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Builders of the future

Autore

Dasir

Constantin Brancusi


La semplicità non è un fine dell’arte ma si arriva alla semplicità malgrado se stessi avvicinandosi al senso reale delle cose. La semplicità è la complessità stessa – ti devi nutrire della sua essenza per comprenderne il valore.

Le cose d’arte sono specchi nei quali ognuno vede cio’ che gli somiglia.

La proporzione interna e’ la verita’ essenziale di tutte le cose.

Lavorare come si respira, nella gioia e senza fatica, ecco la meta.

Bisogna salire molto in alto, per vedere molto lontano.

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Europa !


Splendidamente incuneata tra la Francia e la Germania, a ridosso di un’ansa del fiume Reno, Basilea con i suoi 200.000 abitanti è di fatto nel cuore dell’Europa, a ridosso dell’inizio della grande pianura continentale, tra la Foresta Nera ed i Vosgi.  Il suo sviluppo è sempre stato condizionato da questo essere “terra di confine”. Nel 2002 è stato trovato un accordo tra cinquantatre comuni, con una popolazione complessiva di 600.000 abitanti, per creare la grande Agglomerazione Trinazionale di Basilea (A.T.B). In questi anni questa nuova entità urbanistica, economica, sociale e culturale, ha assunto dei connotati sempre più precisi ed interessanti, facendo diventare questa città, un esempio di coordinamento efficiente degli sviluppi oltre frontiera pur conservando un’attenzione nei confronti delle specificità locali. Insomma un progetto di messa a sistema di realtà in grado di integrarsi e di proporsi in maniera nuova e più efficiente. Viene ovviamente in mente l’estrema difficoltà con cui realtà territoriali, quale Milano, non riescano ad essere interpretate in una scala più grande, ed a fare in modo di essere, parte attiva di una un rete territoriale in grado di “esaltare”, nella rete,  l’eterogeneità delle varie strutture. In particolare risulta inconcepibile come a Milano, la classe politica, vecchia e nuova (es. MoVimento 5 Stelle) sia completamente refrattaria a tale eventualità, tanto che nei loro recenti programmi politici non sono nemmeno in grado di interpretare tale opzione in maniera credibile e reale.

Lo scorso weekend, sono stato turista di una città perfetta, o che perlomeno tende a tale condizione: tram ecologici, energia alternativa, aria ed acque pulite e tutelate, architettura di qualità, tanto verde, moltissime piste ciclabili, compongono un mix allettante, che viene esaltato e migliorato, dall’intensa attività culturale ed universitaria che contraddistingue questa città.

Il segreto, una stretta partnership tra pubblico e privato, Il pubblico coordina, controlla ed indirizza, il privato realizza e gestisce. Tutti e due concordano nel perseguire la qualità (della vita e dei contenuti), sapendo che le quantità (ricavi e consensi) arrivano quasi con matematica precisione. Questa liaison, consente, ormai di anni di realizzare, delle vere e proprie “pompe di denaro”, musei, centri di ricerca, università, industrie avanzate, eventi, manifestazioni, ecc. che attirano : investitori, turisti, manager, artisti, studenti, ecc.. E tutto ciò avviene, con strategie pianificatorie sinergiche, un pò in Svizzera, un pò in Germania, un pò in Francia. Eppure Basilea (A.T.B.) è una città multilingue, francese, tedesco; con due monete, l’Euro ed il Franco, quindi difficile da integrare, anche culturalmente, ma quì tutto avviene con semplicità e pragmatismo, tanto che la stessa pista ciclabile, prosegue indifferente, sia che ci si trovi in una Nazione, piuttosto che in un’altra.

Vi racconto una di queste “pompe intelligenti”. Appena fuori la Basilea Svizzera, quella storica, c’è, in Germania, una piccola cittadina Weil am Rhein, che conta circa 30.000 abitanti. Le prime testimonianze della città risalgono all’anno 786 a.c., quand’era nota come Willa, nome di probabile origine romana. L’agricoltura ha sempre avuto un peso preponderante nell’economia della città, perlomeno fino al diciannovesimo secolo, quando ha cominciato a svilupparsi dal punto di vista industriale, soprattutto grazie ai favorevoli collegamenti di trasporto con Francia e Svizzera. Molte fabbriche svizzere del settore tessile si sono impiantate nel quartiere di Friedlingen nel corso degli anni, favorite dalla costruzione di un importante porto sul Reno. Dopo la seconda guerra mondiale, la popolazione locale è cresciuta sensibilmente, a causa dell’afflusso di numerosi rifugiati e apolidi. Fra il 1971 e il 1975 le comunità territoriali di Ötlingen, Haltingen e Märkt sono state integrate a Weil am Rhein, così da diventare una vera e propria città. Ora questa cittadina fa parte della grande Agglomerazione Trinazionale di Basilea (A.T.B), costituita nel 2002.

