggi sono di 277 milioni di euro (arredi compresi). Un vero “pozzo senza fondo”, oltre alla consegna dell’opera quindici anni dopo il lancio del bando di concorso! Inoltre a fianco le torri abitative, progetto di Renzo Piano, con già il permesso di costruire in tasca, rimangono ancora un’eventualità, vista la crisi del settore. Viene ovvio chiedersi, se un “oggetto” così costoso, anche nei costi di gestione, come è il progetto del nuovo Centro Congressi dell’Eur, abbia oggi ancora senso.

 

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L’uomo dei grattacieli


Allestimento degli apparati per la visita del Papa al Parco Nord

Certo che tra Papa Giovanni Paolo II e l’ineffabile B16 (Papa Benedetto decimosesto), esiste una differenza che non è solamente nella maniera di “amministrare” il proprio ruolo spirituale ed umano, ma anche nella maniera di rappresentarsi e “fare architettura”. Mentre il primo, ad esempio, per l’allestimento del palco della visita a Vienna del 10 settembre 1983, si affida al noto architetto austriaco Gustav Peichl, realizzando così nella magnifica Heldenplatz, un elemento sobrio e gioioso, di colore verde, semplice e funzionale, con solamente una nuvola/video e delle sfere dorate quali elementi decorativi. Il secondo, per la imminente celebrazione della veglia per il Forum Mondiale delle famiglie cattoliche, che si svolgerà a Milano ai primi di giugno 2012, si compiace, dato il soprannome aeronautico (B16) di un palco a copertura semi-sferica, collocato in un aeroporto (Bresso), a mò di rock star, con sfondo i costruendi grattacieli milanesi. Alcuni dati : 3.500 metri quadrati di superficie coperta, 17 chilometri di transenne, 1.500 bagni, 37 chioschi, 20 ripetitori audio, 18 megaschermi, 11 accessi, 3.000 posti a sedere (costo medio 150 euro). Due visioni molto diverse di interpretare la comunicazione e la interazione con le folle planetarie che seguono fisicamente questi eventi, due cifre stilistiche fortemente divergenti tra loro. Una maniera, quella di Benedetto decimosesto, anche antiecologica, nonostante l’organizzazioni assicuri raccolta differenziata e riciclo delle strutture installate. Infatti la presenza di milioni di persone al Parco Nord, un’isola verde urbana che circonda l’aeroporto di Bresso,  un ecosistema fragile, costruitosi nell’arco di un trentennio in una delle aree urbane più dense ed urbanizzate al Mondo, creerà un tale stress, soprattutto per quanto concerne i volatili (picchi, allodole, gufi, ecc.)  ma anche i piccoli animali (ricci, volpi, coronelle austriache, ecc.) che li vedrà in fuga “folle” verso zone urbane dove perderanno inevitabilmente la vita. Lo “sbarco” del Papa nel milanese, del costo complessivo di oltre 10 milioni di euro, pare che alla fine, secondo stime renderà all’area metropolitana oltre 50 milioni di euro, ma il prezzo da pagare per l’ambiente sembra, come al solito, lo stesso molto elevato e sottovalutato sia da chi ha individuato quest’area, sia dai mezzi di comunicazione.

Giovanni Paolo II in Heldenplatz, Vienna 10 settembre 1983

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Ferrara !



