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Builders of the future

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Dasir

Il Portello dalle “Grandi Orecchie”


Girare in maniera a-finalistica nell’area che fu dello stabilimento Alfa Romeo al Portello di Milano, consente di valutare i due interventi ex novo che si stanno attuando, alla destra ed alla sinistra della sopraelevata Renato Serra, in attuazione dell’Accordo di Programma “Progetto Portello” PII (Piano Integrato d’Intervento) in Variante al PRG vigente, in fase avanzata di ultimazione, prevista per il dicembre 2012.

Gli edifici di Cino Zucchi (e soci), già ultimati, si succedono a generare uno spazio urbano accattivante e sofisticato, apprezzabile proprio la differenza degli oggetti architettonici, che riescono insieme a generare un “paesaggio urbano” che trova nel parco (montagnetta conoidale e nel lago circolare) la sua logica sublimazione. Anche il centro commerciale, seppur più rozzo, progettato dallo studio Valle di Roma, si inserisce ottimamente nel layout urbanistico e nei profili architettonici.

Se da un lato si può già apprezzare nella sua finitezza, l’intervento colto e raffinato progettato dell’architetto milanese, per altro già con parte del rivestimento in piastrelline che si stacca, dall’altro, il completamento parziale di quello che è stato progettato dal parmense  Guido Canali (e soci), rivela già degli aspetti  molto inquietanti.  Le grandi “orecchie fragili”, inutili e gratuite,  che spuntano dalle coperture, fanno da contraltare ad un costruito denso e sinceramente poco raffinato, perché monotono e ripetitivo. Che dire poi dei grandi “spicchi di grana” (ovviamente parmigiano) che incapsulano gli edifici di terziario, un vero e proprio obbrobrio, sancito da facciate anonime e tristi. Marco Zanuso, a cui è intestata una via quì al Portello, si rivolterà nella tomba.

Gli apparati dell’architettura di Canali, non riescono a nascondere lo scempio volumetrico che lì si sta attuando, generando un paesaggio urbano triste. Dall’altro lato del cavalcavia invece  è stato abile Zucchi a generare un “meccanismo” più sofisticato, dove il volume viene gestito, “manipolato” anche graficamente,  per costruire la città.

Ecco forse è meglio che Canali, ormai al tramonto della sua “luminosa” carriera, ritorni a fare quello che sa fare da sempre, e cioè a confrontarsi solamente con l’esistente ed  il restauro, in cui ha saputo restituirci dei capolavori “magici”.  Mentre Zucchi , qui al Portello, dà l’ennesima prova di maturità,  da ormai consolidata archistar, in grado di muoversi su più fronti.

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In merito alla correttezza


Roma – Adalberto Libera : Palazzo dei Ricevimenti e Congressi, 1939- 1954.

Ma cosa significa essere corretti nel campo dell’architettura, dell’urbanistica, del paesaggio? Di solito, il termine “corretto”, viene utilizzato per definire un progetto che persegue delle finalità morfologiche, tipologiche, compositive e tecnologiche, adatte per un determinato luogo in una determinata epoca. Spesso, con il termine “corretto”, mediando dalla logica matematica,  è stato erroneamente definito, ogni progetto che persegue finalità geometriche : sezione aurea, regole di Fibonacci, ecc.. Oppure, all’opposto, soprattutto oggi, applicando con rigore la trasgressione del termine,  è facile produrre un progetto che “delira”, dal punto di vista solamente estetico, secondo i presupposti, le mode, il design, tipici di un periodo.

Certamente corretto era, ad esempio, il Palazzo dei Congressi di Adalberto Libera all’Eur di Roma, viene da chiedersi se il Nuovo Centro Congressi sempre all’Eur di Massimiliano Fuksas sia trasgressione della correttezza, o edificio corretto.