Quì ha sede una notissima fabbrica di sedie e complementi d’arredo, la VITRA.

http://www.vitra.com/

Vitra fu fondata a Weil am Rhein in Germania nel 1950 da Willi Fehlbaum, proprietario di un negozio di mobili nella vicina Basilea in Svizzera. Negli anni successivi, Fehlbaum acquistò i diritti sui lavori di Charles e Ray Eames e George Nelson. Dopo che nel 1981 un incendio distrusse gli stabilimenti Vitra, venne chiamato l’architetto inglese Nicholas Grimshaw per progettare una nuova fabbrica. Accanto alla hall in alluminio, pronta per la produzione soltanto sei mesi dopo l’incendio, venne costruito nel 1986 un altro stabilimento di produzione dall’architetto portoghese Alvaro Siza. Nel 1989 è il turno di Frank O. Gehry che progettò un altro edificio accanto ai primi due. Lo stesso Gehry costruì anche il “Vitra Design Museum”, originariamente destinato ad ospitare la collezione privata di mobili di Rolf Fehlbaum, proprietario della Vitra. Nel 1993 l’architetto iracheno Zaha Hadid aggiunse una caserma dei pompieri (Fire Station) che oggi ospita una collezione di sedie del Design Museum. Nello stesso anno venne costruito un padiglione per conferenze progettato dall’architetto giapponese Tadao Ando, il primo lavoro di Ando fuori dal Giappone. Nel 1994 lo staff amministrativo della Vitra si spostò nei nuovi quartier generali, progettati da Gehry, nella vicina Birsfelden (Svizzera), mentre Alvaro Siza aggiunse lo shop building alla sede di Weil am Rhein. È nella stessa sede che nel 2000 l’architetto statunitense Buckmaister Fuller fece costruire una cupola geodetica anni sessanta, adibita a hall per congressi, mentre nel 2003 giunse anche una stazione di servizio da un progetto di Jean Prouvè, designer francese.

Un plesso industriale, verde, collegato a Basilea, con mezzi di trasporto ecologici, con piste ciclabili. Una industria dove viene valorizzato i lavoro creativo innovativo, la qualità artigianale dei prodotti, la collaborazione tra pubblico e privato. Ci si guadagna tutti (denaro e consensi)  si guarda con più sicurezza il futuro che si è progettato assieme.

L’anno scorso (2010) l’ennesima aggiunta, un museum/shop di Herzog e de Meuron, archistar svizzere. Quando ci sono stato, all’entrata ho dovuto fare la coda (pulmann di turisti/acquirenti/semplici spettatori arrivano da tutta Europa, studenti da tutto il Mondo), per ricevere la chiave di accesso, che ti consente, applicandola a dei touch-screen, collocati ad ogni piano dell’edificio, di avere nella tua lingua di nascita (sono oltre 100), la illustrazione della struttura, dei prodotti, del loro costo ed eventualmente acquistarli o prenotarli via internet. Turisti/acquirenti di tutto il mondo, sgomitano per visitare questo luogo e la fabbrica “griffata” che gli stà dietro. Uno spettacolo, è come se il capitalismo e tutto ciò che non ci piace, la fabbrica, i prodotti, gli shop, diventassero un museo “squisito”, dove la gente sosta, legge un libro, osserva il paesaggio, apprezza l’architettura, il design, il paesaggio. Il tutto in un binomio tra pubblico e privato (i confini tra tre nazioni) che “cinguettano” felici assieme!

Pensate a Milano, al suo micragnoso museo del design alla Triennale, pensate ed il suo Hinterland (come molti iscritti del M5S di Milano continuano ostinatamente ad indentificare l’Area Metropolitana), dove spesso una strada in un comune limitrofo viene asfaltata e l’altra no, dove una pista ciclabile inizia per poi terminare ai confini comunali, pensate alla tariffazione dei mezzi pubblici di trasporto, che penalizza chi abita appena fuori dai confini comunali (e paga per poche centinaia di metri oltre il 70% in più). Ci sarebbero idee e lavoro per Un MoVimento politico di cittadini, forte ed unito che ha voglia effettivamente di “lavorare sul territorio” e non attaccarsi in maniera acefala alle idee, ed ai diktat, del proprio Padre/Padrone.  Bisogna agire bene, bisogna agire come Basilea (A.T.B.).

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NO LOGO


“L’immagine è tutto: Anche troppo. Dopo anni, anzi decenni, passati ad inseguire falsi bisogni (e vere etichette) le nuove generazioni stanno impadronendosi di una nuova consapevolezza: la vita è fatta di sostanza, non solo di apparenza.” Naomi Klein – No Logo – Baldini & Castoldi – 2000

MARCHIO = Segno emblematico o nominativo usato dall’imprenditoria per contraddistinguere i propri prodotti.

