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Builders of the future

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Suggestioni di futuro

Le Gole della Breggia


Le Gole della Breggia (tra Chiasso, Balerna, Morbio in Svizzera) sono un paesaggio naturale veramente eccezionale, di grande ed attualissimo interesse per la ricerca e di notevole valore didattico. La prima volta che ci sono stato, più di venti anni fa, in compagnia di un caro amico, Federico, il Parco nemmeno esisteva. Poi ci sono tornato con costanza, più volte, ed ho visto nascere questa meraviglia, che solo chi ha “la testa” in Europa ed uno “sguardo per il futuro”, ha potuto concepire. In Italia ciò sarebbe stato inimmaginabile, perlomeno in quegli anni di inizio millennio (2000).

La bellezza incommensurabile delle gole è stata come ripulita dalle presenze di un’industrializzazione selvaggia, presenze che non sono state cancellate, ma come re-interpretate, per divenire “acceleratori” di qualità, strumenti di “esaltazione” di un luogo ineccepibile e bello sia dal punto di vista geologico, che paesaggistico. Una vera e propria opera di “salvataggio del paesaggio”.

ll percorso parte dal parcheggio del Centro Commerciale di Chiasso, per poi proseguire dal Mulino del Ghitello (Centro visitatori) e costeggiando il fiume Breggia si incontrano successivamente la vecchia cementeria, il ponte di ferro, il complesso del Pastificio (Birreria) e la grande cementeria Saceba (Holcim). La serie di opifici copre un periodo che va dal 1600 a oggi è testimonianza “viva” del lavoro che qui è stato svolto in centinaia di anni.

Oltre la grande cementeria e dopo aver attraversato il fiume, si risale la Val della Magna, lungo il sentiero del Settecento, per raggiungere il colle di San Pietro, sul quale si trovano i resti di un castello medioevale e la Chiesa Rossa. Da questa posizione si gode una bellissimo panoramica paesaggistico del Parco. Il tutto è un sapiente intercalare delle meraviglie paesaggistiche (polle, gole, ecc.)  e geologiche, che il fiume, nel corso dei millenni ha disvelato.

Il recupero, moderno ed attuale della grande cementeria Saceba, sta generando un vero e proprio monumento dell’industria, che diventerà, con la nuova destinazione (museo, accoglienza, congressi, ecc.) un epicentro destinato a “costruire” il futuro paesaggistico di questa parte del parco.

Dato che è un luogo eccellente vicinissimo a Milano, circa 50 chilometri, una visita a questo parco “work in progress”, per ci ha a cuore il paesaggio, è cosa quasi dovuta.

http://www.parcobreggia.ch/

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Città/Paesaggio sostenibile


La  sostenibilità di una città, di un paesaggio, di una nazione, è un lento e costante “costruire” una prospettiva futura a partire da quello che abbiamo: scempio paesaggistico, cementificazione del territorio, traffico caotico, inceneritori, inquinamento, ecc.. Non abbiamo bisogno di slogan inutili e non credibili : blocco dei permessi per costruire, tassa per chi entra nei confini comunali con l’auto, ecc.. Bisogna elaborare progetti e programmi concreti, credibili e realizzabili, che “inoculino” nella gente, mediante un processo “didattico” anche di crescita culturale, la possibilità di un cambiamento effettivo, di cui loro stessi devono essere partecipi e parte attiva. Bisogna decrescere, cambiare questa società competitiva e sprecona, questa politica dissennata di consumo di suolo, ma se questa è la strada, bisognerà farlo lentamente ed in armonia. Noi certamente non lo vedremo il risultato, sarà un “dono” per le generazioni future. Inevitabilmente si dovrà passare da modelli non perfetti in assoluto, ma che “costruiscono lentamente una tendenza” verso questo obbiettivo di sostenibiltà che tutti agognamo. Questo è il futuro credibile, l’unico possibile, che deve darsi chi pensa di “costruire il futuro”!