Scrive Enrico Thovez nel suo bel libro “Il viandante e la sua ombra “ (Napoli, 1933) : “ Torino, questa città di cui si parla con rispetto per le sue benemerenze patriottiche, ma con un sorriso di commiserazione per la sua monotonia uggiosa, sarebbe la più bella città del mondo se la sua pianta fosse diversa, se le sue vie non fossero tirate a squadra, se le sue case avessero un altro aspetto, e se i torinesi somigliassero meno alle loro case e alle loro vie; ma soprattutto se non avesse avuto la sventura di essere tenuta a battesimo da un popolo senza gusto.” . E’ chiaro che qui emerge una visione molto diversa del termine, data da una regola logica individuale e quindi personale, così personale da rendere “non corretto” ciò che ai più, risulta invece estremamente corretto e rigoroso.  Ecco la “rottura sistematica” della correttezza (rottura spesso gratuita), sia nelle discipline architettoniche, che in moltissime delle manifestazioni umane (ad esempio i rapporti tra le persone), appare oggi, nella società super-fluida del 2.0, abituata a vivere in una dimensione  di continua guerra economica, come una regola costante incontrovertibile. Ma è un bene o un male ciò? Difficile dirlo, certamente dal mancato rispetto della “regola della correttezza” ed all’opposto della sua trasgressione consapevole, si viene a creare una condizione “sospesa” in cui è più facile fare dei morti che dei prigionieri.

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Alla fine dell’Europa


L’Europa finisce a Gibilterra (una delle Porte d’Ercole), dove il costrutto geologico del continente, si impenna a generare improvvisamente la rocca. Dopo, un mondo d’acque l’Oceano Atlantico, ed a pochi chilometri, oltre lo stretto (che è ancora mediterraneo), l’enclave di Ceuta e poi l’Africa. Il paesaggio è come se quì finisse. La Rocca assediata come è, da macachi semi – selvatici, sembra un luogo straniante, assurdo,  dominato da un paesaggio ameno, che nelle giornate serene, consente di apprezzare i contorni del continente africano. Salire in cima alla Rocca di Gibilterra, restituisce il senso di cosa sia il significato del termine : “Per paesaggio si intende il territorio espressivo di identità, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali, umani e dalle loro interrelazioni”. Ecco credo che a Gibilterra si possa veramente percepire il significato più intimo di un termine “Paesaggio” che le parole spesso non riescono minimamente a tradurre. E lo sguardo, ancestrale e sincero dei macachi, che con insistenza chiedono cibo, dia anche molte risposte su come sia doveroso per noi umani (all’apice di un sistema evolutivo biologico planetario) salvaguardare questo paesaggio, o perlomeno quel poco che ne rimane.

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Tra le nuvole


Mentre il mercato immobiliare milanese langue, ed è a “crescita zero”, tanto che molti appartamenti ed uffici non riescono ad essere piazzati sul mercato, l’unico mercato che rimane pimpante è quello delle residenze esclusive, di lusso estremo. Ma fino a quando?

A due passi da Corso Como, all’angolo della Via del Nord, con Melchiorre Gioia, sta sorgendo il grattacielo Solaria (http://www.residenzeportanuova.com/it/residenze-solaria/), progetto dello studio Arquitectonica (http://arquitectonica.com/), epicentro dell’intervento di Porta Nuova, che con i suoi 34 piani (ed oltre 143 metri di altezza) sarà l’abitazione residenziale  più alta d’Italia.  Un edificio, la torre Solaria,  dalle finiture di prestigio, ad alta sostenibilità, certificata dal sistema Leed . La proprietà Hines Italia (una società nata nel 1999 dal gruppo texano Hines) non si sbilancia, ma pare siano già stati venduti quasi il 50% degli alloggi dei piani bassi, quelli più “economici”. Si va dai 7.000 ai 9.000 euro per metro quadrato. Il lotto degli attici, appartamenti esclusivi  “al top” (triplex e penthouse) dalle pezzature quasi da villa (da 250 mq. Fino a più di 650 mq.), con piscina ed ascensore privato, verranno messi  in asta, con quotazioni che presumibilmente potranno raggiungere  tra i 16.000 ed i 20.000 euro per metro quadrato. Per gli interessati  l’iter è un po’ elitario: si accede alla lista offerte e si prenotano lotti solo previa cauzione di cinquemila euro. Chi si prenota però può giovarsi di rendering virtuale che di ogni casa, simula in maniera realistica la vista dall’interno e altre cosucce di sicura esclusività. La riffa, con questi “folli numeri” tra i megaricchi, lassù in alto,  non ha nessun ritegno, tanto che di quello che succede molti piani più sotto, e cioè la crisi mondiale ed europea, credo non freghi minimamente a nessuno.

