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I Gatti del Paesaggio


Il quartiere di Cascina Gatti a Sesto San Giovanni, è un antico borghetto, con una chiesetta di mattoni e quattro case dall’aspetto agricolo. E’ un luogo assediato dalla ex città delle fabbriche in folle espansione, dove, un unico cono prospettico paesaggistico, garantisce, nonostante l’inceneritore Co.Re e l’antenna di Mediaset, di cogliere i “rimasugli” di un paesaggio agricolo antico e meraviglioso.   Oggi,  questo luogo, in cui la memoria si fa ancora futuro,  è stato trasformato sulla carta e nei fatti, in un esempio di rara ingordigia di suolo e di consumo “gratuito del cemento”. E’ stata qui infatti “resa operativa” una proposta di  PII (Piano integrato d’intervento), voluto dalla uscente Giunta Oldrini e dalle cooperative di centrosinistra sestesi. Il piano, in fregio al Parco della Media Valle del Lambro (P.L.I.S. Parco Locale di Interesse Sovracomunale) a firma di un noto professionista sestese indagato  per la “querelle tangentara” del Sistema Sesto, su cui si esprimeranno i Giudici del Tribunale di Monza, ci propone, quasi 42.000 mq si slp (superficie lorda di pavimento, pari a poco più 120.000 metri cubi). Circa 500 alloggi, più un asilo ed una scuola. Un muro di cemento di case, con vista sull’inceneritore Co.Re.

http://www.sestosg.net/sportelli/ediliziaeurbanistica/urbanistica_pii/scheda/,1090

Si tratta, direbbe, l’osservatore poco attento, di un progetto per “bei casoni”, alti, alti (9-10 piani), un asilo, del commercio e quant’altro, finalizzati, come si legge, in maniera quasi anacronistica, nella relazione di presentazione del piano : “Alla riqualificazione – a partire dalla sistemazione e ridisegno di un nuovo parco urbano – di una zona della città gravata da condizioni di marginalità.” Ed ancora il progettista nella sua relazione tecnica, “delira”, dando valore alla “colata di cemento” quale “rimedio” per ricucire dal punto di vista urbanistico il tessuto urbano. In tutta la relazione del PII di Cascina Gatti, del “Paesaggio” non v’è traccia. Infatti esso, per chi progetta o costruisce, non rappresenta un valore, ma un “intralcio”, un “limite” alle proprie attività. Ecco che allora il pregevole cono paesaggistico attuale, diventa, grazie al cemento gettato a caso, una “Prospettiva Nevskij” di giardinetti senza senso, circondati da palazzoni senza architettura, né assetto urbanistico. Cemento per mangiarsi il Parco, cemento per inghiottirsi l’ultima memoria del paesaggio sestese. Ma di ciò ai Cittadini non importa nulla, interessa solamente a quei “quattro gatti” che lì intorno gravitano, troppo pochi per fermare un processo quasi irreversibile, visto che la sede cittadina del Partito Democratico sestese (Enzo Biagi), insiste proprio in un edificio di proprietà della cooperativa che costruirà l’intervento.

Nasce qui logico chiedersi, ma le Commissioni per il Paesaggio, previste dalla legislazione (Legge Regione Lombardia 12/2005 – artt. 80 e 81 e D.lgs 42/2004 “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio” – artt. 146, 159 e 167), cosa ci stanno a fare, se non riescono a “limitare” questi veri e propri scempi? Bisogna qui dire che la Commissione per il Paesaggio di Sesto, in merito al Piano di Cascina Gatti ha espresso un primo parere totalmente contrario. Ma bisogna anche dire che questo parere non è per nulla vincolante, come quello di tutte le Commissioni per il Paesaggio, d’ufficio il Dirigente di settore competente, può sempre procedere anche con parere contrario della Commissione. E poi una Commissione può sempre essere “addomesticata”, opportunamente “indirizzata”, magari ri-sottoponendogli “n” volte il progetto, fintanto che non passa. Quindi, alla facciazza dell’articolo 9 della Costituzione Italiana che recita : “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Ed allora, più che salvarlo, il Paesaggio, in Italia ed in particolar modo a Sesto San Giovanni, lo si distrugge, lo si distrugge per Legge!