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NYC paesaggio per il futuro


 Columbus Circle Twin Tower

 Skyscraper

Central Park – Scoiattoli

Central Park – Center Drive

Central Park – Bridge

Central Park – Garden 

Andare a New York in primavera è assistere ad uno spettacolo, in cui “artificiale” e “naturale”, danno il meglio di sé sotto la luce magica dei radenti primaverili.

New York è una città che ha “riconosciuto” tre temi da affrontare per il futuro : A) Crescita costante della popolazione da qui al 2030. B) Infrastrutture cittadine obsolete e non in grado di sopportare la crescita di popolazione prevista. C) L’ambiente cittadino è sempre più a rischio e non più in grado di essere foriero di una qualità di vita per le persone che vi risiedono.

Quindi dal 2007, tutta la città (Sindaco Bloomberg in testa) si è data un programma il “PlaNYC 2030”, per porre rimedio a questa situazione.

http://www.nyc.gov/html/planyc2030/html/home/home.shtml

Per PlaNYC l’accesso agli spazi aperti è una priorità assoluta, e prevede quindi di garantire, ad ogni cittadino di New York, l’accesso a piedi di un parco con un percorso di 10 minuti dalla propria abitazione. Aree di ristoro, di riflessione e di tranquillità, in cui : giocare, leggere, sostare, fare sport, ecc..

Sono così nate iniziative di partnership amministrazione/cittadini, tipo “Million TreesNYC” per piantumare entro il 2017, in città, oltre un milione di nuovi alberi. I residenti possono farsi coinvolgere, richiedendo alberi per le loro strade, o facendo volontariato per aiutare a organizzare i programmi di rimboschimento. Sono nati anche programmi di formazione nel campo dell’orticoltura, della potatura, del restauro ecologico dei parchi, ecc..

http://www.milliontreesnyc.org/html/home/home.shtml

Si sono così combinati gli sforzi da parte della pubblica amministrazione e dal basso, dai cittadini, per salvaguardare, ampliare e aprire nuove risorse a parco pubblico e re-inverdire il paesaggio cittadino. Questo progetto, ambizioso, ma che si sta attuando, consentirà alle generazioni future di cittadini di New York City di ereditare una città più verde e più grande, con un paesaggio urbano nuovo sicuramente più sano.

Se andate a New York City in primavera (o in qualunque altra stagione), andate soprattutto nei parchi : High Line Park, Brooklin Bridge Park, Hudson River State Park, East River Park Esplanade, Randall’s Island, Governor’s Island, ecc.., vi si aprirà un paesaggio nuovo, anche dei grattacieli e dell’architettura: inusuale, “rivoluzionario”. Un paesaggio che è già “futuro”.

http://nytelecom.vo.llnwd.net/o15/agencies/planyc2030/pdf/planyc_2011_parks.pdf

E poi se volete fare qualcosa di diverso, eseguendo uno “striscio” del Paesaggio dello stato di New York, andate a Beacon al museo DIA, in treno lungo l’Hudson River.

https://costruttoridifuturo.com/2011/10/28/nabisco/

Central Park

Trump Tower

Skyline

Brooklin Bridge

Ground Zero

Wall Street – Sede della Borsa NYSE

The Cooper Union – Morphosis

Time Square

Renzo Piano – sede del New York Time

Central Park – Jacqueline Kennedy Onassis Reservoir

Apple Store

High Line

High Line

Frank O. Gehry – Edificio ad uffici

Giardino interno al MOMA

Time Square

Aero Saarinen – Terminal JFK

Dall’Empire State Building di notte

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Ufo robot, ufo robot…tataratatarattatttta


Le nanotecnologie sono l’insieme dei metodi e delle tecniche  per la manipolazione della materia a scala atomica e molecolare. Esse hanno lo scopo di costruire prodotti con speciali ed eccezionali proprietà chimico – fisiche.  In un famosissimo discorso, nel 1959, del futuro premio Nobel per la Fisica Richard Feynman (Nobel nel 1965), di fatto si diede inizio alla ricerca in questo campo, così definito della “nanoscienza”.

La cosa “inquietante” è che ancora oggi, che molti prodotti che utilizzano le nanotecnologie vengono gradualmente messi in commercio, anche se non sappiamo bene prevedere i rischi a livello molecolare dell’inserimento nell’ambiente di questi “nanoprodotti”.