Viene ovvio chiedersi se in periodi come questo esista un’etica dell’investitore immobiliare, ma visto il “fremito delirante” che pervade gli occhi degli assolutamente insospettabili partecipanti alla “riffa”, soprattutto italiani,  disposti a spendere qualunque cifra per assicurarsi una “postazione esclusiva tra le nuvole”, mi sa che la risposta viene ovvia. E’ anche logico chiedersi se un acquirente di un attico alla Torre Solaria, dopo aver speso per un triplex oltre 10 milioni di euro, si renda conto che siamo creature mortali.

Ed intanto il mercato immobiliare milanese langue, langue sempre di più, nonostante sia trascorso un anno, il 2011, all’insegna di una fragile stabilità . Se i prezzi tengono a Milano, non si può immaginare ancora per quanto, vi è una forte tendenza al ribasso nell’hinterland ed in tutta Italia. Diverso è il caso degli immobili terziari (uffici), dove il mercato è in “crollo verticale” verso il basso, e tantissimi sono gli immobili in affitto nuovi, ormai da anni non collocati.

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Stratford 012


Il Parco Olimpico, per Londra 2012,  è stato costruito su un’area enorme di oltre cento ettari a Stratford, una zona industriale degradata alla periferia est di Londra.

La riqualificazione urbana, secondo i concetti dell’urbanistica sostenibile, della riduzione di consumo di suolo, sono stati il motore per tutti i progetti realizzati. Una riqualificazione che adotta  alcune delle “invenzioni” sul futuro delle città inglesi proposte dalla “Urban Task Force”, diretta da Richard Rogers: la concentrazione dello sviluppo edilizio su suoli ex-industriali invece che su suoli agricoli, l’uso massimo possibile del trasporto pubblico, la riduzione del consumo di suolo e la mescolanza (Megamix) di funzioni residenziali, commerciali e terziarie.

A pochissime settimane dall’accensione del “fuoco olimpico” a Londra è quindi tutto pronto. Le  attrezzature dei Giochi Olimpici : Stadio, Velodromo, Centro Acquatico, Villaggio, infrastrutture per i servizi energetici, ecc.. E poi, un grande parco, sculture, diverse opere di arredo urbano, che migliorano le infrastrutture di trasporto. Particolare il  Villaggio olimpico che, a Giochi terminati, è destinato a diventare un quartiere residenziale / terziario, realizzato con il coinvolgimento di partner pubblici e privati, adatto a generare, in loco, nuovi posti di lavoro.

Nel Parco Olimpico sono stati poi progettati sistemi ecologici, dei  percorsi verdi che “penetrano” nel tessuto urbano dei quartieri circostanti (Hackney, Fish island, Leyton, Stratford, ecc.) e rendono l’area ex industriale, rigenerata, , più “vicina” al centro di Londra.  Al Parco si può accedere con il trasporto pubblico e con percorsi ciclopedonali. Insomma, un magnifico giardino che sarà una risorsa aggiuntiva per Londra.

Cinque principi basilari per l’attuazione della  sostenibilità per i Giochi di Londra 2012 : 1) contenere il cambiamento climatico, 2) riciclaggio spinto dei rifiuti, 3) aumentare la biodiversità dell’area, 4) particolare attenzione per salute, 5) inclusione sociale, soprattutto delle categorie deboli (giovani ed anziani in primis).

È stata anche creata ad hoc un’apposita società di scopo, l’Olimpic Park Legacy Company (OPLC – http://www.londonlegacy.co.uk/), che si occuperà di amministrare e gestire l’area per circa 30 anni una volta terminati i Giochi. I risultati di questa impostazione sembrano essere soddisfacenti non solo sotto il profilo ambientale ed ecologico, ma anche da quello economico, dato che nel business plan, i Giochi londinesi costeranno quasi la metà di quelli di Pechino 2008.

Tutte le strutture architettoniche e le infrastrutture realizzate per le Olimpiadi 2012, sono state sottoposte ad una preliminare valutazione prestazionale, svolta sulla base dei cinque principi di sostenibilità stabiliti e degli indicatori del Building Research Establishment Environmental Assessment Methodology (BREEAM – http://www.breeam.org/). Le procedure di certificazione energetica ed ambientale del Regno Unito sono molto restrittive in termini di sostenibilità e di approvvigionamento energetico e prevedono misure per la riduzione dell’impronta ecologica per tutto il ciclo di vita del progetto. Per compensare in parte il fabbisogno energetico  degli apparati olimpici  è stata appositamente realizzata a Eton Manor, a nord dell’area dei giochi, una turbina eolica, che, secondo la ODA (http://www.london2012.com/about-us/the-people-delivering-the-games/oda/) “produrrà l’energia equivalente al fabbisogno medio annuo di 1.200 famiglie”. La ODA ha inoltre sviluppato strategie per la riduzione dell’uso dell’acqua e la produzione di rifiuti.