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Eutanasia di una Città Giardino


Nascere in una città giardino, nascere e vivere per una parte della mia vita a Milanino, come mi è capitato, è dal punto di vista didattico, un’esperienza incommensurabile. Il paesaggio e la sua cura, ti entra dentro, ti segna per sempre, e fa parte indissolubile del tuo codice genetico. I coni ottici di parterre erbosi infiniti su cui giocare, costituiscono qualcosa di indimenticabile. Scorrazzare in bicicletta, per vie alberate con nomi di alberi e fiori, in cui la mobilità automobilistica è ridotta, una vera e propria lezione di vita. In via dei Tigli, si può apprezzare, quando è la stagione il profumo mieloso dei fiori del tiglio; in via degli Ippocastani, rimirare a primavera la copiosa fioritura bianca degli ippocastani. In estate i villini esondano di colori e le alberature delle vie, consentono passeggiate nella frescura anche nelle ore più calde. Ovunque, soprattutto al sorgere ed al tramonto, un cinguettio si diffonde in tutte le direzioni dagli alberi. E dietro al Milanino, la cascina, dove una volta si andava a prendere il latte e la verdura, “mangiandosi” quel paesaggio delizioso. Quindi se il paesaggio è intelligente, sia esso urbano o agricolo, può essere una fonte didattica indispensabile, che segna la storia della vita degli uomini.  Ritornare a fare “paesaggi intelligenti” questa dovrebbe essere la missione che ci compete: ed invece……….

Il piano urbanistico di Milanino, concepito, dalla borghesia milanese quale “città ideale” per vivere, nei primi anni del Novecento, venne iniziato a costruire nel 1909 (il progetto è del 1907). L’impianto urbanistico sostanzialmente fu pensato strutturato su due assi principali, e da una serie di vie minori (su cui si affacciano i lotti edificabili), dall’andamento sinuoso. I due assi “portanti” sono: un grande viale alberato che taglia la città, viale Buffoli, sistemato a giardino; ed un’altro, più urbano, al cui lato scorre la linea tramviaria per Milano, viale Cooperazione. Rigorose norme edilizie definiscono la decorazione delle fronti, l’altezza delle case, le recinzioni. Innovativi per l’Italia, sono i progetti e la realizzazione degli impianti stradali di fognatura, dell’acqua potabile, dell’illuminazione. Agli inizi del Novecento, si stava sviluppando il movimento anglosassone delle “garden cities” , e Milanino fu costruita prendendo a modello le nuove cittadine inglesi di Hampstead, Letchworth, ecc..

Viene costituita la Cooperativa inquilini che presto conta migliaia di soci. Nel 1913 le costruzioni di villini, ed edifici di servizio, sono oltre cento. Viene creato un centro di servizi, lungo viale Cooperazione, con un importante spaccio, un edificio pluripiano lungo ed imponente. Con la guerra e la Prima Guerra Mondiale (1915/18) il  progetto ambizioso di Milanino entra in una crisi profonda. Alla fine della seconda guerra mondiale (1945) Milanino, in completa stasi, è edificata per circa la metà. I regolamenti edilizi mutano e la speculazione edilizia  accelera l’aggressione alla città giardino. Alcuni importanti edifici vengono profondamente trasformati, altri abbattuti, per far posto a più consistenti volumetrie, soprattutto a partire dagli anni sessanta/settanta. Una petizione popolare con una precisa richiesta alla Regione Lombardia perché disponga sull’intero villaggio il vincolo ambientale previsto  dalla legge 1497/39, viene consegnata negli anni ottanta . Nel 1984,  l’assessore regionale al Coordinamento  per il territorio e l’urbanistica, appone  il vincolo. Milanino ottiene così il riconoscimento del suo valore culturale, sociale,  architettonico e urbanistico. Dal 9 giugno 1997 la Regione Lombardia ha attribuito al Comune di Cusano Milanino la subdelega per l’applicazione del vincolo. Nel 2010 la Giunta Regionale con la pubblicazione della deliberazione 10 febbraio 2010, relativa ai Comuni di Cinisello Balsamo e Cusano Milanino, rende operativa la dichiarazione di notevole interesse pubblico del Sobborgo giardino di Milanino e del quartiere Regina Elena (articolo 136, lettere c e d, decreto legislativo n. 42/2004).