Proiezioni, sostengono che il mercato delle nanotecnologie potrà diventare nel periodo 2010/2015 di circa cinque volte più importante di quello dei semiconduttori. In Italia il Veneto è all’avanguardia in questo settore, avendo l’unico distretto di ricerca e produzione “orientato” esclusivamente sulle nanotecnologie (http://www.venetonanotech.it/it/).

Mentre alcuni di questi nuovi materiali possono avere applicazioni benefiche ed innovative nelle procedure mediche, medicazioni di ferite e prodotti farmaceutici, cresce enormemente la preoccupazione sui possibili effetti tossici, sia per gli esseri viventi che per l’ambiente. Le nanoparticelle sono state collegate soprattutto alle malattie polmonari e ai danni genetici. Soprattutto quando questi materiali vengono utilizzati nell’edilizia quali : pitture, vernici, coibenti, impermeabilizzanti, ecc..

Si legge sul blog http://www.ecplanet.com/node/1878 che :

“Adesso, per la prima volta, uno studio scientifico ha stabilito una relazione chiara e causale tra il contatto umano con le nanoparticelle e gravi problemi di salute. Secondo un articolo pubblicato sull’ European Respiratory Journal

(http://www.nano.org.uk/news/aug2009/latest1937.htm)

da un gruppo di ricercatori cinesi diretti da Yuguo Song, del Dipartimento di Medicina del Lavoro e Tossicologia Clinica del Chaoyang Hospital di Beijing, sette giovani operaie si sono gravemente ammalate dopo aver lavorato in una fabbrica di vernici che utilizzava la nanotecnologia. Le operaie hanno sofferto danni gravi e permanenti ai polmoni, oltre ad eruzioni cutanee su viso e braccia. Due di loro sono morte, mentre le altre cinque non sono ancora guarite, nonostante siano passati diversi anni. Circa cinquecento studi hanno dimostrato la tossicità della nanotecnologia per gli animali, le cellule umane e l’ambiente. Sebbene l’articolo di Song provi per la prima volta l’evidenza della tossicità negli esseri umani, secondo la ricercatrice Silvia Ribeiro questo risultato potrebbe essere solo la punta dell’iceberg di un’industria estremamente rischiosa.”

Oggi, secondo studi recenti, più di due migliaia di prodotti basati sulla nanotecnologia, sono stati resi disponibili ai consumatori di tutto il mondo. E’ sempre più crescente l’utilizzo delle minuscole particelle in ogni cosa, dai prodotti convenzionali come gli utensili da cucina antiaderenti, accendigas, racchette da tennis più resistenti, fino a dispositivi sofisticati come sensori indossabili che monitorizzano la postura. In edilizia è un vero e proprio “boom”. Continuamente arrivano ai tecnici e/o progettisti, e-mail o pubblicità su prodotti che utilizzano nanotecnologie, come ad esempio: 1) pitture miracolose, traspiranti ed in grado di “coibentare” un muro come se si fosse fatto un “cappotto” di 10 cm di spessore, frutto della tecnologia aerospaziale; 2) pannelli di spessore infinitesimale, in grado sostituirsi direttamente ai muri, grazie a gel miracolosi; 3) convertitori di ruggine in grado di risanare, per sempre,  i metalli aggrediti; ecc. ecc..

Certo i costi sembrano ancora leggermente proibitivi, ma continuano a ridursi di anno in anno. L’immagine e la facilità d’uso di questi prodotti, ne consentono una rapida penetrazione sul mercato, ma come abbiamo visto i rischi ci sono e fintanto che non è stato realizzato uno studio epidemiologico su larga scala, forse sarebbe meglio non adottarli ed introdurli così nell’ambiente. Viene in mente, con le nanotecnologie, la facilità e la superficialità, con cui, fu introdotto l’Eternit nell’ambiente, ed i danni che poi produsse all’ambiente stesso ed all’uomo.