Un altro aspetto molto importante, riguarda il ri-utilizzo dei materiali derivanti dalle demolizioni che hanno preceduto la realizzazione del Parco Olimpico e quelle che seguiranno dopo la conclusione. Diverse di queste ultime sono infatti attrezzature provvisorie che ospiteranno i Giochi 2012 e che dopo la conclusione dell’evento saranno smantellate e riutilizzate. E’ stato poi calcolato che oltre il 90% delle macerie derivate dalle demolizioni siano state recuperate e ri-utilzzate per costruire le nuove strutture.

L’impatto ambientale di Londra 2012, non riguarderà soltanto le strutture sportive e le realizzazioni urbanistiche ma anche lo svolgimento degli stessi “eventi” giochi olimpici. Sarà quindi adottata la metodologia di monitoraggio del footprint (Impronta ecologica di Mathis Wackernagel). Il comitato organizzatore, sostiene così di aver già evitato l’emissione in atmosfera di oltre 100mila tonnellate di anidride carbonica e ha inoltre messo in atto un programma di approvvigionamento sostenibile anche da parte delle ditte fornitrici dei prodotti, dal cibo alle attrezzature sportive.

Un altro aspetto importante preso in considerazione riguarda la mobilità elettrica al servizio delle Olimpiadi 2012 e della città di Londra. In tal senso è stato individuato un partner strategico  importante, la GE Energy Industrial Solutions che installerà 120 stazioni di ricarica per auto elettriche e che fornirà anche duecento vetture elettriche per gli spostamenti di atleti e dirigenti durante i Giochi. Al termine della manifestazione olimpica le stazioni di ricarica resteranno in eredità alla città e potranno essere utilizzate dagli automobilisti inglesi entrando a far parte della rete Source London, la più grande del Regno Unito e che nel 2013 conterà oltre 1.300 stazioni. Durante le Olimpiadi le stazioni di ricarica saranno invece utilizzate da appositi veicoli elettrici (BMW e Mini).

http://www.london2012.com/

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On golden lake


Lago di Ledro 

Bezzecca

Bezzecca – Museo Garibaldino

Chiesetta di Santa Lucia

Per definire un corretto equilibrio tra Natura ed Architettura, fatto che concorre a “strutturare” il significato del termine Paesaggio in ogni sua accezione, occorre innanzitutto avere dei parametri di riferimento. Ecco la Valle di Ledro (Trentino), per molti aspetti, racchiude ancora, nonostante l’esasperata antropizzazione di alcune zone, dovuta soprattutto al turismo ed al deleterio fenomeno (tipicamente italiano) delle “seconde case”, questo parametro, questa potenzialità, che spesso viene confusa con il termine bellezza. L’intero territorio ledrense è attualmente ripartito in sei Comuni : Tiarno di Sopra, Tiarno di Sotto, Bezzecca, Concei (Locca – Enguiso – Lenzumo), di Pieve (Pieve e Mezzolago), di Molina (Molina, Legos, Barcesino, Prè e Biacesa), in tutto, in valle si contano poco più di 5.000 abitanti. La Comunità di Valle, da pochi anni costituita, risulta molto attiva anche nella gestione del territorio e nella definizione futura degli assetti paesaggistici, soprattutto in funzione della prioritaria industria turistica .Dal giugno 2015 è stata dichiarata dall’UNESCO : “Riserva mondiale della biosfera”.

http://www.dolomitiunesco.info/alpi-ledrensi-e-judicaria-riserva-mondiale-della-biosfera/

Un’altitudine del fondovalle tra i 650 ed i 700 metri, un clima ottimo, soprattutto nei mesi estivi, mitigato, anche in inverno, dall’azione del vicino lago di Garda, hanno consentito lo sviluppo di una fiorente attività turistica, incentrata su un’accoglienza che non ha pari, soprattutto nelle disponibilità paesaggistiche.