Oggi per Milanino, si sta attuando una nuova aggressione sistematica alla sua integrità, tutelata per Legge. Una vera e propria “cementificazione” puntiforme e diffusa. Secondo l’attuale PGT (Piano di Governo del Territorio) adottato dall’infelice Giunta Comunale lo scorso 5 dicembre 2011, chi abita nel quartiere del Milanino potrà aggiungere volume. Infatti si passa da un indice di 0,65 metro cubo/metro quadrato a 1,05 mc/mq. Significa, in parole più semplici, che prima per un metro quadro di casa si sarebbe potuto aggiungere 0,65 metri cubi, oggi 1,05. Un “regalia” , che si applica nell’area del Quartiere dei primi del Novecento, che ricade sotto un vincolo regionale di interesse storico-paesaggistico.

Nel PGT l’indice viene riportato come 0,35 mq/mq, ovvero si presenta solo sotto forma di estensione in superficie, che però moltiplicata per 3,00 metri di altezza virtuale, porta ad un incremento volumetrico di 1,05 mc/mq.

Poi sempre nel PGT di Cusano Milanino, con l’inserimento del piano per l’area ex Pirelli, si ratifica una distruzione sistematica di una memoria storica produttiva, che è parte integrante della Città Giardino. I bellissimi capannoni, verranno rasi al suolo, per fare spazio alle solite abitazioni ed a spazi commerciali. Insomma ”volume senza senso”, probabilmente invendibile, avulso dalla “memoria” della Città Giardino. Mentre tutto potrebbe essere facilmente recuperato, insediando lì funzioni “intelligenti” e nuove.

Sempre come “aggressione” alla Città Giardino, che necessita di “fasce di rispetto e di tutela”, le aree del Parco agricolo del Grugnotorto (P.L.I.S. – Parco Locale di Interesse Sovracomunale) subiscono nel PGT di Cusano Milanino una loro “perdita di importanza”. Queste aree rappresentano invece l’ultima risorsa di un territorio dove si è attuata nei decenni scorsi una politica di consumo esasperato di suolo agricolo, che deve essere rallentata ed interrotta con apposite prescrizioni e strumenti urbanistici. Quindi, nel Piano di Governo del Territorio, queste aree dovrebbero essere inserite quali suoli prioritari, che ne assicuri, nel corso del tempo la loro tutela. Invece così non sta avvenendo.

E poi c’è il grande, ed architettonicamente banale, centro residenziale e commerciale “Esselunga” (in corso di costruzione dal 2015), che ha cancellato per sempre l’area industriale ex Gerli, che poteva tranquillamente essere riqualificata inserendovi le stesse funzioni………

Appunto : eutanasia sistematica di una Città Giardino

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Le Gole della Breggia


Le Gole della Breggia (tra Chiasso, Balerna, Morbio in Svizzera) sono un paesaggio naturale veramente eccezionale, di grande ed attualissimo interesse per la ricerca e di notevole valore didattico. La prima volta che ci sono stato, più di venti anni fa, in compagnia di un caro amico, Federico, il Parco nemmeno esisteva. Poi ci sono tornato con costanza, più volte, ed ho visto nascere questa meraviglia, che solo chi ha “la testa” in Europa ed uno “sguardo per il futuro”, ha potuto concepire. In Italia ciò sarebbe stato inimmaginabile, perlomeno in quegli anni di inizio millennio (2000).

La bellezza incommensurabile delle gole è stata come ripulita dalle presenze di un’industrializzazione selvaggia, presenze che non sono state cancellate, ma come re-interpretate, per divenire “acceleratori” di qualità, strumenti di “esaltazione” di un luogo ineccepibile e bello sia dal punto di vista geologico, che paesaggistico. Una vera e propria opera di “salvataggio del paesaggio”.

ll percorso parte dal parcheggio del Centro Commerciale di Chiasso, per poi proseguire dal Mulino del Ghitello (Centro visitatori) e costeggiando il fiume Breggia si incontrano successivamente la vecchia cementeria, il ponte di ferro, il complesso del Pastificio (Birreria) e la grande cementeria Saceba (Holcim). La serie di opifici copre un periodo che va dal 1600 a oggi è testimonianza “viva” del lavoro che qui è stato svolto in centinaia di anni.