Quale è la genesi del marchio, nella società contemporanea? Come scrive Naomi Klein nel suo “geniale” libro dal titolo emblematico di NO LOGO, chi detiene legittimamente la proprietà del marchio, non ha nessun interesse a “dare qualità” al prodotto, ma solo di costruire e rafforzare la propria immagine. Il fine è soprattutto quello di apporre, a merci e prodotti, di qualità e provenienza dubbie, acquistate e prodotte all’abbisogna, in qualunque parte del Mondo, il proprio marchio. Si punta sulla quantità, sui numeri di diffusione del marchio, non sulla qualità. Spesso in maniera subdola e palese, il marchio è simbolo, quasi esclusivamente di valori effimeri e non duraturi. Quello a cui si punta, quando si utilizza il marchio (e non un simbolo, un emblema), sono delle tecniche di “branding” (diffusione del marchio) e “advertising” (pubblicizzare), metodologie spesso confuse tra loro, che hanno come unico fine “aumentare il valore di immagine del marchio”. Perché più aumento il valore del marchio, più sono sicuro di poter “spacciare” grandi quantitativi di prodotti e contenuti, di bassa e media qualità, e quindi poco costosi da acquisire, In questo senso ha assunto una certa rilevanza il così detto “modello asiatico” del Keiretsu (termine giapponese che indica una rete di aziende tra loro correlate). L’idea è di costruire un marchio non attorno, esclusivamente, ai prodotti, ma alla fama, ed a dei valori.  Valori semplici, quasi banali, ampiamente condivisi e condivisibili, senza addentrarsi in quelli più complessi e “difficili” per le masse. Ad esempio, un’azienda in regime Keiretsu, vende libri, un’altra Dvd, l’altra ancora pubblicizza e sostiene valori sociali (ambiente, sviluppo, ecc.) legati proprio al contenuto dei media che vende. A volte questi sistemi Keiretsu raggiungono dei veri e propri paradossi, il caso più emblematico è quello della Marlboro, si vendono sigarette, su cui c’è scritto: nuoce gravemente alla salute, mentre con un’altra azienda si vende abbigliamento, e poi con un’altra ancora (Marlboro Country), si vendono viaggi esclusivi in luoghi meravigliosi ed incontaminati.

Il sogno di ogni pubblicitario o di chi si occupa di comunicazione pubblicitaria è di gestire un’azienda Keiretsu, in cui i prodotti ed il marchio, sono la stessa cosa, in simbiosi tra loro, dove sono gli stessi acquirenti dei prodotti, a pubblicizzare ed espandere il marchio (perché sono direttamente coinvolti) mediante i valori di cui sono psicologicamente “dipendenti”, consentendo una diffusione di ambedue, in maniera quasi automatica e senza costi. Riuscire a confondere prodotti, valori, marchio, in un’unica cosa, vuol dire ottenere grandi ricavi a fronte di investimenti minimi.

In questa logica, chi boicotta il marchio, chi lo critica, chi si schiera verso strategie “No Logo”, tese a fare comprendere che, chi utilizza il marchio, è quasi sempre un’azienda che “inganna” chi acquista, diventa velocemente un pericoloso antagonista, da “eliminare”. Bisogna che le aziende che gestiscono i marchi, incomincino a pensare all’etica, più che all’estetica pubblicitaria, alla qualità ed all’organizzazione di quello che fanno e producono.

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Ritorno al Futuro


 

“Nulla unisce la gente più che la conoscenza dei valori fondamentali dei loro diritti democratici diretti. Insieme possono salvaguardare la libertà  e favoriscono la coesistenza pacifica in uno stato multiculturale”

“L’ideale di democrazia moderna – in base al quale tutti gli uomini devono essere considerati liberi e uguali – è inconciliabile con qualsiasi situazione di assoggettamento o sottomissione”

“ In una democrazia diretta, la distribuzione dei diritti politici è diversa se confrontata con quella di una democrazia prettamente parlamentare. L’esercizio dei diritti in una democrazia diretta modifica il rapporto tra politici e cittadini e si riflette sul loro carattere politico. L’esperienza maturata con la democrazia diretta dimostra la capacità dei cittadini di decidere anche su temi politici complessi. L’incompetenza politica non è una causa, ma una conseguenza del fatto che in una democrazia prettamente parlamentare ai cittadini viene preclusa la partecipazione diretta alle decisioni politiche”

“ Democrazia diretta significa duro lavoro politico e partecipazione attiva dei cittadini a qualsiasi livello”

IRI – Istituto Europeo per l’Iniziativa e il Referendum – Guida alla Democrazia Diretta , in Svizzera e oltre frontiera – ed. 2009.