La valle, presenta una lunga storia di occupazione umana del territorio, infatti si contano tracce nel bellissimo museo di Molina di Ledro, databili oltre due millenni prima della nascita di Cristo : Liguri, Nordalpini (palafitticoli) e, più tardi (200 a.C), i Galli, gli Euganei, ed i Veneti. Furono poi i Romani (15 a.C. – 476 d.C.) a dare una prima organizzazione alle popolazioni ledrensi. Significativa anche la lunga dominazione Austriaca, che ha caratterizzato tutto il Trentino, spezzata dai Garibaldini con la “epica” Battaglia di Bezzecca del 1866. In tal senso, come spesso avviene, la storia della “costruzione” del Paesaggio, coincide con  diversi modelli di organizzazione sociale delle comunità presenti sul territorio, e dalla loro capacità di utilizzare “bene” gli elementi presenti nelle vicinanza. Infatti in Valle di Ledro, la presenza di un lago e di numerosi corsi d’acqua, consentì di avere, sin dall’alba dei tempi una notevole disponibilità di questo importante liquido per la vita umana. Infatti l’interazione tra abbondanza d’acqua e opera umana (d’ingegno) ha connotato il paesaggio di questa valle meravigliosa. Semplifica Fernand Braudel: “Un po’ d’acqua e tutto all’interno dei continenti si anima” (La struttura del quotidiano – Einaudi – 1979), ed infatti qui a Ledro, la regimentazione del lago, ottenuta mediante una galleria discendente verso il Lago di Garda, consente di produrre energia elettrica in maniera intelligente ed ecologica. Un Paesaggio, quello della valle di Ledro, diviso tra la pastorizia (capre, pecore e mucche), i lavori di campagna (coltivazione delle patate e del grano saraceno),  l’economia del bosco (legna da ardere e legname per le costruzioni), che ha però avuto nell’efficienza delle vie di comunicazione la sua sublimazione imprenditoriale e commerciale prettamente turistica, che qui in valle, ha significato creare relazioni stabili con Riva del Garda (sull’omonimo Lago) e con Storo (nelle Giudicarie). Vie che nel caso della strada del Ponale, hanno rappresentato delle vere e proprie sfide ingegneristiche e paesaggistiche. Infatti, percorrere ancora oggi, in una bella giornata,  questa importante arteria, ora destinata esclusivamente ai ciclisti ed ai pedoni, rappresenta forse una delle più belle esperienze paesaggistiche di tutta Italia. L’attività, sia della Provincia Autonoma di Trento, che della comunità montana, ha consentito, negli ultimi decenni di intraprendere delle attività di recupero del Paesaggio, colte intelligenti e sostenibili : valga per tutte la bonifica del Biotopo di Ampola, una volta discarica di rifiuti, e  la sistemazione dei percorsi paesaggistici ciclo pedonali attorno al Lago di Ledro.  Anche l’inserimento di nuove architetture contemporanee (Pensione Elda a Concei, Centro Culturale Giovanile a Bezzecca), non è avvenuto in maniera “becera”, rifacendosi banalmente al passato, ma anzi, sublimandolo con citazioni colte e minimaliste. Quì in valle l’architettura ed il territorio, hanno saputo adattarsi e modificarsi alle esigenze di ogni epoca,  avendo come perno una visione attenta e colta delle finalità paesaggistiche. Invece il Paesaggio italiano ha subito (e continua a subire) un degrado senza precedenti, tanto che la bellezza della sua scena è molto compromessa, ecco una visita in valle di Ledro, consente ancora di percepire la possibilità di porre un argine a questo scempio, che passa sotto gli occhi di tutti, e forse addirittura consente di ipotizzare un programma per un possibile restauro.