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Muffe


Microbi, batteri e muffe, non capiscono i confini politici stabiliti dall’uomo. Hanno quale unica “missione” quella di  espandersi all’infinito, se trovano le condizioni ambientali, e reagire liberamente, sono veramente sovrani dei loro dintorni. Essi de-territorializzano lo spazio umano topografico, per delimitare il proprio dominio . Muffe, microbi, e batteri,  lasciano sempre qualche traccia dietro di loro. Una prova, una traccia, della loro espansione, del loro passaggio, viene sempre lasciata soprattutto, quando diversi oggetti entrano in contatto tra loro, rivelando una narrazione del passato, come le impronte digitali che indicano una mano che una volta entrata in contatto con una superficie o una sedia,  rivela che qualcuno era seduto lì prima di noi . In questo caso a noi interessano soprattutto le muffe, che da quando è la “casa dell’uomo”, rappresentano un “inquilino”, con cui necessariamente dobbiamo fare i conti.

Le muffe (si legge su wikipedia), che nelle case moderne super-coibentate sono un tipo di funghi pluricellulari, capaci di ricoprire alcune superfici sotto forma di spugnosi miceli e solitamente si riproducono per mezzo di spore. È comunemente chiamata muffa un agglomerato di questi sottili miceli, formatisi su materia vegetale o animale, generalmente come uno strato schiumoso o filamentoso, come segno di decomposizione e marcescenza. Nella tassonomia e nella filogenia le muffe non costituiscono un gruppo preciso, trovandosi nelle divisioni Zygomycota, Deuteromycota e Ascomycota. Le numerose spore rilasciate dalle muffe non causano alcun danno negli uomini, ma le ife che crescono da queste spore possono aderire alle cellule del primo tratto dell’apparato respiratorio e causare problemi in chi ha delle insufficienze immunitarie. Le muffe formatasi all’interno degli edifici creano un problema, soprattutto riguardo all’inalazione delle spore. Le spore di alcune muffe, infatti, causano potenti allergie (in quanto allergeni); inoltre, le spore di alcuni funghi come lo Stachybotrys rilasciano potenti tossine che, nei polmoni, creano infiammazioni e lesioni polmonari, specie nei bambini. Negli ambienti, la presenza di muffa può significare che qualcosa non va: una scarsa esposizione solare (spesso la muffa è uccisa dalla luce diretta del sole), un’eccessiva umidità (o per costanti infiltrazioni di acqua o per condensa sui muri freddi), una insufficiente ventilazione o una scarsa.

Oggi, con l’applicazione della legislazione vigente in merito al contenimento dei consumi energetici (Legge 10/1991) e con la certificazione energetica obbligatoria degli edifici (DLgs 192/2005 e 311/2006, DPR 59/2009), gli edifici, e soprattutto quelli residenziali, presentano ormai quasi in maniera regolare, lo svilupparsi di questi fenomeni in maniera più o meno diffusa. Ciò dipende dal fatto che le case, gli appartamenti, risultano sempre più spesso “stagni”, chiusi, senza una non corretta ventilazione. La presenza ormai sporadica delle persone in casa, e la mancata abbondante ventilazione degli ambienti, consentono lo svilupparsi di vere e proprie aggressioni fungine e di muffe. Fenomeno dovuto, a causa di una non ottimale ventilazione degli ambienti, che rendono l’aria interna insana e ricca di umidità.

Diventa quindi buona norma, quasi indispensabile, per il progettista di edifici ad alta prestazione energetica e supercoibentati (Classe B, Classe A, Casaclima oro, ecc.), dotare l’immobile di una ventilazione meccanica degli ambienti interni, che aspira l’aria viziata, la filtra, la pre-riscalda o la raffresca e la re-immette trattata (quindi de-umidificata, con le micro polveri abbattute, i pollini assenti, ecc.). Viene così garantito il risparmio energetico, scongiurate le muffe e si evita anche l’ingresso di aria inquinata, di rumore. Si vengono così, però, a generare degli spazi confinati, in cui la nostra vita trascorre sempre più in condizioni in cui noi siamo protetti, isolati, allontanati, dall’ambiente che ci circonda, quasi fossimo a vivere su Marte o sulla Luna. E’ di fatto un rifiuto della Natura da cui proveniamo, che abbiamo vessato e modificato talmente, che ci è ostile, improba.

