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Urbanistica

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Concept Expo 2015 – Progetto Herzog/Boeri 2009

La partita per Expo 2015, probabilmente è già stata decisa, e Stefano Boeri, non è concorde con le scelte progettuali e tematiche, che sono state attuate. Oggi, 27 ottobre 2011 (Milano, Palazzo Castiglioni in Corso Venezia 47/49) al convegno “Expo 2015 e Lombardia” è stata l’occasione per il neo Assessore alla Cultura e per Expo 2015 della Giunta Pisapia, nonché architetto, per ribadire il proprio punto di vista. Ha dichiarato : “Ora che l’Expo ha preso una sua strada progettuale che non condivido, bisogna lavorare da qui al 2015 per rendere credibili e conosciuti i temi di Expo 2015 ”.

L’espressione del suo volto, oggi, testimoniava chiaramente del suo imbarazzo a parlare, come ha fatto con la solita franchezza che lo contraddistingue, di alcuni aspetti “delicati” inerenti anche il tema stesso della manifestazione. Ed ha continuato precisando, che bisogna sfruttare questo evento, dato che in qualunque caso focalizzerà l’attenzione mondiale sulla città di Milano e sul tema dell’alimentazione “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, per raccontare le trasformazioni che la città dovrà attuare per instaurare un nuovo rapporto tra tessuto edilizio e territorio agricolo, puntando su tre punti: 1) enogastronomia, 2) energie rinnovabili, 3) filiera alimentare. Quindi partire subito per generare sul territorio milanese e lombardo, una vera e propria trasformazione socio-culturale, della maniera di produrre e di consumare. Milano, da oggi sino ad arrivare all’Expo 2015, deve diventare un luogo di eventi, di proposte innovative, di ricerca, di conservazione della biodiversità, di studi sul paesaggio agricolo. E tutto ciò dovrà avvenire con eventi che si realizzeranno sul territorio, per rendere credibile e stimolante il tema che Expo 2015 si è data. Bisogna mostrare a tutti una città che cambia, aprendosi al Mondo. Si potrà attuare questa “rivoluzione” partendo dalla piccola e media impresa, perché è lì che si concentrano le attività nel campo agro-alimentare e nell’enogastronomia. Bisogna dare, al Mondo, una nuova idea di paesaggio puntando tutto sull’universo agricolo.

Ed ancora : “Purtroppo il progetto, il nuovo masterplan di Expo 2015, presentato ieri a Cernobbio (International Participants Meeting.) è molto lontano da quello di due anni fa”, ci saranno tre livelli di partecipazione: i paesi che realizzeranno autonomamente i padiglioni, quelli che li realizzeranno appoggiandosi alla struttura tecnica di Expo 2015, infine quelli che (essendo piccoli e con poche risorse) si collocheranno in una specie di “cluster tematici” (caffè, riso, ecc.) disegnati da Dante Ferretti, scenografo, vincitore di un premio Oscar. Inoltre per attuare il masterplan, non si parla più di concorsi di idee sui singoli progetti, e su ciò bisogna attivarsi, vigilare, come ordini professionali, per cercare di difendere questa opzione. Invece, ha dichiarato Stefano Boeri, il dopo Expo 2015 è una questione molto controversa, di certo si sa che sarà gestito da una società Arexpo con a capo (maggioranza di azionariato) i comuni di Milano e Rho. Per Boeri, l’area deve diventare, dopo il 2015, un centro internazionale di studi e ricerca nel campo agro-alimentare, con università e centri di innovazione, ed anche un grande orto botanico. Un luogo della conoscenza alimentare in un mondo dove 4,5 miliardi di persone sono scarsamente alimentate, a scapito di 1,5 miliardi di persone che invece soffrono di obesità, sovra-alimentazione e problemi di salute conseguenti. Ha chiuso il suo intervento dichiarando che dobbiamo tenere ben presente che l’Italia è conosciuta al mondo proprio per la sua qualità nella produzione di alimenti unici; un mondo dove vi sono nazioni in cui Carlin Petrini (inventore di Slow-Food) è molto più conosciuto di Giorgio Armani, quindi Expo 2015 ed il suo tema devono farsi forza innanzitutto di questo.