Oltre la grande cementeria e dopo aver attraversato il fiume, si risale la Val della Magna, lungo il sentiero del Settecento, per raggiungere il colle di San Pietro, sul quale si trovano i resti di un castello medioevale e la Chiesa Rossa. Da questa posizione si gode una bellissimo panoramica paesaggistico del Parco. Il tutto è un sapiente intercalare delle meraviglie paesaggistiche (polle, gole, ecc.)  e geologiche, che il fiume, nel corso dei millenni ha disvelato.

Il recupero, moderno ed attuale della grande cementeria Saceba, sta generando un vero e proprio monumento dell’industria, che diventerà, con la nuova destinazione (museo, accoglienza, congressi, ecc.) un epicentro destinato a “costruire” il futuro paesaggistico di questa parte del parco.

Dato che è un luogo eccellente vicinissimo a Milano, circa 50 chilometri, una visita a questo parco “work in progress”, per ci ha a cuore il paesaggio, è cosa quasi dovuta.

http://www.parcobreggia.ch/

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GranTorino


Torino è molto diversa da Milano. Ha tutto quanto non ha Milano, per essere una città europea. Intendo con ciò soprattutto la presenza, comune a quasi tutte le città importanti,  di un elemento geografico “forte” : un fiume, delle colline attorno, un lago, ecc., che restituiscano l’originaria bellezza di quel posto che ha invogliato le genti ad insediarsi lì. Milano, invece, purtroppo, è solamente un incrocio viabilistico, tra la dorsale est – ovest della pianura padana e la direttrice nord – sud che conduce ai valichi alpini. Chi si è insediato nel luogo dove poi sarebbe sorta Milano, non lo ha fatto anche per un motivo estetico, lo ha fatto esclusivamente per un motivo funzionale. Presidiare un incrocio. E’ quindi ovvio che Milano abbia la Torre Velasca (torracchione medioeval-liberty- brutalista di cemento con dei contrafforti improbabili da sembrare un pacco e non un palazzo di 27 piani), che da molti viene considerato uno degli edifici più brutti del mondo, mentre l’elegante Torino abbia edifici esteticamente rilevanti, come la Mole Antonelliana.

http://www.lettera43.it/attualita/la-torre-velasca-e-fra-le-piu-brutte-del-mondo_4367545855.htm

E’ altrettanto ovvio, che le trasformazioni che si stanno attuando in ambedue le città, a seguito della dismissione della grande industria, abbiano due cifre stilistiche molto diverse. A Milano, si continuano a costruire grattacieli, progettati da architetti stranieri ottuagenari, mentre a Torino, le trasformazioni sono più accattivanti, affidate a progettisti italiani, perseguono quell’eleganza, nelle forme e nei colori, nonché nei materiali, che è la cifra stilistica italiana nel mondo. Ecco, in tal senso una gita a Torino può restituire un’immagine di città, tendente all’alta qualità. La ricerca di una architettura che tenta anche di guardare al “paesaggio urbano”.