Lago di Ampola

Ampola – Percorso didattico Biotopo

Tiarno di Sotto – Campanile

Lago di Ledro

Chiesa di Pieve di Ledro

Lago di Ledro

Lago di Ledro – Belvedere

Lago di Ledro – Mezzolago

Lago di Ledro – Besta Beach

Molina di Ledro – Museo palafitticolo – 1972

Museo palafitticolo

Museo palafitticolo

Val di Concei

Pensione Elda – Concei – progetto : arch. Lara Zoccatelli Riva del Garda – TN

Lago di Ledro – Imbarcadero

Spiaggia di Besta a Molina di Ledro

Val di Concei – Fienili storici

Val di Concei

Lago di Ledro – Scorcio

Lago di Ledro – On golden lake

http://www.vallediledro.com/lang/IT/homepage

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Delle Megastrutture


Si deve allo studio ABDR – http://www.abdr.it/site2010/ – (capogruppo Paolo Desideri) la realizzazione della nuova Stazione Ferroviaria di Tiburtina, intitolata a Camillo Benso Conte di Cavour. Un enorme edificio/ponte che intercetta trasversalmente il piano dei binari, creando, in quota (+ 9,00 metri dal piano dei binari) una “ponte abitato”, una “megastruttura” di 300 metri, larga 60 metri, in grado di collegare i due quartieri di Pietralata e Nomentano (una volta divisi dai binari). In totale 48.500 mq di superficie lorda di pavimento (negozi, bar, spazi museali, sale convegni, ecc.), frutto di un concorso internazionale del 2001. I lavori sono iniziati nel 2007, e sono quasi conclusi, la stazione però è operativa dal 2011. Costo complessivo dell’opera oltre 330 milioni di euro, dei 160 iniziali previsti. Passeggeri ipotizzati 150.000/200.000 al giorno, venti i binari.  Tanto metallo e vetro nei rivestimenti esterni, lastre di copertura in silicio carbonato colore  rosso e lamiere microforate in rame verde. Interni  di una ricchezza di finiture, molto alta, forse inadatte a creare un “luogo”.

Viene logico chiedersi come si è evoluto il ruolo delle “megastrutture”, come la Stazione Tiburtina, a partire dagli anni sessanta, in cui furono teorizzate da Banham, Maki, Tange e soci. Le megastrutture teorizzate  allora, regolavano la vita collettiva e la crescita della città in una realtà di massa, nascente, e rispondevano all’esigenza di costruire per numeri alti, in contesti urbani ad alta densità.
Le megastrutture sono state una risposta alla crisi della città dovuta al boom economico e demografico di quegli anni, ma sono anche l’evoluzione dell’ideale di “total architecture” del movimento moderno. Non a caso molte hanno un’impostazione “pop”, proprio per stemperare quella loro caratteristica, troppo spesso tecnicistica ed asettica. La megastruttura infatti, prende forma da una concezione totalizzante della progettazione architettonica e urbanistica, e rappresenta infine anche, un estremo tentativo di racchiudere in una forma architettonica la complessità della città, le sue continue e profondi mutazioni.

Quì a Roma, con la Stazione Tiburtina, Paolo Desideri, cita il Ponte Vecchio di Firenze, come se fosse possibile re-inventare un ponte-abitato di quella fattura. In realtà ci troviamo di fronte all’ennesimo “vuoto urbano”, ad uno “scatolone megastrutturale” che difficilmente potrà trovare una sua collocazione all’interno del contesto urbano. Gli spazi commerciali, infatti hanno difficoltà a trovare affittuari, le sale convegni languono. Gli ambienti, soverchiati da percorsi lunghi ed infiniti non troveranno mai una loro vitalità sociale. Forse sarebbe stato più “realista” e credibile metterci sopra ai binari, per unire quartieri popolari, un bel ipermercato, con un multisala cinematografico annesso (unica megastruttura che insieme agli hub aeroportuali funzioni), come sono in uso fare in Inghilterra, patria delle megastrutture, dopo decenni di catastrofici fallimenti in merito. Oppure forse, si doveva pensare a qualcosa di meno elegante, più calato nel contesto italiano, e di una realtà, anche economica, in decrescita, più che in crescita……..anche nei numeri dei Cittadini viaggianti in treno.

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Commissione Comunale per il Paesaggio


Il Comune di Milano, cerca undici componenti per la “Commissione Comunale per il Paesaggio”.  La Commissione per il Paesaggio svolge una funzione fondamentale nella tutela del territorio e nella valorizzazione del paesaggio, avendo, tra gli altri, il compito di rilasciare le autorizzazioni paesaggistiche e le valutazioni paesistiche dei piani urbanistici e dei progetti edilizi. Il Bando è rivolto agli Ordini, ai Collegi alle Associazioni professionali, alle Università, alle Soprintendenze, alle associazioni e ai Consiglieri comunali che potranno proporre candidature di soggetti in regola con i requisiti richiesti dal bando.