Un intervento lucido, quasi programmatico, quello di Boeri; un intervento progettuale che ha tracciato un percorso, molto intelligente ed interessante. Un percorso che di fatto, in sintesi,  ci dice: se la partita sul masterplan di Expo è persa, si tratta semplicemente di una “battaglia”, almeno sino al 2015 bisogna attuare un cambiamento socio-culturale della città di Milano, del suo territorio e soprattutto dei cittadini. Saranno poi queste nuove opzioni (biodiversita, rapporto città-agricoltura, innovazione alimentare, paesaggio, ecc.) ad evitare che le aree di Expo, diventino luoghi di speculazione edilizia. Progetto ambizioso, colto, come tutti i grandi progetti, ma reale, fattibile………e soprattutto molto condivisibile!

http://video.repubblica.it/edizione/milano/il-viaggio-virtuale-a-expo-2015/79281?videoAddio

Video del masterplan presentato a Cernobbio

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Flon, flon, flon, flonflon (Losanna)



Il quartiere Flon di Losanna è un progetto di riqualificazione di una zona industriale che si trova a ridosso del centro storico della città. In origine, prima della rivoluzione industriale, quest’area era una verde vallata dove scorreva il Flon, uno dei due fiumi che attraversano la città. Nel 1868,  iniziarono i lavori per la costruzione, nella vallata del Flon, di una linea ferroviaria a cui poi venne accorpato un gigantesco scalo merci. E’ qui, in questo distretto industriale che, sino all’inizio degli anni Cinquanta del Novecento, Losanna operò alla costruzione di un apparato  industrial-commerciale tra i più importanti della Svizzera. Negli anni Ottanta la “Compagnie du Chemin de fer Lausanne-Ouchy”, che era diventata proprietaria del terreno, rinunciò definitivamente alle sue attività legate ai trasporti e decise di concentrarsi unicamente alla gestione e allo sviluppo del patrimonio immobiliare dell’area Flon. Cambiò struttura e si trasformò nella “LO Holding Lausanne-Ouchy SA”, oggi conosciuta da tutti come “Groupe LO”. Alla fine degli anni Ottanta il quartiere era uno spazio che, ospitando prevalentemente night e locali notturni, viveva solo di notte, palesando frequenti problemi di sicurezza. Dopo un lungo dibattito all’interno della città, fu raggiunto un accordo con il municipio di Losanna che diede l’avvio ad un originale progetto di carattere pubblico su suolo privato che, nell’arco di un decennio, dal 1998 al 2008, ha dato un nuovo volto al vecchio centro di deposito merci/scalo ferroviario.

Si sono volutamente rifiutate le opzioni tese alla realizzazione di un grande centro commerciale a cielo aperto, per generare un mix funzionale per  un quartiere di oltre cinque ettari, in grado di farlo “vivere nell’arco di tutta la giornata”, grazie alla raffinata commistione di tre differenti poli di sviluppo: uno legato al terziario, uno commerciale e uno culturale. Le scelte urbanistiche ed architettoniche  sono state calibrate con un design “prestante” e d’avanguardia, come testimoniano: la Miroiterie e l’Arbre de Flonville. La prima, dello studio di architettura svizzero Brauen & Waelchli, è una costruzione ricavata in quella che una volta era una vetreria, che grazie a un sapiente e colto utilizzo dei materiali quali : vetri, tessuti translucidi e cuscinetti d’aria, si presenta come un edificio dall’insolito aspetto “aereo”. L’Arbre de Flonville invece è una grande installazione costituita da una struttura metallica a mò di albero (e dotata sotto la chioma di panchine),  in grado di assicurare ombra nelle giornate estive. E’ una creazione del britannico Samuel Wilkinson, realizzata in collaborazione con lo studio di design svizzero Oloom. Lo stesso Oloom, ha firmato anche i provocatori ed innovativi servizi igienici del Flon, dei bagni pubblici trasparenti assomiglianti ad enormi minerali che, grazie al vetro in cristalli liquidi, diventano opachi non appena si chiude la porta dall’interno.

Tutto il quartiere del Flon è wi-fi gratuito ed alcune aree sono appositamente arredate per consentire a chi lavora in rete di permanere tranquillo all’aperto o sotto ai portici. Netta in tutto il quartiere è la separazione tra traffici automobilistici e traffici pedonali, anche il sistema delle “ciclabili” è ben realizzato, e le rastrelliere sono dovunque. Molto interessante è anche il sistema di relazioni tra le varie parti della città, che consente di trasferirsi velocemente da una parte all’altra (grazie ad ascensori, scale e passerelle), connettersi con i trasporti pubblici e di godere del paesaggio urbano. Una grafica “prestante” nella segnaletica, un design accurato (e coordinato) dell’arredo urbano ed un’utilizzo dei”colori urbani” degli edifici e delle pavimentazioni, completa la magia di questo nuovo luogo, ormai da tempo completato, ma che riserva sempre delle nuove sorprese.