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Zug, Zugo


ZUGO UNO – La Bossard  Arena è il primo stadio di hockey su ghiaccio della Svizzera realizzato con  il certificato Minergie (Label Minergie-ECO). Il calore generato nella produzione del ghiaccio non viene disperso, ma viene riutilizzato in una centrale cogenerativa anche per il riscaldamento del palazzo Uptown, la torre annessa  di 18 piani, che pure soddisfa i criteri sul contenimento dei consumi energetici Minergie. Se poi si aggiunge al “sistema” una pompa di calore alimentata con l’acqua del lago di Zugo, che approvvigiona di  energia il ristorante, gli uffici, i negozi, gli appartamenti e la skylounge nel grattacielo si ha una delle reti per il caldo ed il freddo, più efficienti mai installate. L’impianto fotovoltaico sul tetto dello stadio produce circa 200.000 kWh di corrente all’anno, una quantità più che sufficiente per soddisfare il fabbisogno di una quarantina di famiglie medie. Allo stadio sono aggregati il palazzetto curling e la palestra d’allenamento di vecchia costruzione. Nella stessa zona, attorno ad una piazza,  si situano la palestra sportiva, una palestra di ginnastica e 3 livelli con circuito da corsa, parete per arrampicata e sala allenamento e riscaldamento  al di sopra degli spogliatoi.  La Bossard Arena sorge nella zona ovest della città di Zugo sulla Arenaplatz. Il  palazzetto del ghiaccio può contenere  oltre 7000 posti (di cui 4500 seduti). Costruita tra il 2008 ed il 2010, l’edificio è frutto di un concorso di idee (2004) vinto dallo studio degli architetti associati  : Scheitlin Syfrig Architekten AG, Lucerna. LeutwylerPartnerArchitekten, Zugo.

ZUGO DUE – Il giapponese Tadashi Kawamata (nato nel 1953) ha realizzato negli anni compresi fra il 1996 e il 1999 una galleria “open air” che attraversa Zugo nell’ambito di un progetto relativo all’allestimento di una collezione con il Kunsthaus di Zugo. Cinque interventi hanno tracciato un percorso  paesaggistico che dalla Kunsthaus, giunge ad un’area naturale protetta attraversando il centro storico e percorrendo la passeggiata sul lungolago. Un percorso museale inusuale, di grande valore paesaggistico.

ZUGO TRE – La pittoresca cittadina di Zugo, situata nella svizzera centrale, ha una stazione ferroviaria frequentata giornalmente da almeno 30.000 passeggeri, posta all’intersezione di due linee ferroviarie molto importanti. Da qualche anno, questo luogo, ha cambiato volto e si è trasformata in un modernissimo edificio multifunzionale di vetro ed acciaio. Grazie all’intervento dell’artista californiano James Turrell, l’edificio, che di giorno è un’insospettabile palazzo trasparente e inondato di luce naturale, si trasforma nelle ore notturne in un’opera d’arte. Integrati nella struttura dell’edificio numerosi apparecchi RGB (a LED) creano giochi cromatici “graduali” ed estremamente suggestivi. Rosso, verde, blu, bianco e giallo si avvicendano nella hall illuminando la facciata di toni in contrasto con quelli dell’atrio. Il ritmo dei questi cambi di luce e la modulazione dei colori sono stati decisi da Turrell: si alternano intervalli brevi e lunghi, il salone appare ora luccicante, ora mistico, ora misterioso. Come in una sinfonia di luci !

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NYC paesaggio per il futuro


 Columbus Circle Twin Tower

 Skyscraper

Central Park – Scoiattoli

Central Park – Center Drive

Central Park – Bridge

Central Park – Garden 

Andare a New York in primavera è assistere ad uno spettacolo, in cui “artificiale” e “naturale”, danno il meglio di sé sotto la luce magica dei radenti primaverili.

New York è una città che ha “riconosciuto” tre temi da affrontare per il futuro : A) Crescita costante della popolazione da qui al 2030. B) Infrastrutture cittadine obsolete e non in grado di sopportare la crescita di popolazione prevista. C) L’ambiente cittadino è sempre più a rischio e non più in grado di essere foriero di una qualità di vita per le persone che vi risiedono.

Quindi dal 2007, tutta la città (Sindaco Bloomberg in testa) si è data un programma il “PlaNYC 2030”, per porre rimedio a questa situazione.

http://www.nyc.gov/html/planyc2030/html/home/home.shtml

Per PlaNYC l’accesso agli spazi aperti è una priorità assoluta, e prevede quindi di garantire, ad ogni cittadino di New York, l’accesso a piedi di un parco con un percorso di 10 minuti dalla propria abitazione. Aree di ristoro, di riflessione e di tranquillità, in cui : giocare, leggere, sostare, fare sport, ecc..