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BIE/EXPO



Leggo sul Corriere della Sera di oggi 1 luglio 2011 (pagina 2 della Cronaca di Milano), che l’Amministratore Delegato di Expo 2015, ha dichiarato: “la consulta degli architetti non serve più, abbiamo rescisso il contratto con Jacques Herzog e Ricky Burdett”. Poi ancora : “E’ questo un modo per responsabilizzarci”. Insomma quel poco di qualità paesaggistica ed architettonica, che aveva il “pratone planetario”, oggi viene completamente messa da parte, mentre il rappresentante del BIE , Vincente Loscertales (in tour a Milano per alcuni giorni), sei lingue parlate fluentemente, vegetariano e con un notevole bagaglio culturale, ipotizza case residenziali anche nei terreni dell’Expo, e dichiara : ” Devono esserci perchè se non ci sono le case la vita finisce alle 17 e poi abbiamo il deserto.”

Insomma non avremo Jacques Herzog, architetto svizzero di fama mondiale ed esuberante genialità creativa, ma avremo, magari dei dirigenti del BIE, saccenti, che ci diranno cosa fare, e come farlo. Meno male che costui è entusiasta del tema, quello della nutrizione, glissando però se è o no a favore dell’orto planetario o del supermercato planetario. Lo stesso Loscertales, però, da vero “progettista planetario”,  ammonisce che bisogna spiegare ai cittadini meglio l’Expo, organizzare eventi (soprattutto nei mesi estivi che sono i più difficili), realizzare strutture per accogliere gli oltre 20 milioni di visitatori, ecc..

Viene naturale chiedersi, quali saranno le condizioni del BIE per realizzare il “pratone telonato”, l’orto, tanto caro a Stefano Boeri, per il quale si è speso durante le scorse elezioni amministrative, perchè sembra che loro (quelli del BIE) abbiano le idee chiare, e vanno in una direzione diametralmente opposta.

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La pelle, le vene e le ossa


Posto quì di seguito un interessante articolo sul federalismo svizzero e sulla sua storia. Il motivo è semplice, spesso quì in Italia, soprattutto i movimenti, ma anche molti partiti, non hanno le idee chiare su cosa vuol dire : federalismo, democrazia diretta, politica dal basso, ecc.. Mi sembra doveroso, raccogliere in merito, alcuni scritti significativi, ed alcuni esempi, affinchè questa lacuna possa essere colmata.