Il 4 maggio 2012 ero a Ferrara, per partecipare, insieme ai miei colleghi di studio, al sopralluogo di un concorso di progettazione, teso alla riqualificazione della “Cittadella del Commiato a Ferrara”, sita nel contesto più ampio di riqualificazione dell’Ospedale S.Anna (P.R.U. – Piano di Riqualificazione Urbana), collocato nel Quartiere di S. Rocco. Ovviamente il sopralluogo è stato anche l’occasione per una visita della città emiliana (135.291 abitanti), ritenuta da tutti, simbolo di armonia e di equilibrio tra passato, presente e futuro. Un luogo in cui il Paesaggio e la sua costruzione, è stato oggetto di attenzioni sin dall’antichità, infatti quì è stato attuato il primo progetto urbanistico  “moderno” d’Europa, realizzato da Biagio Rossetti con una felicissima fusione tra nuovo e antico, unendo la trama della città medievale, con il nuovo tracciato rinascimentale. Rossetti lavorò praticamente tutta la vita alla corte degli Estensi a Ferrara, progettò e mise in opera la costruzione della celebre “Addizione Erculea” voluta dal Duca Ercole I d’Este nel 1492. La presenza delle vestigia di un passato, prestigioso e sapiente è quindi una delle “cifre stilistiche” di questa cittadina, così come le sue mura, tanto da essere inserita nel Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Ma oggi, la città Estense, si contraddistingue anche per una attenzione particolare per la cura dell’ambiente, per la sostenibilità, per la partecipazione. Infatti il concorso di idee a cui stiamo partecipando è uno di quei rari esempi italiani di “percorso di progettazione partecipata”, aperto alla Cittadinanza. Il Gruppo di Lavoro interno alla Pubblica Amministrazione Comunale, che ha preparato il bando di concorso, ha lavorato in stretto rapporto con il gruppo di “Facilitatori” intersettoriale formato da diverse figure professionali operanti nell’Ente (pedagogisti, sociologi, architetti, urbanisti, esperti di comunicazione, di sistemi informativi, di sostenibilità ambientale, di mobilità, ecc.). L’Amministrazione Comunale ha quindi definito: un programma di comunicazione e partecipazione con ascolto strutturato; interviste e colloqui con i cittadini; passeggiate e sopralluoghi; raccolta di immagini, storie di vita e racconti con il coinvolgimento delle scuole, di gruppi di artisti, ecc; la costituzione di un presidio fisso nell’area come luogo di informazione e eventualmente di confronto; l’accompagnamento al percorso progettuale attraverso workshop, focus group, laboratori; una verifica pubblica degli esiti progettuali.

E’ stato costituito presso il nuovo Urban Center della città di Ferrara: uno spazio di dialogo e di confronto. L’esperienza in corso del Percorso Partecipato: da Ex S.Anna a quartiere S.Rocco -per un nuovo quartiere nella città antica -, è sembrata l’occasione migliore per inaugurare il nuovo Urban Center della città di Ferrara.  E’ stato attivato un sito internet specifico: laboratorio urbano.comune.fe.it, che raccoglie tutte  le informazioni utili all’attivazione del Percorso Partecipato incluse quelle utili alla comprensione  dell’area, l’analisi storica, gli studi e le proposte succedutesi dal 2002 a oggi. E’ stato altresì attivato un indirizzo e-mail  (laboratoriourbano@comune.fe.it) utile a mantenere  costante il rapporto con la cittadinanza e che informa delle attività e risponde direttamente a ogni richiesta. E’ stato prodotto, stampato e distribuito alla cittadinanza, un volumetto, che raccoglie tutte le informazioni utili alla comprensione dell’area, l’analisi storica, gli studi e le proposte succedutesi dal 2002 a oggi. Perchè comunicare bene ed in maniera chiara e semplice, per tutti, sta alla base di un buon percorso di progettazione partecipata e dovrebbe essere il fine di ogni Pubblica Amministrazione che cerca di coinvolgere veramente i Cittadini, di condividere.

Traggo direttamente dal “D.I.P. Documento Indirizzi di Progettazione” del concorso : “Nei mesi di aprile e maggio 2011 si sono tenuti i primi Laboratori di Urbanistica Partecipata: momenti aperti a tutti i cittadini, nei quali mettere a confronto idee e conoscenze, sguardi e percezioni di chi vive la città ogni giorno e che nel prossimo futuro dovrà rapportarsi con i rilevanti cambiamenti previsti dal Piano di Riqualificazione Urbana (P.R.U.). Quattro i Laboratori svolti nella primavera 2011 con l’obiettivo di:
– favorire il coinvolgimento per una condivisione ampia del progetto,
– garantire una comunicazione trasparente delle informazioni e delle scelte,
– raccogliere idee e proposte per la gestione del periodo di trasformazione dell’area.
I Laboratori rappresentano uno dei momenti più coinvolgenti della progettazione partecipata, per l’apporto diretto dei Cittadini e delle componenti civiche che hanno preso parte al percorso proposto. Altre forme partecipative, tuttavia, sono state adottate per sensibilizzare la città e raccogliere le opinioni e le osservazioni dei suoi abitanti e dei suoi operatori culturali, economici e sociali. In una fase preliminare si è lavorato per facilitare la comunicazione attraverso interviste, colloqui, e una giornata di informazione con sopralluogo guidato sull’area e un incontro pubblico di ascolto.