Il verde è stato trattato in maniera molto attenta, e spesso copre gli edifici anche sul tetto in modo che dalle parti alte della città lo si possa apprezzare in tutto il suo splendore. Se di giorno si può fare shopping nelle numerose realtà commerciali del quartiere o si può frequentare uno dei tanti corsi dell’EJMA (acronimo di Ecole de Jazz et de Music Actuelle), un’importante scuola di jazz e musica contemporanea (www.ejma.ch) o un corso di , la sera quando il quartiere è investito da una cascata di colorati giochi di luce si può cenare in uno dei tantissimi e differenti ristoranti del quartiere, vedere una pellicola cinematografica al Centre Socioculturel de l’Union Sindacale de Lousanne (www.polesud.ch) o ballare sino a notte fonda al MAD (www.mad.ch).

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Con il naso all’insù


Tanta gente, oggi a Milano, stava con il naso all’insù. Infatti, oggi è stata eseguita la posa, con un grande elicottero, dell’antenna (Spire) della Torre Garibaldi che insiste nel complesso edilizio di Porta Nuova, la trasformazione urbanistica, che tra la Stazione FS di Garibaldi e Piazza Della Repubblica, stà dando un volto nuovo allo skyline di Milano.

Al di là della qualità architettonica ed urbanistica dell’intervento, del quale ci occuperemo in un apposito articolo, l’evento era di quelli importanti, che ha mobilitato, oltre a tanto pubblico, anche giornalisti e televisioni.

I cinque pezzi della grande antenna di acciaio, sono stati posati, tra le 9 e le 14 di oggi, sabato 15 ottobre 2011, dando origine ad un grande evento che ha mobilitato centinaia di persone, che per una volta anzichè lanciarsi nella frenesia degli acquisti, si sono fermate, dislocate in più punti dell’intorno, ad osservare stupite, l’insolito evento. Un evento che può solo fare “estremamente bene” ad una città che di solito vive di cose effimere (moda, design, fiere, ecc.), per alcune settimane all’anno; mentre questo “Spire” (che poi antenna non è ma solamente elemento decorativo) può diventare un nuovo simbolo “permanente” e non effimero di riferimento per la città ed i suoi abitanti e/o frequentatori.

http://www.youtube.com/watch?v=Q7wWmZJ9hvg&feature=related

Il grande elicottero, proveniente dalla Svizzera, un AS 332 C1 marche HB-ZKN (arrivato venerdì nel pomeriggio), con cinque voli di precisione, ha potuto completare la sua attività mettendo in opera i 18.800 kg della struttura, pannelli e ritti compresi (con oltre 10.000 bulloni tutti fissati a mano).

L’edificio, con la sua antenna, è così diventato, alle 14,03 il più alto d’Italia, ed uno dei più alti d’Europa. Un applauso liberatorio del pubblico presente, ha accolto lo sgancio automatico del cavo dell’elicottero, dall’ultimo pezzo posato, che ha consentito di fare raggiungere all’edificio i 230 metri di altezza.

http://multimedia.lastampa.it/multimedia/in-italia/lstp/88002/

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Il vaso Savoy


A Milanofiori (Assago), periferia sud di Milano, è stato recentemente inaugurato l’ultimo edificio di Cino Zucchi, emergente archistar nostrana. Un edificio terziario, costruito dall’altoatesina ZH (General Construction Company – Sand in Taufers – Bz), per conto dell’immobiliare Brioschi di proprietà Famiglia Cabassi.  Nato a Milano nel 1955, Zucchi, oltre ad essere uno degli eredi delle note telerie, ha conseguito il Bachelor of Science in Art and Design presso il Massachusetts Institute of Technology nel 1978 e la Laurea in Architettura presso il Politecnico di Milano nel 1979, dove dal 1980 svolge attività didattica e di ricerca. Cino Zucchi è Professore Ordinario di Composizione Architettonica e Urbana presso la Facoltà di Architettura e Società di Milano e docente al Dottorato di Progettazione Architettonica e Urbana.  Cino è stato quì, proprio bravo, rifacendosi, sia in pianta che nell’elevato, al notissimo vaso di Alvar Aalto, è riuscito a creare la stessa  “attrazione sensuale” che si coglie quando il vaso ci stà di fronte,  una liasion “organica”, “intima”, “accogliente” tra noi e la forma .