Reportage sulla Svizzera – Il Federalismo

JANKOWSKI EVA

INTRODUZIONE. In questo articolo desidero presentare l’organizzazione politica della confederazione svizzera, in un’ottica sia storica che geopolitica.
CENNI STORICI
Patto del 1291
Prima del 1291, esistevano delle collettività territoriali mal definite chiamate Cantoni; tali territori erano indipendenti e formavano degli Stati a sè, sebbene molto fragili a confronto delle altre nazioni confinanti come la Francia o i suoi vicini a nord. Un Cantone non avrebbe mai potuto tener testa ad un’invasione di uno Stato confinante, e vi era dunque un costante pericolo da parte dei “giganti” esterni. Inoltre, dopo la morte di Rodolfo I d’Asburgo, avvenuta il 15 luglio 1291, i Cantoni elvetici temevano sia un’invasione degli Asburgo, sia il vuoto di potere creatosi. Tre Cantoni, Uri, Svitto e Untervaldo decisero dunque di stringere un’alleanza militare per potersi difendere da un’eventuale aggressione da parte sia degli Asburgo, che da qualsiasi altra nazione. Tale patto fu siglato il 1 agosto 1291 e tale giorno rimane tuttora la data della festa nazionale svizzera.
L’accordo prevedeva che se un Cantone dei tre fosse stato attaccato, gli altri due sarebbero dovuti accorrere in suo soccorso: l’attacco a un Cantone era considerato come un attacco a tutta la Confederazione.
Secondariamente, il patto prevedeva che se due dei tre Cantoni avessero avuto un diverbio tra loro, il terzo sarebbe dovuto intervenire e avrebbe dovuto decidere imponendo agli altri due la sua scelta: si nota quindi che parte della sovranità di un Cantone viene messa da parte per accettare una decisione che prima non sarebbe mai potuta essergli imposta, assistendo quindi a un passo importante verso una collaborazione sempre più incisiva e verso una Confederazione di Cantoni. In seguito, tale alleanza fu estesa ad altri Cantoni e città come Lucerna, Zurigo, Zugo, Berna e Glarona seguiti da Friborgo, Soletta, Basilea, Sciaffusa e Appenzello in un secondo momento.
Per cinque secoli (1291-1798), i cantoni svizzeri vissero sotto una “ragnatela” di patti di soccorso reciproco formando sempre più una Confederazione; alla base dell’alleanza c’erano dei trattati, non una Costituzione tipica di un’organizzazione federale. La Confederazione di allora aveva poche attribuzioni e i Cantoni restavano indipendenti per la gran parte della gestione del loro territorio. L’unico organo comune era la “dieta federale” composta da due deputati di ogni Cantone.
La Confederazione fu più volte sul punto di dissolversi a causa delle guerre di religione: i tre Cantoni che diedero origine alle alleanze, unitamente ad altre città, erano cattolici, mentre Berna e Zurigo erano protestanti: ci furono dunque diverse guerre conclusesi con la pace di Arau del 1712 . Nello stesso periodo, in Europa imperversavano altre guerre di religione ed altre nazioni chiedevano il sostegno di alcuni cantoni della stessa religione; tuttavia, inviare dei rinforzi ad un’altra nazione affinché vincesse una guerra religiosa sul proprio territorio era comparabile ad attaccare la religione di un altro Cantone. Fu a quel punto che la Confederazione decise che sarebbe rimasta neutrale riguardo alle guerre in altri paesi.
Il patto del 7 agosto 1815
Prima del patto del 7 agosto 1815, i Cantoni si garantivano reciproca assistenza, ma non tutte le regioni erano legate tra loro: un Cantone A poteva essere alleato al Cantone B che a sua volta era alleato del Cantone C, ma tra A e C poteva non esserci alcuna alleanza. Dopo il 7 agosto 1815, la Confederazione aveva adottato un unico trattato valido per tutte le entità confederate e aveva dunque abbandonato quella “ragnatela” di alleanze molto complessa che legava alcuni cantoni ma non altri.
La Costituzione federale del 12 settembre 1848
La Costituzione del 12 settembre 1848 instaurò un vero e proprio Stato federale retto da una sola Costituzione. Il nuovo testo riconosceva l’iniziativa popolare, il referendum e un certo numero di libertà fondamentali quali l’uguaglianza di trattamento, la libertà di culto, la libertà di stampa, la libertà di associazione ecc. Si passò quindi da una moltitudine di staterelli riuniti in una Confederazione ad una vera e propria federazione di Stati uniti da un unico testo fondamentale. Il termine “Confederazione” è stato mantenuto in francese e in italiano, ma esso non è esatto dal punto di vista giuridico.
In seguito, tale Costituzione fu modificata innumerevoli volte, perlopiù per attribuire alla Federazione nuove competenze, rendendola dunque sempre più forte, unita e compatta. L’ultima revisione totale della Costituzione la si ebbe nel 1999, sebbene tale testo venga costantemente modificato a causa delle iniziative popolari e dei vari referendum.
DIFFERENTI TIPI DI STATO E UNIONE DI STATI
LO STATO UNITARIO
Nello Stato unitario, il potere statale è centralizzato: tutta la nazione è sottomessa a un’unica legislazione uniforme e tutto il territorio deve sottostare quindi agli stessi ordini provenienti dagli uffici del potere centrale. In pratica, tale concentrazione del potere è difficile da mantenere e quindi si assiste ad un alleggerimento della centralizzazione attribuendo diverse funzioni a delle autorità locali sparse sul territorio.
LO STATO REGIONALE
Esso si situa a metà strada tra uno Stato unitario e una federazione di Stati: formalmente, esso rimane uno Stato unitario, ma le regioni godono di un’autonomia ben più estesa di quella concessa alle regioni di uno Stato unitario semplice.
A differenza di uno Stato unitario decentralizzato, in uno Stato regionale, le regioni hanno una competenza legislativa propria: le regioni possono quindi legiferare nei settori di loro competenza e , di conseguenza, vi è una dualità del potere legislativo.
In uno Stato regionale, l’autonomia delle regioni è garantita dalla Costituzione dello Stato e le regioni godono di un’indipendenza politica ben più pronunciata di quella di una regione di uno Stato unitario.