Sono così nate iniziative di partnership amministrazione/cittadini, tipo “Million TreesNYC” per piantumare entro il 2017, in città, oltre un milione di nuovi alberi. I residenti possono farsi coinvolgere, richiedendo alberi per le loro strade, o facendo volontariato per aiutare a organizzare i programmi di rimboschimento. Sono nati anche programmi di formazione nel campo dell’orticoltura, della potatura, del restauro ecologico dei parchi, ecc..

http://www.milliontreesnyc.org/html/home/home.shtml

Si sono così combinati gli sforzi da parte della pubblica amministrazione e dal basso, dai cittadini, per salvaguardare, ampliare e aprire nuove risorse a parco pubblico e re-inverdire il paesaggio cittadino. Questo progetto, ambizioso, ma che si sta attuando, consentirà alle generazioni future di cittadini di New York City di ereditare una città più verde e più grande, con un paesaggio urbano nuovo sicuramente più sano.

Se andate a New York City in primavera (o in qualunque altra stagione), andate soprattutto nei parchi : High Line Park, Brooklin Bridge Park, Hudson River State Park, East River Park Esplanade, Randall’s Island, Governor’s Island, ecc.., vi si aprirà un paesaggio nuovo, anche dei grattacieli e dell’architettura: inusuale, “rivoluzionario”. Un paesaggio che è già “futuro”.

http://nytelecom.vo.llnwd.net/o15/agencies/planyc2030/pdf/planyc_2011_parks.pdf

E poi se volete fare qualcosa di diverso, eseguendo uno “striscio” del Paesaggio dello stato di New York, andate a Beacon al museo DIA, in treno lungo l’Hudson River.

https://costruttoridifuturo.com/2011/10/28/nabisco/

Central Park

Trump Tower

Skyline

Brooklin Bridge

Ground Zero

Wall Street – Sede della Borsa NYSE

The Cooper Union – Morphosis

Time Square

Renzo Piano – sede del New York Time

Central Park – Jacqueline Kennedy Onassis Reservoir

Apple Store

High Line

High Line

Frank O. Gehry – Edificio ad uffici

Giardino interno al MOMA

Time Square

Aero Saarinen – Terminal JFK

Dall’Empire State Building di notte

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Giallo


L’impianto sportivo Seefeld Horw, realizzato negli anni 2002 – 2006, dallo studio Armando Meletta e Ernst Strebel (http://www.msz-architekten.ch/index.php), è una lunga stecca gialla orientata est/ovest, con i lati corti nord/sud. Si tratta di un’opera di paesaggio, che segna l’accesso a lago di questa parte di Seefeld-Horw e segna come un’argine il mitico monte Pilatus.  L’edificio è stato coerentemente concepito per essere di supporto alle attività sportive del campo di calcio e di atletica e si sviluppa su due piani : il piano terra ospita le sale pubbliche ed i  servizi igienici. Verso la fermata dell’autobus è rivolto lo spazio per il cassiere dell’impianto. Il club-ristorante con un patio coperto e una piccola cucina si trova al centro dell’intero sistema, con riferimenti diretti ai parchi sportivi e campi da gioco storici. Le scale fungono da “cerniere” tra il piano terreno ed il piano primo e conducono al portico a “ballatoio” del piano superiore, che si estende per tutto il lato sud, fungendo anche da tribuna coperta. Da quì si può anche accedere agli spogliatoi, agli uffici ed ai servizi igienici. Il tutto si configura come un sistema flessibile altamente accattivante e colorato. Lunghe finestre a nastro permettono alla luce naturale di illuminare gli ambienti, senza compromettere la privacy degli spogliatoi. Il rivestimento delle facciate è in pannelli di legno truciolare, verniciati a spruzzo di giallo, montati come una facciata ventilata (il coibente è in lana minerale). La struttura dell’edificio è in cemento armato. Impianti solari passivi consentono di riscaldare con consumi contenuti tutti gli ambienti e riscaldare l’acqua delle docce. Un piccolo edificio intelligente e di ottima fattura architettonica, che caratterizza questa parte della piana di Horw che conduce al lago.