http://www.oikosstudio.eu/index.php?fl=5&op=mcs&id_cont=159&eng=Ventilazione%20Meccanica%20&idm=203

Oppure si potrebbe immaginare, facendo della “architettura estrema” e di confine,  il ritorno ad uno spazio mutevole, dove le canoniche coordinate di ragionamento, si trasformano in un set di parametri dinamici. Governare le mutazioni microbiologiche, le muffe, può essere percepita come una nuova maniera di fare architettura degli interni, di vivere lo spazio-tempo. Ad esempio è come, progettare un ambiente umido, dove normalmente viviamo oggi, in cui si possa concepire che l’essere trasformato da campioni di batteri, di muffe, di funghi in un tono chiaro, sentirne gli odori, possa essere un “valore” che ci consente di avere un intorno, più coerente con la Natura da cui proveniamo, oltre ad essere sempre mutevole e vario. Un ambiente interno, che invece di essere dominato da carichi di polveri e micropolveri, provenienti dall’esterno, dalla nostra stessa desquamazione epiteliale, e degli oggetti in esso inclusi, possa essere invece un fluttuare mutevole di microrganismi, sui muri e nell’aria, perchè abbiamo risolto molte delle contraddizioni “esterne” del vivere odierno : inquinamento, traffico, incenerimento rifiuti, ecc.. Un ambiente interno in costante lenta modificazione ed in grado, forse di essere molto più appagante e coerente con il nostro passato, di “un’astronave” asettica ed artificiale.

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Neve


La neve, cadendo copiosa (e lieve), evidenzia che, l’inserimento di corpuscoli gelati in quantità massiccia su tutto il paesaggio, fa si che tutto diventi improvvisamente omogeneo, unitario, bello. Elementi naturali ed elementi artificiali, sembrano ritrovare una loro “dimensione paesaggistica comune”. Le brutture, le schifezze, i danni paesaggistici, vengono come inglobati, in un magma bianco, in una coperta, che non fa più distinguere con precisione, chi deve essere salvato e quali sono gli elementi fonte dello sfregio. Lo stesso effetto “acustico” della neve, rende ovattato ed intimo anche il rumore più acuto, contribuendo a “costruire” un paesaggio sonoro nuovo ed inusuale. Tutto rallenta, si dilata, il tempo trascorre in maniera meno frenetica.  L’aria, anche nei luoghi più inquinati (come a Milano), attraversata da una moltitudine di fiocchi bianchi, viene filtrata, resa limpida e pulita. Insomma la neve è amica del paesaggio, quando scende (lieve) lo salva, per poco, però lo salva. Ecco, forse, bisognerebbe pensare a ciò: salvare il paesaggio, probabilmente vuol dire diffondere, propagare, divulgare non solo un’idea di salvaguardia del paesaggio, ma soprattutto una “istruzione corpuscolare”, diffusa, una “neve” che tutto e tutti deve ricoprire.

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L’Esercito della Salvezza


La Citè de Rèfuge (l’Esercito della Salvezza – Rue de Cantagrel 12 – Parigi) è un edificio progettato da Le Corbusier e Pierre Jeanneret tra il 1929 ed il 1933. Si tratta di un edificio che doveva includere nel proprio volume una molteplicità di funzione, divenendo, di fatto l’antesignano delle Unitè di Habitation. E’ di fatto il primo edificio residenziale completamente chiuso, almeno nella concezione iniziale lecorbuseriana. Come tipo edilizio, la Citè de Rèfuge, ha come riferimento gli impianti funzionali degli istituti di beneficenza, degli ospizi, del diciottesimo e diciannovesimo secolo. Il progetto, però, combina assieme più funzioni: spazi di lavoro, dormitori, spazi sociali, servizi, biblioteca, ecc.., spesso sperimentando, molto spesso infischiandosene dei regolamenti e delle leggi allora vigenti.