Tuttavia, le regioni di uno Stato regionale restano meno indipendenti dal potere centrale, poiché esse non beneficiano di una competenza generale, ma solamente di competenze d’attribuzione, ovvero di competenze che le sono date dallo Stato. Accade l’inverso in una federazione.
Inoltre, la partecipazione delle regioni all’esercizio del potere legislativo nazionale in uno Stato regionale è molto ridotta, mentre in una federazione, le collettività federate godono di un largo potere legislativo, dato che la Camera alta le rappresenta. Il Senato italiano o spagnolo non hanno come fine ultimo la rappresentazione delle regioni, mentre ciò accade per una federazione.
Infine, il controllo dello Stato regionale sulle regioni è molto più forte e capillare che il controllo che esercita uno Stato federale sulle proprie entità, ridotto ad un controllo sulla legalità dei suoi atti. Sono dei tipici Stati regionali l’Italia, la Spagna e l’Inghilterra.
LO STATO FEDERALE
In una federazione di Stati, esiste uno Stato centrale, rappresentativo di tutte le entità a lui sottomesse. La struttura è a due livelli: uno Stato federale e le collettività che ne fanno parte. Queste entità che formano lo Stato federale possono avere diversi nomi a differenza della nazione che formano: in Svizzera sono i Cantoni, in Germania sono i Länder, in Canada sono le Provincie e negli Stati Uniti sono gli Stati.
In uno Stato federale, solo lo Stato soddisfa le condizioni per essere chiamato nazione: esso ha un territorio, una popolazione e un’unica Costituzione. Queste caratteristiche sono presenti anche nelle entità federate, ma a esse manca la sovranità che hanno ceduto allo Stato federale.
Lo Stato federale ha una sola Costituzione che vale per tutte le entità a lui sottomesse.
L’idea alla base del federalismo è quella di ripartire il potere statale tra due collettività: una centrale, e delle collettività federate che sono sottomesse la prima. Questa suddivisione implica la coesistenza di due livelli di potere.
Sia lo Stato federale che le collettività federali hanno un’organizzazione statale completa, ovvero hanno un Parlamento, un Governo e dei Tribunali; ogni livello legifera nel settore di sua competenza e ne risulta quindi una doppia struttura. In Svizzera, ci sono tre livelli di potere: quello federale, quello cantonale e infine quello comunale.
In una federazione vige il principio della maggioranza: la maggioranza delle unità federali può dunque imporre una decisione alla minoranza di Stati, al contrario di una Confederazione dove vige l’unanimità.
Il vantaggio di una federazione è la gestione più efficiente, una migliore rappresentazione delle regioni e delle minoranze in Parlamento.
La federazione è l’organizzazione tipica delle nazioni aventi un grande territorio o una popolazione molto numerosa, poiché la gestione risulta più facile ed efficiente; gli esempi più noti sono la Russia, gli Stati Uniti, il Canada, la Germania, il Messico, il Brasile, l’Argentina, la Nigeria, l’India, l’Indonesia o l’Australia.
Tale organizzazione è tuttavia anche presente in nazioni più piccole dove sussistono diverse minoranze o etnie, come in Svizzera o in Belgio.
Infine, altri Stati hanno una forma federale sebbene non sia giustificata né dall’estensione del proprio territorio, né dalla presenza di minoranze: è il caso dell’Austria, del Venezuela o degli Emirati Arabi.
LA CONFEDERAZIONE DI STATI
La Confederazione di Stati è un’unione poco incisiva tra molte nazioni: esse sono legate da un trattato internazionale e non da una Costituzione vera e propria. Le entità confederate mantengono la propria sovranità e la propria indipendenza; per tali collettività, la scelta di uscire dalla Confederazione è sempre aperta e la scelta di secessione deve dunque essere rispettata dagli altri membri. La Confederazione non è sovrana, non ha la qualità di Stato e non è un soggetto di diritto internazionale. In tale unione, vige il principio d’ unanimità contrariamente alla federazione di Stati, dove le decisioni possono essere imposte da una maggioranza di altri Stati.
IL FEDERALISMO ELVETICO
Il federalismo comporta la ripartizione del potere statale tra una collettività centrale (la Confederazione) e altre collettività più piccole, ossia i Cantoni. Questa suddivisione implica l’esistenza di due livelli dotati ognuno di competenze e istituzioni proprie: la Confederazione legifera a livello nazionale e si occupa delle relazioni internazionali mentre i Cantoni hanno il diritto di legiferare nei settori che non sono di competenza della Confederazione o nel caso in cui la Confederazione delega loro la competenza di farlo.
Competenze della Confederazione
Come detto prima, ogni stato federativo ha una sola costituzione che vale per tutte le collettività a lui “sottomesse” ed è la Costituzione stessa che attribuisce la competenza di legiferare e agire alla Confederazione. In altre parole, la Confederazione può agire solamente nei settori che le sono espressamente attribuiti dalla Costituzione e se in tali compiti non figura l’attività che lo Stato vorrebbe intraprendere, la competenza sarà dei cantoni e la Confederazione non potrà agire (Art 42 al.1 Cst fed). Questo principio conosce tuttavia delle eccezioni dato che la Confederazione possiede delle competenze tacite, ossia il diritto di agire nei settori strettamente legati all’esercizio di un’altra sua competenza o che sono attribuibili allo Stato di per sé. La Confederazione dispone di tutte le competenze che si possono fondare su un’interpretazione non letterale, ma ragionevole della Costituzione federale. Tuttavia, la Confederazione può legiferare in un settore non di sua competenza in caso d’urgenza, ma tale urgenza deve essere accettata dalla maggioranza di entrambe le Camere (159 al 3 let a Cst fed) e tale legge adottata in situazione d’urgenza cessa di essere vincolante se inseguito non é adottata da popolo e Cantoni (165 al 3 e 140 al 1 Cst fed).