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A day in San Gimignano


In cinque siamo partiti da Milano, da Piazzale Bausan alla Bovisa, alle ore 7,15. L’obbiettivo, non dichiarato, era quello di fare uno “striscio paesaggistico” dalla Lombardia alla Toscana.  La tappa finale del nostro viaggio era San Gimignano. Attraversando la città ancora “dormiente”, in un sabato dei primi di marzo e provenendo dal tessuto urbano disastrato ed incoerente della trasformazione della Bovisa, che tarda ad arrivare, ci si accorge della massa di automobili che infesta questa città. Accatastate sui marciapiedi, sulle aiuole, in doppia e tripla fila, ovunque, le auto disegnano il paesaggio urbano milanese (In media ogni 1000 abitanti in Italia esistono 768 veicoli – a Milano sono 810 ogni 1000 abitanti). Veloci, nella tranquillità di una mattinata serena e fresca in cui il picco delle micropolveri sottili, non ammorba ancora l’aria, in circa quindici minuti, entriamo nella Tangenziale Est a Lambrate. Dal rilevato autostradale, il paesaggio della periferia est milanese appare in tutta la sua tragicità, dove le strutture viabilistiche ed una teoria di capannoni e residenze, oscurano l’orizzonte. Superato il casello autostradale dell’Autostrada A1, procediamo lesti in direzione Bologna, la pianura agricola, in maniera prepotente conquista l’orizzonte paesaggistico, dimostrando che qui è ancora forte, nonostante sia tempestata qua e là da complessi industriali e logistici di dimensione impressionante, che irridono la dimensione cadenzata delle cascine agricole. All’Autostrada A1, da Piacenza, lentamente si avvicina il fascio di binari dell’Alta Velocità, costruendo così una struttura antropica, un “muro di cemento” di rara ignoranza paesaggistica. I pochi provvedimenti di mitigazione appaiono poca cosa ed i ponti, che scavalcano questo apparato (A1 + TAV), quasi comici nella loro “gobbuta” e “stupida” elevazione verticale. Si procede così, senza grande affanno, sino a Bologna, vista la quasi totale assenza dei TIR che caratterizzano, con lunghe colonne, i giorni feriali di questa arteria che collega il nord al sud Italia (soltanto il 9% circa delle merci è caricato sui treni, dati al 2009 : si tratta di una delle percentuali più basse di tutta Europa, in Germania, è del 21%, e la media europea è del 17%).

Da Bologna, o meglio da Casalecchio di Reno,  veniamo “intubati” nel nuovo percorso, in costruzione, della A1, la così detta “Variante di valico”, che tra tunnel e barriere anti-rumore, nega la vista di questa parte di paesaggio. Da Sasso Marconi, o giù di lì (La Quercia), si ritorna sul vecchio tracciato, da cui si gode, lo scempio paesaggistico in atto nell’Appennino Tosco-Emiliano con la costruzione della “Variante di Valico” tra La Quercia ed Incisa. Un’opera impressionante, che spesso, troppo spesso costituisce un raddoppio del vecchio tracciato, che non verrà demolito. Tra deviazioni, frane, modifica delle falde acquifere, ecc. l’opera tarda a concludersi ed i costi sono lievitati considerevolmente.

Come scrive Salvatore Settis, nel suo bel libro “Paesaggio, Costituzione, Cemento” (Ed. Einaudi 2010) : “ la Repubblica italiana fu il primo stato al mondo a porre la tutela del patrimonio culturale e del paesaggio (art. 9 della Costituzione italiana)”, ma poi questo spirito di tutela, tradottosi anche in Leggi quali la 1089/39 e la 1497/39, sembra essersi polverizzato in una miriade di normative locali e di controversie, tanto che oggi, lo scempio paesaggistico, appare un’attività a cui i soggetti interessati partecipano nell’indifferenza più totale.

Siamo arrivati a San Gimignano verso le 11,00 e dopo un accurato sopralluogo della città murata e turrita, ed aver osservato l’ameno paesaggio dei dintorni, sensualmente ondulato ed “operato nei secoli” dall’agricoltura come un pizzo; davanti al un piatto di Pici cacio e pepe, e ad un bicchiere di vino rosso del Chianti, viene logico porsi alcune domande e darsi qualche risposta.