Il lotto, compatto, ha  fornito l’occasione per un approccio radicale,  sia nel portare tutti gli ambienti verso la luce, sia a generare spazi inconsueti. Soprattutto per dare una collocazione insolita alle sale d’ingresso, in modo da generare un  processo, percepibile di accoglienza, a cui era vocato l’Esercito della Salvezza. Il cuore progettuale, voluto da Le Corbusier, era la “stecca” dormitorio, dominata da una grande parete a strapiombo, con una  cortina di vetro (di oltre 1000 metri quadrati). Fondamentale per il successo di questo elemento/parete di vetro , avrebbe dovuto essere un sistema tecnologicamente ambizioso ed ardito, di doppi vetri e aria condizionata ( definito come “espiration exacte“). Questi non sono mai stati costruiti come previsto, e l’effetto di pelle pura e semplice della parete è stato definitivamente perso. Lo stesso Le Corbusier, apportò delle modifiche, in seguito all’edificio, applicando dei  Brises soleil (poi rimossi), nel tentativo di impedire che i locali avessero un surriscaldamento eccessivo, soprattutto durante i mesi estivi. Un edificio complesso, che anche nei colori delle facciate, ci fa capire di essere qualcosa di nuovo, di innovativo.

Le Corbusier in Paris

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Il campo esteso


Elaborare la salvaguardia del paesaggio è porre al centro l’esperienza diretta dell’osservatore, per dare ad un “luogo”, perchè il paesaggio è una sommatoria di luoghi, un contenuto emotivo. Bisogna stabilire una “alleanza con la natura”, che crei una sintonia emozionale, in cui, necessità antropiche ed ecologia procedano di pari passo, ricostruendo un rapporto di profondo rispetto, proprio per la natura. Salvare il paesaggio significa guardare in faccia al pericolo; come scrive Holderlin : “….dove il pericolo è come pericolo, già fiorisce anche ciò che salva. Che però non cresce nei dintorni. Ciò che salva non sta accanto al pericolo. E’ il pericolo stesso, ove vi sia come pericolo, che salva. Il pericolo è ciò che salva in quanto trae ciò che salva fuori dalla propria essenza ascosa (ndr. nascosta), involuta ma svolgibile. Che cosa significa salvare? Sciogliere, affrancare, trarre in scampo, preservare, custodire, proteggere, salvaguardare”

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Ufficio, dolce casa (Pixar vs Space x)


Progettati dall’architetto e paesaggista americano  Bohlin Cywinski Jackson, (http://www.bcj.com/public/projects/project/39.html), ed inaugurati nel 2001, i nuovi Pixar Animation Studios di Emeryville, in California (tra Berkeley e Oakland), sono in grado di ospitare oltre 1.000 dipendenti su circa 61.000 metri quadrati di terreno. Il progetto iniziale prevedeva la possibilità di ampliamento per altri 1.000 dipendenti, cosa avvenuta a partire dal 2008 e completata nel 2011, con la costruzione nei parcheggi di due nuovi edifici. Si tratta di un progetto in cui il costruito (asservito totalmente a favorire l’attività creativa/lavorativa) si integra con una concezione paesaggistica all’avanguardia , dove anche la fruizione degli spazi esterni, contribuisce a mettere il creativo/lavoratore, nelle condizioni migliori per svolgere la propria attività con costanza e qualità.

Pixar è l’azienda leader nell’uso della computer animation per creare film originali, quali: Toy Story, Toy Story II, A Bug Life, il Monsters & Co., Alla ricerca di Nemo e Gli Incredibili, Wall-e, ecc.. Pixar impiega artisti, sceneggiatori, animatori, esperti informatici; il suo successo commerciale si basa sulla capacità di attrarre le persone migliori in ogni campo. Un’altra sfida è quella di perseguire una cultura che favorisce la “contaminazione incrociata” di idee tra le diverse specialità. Le soluzioni a queste sfide sono una parte esplicita, e molto precisa, del programma di progettazione per l’impianto architettonico richiesto.