La competenza residua dei Cantoni
Tutte le competenze che non sono attribuite alla Confederazione tramite la Costituzione sono in mano ai Cantoni (Art 3 Cst). Il silenzio della Costituzione suggerisce che l’autorità per legiferare è dei Cantoni. Sebbene la Confederazione sia l’unica che può agire, ad esempio in un determinato settore, essa non utilizza sempre tale diritto o non lo fa in maniera esaustiva. In questi casi, i Cantoni possono agire al posto suo o possono colmare le lacune causate da un uso non esaustivo della competenza statale. La regola secondo la quale la competenza dei cantoni non può essere violata conosce tuttavia un’eccezione importante: se il legislatore federale ha legiferato senza sapere che tale compito era cantonale, i tribunali devono riconoscere la legge federale come legittima e applicarla (190 Cst) In teoria, un organo federale indipendente verifica che gli altri organi dello Stato restino entro le loro competenze e quest’ultimo può constatare che le norme federali adottate fuori dalla cerchia di competenze dello Stato federale non sono valide e non beneficiano dunque della priorità sulle leggi cantonali.
La priorità del diritto federale
Il diritto federale ha la priorità sul diritto cantonale (Art 49 al 1 Cst). I Cantoni devono istituire delle procedure e designare delle autorità incaricate di constatare e eliminare le violazioni del diritto federale. Sono i Cantoni stessi che le scelgono e gestiscono (Art 46 al 2 Cst)
L’ORGANIZZAZIONE DELLA CONFEDERAZIONE SVIZZERA
La Costituzione svizzera può essere modificata in qualsiasi momento, a condizione che la maggioranza degli aventi diritto al voto e dei Cantoni approvino la nuova decisione (142 al 2 Cst). Il risultato del voto popolare in un Cantone determina il voto per il Cantone in questione (142 al 3 Cst). Il popolo e i Cantoni hanno la competenza di revisionare la Costituzione, di approvare l’adesione a delle organizzazioni di sicurezza collettiva o a delle comunità sovranazionali oltre che a confermare le leggi federali urgenti passato un anno dalla loro adozione.
L’assemblea federale
Il Parlamento elvetico si divide in due camere: il Consiglio Nazionale e il Consiglio degli Stati. I due consigli hanno le stesse attribuzioni e le stesse competenze, ma deliberano e votano in momenti differenti, salvo qualche rara eccezione. L’accordo di entrambe le camere è necessario per adottare una legge: se tale accordo manca, il testo passa di nuovo al primo Consiglio che apporta delle modifiche e rivolta il testo. Se alla terza volta non c’è accordo, viene istituita una conferenza di conciliazione che tenta di mettere d’accordo le due camere e se non ci riesce, il testo viene abbandonato.
Questo tipo di bicameralismo permette la rappresentazione del popolo grazie al Consiglio Nazionale e dei Cantoni grazie al Consiglio degli Stati.
Il Consiglio Nazionale
Si compone di 200 deputati eletti dal popolo a suffragio diretto per una legislatura di quattro anni (Art 149 al 1 e 2 Cst). I 200 seggi sono ripartiti tra i Cantoni proporzionalmente alla loro popolazione. Il mandato degli eletti è rinnovabile.
Il Consiglio degli Stati
Si compone di 46 deputati che rappresentano i Cantoni (Art 150 al 1 Cst). Tutti i Cantoni hanno diritto a due rappresentanti salvo i semi-cantoni che ne hanno uno soltanto (Art 150 al 2 Cst). I Senatori sono eletti a suffragio diretto.
L’Assemblea federale (i due Consigli riuniti) elegge i membri del Consiglio federale (168 al1 e 175 al 2 Cst) oltre al presidente della Confederazione, al vicepresidente del Consiglio federale e i giudici del Tribunale federale.
Il Consiglio federale
E l’organo esecutivo della Confederazione. Esso prende le sue decisioni in collegialità e i suoi membri difendono le decisioni prese collegialmente. In totale, l’esecutivo conta sette membri eletti dall’Assemblea federale e ogni consigliere federale è a capo di un dipartimento per quattro anni. I dipartimenti sono:
  1. dipartimento federale degli affari esteri
  2. dipartimento federale dell’interno
  3. dipartimento federale di giustizia e polizia
  4. dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport
  5. dipartimento federale delle finanze
  6. dipartimento federale dell’economia
  7. dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e della comunicazione
La collegialità ha come effetto l’eliminazione della personalizzazione del potere: l’accento è messo sul collegio e non sui membri che compongono il Consiglio federale e sul loro partito, sebbene capitino casi dove un consigliere federale dice che ha votato contro il parere della maggioranza del governo. Tali dichiarazioni dovrebbero essere limitate il più possibile dato che nuocciono alla coesione del Governo e alla sua credibilità sia a livello nazionale che a livello internazionale.
La composizione del Governo riflette le forze presenti all’Assemblea federale….
Uno dei sette consiglieri federali viene eletto presidente della Confederazione per un anno e tale carica non è rinnovabile per l’anno seguente. La presidenza della Confederazione è una funzione essenzialmente onorifica e di rappresentanza della Svizzera all’estero. A livello nazionale, il presidente della Confederazione non ha una carica molto più importante degli altri sei consiglieri federali: egli prepara le deliberazioni del Consiglio Federale e cerca di conciliare gli altri membri del governo in caso di disaccordo. Il suo voto conta il doppio in caso d’uguaglianza di voti tra consiglieri federali.
Il Tribunale federale
E l’ultima istanza di ricorso: contro la sua decisione, bisogna ricorrere a Strasburgo alla Corte Europea dei Diritti del Uomo. I giudici del Tribunale federale sono eletti dall’Assemblea federale (157 al 1 e 168 Cst) e la loro carica dura 6 anni.. Di regola, i giudici siedono in tre, ma in via eccezionale in cinque.
Fonti:
corso di diritto pubblico dato dal professore Vincent Martenet
corso di storia del diritto dato dal professore Victor Monnier