Innanzitutto il Paesaggio è estremamente difficile da cogliere, con un solo sguardo, in quanto complesso e multi-sfaccettato (come scrive Settis), però è anche vero che quello che abbiamo visto, tra Milano e San Gimignano, è innanzitutto frutto di una incapacità di governare il sistema complesso della “bellezza italiana” o di una “senziente” deriva verso obbiettivi progettuali anti-paesaggistici, più che di un’incapacità di “cogliere” il significato di questo Paesaggio che si sta sistematicamente fagocitando. Lo cogliamo benissimo il Paesaggio, ma tutti assieme : operatori pubblici e privati, nonché gli stessi Cittadini, opponiamo a questo “scempio paesaggistico”, il “volgere lo sguardo”. Come scrive Giovanna Meandri, nel suo intelligente libro “Cultura, Paesaggio, Turismo” (Ed. Gremesse 2006) : “Non possiamo permettere che l’Italia continui a sprecare una delle sue risorse migliori: la sua bellezza, la sua cultura, i suoi paesaggi unici. Sono risorse strategiche, non delocalizzabili nel mercato globale, che né la Cina, né l’India possono sottrarci e su cui abbiamo interesse ad investire……Il Paesaggio, l’ambiente, il patrimonio e la produzione culturale costituiscono un immenso valore in grado di sviluppare una filiera produttiva che può garantirne la tutela, favorirne la fruizione e creare nuove imprese e nuova buona occupazione.”

Ecco secondo me, non si tratta di vagheggiare un Paese Italia senza autostrade, senza treni ad alta velocità, senza grande industria, ma di incominciare a progettare una nazione in grado di pensare ad uno sviluppo in cui  “Fare Paesaggio” sia l’epicentro di una maniera per affrontare la costruzione del futuro. Ecco quando si progetta un’infrastruttura, un edificio, una città, al centro deve esserci, oltre alla sua utilità effettiva, i suoi costi, la maniera di come la inserisco in un sistema produttivo in cui il Paesaggio (come dovrebbe ovvio essere) è al centro delle desiderata degli operatori privati e dei Cittadini, nonché l’obbiettivo primigenio dello Stato.

Diverrà quindi logico, non eseguire uno “scempio paesaggistico”, ma fare in modo che si adottino tutti quei provvedimenti, anche di condivisione democratica con i Cittadini, in grado di ridurre il più possibile l’impatto sociale e paesaggistico, ed il consumo di suolo, per qualunque opera (anche la più piccola) si inserisca nel Paesaggio.

Il Paesaggio, per come lo intendiamo noi umani è sempre il frutto di un “contrasto equilibrato” tra  ambiente naturale e/o antropizzato e spazio costruito realizzato dall’uomo. Proprio come a San Gimignano, dove alla bellezza della città murata e turrita, si antepone un territorio agricolo altrettanto bello.

Alle 16,30 abbiamo ripreso la via per ritornare verso casa, dove siamo arrivati attorno alle 20,00 dopo 356 chilometri.

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bbarc


In un quartiere di nuova concezione, a nord di Basilea (St. Johann), vicino al Forum Novartis, da poco è stato inaugurato il “possente” Volta-Zentrum. Si tratta di un edificio  in calcestruzzo a vista, bianco, che di fatto sta divenendo un punto di riferimento nella città esterna. Molte delle pareti esterne di quest’edificio multisfaccettato, modellano e creano lo spazio pubblico esterno, che fa parte anch’esso dell’intervento. Ne nasce una “spazialità espansa”, in cui l’edificio, diventa il fulcro visivo e prospettico dell’intorno urbano, coinvolgendo la Stazione di St. Johann, le vie contermini, il cavalcavia vicino, ecc..

Così l’insieme della fermata del tram, la Stazione, la nuova organizzazione spaziale della piazza e il Volta-Zentrum stesso  conferiscono al luogo una nuova identità, accattivante e molto urbana. Una grande scala a chiocciola nera, l’abitabilità insolita del “sotto cavalcavia”, l’essenzialità degli arredi urbani, fanno di questa piazza, un luogo eccellente dello “stare” e della socialità urbana.

Il “monolite”, esaltato dalla luce e dal calcestruzzo a vista, appare come una struttura dinamica e polivalente, che comprende spazi commerciali e appartamenti raggruppati intorno a due cortili interni.

Ultime quattro immagini tratte dal sito dei progettisti

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