La prima fase, per 1000 dipendenti, è costituita da una superficie coperta di circa 18.500 metri quadrati, due piani, edificio in acciaio e muratura. Al centro della struttura è un grande atrio che funge da piazza centrale per il campus. Di fronte a questo spazio pubblico sono gli uffici, di 600 posti, sala cinematografica progettati per gli standard THX e due quaranta posti sale di proiezione. La piazza comprende una hall di arrivo e area di registrazione, una caffetteria e un centro fitness. Le qualità della luce, dello spazio architettonico e l’integrazione delle tecnologie impiantistiche in tutta la struttura, favorisce la percezione di un ambiente ancora umano, pur essendo un posto di lavoro interattivo, ad alta tecnologia diffusa. La spazialità interna è quindi informale, altamente personalizzabile, con molte piante e tanta luce.

Architettura del paesaggio gioca un ruolo particolarmente importante nell’unificazione del campus, contribuendo a definirlo come un posto “eccezionale” nel contesto urbano di Emeryville. Il paesaggio esterno , progettato dallo studio Peter Walker Partners (http://www.pwpla.com/projects/pixar-animation-studios/&details), è particolarmente curato, con molti luoghi apparentemente sconosciuti, per camminare, sedersi e parlare, o mangiare il pranzo all’aperto. Esso comprende un anfiteatro da 600 posti all’aperto, un campo di calcio, e un orto biologico, giardini fioriti e un prato di fiori selvatici.

Quindi altissima qualità spaziale (interno-esterno) e contiguità stimolante e creativa, sembrano le carte vincenti del metodo di lavoro della Pixar, per ottenere “il meglio” dai propri gruppi di lavoro

 Video sugli studios della Pixar

Il Link dei Pixar Studios

http://www.pixar.com/

La stessa concezione spaziale, è stata messa a punto dalla società aerospaziale Space X, che si appresta ad essere la società privata, che realizzerà la nuova navicella spaziale della NASA, tesa a sostituire lo Space Shuttle. Infatti per ridurre i costi, ed aumentare la capacità lavorativa e creativa dei propri dipendenti, ha anch’essa deciso di evitare la dispersione sul territorio dei vari gruppi di lavoro, per concentrarli in un’unica sede ad Hawthorne, California (Los Angeles), dove ha realizzato una sede unitaria, molto simile al “capannone” dove è iniziata l’avventura della Pixar. Anche qui, vicinanza “vis a vis”, sembra essere la nuova strategia lavorativa, per conseguire successo, creatività e riduzione dei costi, ma soprattutto qualità. Una specie di fidelizzazione “estrema” dei dipendenti, che molto spesso identificano lo spazio lavorativo, come casa propria (pur avendo una abitazione esterna), rimanendoci a volte anche a dormire, in improvvisati “futon” o tradizionali brande.

L’ufficio del futuro, quindi  sarà capace di accogliere le nostre sensazioni, personalizzabile individualmente, per essere vissuto in modo attivo dagli stessi lavoratori. Giocherà un ruolo fondamentale soprattutto la luce ed il colore, che  aiuteranno a “sentire” il benessere anche con tutti gli altri sensi. L’acustica sarà anch’essa molto importante, si dovrà controllare il rumore sia interno che esterno. inoltre bisognerà tener presente che al tatto sono, e saranno sempre più piacevoli, i materiali naturali, rispetto a quelli artificiali o freddi. Bersi un caffè con i colleghi, o mangiare qualcosa in uno spazio pausa ben progettato, ampio ed informale,  sarà  l’occasione per un incontro nel quale scambiarsi idee, suggerimenti e strategie, utili al lavoro ed alla sua qualità. Pareti mobili, finiture e altre suddivisioni dello spazio dovranno acquisire una nuova “prestanza fisica”,  grazie al design e all’uso di tecnologie innovative, capaci di eliminare la disagevole sensazione di precarietà a volte ancora diffusa e farci sentire più accolti, ed in sintonia con l’ambiente. In tal senso anche le relazioni con spazi esterni ben progettati e fruibili nelle varie stagioni, sarà, come avviene alla Pixar, un altro fattore determinante nella creazione di quell’assioma “ufficio, dolce casa”, in cui sembra essersi ormai lanciata la nuova frontiera dell’architettura terziaria americana.

Link dei laboratori Space X

http://www.spacex.com/company.php

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