Come al solito, sotto l’egida di Ordini, Associazioni, Università e Collegi, si nasconde la rigorosa applicazione del manuale definito “Codice Cencelli”. Criteri da “Prima Repubblica”, più volte sventolati da Pisapia (in campagna elettorale), come metodologie da rifuggere, per adottare la meritocrazia, ma poi, quest’ultima, ampiamente disattesa.  La stessa identica metodologia applicata in questi giorni per scegliere i componenti dell’AGCOM, un ente inutile, ma altamente presidiato dalla “casta” partitica, la vedremo adottata dagli “arancioni di Pisapia” a Milano, per questa ennesima Commissione (ed altre).

D’altronde non si può lasciare una Commissione così importante, nelle mani di “ordinary people”, magari preparati, ma non “politicamente” controllabili, infatti da quì passeranno tutti i progetti che attueranno il nuovo PGT (Piano di Governo del Territorio) di Pisapia che sta completando l’iter di approvazione in questi giorni.

Quindi meglio un Professore universitario (autorevole e schierato), un fidato membro di un Ordine professionale (stimato ed apprezzato), ambedue schierati politicamente, disposti a  certificare anche le scelte impopolari, quelle “botte di cemento” che inevitabilmente ci saranno, piuttosto di gente che ragiona e tenta di “Salvare il Paesaggio” (urbano e non solo). In fin dei conti il PGT di Pisapia non è molto diverso da quello della Moratti, ha solamente un “pochino” di metri cubi in meno di cemento. Ma se ci pensate, cosa ci si poteva aspettare da un “politico gentile”? Durante la campagna elettorale aveva anche promesso una profonda rivisitazione dell’Expo, infatti l’Expo si farà, e forse sarà anche peggio, di quella della Moratti. Anche la Commissione Comunale per il Paesaggio, sarà un’accurata accozzaglia di autorevoli componenti, pronti a fare gli “yes man”.

La precedente Commissione (2009-2012), guidata da Pierluigi Nicolin (esimio Professore del Politecnico di Milano) aveva operato prestando  una attenzione “maniacale” al rapporto dei singoli edifici proposti con la morfologia urbana, alla ricerca di un allineamento degli edifici che fosse più corretto possibile. Spesso gli architetti hanno visto “rigettati” i loro progetti, sollecitati da una commissione che guardava solamente al disegno architettonico, infischiandosene bellamente del Paesaggio. Commissione per altro “farcita” di “amici degli amici”, quindi assisteremo inermi, da Cittadini, ad un’altra operazione simile che ha avvallato “porcate”, foriere di una sistematica distruzione del Paesaggio urbano, con le quali si potrebbero costituire un lungo elenco. Basti, per tutte, l’Area ex Enel di fronte al Monumentale.

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Quando il magnifico edificio museale di New York, nella Fifth Avenue, il Solomon R. Guggenheim, fu inaugurato, Frank Lloyd Wright era già morto. Infatti ci vollero 16 anni per completare quest’opera, dl 1943 al 1959, Wright morì qualche mese prima. Come scrive la bravissima Sibyl Moholy-Nagy nel numero 227 di Casabella-Continuità (Monografico sull’architetto americano), Wright fu uno degli architetti del Movimento Moderno che si ispiravano alla tecnologia, partendo quindi dai diagrammi di resistenza, formule aggregate ed indici di abitabilità, e non alla filosofia trascendentale dell’architetto né da assiomi religiosi o etici. Se poi capita che i risultati sono belli è merito della dimostrabile obbiettiva coesistenza di struttura, forma e funzione.

Dichiarava Frank Lloyd Wright : “Un architetto coscienzioso impara a capire la natura dell’anima umana tanto bene che il carattere della sua abilità strutturale può talvolta consentire di definire l’architettura organica come il desiderio dell’uomo di regalare l’uomo all’uomo”.

Dalla penna di Wright uscirono alcuni progetti di una genialità autentica : Taliesin West, uffici amministrativi Johnson A Racine Wisconsin, la casa sulla cascata a Bear Run, lo stesso Solomon R. Guggenheim Museum a New York, tutti edifici in cui ordine, armonia, funzione, ambiente trovano una sintesi nell’edificio progettato.

Infatti Wright precisava : “ Oggi in virtù dei progressi scientifici l’uomo moderno intende chiaramente la bellezza come ordine integrale, ordine compreso dalla ragione e realizzato dalla scienza. Una volta stabilito l’ordine integrale, potrete sentire il ritmo dell’armonia conseguente . essere armonioso significa essere bello, è una piattaforma da cui lanciarsi verso quell’infinito in movimento che è il presente”.

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