Vaso Savoy – Alvar Aalto 1936

Non deve essere stata una cosa facile, ma il risultato è assolutamente apprezzabile ed accattivante. Un’altro fatto strano che coglie, chi stà di fronte a questo bell’edificio, è che da qualunque parte lo si guardi o lo si fotografi, sembra un render. Mi spiego meglio, sarà l’effetto dei frangisole, dei materiali, dei dettagli, delle forme, ma tra l’immagine che si coglie, sembra più vera del vero, tanto da sembrare finta. E’ una cosa strana, che mi è capitata pochissime volte, e probabilmente testimonia della “cura” con cui l’edificio è stato progettato e realizzato.

http://www.zucchiarchitetti.com/home.html

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TEA


Il progetto di Herzog & De Meuron, insieme a Virgilio Gutierrez Herreros, per Santa Cruz di Tenerife, il TEA (Tenerife Espacio de las Artes), costituisce uno di quei rari esempi edilizi dove architettura e microurbanistica, si fondono in un sapiente “ibrido urbano” che affascina chiunque lo visiti. Il progetto completato nell’anno 2008, ordina una parte della città di Santa Cruz, in prossimità del centro storico, in una zona che presenta anche diversi dislivelli da collegare tra loro. Il progetto si inserisce in una operazione urbanistica molto più grande, che attraverso una serie di interventi, anche paesaggistici, intende riordinare l’intorno del corso di una fenditura tettonica (“Barranco Santos”) che attraversa la città.

http://www.teatenerife.es/

L‘edificio, su più livelli contiene : una biblioteca, il museo d’arte moderna della città, un grande spazio espositivo, un centro di fotografia, la sua spazialità la si apprezza attraversandolo; l’utente, dalla città moderna (alta), viene condotto in una specie di spazio centrale, una piazza, un luogo di incontro (con il pavimento leggermente inclinato), da cui si domina, dall’alto, l’interno delle varie attività lì insediate. Poi procedendo, si scende, si passa su una grande rampa che porta verso il centro storico (basso). Si tratta di una spazio, nel suo complesso altamente flessibile e modificabile, realizzato in calcestruzzo a vista, di un colore grigio scuro, che ricorda la pietra vulcanica locale. La flessibilità spaziale dell’interno, viene dominata da un discorso, colto e raffinato, legato al controllo della luce. Questo controllo avviene mediante grandi lucernari ed attraverso finestre irregolari di forma rettangolare, “gettate” direttamente nel calcestruzzo. Ampie vetrate si aprono su verdeggianti chiostri interni o su meravigliose zone verdi, che perimetrano ed isolano l’edificio dal caos cittadino.

Per la notte (il TEA è aperto fino alle ore piccole, per agevolare gli studenti ed i lavoratori), numerosi corpi illuminanti, disegnati all’uopo dagli architetti H&M, una rivisitazione dei famosi “spermatozoi luminosi”, regolano l’intensità della luce nelle varie zone. Un’opera magistrale, al contempo rivoluzionaria e molto radicata nel contesto. Ma Tenerife, non è soltanto questo bellissimo edificio, visto che negli ultimi anni, oltre ad offrire una scuola modernista locale molto apprezzata, stà rinascendo, con una vasta produzione edilizia di architettura contemporanea di altissima rilevanza internazionale.

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La cura


Ho letto con attenzione la bella e colta lettera dal titolo “PGT, perchè serve un riesame”, di Giulia Maria Crespi (ex Presidente del FAI), che il Corriere della Sera ha pubblicato il 23 settembre 2011, e che potete leggere nel link quì sotto.

http://eddyburg.it/article/articleview/17682/0/38/

Si tratta di un documento, che di fatto costituisce un cronoprogramma luvido e preciso, di quello che deve essere, sensatamente fatto, per rivedere uno strumento urbanistico, il PGT (Piano di Governo del Territorio) che così come lo ha consegnato la Giunta Moratti, costituisce un vero e proprio atto di “totale cementificazione speculativa” del territorio di Milano, una delle città più dense ed inquinate al Mondo.