Nella fase iniziale di avvio: momenti di discussione pubblica della proposta tecnica in corso di elaborazione, in relazione ai temi emersi; occasioni di confronto con il gruppo di esperti, con i tecnici della proprietà. Nella fase centrale: presentazione del Piano di Recupero per l’area ex S.Anna e prima raccolta di raccomandazioni e proposte sul periodo di transizione.

Il 28 settembre 2011, presso il Castello Estense -Sala dei Comuni, si è tenuto l’incontro dal titolo Da ex S. Anna a S. Rocco: per un nuovo quartiere nella città antica. Un momento per raccontare ai cittadini come si sta evolvendo il complesso progetto di ripensare il comparto urbano coincidente oggi con l’area funzionale dell’Arcispedale S. Anna, alla luce dei prossimi
radicali mutamenti dovuti al trasferimento del nosocomio ferrarese. Nel corso dell’incontro: gli aggiornamenti del progetto, i successivi passaggi previsti per giungere sino  all’approvazione del Piano di recupero dell’Area e le attività partecipative in cantiere per accompagnare la trasformazione in atto.

Il 24 novembre 2011 si è svolto un incontro dal titolo DAL DOCUMENTO CONCLUSIVO AL PIANO DI RECUPERO, che ha illustrato COME LE PROPOSTE DEI CITTADINI HANNO INCISO SUL DISEGNO DEL FUTURO QUARTIERE S.ROCCO. Nell’incontro è stato reso disponibile il documento completo delle risposte alle osservazioni dei Cittadini composto di oltre settanta quadri esplicativi, nel quale sono state prese in esame una ad una tutte le numerose proposte e richieste di approfondimento emerse nel corso dei Laboratori partecipati della primavera 2011. La presentazione del Piano ai partecipanti all’incontro si è concentrata prevalentemente sulle linee strategiche che hanno preso corpo dai Laboratori. In particolare, sulla volontà fortemente espressa dai Cittadini di realizzare un quartiere prevalentemente pubblico, non soltanto in termini di spazi: le piazze e i viali, il giardino pubblico all’interno della Città della Salute, il verde connesso al parco lineare delle mura, ma anche dal punto di vista delle funzioni di pubblica utilità, oltre a quelle già previste di tipo sanitario, anche a funzioni di tipo educativo-scolastico: come un nuovo nido e una nuova scuola media, senza dimenticare la presenza di eventuali impianti sportivi. Ma anche sulla richiesta vigorosamente avanzata di realizzare un quartiere sostenibile: non solo per gli edifici e per tutto l’ambiente in cui si trovano inseriti, ma anche in virtù di una maggiore consapevolezza e responsabilità negli abitanti che lo vivono. A seguire, i Cittadini presenti hanno approfondito alcune macrovariazioni introdotte, come la possibilità di demolizione delle Nuove Cliniche, gli edifici scolastici, la Cittadella del Commiato e i parcheggi.”

Quindi riassumendo, la Pubblica Amministrazione si è fatta “attivatrice” di un percorso in cui i Cittadini hanno elaborato (coadiuvati da specialisti) gli inputs per la progettazione della riqualificazione del Quartiere di S. Rocco e per il bando di progettazione della “Cittadella del Commiato”. Esperita la prima fase del concorso di progettazione, selezionati cinque progetti, questi saranno, spiegati ai Cittadini e  sottoposti alle loro valutazioni, a luglio 2012. Saranno quindi “mirate” le istruzioni, da parte dei Cittadini, per una seconda fase “più operativa” in cui i progettisti definiranno meglio le loro proposte. Infine una commissione di esperti valuterà la soluzione migliore.

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