http://www.ch.ch/private/index.html?lang=it

http://www.lankelot.eu/scienze/jankowski-eva-liniziativa-popolare-elvetica.html………………

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Una nuova socialità abitativa


Già negli anni 80, in Francia ad Arles, si costruiva pensando al futuro, per evitare periferie squallide, tensioni sociali, quartieri che sembrassero dei ghetti. Nella ridente, e storica,  cittadina del sud, un grande architetto Jean Nouvel, proponeva dei modelli urbanistici innovativi, sia dal punto abitativo che costruttivo, generando dei nuovi modelli di socialità. Il Nemausus è stato completato nel 1987, ed è costituito da dei blocchi di edilizia sociale, da, quando è stato completato è diventato così noto che ha fatto diventare una zona periferica, quasi un’estensione del centro cittadino. L’uso di materiali industriali ( porte di garage a fisarmonica per balconi, terrazze metalliche , scale in alluminio, ecc. ) ha fortemente caratterizzato l’intervento, che ha generato anche dei veri e propri luoghi di nuova socialità come ad esempio il pensatoio/centro culturale “Antenne Nemausus”. Tra le questioni chiave è stata la definizione di ” buon appartamento “. Un buon appartamento di edilizia economica popolare, molto semplicemente , non deve essere solamente un grande appartamento, m un ambiente flessibile e facilmente personalizzabile. E’ stata questa una visione davvero radicale (di solito gli appartamenti economici sono piccoli e poco flessibili), ma non deriva da alcuna intenzione di colpire o di essere radicali per se stessa. E un buon appartamento era per Nouvel soprattutto poco costoso. Questo è l’ aspetto “democratico ” del buon appartamento,  flessibile e mutevole.  A volte più che di sistemi ecologici ottenuti attraverso la prestanza energetica degli impianti degli edifici o dei loro materiali costruttivi, si può realizzare un buon intervento socialmente eco-compatibile, attraverso interventi che agiscono semplicemente su provvedimenti architettonici low-cost.

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L’edificio che respira


Un edificio che respira al ritmo della terra, questo è l’edificio della California Academy of Science di San Francisco, progettata dall’architetto Renzo Piano. La prima cosa che colpisce di questo edificio è il tetto (50 mila metri quadrati), è come un grande tappeto “verde” volante di piante di diverse specie (quattro) che seguono le stagioni. Si tratta di Graminacee (1 milione e mezzodi pianticelle) che seguono l’andamento del clima, catturano l’umidità e ne fanno un uso intelligente, Si tratta di piante native delle zone aride della California, irrigate solamente dalle precipitazioni, senza rubare l’acqua di falda. Dichiara Renzo Piano: “ Un Museo di Scienze Naturali non poteva rubare l’acqua alla terra”. Il tetto vive naturalmente, cambiando aspetto in ogni stagione.

L’edificio può essere considerato, nel suo complesso, come un manifesto sul costruire in maniera sostenibile. Le forme e le altezze seguono l’andamento del paesaggio californiano, lo assecondano.

Nell’edificio non c’è aria condizionata, l’edificio “respira” quasi fosse un organismo vivente.

Quando fa troppo caldo si aprono delle prese d’aria che stanno sul tetto, quando fa freddo si chiudono, l piante lo raffrescano, ma servono anche da coibente naturale. E’ un edificio non statico, ma che assume diverse configurazioni respirando con il ritmo ed i tempi della natura.

Sulla gronda, 55.000 celle fotovoltaiche consentono all’edificio di essere completamente autosufficiente. Vasche d’acqua interrate recuperano l’acqua piovana e riciclano quella dei servizi igienici.

Pensate ad una città realizzata con edifici simili, che respirano, quanta energia risparmiata e quanto poco inquinamento!

http://www.calacademy.org/

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Il cerchio


Da qualche parte l’oceano della vita ti sta chiamando: la tua sete di felicità ne è la prova. Se sai dove stai andando, allo stesso tempo saprai anche da dove provieni, perché è lo stesso luogo, quello da dove proveniamo e dove siamo diretti. È un cerchio completo, si raggiunge di nuovo lo stesso punto, la stessa eternità, lo stesso cosmo. L’unica cosa che serve è andare in profondità dentro di te, realizzare il cielo interiore, la libertà che lo accompagna e la fragranza del trascendente. Può accadere in un minuto! Può accadere in una frazione di secondo! Dipende solo da quanto è intenso lo sforzo per raggiungere il tuo centro.

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