Si tratta di un articolo di chi “ha colta attenzione” del territorio milanese, ormai da anni, che vuole costruire un’argine alle “sirene suadenti” dei numerosi imprenditori edili (e non solo), che nei prossimi mesi, pressati dalla crisi del settore, chiederanno alla Giunta Pisapia, di interrompere il periodo di riflessione che si è doverosamente presa, per decidere il dà farsi, in merito ad un tema di così delicata portata. Saranno “sirene” che verificheranno in maniera definitiva se le promesse sostenute in sede di campagna elettorale, potranno effettivamente diventare realtà.

Ecco, Milano, secondo me, ha soprattutto bisogno di amministratori, che ne abbiano “cura”, che sappiano prestare attenzione all’evoluzione del suo territorio, fatto che non vuol dire evitare di lasciare costruire dissennatamente, ma con sapienza e cultura, appunto, con “cura”.

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Spezzatino d’Expo


Area Expo 2015 

Expo 2015 spa, ha tagliato ancora i costi della manifestazione milanese prevista per il 2015, trecento milioni in meno (cancellata la “Via di Terra”, annullato il “Villaggio Expo”, ridimensionata la  “Via d’Acqua”). Tra crisi economica e forse qualche mania di grandezza, vengono sacrificati, pezzi di un progetto che, man mano, si riduce in un vero e proprio spezzatino, pronto per altri tagli, lasciando solamente il sogno (il pratone Boeriano) di ciò che si voleva come idea innovativa per questa manifestazione. Ancora un taglio “potente” al budget per Expo: ormai un progetto con finanziamenti più che dimezzati, rispetto alle prospettive iniziali che valutavano in tre miliardi di investimenti le promesse fatte al B.I.E. (http://www.bie-paris.org/) da Milano all’atto della vincita della competizione sulla città Turca di Smirne. Rispetto all’ultimo piano approvato in primavera, che fissava a 1 miliardo e 746 milioni di euro l’investimento necessario. L’attuale quadro economico sarà così strutturato: 300 milioni circa il nuovo taglio, 1 miliardo e 450 milioni di euro il nuovo obiettivo di spesa massimo. Come già anticipato i tagli incidono, sostanzialmente, su tre voci : le prime due vengono completamente cancellate. Innanzitutto la prima è la “Via di Terra”, che con la riduzione del budget non ci sarà (valore 90 milioni di euro) un progetto urbano complessivo previsto su dieci ambiti della città di Milano (da corso Sempione a Porta Volta), che, dovevano essere abbelliti con nuovi arredi, come cartolina di ingresso a Milano per i turisti.

Area Expo 2015 

Che il Bie possa, a Milano, dare delle ammonizioni per il cambio di progetto aleggia invece sull’altro taglio, quello del “Villaggio Expo”, le case residenziali lungo i canali che cingono il perimetro del centro espositivo che avrebbero dovuto costruire i proprietari delle aree, dandole in uso alla società per i sei mesi di manifestazione, così da poter ospitare gli oltre 200 commissari dei Paesi ospiti, per poi riaverle disponibili per la fine 2015. Invece, con i tagli ai finanziamenti, i commissari saranno ospitati negli alberghi con cui si faranno convenzioni. Invece gli oltre duemila componenti degli staff andranno a Cascina Merlata, che così ha un grande “regalone” indispensabile per uno stat-up, che in periodo di crisi immobiliare, era tra il “lusco ed il brusco”. Vengono così risparmiati altri 70 milioni di euro. Il taglio più consistente riguarda l’investimento sul progetto della “Via d’Acqua”: dai 290 milioni di euro previsti in origine si passa a 175 milioni, il minimo indispensabile necessario per realizzare comunque il progetto, anche se in estrema economia (come sostiene il consorzio est-Villoresi, vedi link sottostante).

http://www.etvilloresi.it/portal-villoresi/upload/ent3/1/460.pdf

Vengono invece ritenuti indispensabili (e per ora non “tagliabili”), gli ottanta ettari di verde, piste ciclabili e canali rimessi a posto e resi navigabili; resiste, soprattutto, la risistemazione della Darsena in zona Porta Genova, progetti che dovrebbero essere il lascito vero ed unico di Expo 2015 alla città. Il piano di tagli continua così : 50 milioni di euro di ulteriori tagli tra affinamenti delle scelte sul design e piani parcheggi, e con un unico aumento di 30 milioni di euro negli investimenti per sicurezza, ristorazione, informazione, servizi igienici.

Ma come si sa, lo “spezzatino d’Expo”, più cuoce e più è buono, quindi prima dell’inizio delle operazioni edificatorie, mi sa che dovremo aspettarci altri “tagli di affinamento”!

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La scheggia di vetro


The Shard, in corso di costruzione a Londra (32, London Bridge) è un grattacielo tra i più alti al Mondo. Probabilmente sarà completato a pochi mesi dall’inizio delle Olimpiadi di Londra 2012, e raggiungerà i 306 metri d’altezza (all’ultimo piano abitabile); i suoi 87 piani, di cui 72 abitabili, avranno un destinazione mista, con funzioni residenziali, terziarie, alberghiere ed un osservatorio a 360 gradi negli ultimi 12 piani. Avrà diversi record: ad esempio quello per l’edificio più alto del Regno Unito, quello per la struttura più alta di Londra  e soprattutto sarà il grattacielo più alto d’Europa (davanti al City Capitals di Mosca) e quarantacinquesimo nel Mondo. La struttura, progettata dallo studio dell’archistar Renzo Piano, sarà alta 310 metri al culmine dell’antenna, il costo complessivo dell’edificio sarà di 435 milioni di sterline. Staff di progettazione, oltre studio Piano, lo studio Broadway Malvan. L’ingegneria a cura di Turner & Townsend, Arup, WSP Cantor Seinuk, Robert Bird Group, Ischebeck Titan. Impresa di costruzione MACE.

http://www.londonbridgequarter.com/

L’edificio risulta avere una forte caratterizzazione ecologica e sostenibile, per cominciare sarà organizzato con criteri che obblighino la gente a prendere i mezzi pubblici di trasporto, creando, proprio sotto la sua struttura, una rete d’interscambio efficiente di collegamenti pubblici a più livelli (bus, ferrovia, metropolitana). The Shard ha solo 42 posti macchina in gran parte dedicati ai disabili ed a soste rapide ridotte. E’ infatti costruito a fianco di una stazione ferroviaria, due linee della metropolitana, venti di autobus. All’auto bisogna rinunciare, per programma progettuale, sostiene Renzo Piano.

Questo grattacielo sarà tutto rivestito in vetro, ed in pianta avrà una caratteristica forma triangolare irregolare. Saranno utilizzate per il rivestimento della torre  circa 11mila pannelli in vetro, costruiti in Germania e preassemblati in Olanda. Dal punto di vista impiantistico The Shard utilizzerà l’energia solare, con gli ultimi 15 piani (in punta) con funzione di radiatore che sfrutterà il vento per raffreddare tutti i locali, senza, aria condizionata. Si stima che così si risparmierà circa un 35% del consumo d’energia necessaria per un edificio simile costruito in maniera tradizionale. Senza considerare anche il recupero e riutilizzo di acqua piovana, ed afferma Piano, la precipitazioni nevose.

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The killed deat


Agosto 2011

Sei italiano, e vedi, osservi, giorno dopo giorno, il paesaggio, bellissimo, dell’Italia che viene “dilaniato”, “villipeso” dal cemento, in maniera sistematica e senza senso, e vuoi protestare, vuoi urlare. Sei giovane, vivi al sud, su un’isola magnifica, immersa nel mare Mediterraneo e magari hai letto cose che ti hanno fatto riflettere su questa inestimabile risorsa, che è “l’oro” del nostro paese, che potrebbe dare, se conservata e valorizzata benessere e lavoro a tutti, per generazioni e generazioni.

<a Articolo su Asor Rosa

Vuoi quindi, urlare, vuoi cercare di fermare questo scempio del paesaggio, vuoi fare in modo che, quello che rimane, sia preservato per le generazioni future. Decidi di scrivere su di un pilastro, con poche parole l’affronto che è stato fatto, la cecità che pervade la maggior parte dei tuoi conterranei. Quindi in un inglese stentoreo e “arraffazzonato”, scrivi “l’urlo” che ti viene da dentro, dal profondo del cuore, affinchè gli altri possano condividere, e si spera, reagire!

Invece probabilmente non è così “Uccisi dalla Morte”, ecco l’unica possibilità che rimane, a chi protesta ed è giovane, sperare che la “musica dell’universo” possa fare crollare “magicamente” tutte le nefandezze, fisiche e burocratiche, di cui l’Italia è piena.

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